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Livorno non è più un porto franco

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A Livorno, città che ha dato i natali al Pci, che vanta origini umili ed il mito di fondazione di città aperta e porto franco, il clima sembra non essere più lo stesso delle Leggi Livornine. In sintonia con la tendenza nazionale, la nostra città si riscopre diffidente e meno accogliente. La maggioranza dei livornesi adesso pretende che la politica dia maggiori risposte riguardo i temi di immigrazione, integrazione e – ancor più – sicurezza.

Questo quadro, non troppo rassicurante e sicuramente atipico nella nostra città, emerge chiaramente dal sondaggio realizzato da un nostro associato per la propria tesi di laurea. Dal sondaggio, riguardo appunto i temi di immigrazione e sicurezza, giungono risposte inaspettate. I quesiti in questione sottoposti agli intervistati riguardavano l’opinione che avevano circa i temi dell’immigrazione (regolare ed irregolare) ed a proposito della necessità di un maggior dispiegamento di forze di polizia sul territorio.
Come appena detto si è palesato un quadro del tutto singolare rispetto alla natura di quella che era la “città rossa” per eccellenza.

 

 

Un dato che emerge chiaramente è come all’avanzare dell’età gli intervistati chiedano sempre più una maggior intransigenza nei confronti del fenomeno dell’immigrazione irregolare e non nascondano manifestazioni generiche di intolleranza verso lo straniero. Ciò assume un valore ancora più significativo se consideriamo il fatto che il campione degli over 50, in larga parte elettore abituale di sinistra, adesso si trova in contrasto con la visione più solidale e globalista che tale fazione politica adesso sostiene, in Italia ed in Europa.

 

 

 

I giovani (under 25), di contro, si dicono meno preoccupati e più speranzosi che i fenomeni adesso in atto nel Mar Mediterraneo arricchiscano anche il vecchio continente di nuove energie e culture.

 

 

Poi, sorprendentemente, ciò che non fa cambiare opinione sul tema è da dove vengono acquisite le informazioni sullo stesso. Che sia dai quotidiani locali o nazionali, o dai social networks poco cambia. Stesso discorso vale per il quartiere di residenza, vivere a Montenero o in Centro non muta la percezione che i cittadini hanno del problema.

 

 

Risulta infatti che ad avere paura dello straniero non è più soltanto chi vive situazioni di disagio e di insicurezza economica, ma anche, sempre di più, chi vanta più alti titoli di studio e maggiore stabilità lavorativa. A chiedere più sicurezza, non sono soltanto più gli abitanti di zone sensibili, ma anche coloro che vivono in quartieri in cui è scarsa la presenza di stranieri. A chiedere politiche più severe nei confronti del fenomeno migratorio è, ancora, non più soltanto l’elettore tradizionalmente conservatore, ma anche coloro i quali all’ultima tornata elettorale hanno dato fiducia a forze di sinistra tendenzialmente più aperte all’accoglienza. Ciò significa, ad esempio, che gran parte degli elettori del PD si dicono favorevoli a politiche di respingimento immediato nei confronti dei migranti irregolari e che si diffonde nei quartieri operai, un tempo roccaforti dell’estrema sinistra, l’esigenza di una maggiore presenza di militari e polizia per contrastare la microcriminalità diffusa (reale o percepita che sia).

Così, se questa tendenza di intransigenza si registra a livello nazionale, è vero anche che qui le cose potrebbero essere andate peggio che altrove. L’equazione “stranieri = criminalità” ha preso piede anche nella nostra città e questo perché la popolazione livornese (probabilmente) sente il peso dell’assenza di politiche locali in grado di mitigare la crescente ghettizzazione degli stranieri e di combattere il crescente degrado in cui versa la città.

Bisogna dire che se è vero che tali problemi non sono nati sotto la giunta attuale, è anche vero che, in un momento critico come questo, il “governo” Nogarin non sembra aver dato risposte soddisfacenti e soprattutto lungimiranti sul tema.
Anche le forze di opposizione sembrano sottovalutare l’entità che ha assunto tale problematica per i nostri concittadini. Questo forse per mancanza di risposte efficaci o condivise su un tema così complicato che infiamma l’agenda politica partitica nazionale. Ma il fenomeno migratorio – e soprattutto di integrazione -deve essere governato. Ogni istituzione, in relazione alle sue competenze, deve fare la sua parte, perché, quando questo non accade, come dimostra l’episodio della raccolta firme contro la mensa per i profughi in centro dello scorso marzo, i cittadini agiscono da soli e non sempre con saggezza e giustezza.

È bene che tutte le forze politiche cittadine si interroghino sulla gravità della situazione, che non aspettino risposte dall’alto e che propongano modelli efficaci di integrazione per rispondere alle esigenze di così tanti cittadini preoccupati. È ancora più necessario che a darsi e a dare delle risposte sia una sinistra che perde consensi e che rischia di non riconquistarli se si ostina a non trattare con l’adeguata profondità quei problemi che così tanti livornesi ritengono oggi centrali.

Livorno ha già perso il ruolo di roccaforte rossa con l’elezione di Nogarin nel 2014, che sia destinata a spostarsi ancora più a destra?

 

Nota metodologica: il sondaggio è stato realizzato dal 5/8/2017 al 9/9/2017 su un campione di 575 persone, stratificato per sesso ed età; le interviste sono state realizzate in egual misura attraverso uno strumento on-line e fisicamente all’interno del Comune di Livorno.
Margine di errore: +/-5%

Gabriele Nasca

Lamberto Frontera