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Paolo Gambacciani - 3 Dicembre 2013

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Paolo Gambacciani - 3 Dicembre 2013

Oltre al VDay, il racconto da Genova.

Paolo Gambacciani - 3 Dicembre 2013
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copertinaDomenica primo dicembre, mi sono recato a Genova per il terzo Vday. In piazza della Vittoria, si è tenuta una manifestazione che ha rappresentato un’alternativa concreta all’idee proposte dal partito unico (PD e NCDS/FI) e dalle varie idee dei partitini. La prima cosa che mi viene in mente è il rapporto che ogni “grillino” poteva avere con il proprio rappresentante: una novità sconvolgente. Passavi sotto l’arco di piazza della Vittoria e potevi parlare con un semplice attivista, ma potevi anche incontrare dei parlamentari, che si mettevano a discutere con te di qualsiasi cosa. Stando così a contatto con i parlamentari, la prima cosa che sentivi dire dagli attivisti ai parlamentari, era la parola ‘grazie’ accompagnata da una stretta di mano; mentre, la seconda cosa, che sentivi dire dagli attivisti, riguardava dubbi e perplessità  sulla vita politica. Passeggiando incontravi così l’ex capogruppo Vito Crimi o, se ti spostavi più verso l’ingresso della piazza, potevi incontrare vari deputati in un gazebo. Nel gazebo, i parlamentari erano divisi in una serie di banchetti per rappresentare ogni commissione della camera; l’idea era quella che ogni deputato parlasse delle proposte del Movimento in quella commissione, consegnandoti anche dei volantini riguardo a quel determinato tema. Così, dopo aver passato la mattinata con i  parlamentari, come una sorta di antipasto, un attivista poteva dirigersi 1479455_10202692050291744_556369394_nverso il palco del Vday. Prima di parlare dei contenuti, ci sarebbe da dire delle persone in piazza, rischiando di entrare nella, così detta, (spietata ed atroce) guerra dei numeri, oppure si potrebbe parlare delle camionette della polizia che non sono servite a nulla, in quanto é stata una manifestazione completamente pacifica … Ma ritorniamo in tema.
Dopo aver visto i vari servizi dei telegiornali, è doveroso, così, precisare per dovere di cronaca, che di Napolitano e del Papa Francesco, Grillo ne ha parlato veramente poco (massimo due minuti) e che, per il restante tempo ha parlato delle proposte del Movimento 5 stelle per l’elezioni europee: le 7 modeste proposte.

1454763_10202692050131740_1147775482_nHo avuto l’impressione di un cambio di strategia rispetto allo scorso Tsunami Tour, constatando che la fase del ‘vaffanculo’ e del ‘tutti a casa’ fosse terminata al 100%, per lasciare il posto a delle idee pratiche e realizzabili. Il fatto più strano è stato che, ad un certo punto, dal fondo della piazza si è alzato un coro “tutti a casa” a cui Beppe Grillo non ha dato corda, come avrebbe fatto, invece, un anno fa. Invece ha chiuso gli occhi contrariato, come se volesse dire:” Belin, questa fase é finita, bisogna andare oltre”. Il discorso di Beppe é stato, così, incentrato sulle prossime elezioni per il parlamento europeo, mentre riguardo la politica italiana ha dato solo una ‘piccola stoccata’ alla IUC,” il rutto di un alcolizzato”, ed ai partiti,”gli daremo l’estrema unzione”.
Sotto il vento ed il gelo genovese ha parlato, poi, un esponente di ‘occupy wall strett’, dicendo che il mondo contava sul movimento 5 stelle poi il microfono è stato passato a vari esperti-inventori dei rifiuti zero, dell’edilizia e del consumo sostenibile. Il Vday si è, infine, concluso con due interventi, uno di Dario Fo, l’altro di Gianroberto Casaleggio. Dario Fo ha sottolineato come la cultura fosse poco considerata in Italia, mentre  Gianroberto Casaleggio  ha parlato, in riferimento alla mancata applicazione dei referendum.1456138_10202692053251818_288287215_n

La serata a Genova, come era iniziata d’altra parte, si é così conclusa con della musica e, anche se molti non lo ammetteranno mai, è stata una giornata di arricchimento conoscitivo per tutti, poiché al Vday sono stati veramente molti i temi culturali affrontati. È stato bene che finalmente un partito abbia capito che i veri problemi economici non nascono dalla singola Politica Italiana –  che é sicuramente corresponsabile – ma da una politica economica europea che è a svantaggio di molti stati. Vedremo alle prossime elezioni europee i cittadini italiani che ne penseranno, e vedremo anche se i giovani sceglieranno “di andarsene dall’Italia o di cospirare”, cambiando democraticamente, per la prima volta, un sistema economico autolesionista per il nostro paese.

Paolo Gambacciani
@paologamba10