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La molteplicità dell’essere umano

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Sapete quando fa male? Quando ci si sente da lontano senza mai parlare. Non lo sapevate? Non si finisce mai di imparare…siamo come un libro aperto, fatto di promesse mancate e sogni infranti, di vetri in mille pezzi e di fotografie strappate, di giornali sbiaditi, di tessuti sciupati, siamo come desideravamo essere, vuoti fuori e pieni dentro. Siamo come le foglie, come il vento che le trasporta, siamo volubili, mutevoli ed incostanti, incoerenti ed ipocriti, siamo come desideravamo essere, sporchi fuori, puliti dentro.

Siamo come rovi indomabili, saccenti, paranoici, vanitosi, presuntuosi ed orgogliosi, siamo come ci dipingevano su tela, asciutti fuori, bagnati dentro. Siamo ciò che vorremmo, siamo ciò che siamo e diversamente non possiamo. Non sempre, non molto, ma a volte amiamo ed odiamo. Saltuariamente volendo, possiamo, apprezzare ciò che il futuro ha in serbo per noi. Sottovoce, quindi, pretendiamo ciò che non possiamo avere.

Siamo qualsiasi cosa vogliamo essere perché ne siamo in grado. Siamo onde da domare in un mare di invasioni, siamo pensieri che partono e non ritornano, treni che sbuffano ma non partono, siamo quel che siamo e dopotutto, un  po’, ci accettiamo. Siamo mossi da nobili ideali, plasmati da bieche passioni e costruiti per piacere. Siamo automi, senza arte né parte. Siamo anime su un’isola deserta. Siamo valori svalutati, complessi e delicati, sicuri e complessati. Siamo coraggiosi e mortificati, fragili ed umiliati ma, dopotutto, siamo umani.

Perché si soffre? Perché si ride? Cosa spinge la fragilità dell’essere umano a mettersi in gioco, correndo il rischio di lederla ancor più? Cosa, invece, inibisce il coraggio, attenua l’ambizione, diluisce i sogni in un mare di delusione ed aspettative mancate? La molteplicità dell’essere umano è visibile nella velocità con il quale si contraddice, nell’ipocrisia con la quale dipinge il suo mutevole volto.

Perché si cambia idea? Perché si torna a percorrere sentieri già fatti, a guardare foto già viste, a commettere errori già compiuti? Cosa non ci impedisce di trattenerci? Cosa invece, d’altro canto, ci sprona a rischiare? L’antico guardava il Cielo in cerca di risposte, oggi, nell’era moderna in cui quasi tutto ciò che era segreto è stato svelato, quali sono i quesiti che attanagliano sempre più il nostro animo? Quali sono quelle domande cui non troviamo replica? Quelle più difficili, quelle che, nemmeno i filosofi possano capire?

Io consiglierei di guardare dentro noi stessi, di cercare soluzioni nei nostri grandi occhi, di guardarci allo specchio, di scrutarci intensamente, ma suonerebbe troppo usuale e troppo poco semplice da attuare. Servirebbe consapevolezza e fermezza, equilibrio e conoscenza, ormai sciupate in queste menti scellerate, cosa fare quindi? Avete un piano b? Una via di fuga nascosta dalla quale eludere la sorveglianza per intrufolarvi in ambienti paradisiaci? Nel staccare la spina?

Che sia lo stress o cosa? Il mal di vivere? La vita irrequieta o cosa? Il progressivo decadimento etico della società odierna conseguente all’imbarbarimento del pensiero progressista e futurista? Il cinismo dilaga, e questa è realtà toccabile con mano. Cosa fare quindi? Vivere…si…facile a dirsi ma poi? Poi bisogna applicare questo credo, bisogna impegnarsi veramente, consumare energie, lavorare, lavorarsi, come vetro in fase di formazione, come materia in fase di creazione ed è qui che vi voglio.

E’ qui che viene il “bello” che di bello ha ben poco, se non i risultati che si otterranno con costanza nella devozione al proseguimento dei propri ideali, da questo sforzo. La soluzione quindi? La soluzione non esiste, o meglio esiste ma per ciascuno è diversa e questo perché, mi chiederete voi? Per il motivo illustratovi in precedenza, la molteplicità dell’essere umano, l’umano è fragile e forte, complesso e semplice allo stesso tempo.

L’umano è zircone e diamante e, di questo, conserva le mille sfaccettature, i mille riflessi, le mille personalità, emozioni e caratteri. L’umano sono io e siete voi, siamo noi, siamo quello che creiamo, le intelligenze che plagiamo per nostro godimento, i servizi che eroghiamo per nostro dovere e di cui, sempre, beneficiamo per nostro sancito diritto. Cosa vuol essere quindi questo?

Niente di che, una semplice riflessione o come volete voi, pensiero, nel quale mi sono imbattuta e che attanagliava la mia mente da molto, sentivo la necessità di scriverlo, di imprimerlo su carta. La mia valvola di sfogo e questo perché, voi vi chiederete? Per la molteplicità dell’essere umano. […] Io la miccia l’ho accesa, ora sta a voi fare scoppiare la bomba.