19 Ottobre 2021

Per quattro giorni Livorno si tinge di bianco e ciano, i colori della Grecia.

Da stasera fino a domenica prossima, la natura cosmopolita della “Città delle Nazioni” sarà celebrata con una fitta rassegna di dibattiti, incontri enogastronomici e visite guidate per ricordare e analizzare la nascita e lo sviluppo della comunità greca livornese.


Si parte alle ore 17, nella Sala Ferretti della Fortezza Vecchia, con la presentazione di Andrea Addobbati del libro Mercanti greci a Livorno 1750-1868. Commercio, nazione, famiglia” scritto da Despina Vlami.

E’ un ricco carnet di eventi quello ideato e realizzato dall’associazione “Borgo dei Greci”, organizzatrice della rassegna, che potete consultare cliccando qui.

Per l’occasione, abbiamo intervistato il presidente dell’associazione, Umberto Cini.

Umberto Cini
Umberto Cini

Parliamo dell’associazione Borgo dei Greci: chi siete e cosa volete rappresentare o ricordare?

L’associazione Borgo dei Greci è nata poco più di un anno fa, in piena pandemia. All’inizio per raccogliere appassionati della Grecia e persone di origine greca che vivono a Livorno. Poi ci siamo allargati anche a greci e grecofili di altre parti d’Italia e persino esteri.

Gruppo Borgo dei greci
Il gruppo del Borgo dei Greci

La nostra è un’associazione con una vocazione di ponte, passerella, che vuole rappresentare questo intreccio di legami che passano a tanti livelli fra la Grecia, l’Italia e Livorno in particolare. Oltre a rappresentare, l’associazione ricorda un’epoca, vuole riportare e rendere di nuovo visibile un periodo in cui i legami tra Livorno e la Grecia erano molto più fitti di adesso. E da qui l’interesse per la storia che ci porta adesso a organizzare un convegno internazionale sul tema.

Cosa potremo ascoltare, vedere e gustare in questo fine settimana lungo?

Anche qui, un po’ alla greca, abbiamo cercato di tenere insieme tanti aspetti, approfondendo la storia economica, sociale, religiosa e politica di questi greci che erano anche grandi editori. Venivano qui per fare affari ma esportavano anche cultura. A Livorno è stato edito il primo ricettario della cucina greca moderna, scritto da un greco arrivato qui da profugo. Oltre alla presentazione del libro di Despina, approfondiremo molto, durante i vari eventi, gli aspetti sociolinguistici che caratterizzano la fusione, la contaminazione reciproca che c’è stata tra i nostri due popoli.


Potremo ascoltare musica greco-labronica con un bel gruppo musicale, il Kalò Taxidi che ha un repertorio assolutamente misto. Sono molto bravi in tutte e due le tradizioni musicali quella livornese e quella greca e si esibiranno all’interno della cena, anche quella greco-labronica, al mercato delle vettovaglie. Due cuochi, anzi due chef , uno greco e uno livornese, gomito a gomito a sperimentare un menù comune. Ci saranno due mostre, una all’archivio di stato e una alla Camera di Commercio, che hanno la caratteristica di abbinare i documenti con foto appena ritrovate, foto inedite dei personaggi a cui questi documenti si riferiscono. Quindi i mercanti greci e le loro famiglie, i loro affari, i loro affetti. E’ stato ritrovato un album privato risalente a metà ottocento con tante interessantissime fotografie che meritano di essere riprese per ricavarne narrazioni. Per far rivivere lo slancio, l’inventiva e l’ambizione di questa comunità che a Livorno ha espresso addirittura una classe dirigente. Dai governatori in età medicea ai sindaci al tempo del Regno d’Italia.

Borgo dei greci
La copertina dell’evento

I greci a Livorno non sono mai stati molto numerosi, però sono stati come il prezzemolo o come il lievito insomma, presenti in tutti i gangli della vita cittadina e questa è un po’ la storia che vogliamo raccontare.

Livorno “Città delle Nazioni”. Perché è importante, in questo momento storico, far rivivere la tradizione cosmopolita della città?

Despina Vlami, autrice del libro che presenteremo stasera, terrà un intervento domani mattina (ore 12, Camera di Commercio) dal titolo “Costruirsi una vita a Livorno”. Racconterà di chi sceglieva Livorno per costruirsi una vita nuova, ripartire.

Nel 1822 per esempio, erano i greci profughi dall’isola di Chio, devastata dalle rappresaglie ottomane, a venire da noi. Potremmo dire come gli afgani che stanno arrivando in queste settimane.

Ebbene, i Maurogordato che arrivarono senza altro che i loro vestiti addosso nel 1822, una generazione dopo costruivano il palazzo grandioso che è adesso sugli Scali d’Azeglio. Palazzo che peraltro adesso è abbandonato e a noi piacerebbe vedere un giorno di nuovo vitale e restituito alla vita sociale e culturale cittadina. La capacità che aveva Livorno di essere una città di opportunità un po’ come l’America dei pionieri e questa possibilità per chi arrivava da orizzonti difficili di ripartire. Questo è un tesoro che dobbiamo far fruttare, adesso. E’ questa la tradizione cosmopolita.

È una tradizione che ci spinge verso il futuro che per Livorno come per l’Italia e l’Europa è necessariamente cosmopolita.

Palazzo Maurogordato
Palazzo Maurogordato

Parlando di Grecia ed Europa, non possiamo non fare un cenno all’attualità.
La Grecia ha vissuto un decennio molto duro, piegato da una gravissima crisi economica e lacerato da enormi divisioni sociali.
Chi ha secondo te le più gravi responsabilità e cosa possiamo fare noi, adesso, per i nostri fratelli greci?

Quando l’Italia ha il raffreddore la Grecia ha la polmonite. E’ un paese più piccolo e più fragile che di fronte a fenomeni analoghi subisce impatti molto più pesanti. Lo si è visto in diverse fasi della storia non solo nella crisi iniziata nel primo decennio del XXI secolo.

E’ il paradigma di sviluppo della Grecia di entrata nell’Unione Europea che si basava su premesse che io penso non fossero sostenibili, nel XXI secolo. Uno stato molto assistenziale e un settore pubblico estremamente inefficiente pratiche clientelari estesissime. Insomma, patologie simili a quelle italiane e forse in certi casi ancora più accentuate. Ma d’altra parte la società greca non è solo quello che si è raccontato negli anni della crisi.

I greci hanno una diaspora plurisecolare che di fatto raddoppia la popolazione del paese. Hanno la più grande marina mercantile del mondo che ancora fornisce tantissimi posti di lavoro per la popolazione greca a tutti i livelli di qualifica. Insomma le immagini della crisi che si sono viste non offrono un quadro completo dalla Grecia, un paese, un popolo con una notevole capacità di resilienza che passa per canali  basati sul l’intraprendenza individuale e sul trovare soluzioni dove sembrano non esserci. Il tema della diaspora è centrale. Da un certo punto di vista i greci sono come gli ebrei, sono abituati a vivere in diaspora e a prosperare in diaspora e questo è un particolare molto interessante da osservare, perché appunto spiega come dalla crisi si siano trovate vie di uscita che non sono immediatamente percepibili.

La Grecia di adesso ha le risorse per rimettersi in piedi. Io mi sento fratello dei greci quando li vedo reagire darsi da fare. Ma mi sento loro fratello anche quando non ce la fanno. Quello che mi fa ammirare il loro approccio alla vita è la loro maniera di essere in società e questa capacità di ritrovare risorse dove sembrano non esserci. Quindi la Grecia, il paese delle sorprese, nel bene e nel male è stato certamente punito dalle istituzioni europee, per certi comportamenti addebitabile principalmente a dei governi “felloni”, per così dire. Infedeli soprattutto verso i loro elettori e i loro concittadini. Questo si è senz’altro accaduto ma la Grecia era già indebitata e già sottoposta a controllo finanziario quando ancora non aveva finito la guerra d’indipendenza. Ha avuto diverse bancarotte e numerose troike si sono succedute, nel corso dei due secoli di vita indipendente.

Scontri in Grecia

Cosa unisce la giovane Livorno alla più classica e antica cultura occidentale, quella ellenica?

Beh sembra un paradosso perché Livorno vede sé stessa, giustamente, come una città giovane mentre la cultura greca è una cultura molto antica. Però Platone riporta che un sacerdote egiziano diceva dei greci che sono come dei bambini. Questo perché già più di duemila anni fa erano aperti alla sperimentazione, aperti all’avventura e quindi non è un caso che queste caratteristiche le abbiano mantenute fino ai tempi moderni e che abbiano trovato uno spazio ideale per realizzarsi nella Livorno del porto franco.

La presenza dei greci a Livorno ha coinciso con il momento più alto della storia della nostra città e i greci hanno dato molto alla costruzione di questa identità di Livorno. Per come vedo la città adesso, questo è un obiettivo verso il quale tendere, perché nel frattempo, forse, Livorno ha ridotto la scala delle sue ambizioni. E deve ritrovarla.

Una curiosità, credo importante per i livornesi, è sapere che “amaranto” è una parola greca. Quindi quando diciamo squadra amaranto senza saperlo parliamo un po’ greco! Amaranto, riferito per esempio alle piante, vuol dire “che non appassisce”. Qualcosa che non si corrompe e che rimane uguale a sé stesso anche nelle condizioni più difficili.

Credo non sia un caso quindi che questo colore sia stata scelto proprio dai livornesi, per rappresentare sé stessi.

Bandiera amaranto

 

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Giovanni Sofia
Giovanni Sofia

Livornese, presidente di Uninfonews dal 2021, classe '92, progettista meccanico, laureato in ingegneria aerospaziale all'università di Pisa, pallanuotista. Interessato alla politica, l'attualità e la meteorologia. Ma anche a cose più normali.

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