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Emma Dante e la sua “Operetta burlesca”: sogni e sofferenze di un transgender

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Una delle ultime fatiche teatrali della regista e drammaturga siciliana Emma Dante, nota per la veracità, passionalità e crudezza, nonché un’agguerrita fisicità, che ci mette nel raccontare le sue storie, sbarca al teatro Goldoni.

L'artista Emma Dante

L’artista Emma Dante

“Operetta burlesca”, titolo che rimanda immediatamente ad un ambiente che fa del varietà, del canto e del ballo, il tutto velato da una patina di ironia e grottesco, la sua ragione di esistere, è la storia di un malessere, di un evento che avrà poi un risvolto drammatico che è costretto a vivere un ragazzo della provincia meridionale. Si parla di Pietro, “nato femmina ai piedi del Vesuvio”- spiega Emma Dante – “che parla in falsetto, ha un corpo sbagliato e un animo passionale, influenzato dal vulcano”.  Da ciò si capisce chiaramente che si tratta di un’inadeguatezza e di un’infelicità a cui questo ragazzo deve soccombere, non solo perché è nato in un corpo sgraziato e maschile mentre si sente femmina, con tutta la sua celata grazia e delicatezza, ma anche perché deve fare i conti con una società, intrisa di pregiudizi sociali, bigottismo e schemi prestabiliti, che lo rigetta e lo fa sentire ai margini. Ma il disagio che egli avverte nei confronti del mondo che lo circonda è simboleggiato dalla famiglia, dai genitori, che reprimono la sua vera identità e le sue emozioni, facendolo cadere nel baratro di una profonda sofferenza e fragilità psichica e fisica. Pietro deve incassare l’istinto iperprotettivo della madre, che non vuole che suo figlio coltivi la sua vera identità di essere donna fuggendo dalla provincia e confondendosi tra le vie e i vicoli della città (ovvero Napoli), e l’ottusità maschilista del padre che, ora mosso dallo scandalo ora prendendosi gioco del disagio del figlio, vuole a tutti i costi che egli si sposi e faccia una famiglia.

Ma nonostante tutto Pietro riesce ostinatamente a ritagliarsi due tipi libertà: rinchiudersi di sera nella sua cameretta e travestirsi da donna coi vestiti che si è comprato in città , spostare mobili, armadi e comodini per farsi più spazio e incominciare a ballare; andare ogni mercoledì a Napoli a camminare, vedere gente e… cercare l’amore. Che poi effettivamente trova, giunto a 40 anni di età. Ma questo grande amore della sua vita dura appena due anni, fin quando una sera Pietro scopre la verità: Ciro, il suo compagno, è sposato e ha figli. Pietro però, nonostante le amarezze, nonostante muovesse i passi “senza un briciolo di femminilità”, come gli viene rimproverato dal padre, vuole salvare la femminea passione, il suo amore e le sue speranze: ciò che costituisce la sua identità. Intravede quindi un futuro, fa la valigia, rimprovera sua madre che mai l’ha capito e sogna di soddisfare un giorno le sue più grandi passioni: ballare e amare. Ma tutto ciò rimane la sua vana illusione: è costretto ad invecchiare al paese e a continuare il suo lavoro alla pompa di benzina.

Una storia il cui racconto va al di là delle parole, una storia la cui sostanza è permeata di emozioni eSempre una foto di Emma Dante frustrazioni che costituiscono la cifra umana, fisica e psicologica di un transgender, di un uomo che percepisce il disagio a partire immediatamente dal proprio corpo, e che viene proiettato nel mondo a cui egli appartiene. Ma le emozioni e i momenti drammatici non sono caricati fino all’esasperazione e al patetico, vengono anzi restituiti con tragicomicità, in linea col contorno burlesque entro cui si dipana la vicenda, rendendo così ancora più ironico e sferzante il messaggio, senza il rischio che scada nel moralismo. Tuttavia non mancano di certo intensità liriche ai personaggi, oltre che alla veracità, alla passionalità e all’energia che caratterizzano il loro essere. Tutto questo messo ancora più in risonanza dalla fisicità, ora seducente ora estenuante dei personaggi, e dalla nudità: si assiste infatti a un continuo scambio e incontro (talvolta scontro) tra corpi nudi maschili e femminili, che simbolicamente rappresentano una messa a nudo dell’anima di Pietro. Sono i corpi e i gesti che a tratti prendono metaforicamente il posto delle parole, comunicando amore, abbandono, timore dello scoprirsi e bellezza nel lasciarsi andare. “Uno spogliarello dell’anima”, come lo definisce Emma Dante. Ciò è reso possibile anche grazie a un apparato registico e interpretativo valido e originale: il personaggio di Pietro, interpretato da Carmine Maringola, si muove specularmente al suo interprete femminile (Viola Carinci), che non parla e non gioca con le parole, ma con abili gesti e movimenti: una proiezione di ciò che Pietro vorrebbe fare e vorrebbe essere. Intense anche le prove degli altri due interpreti: Roberto Galbo, che recita mimando il Ciro di cui Pietro si innamora, e Francesco Guida, che prende la parte di entrambi i genitori.

E’ legittimo pensare che questa opera in fondo non aggiunge niente di nuovo a quello che è diventato un tema così frequente nel mondo di oggi, e forse troppo inflazionato, e che a tratti assume le vesti di denuncia sociale, ma è anche vero che se si guarda la storia di un transgender partendo dalle dinamiche psicologiche, sentimentali e sociali da cui si muove e verso quali territori queste possono sconfinare, Operetta Burlesca si rivela ricco di intensità e profondità, inducendoci a riflettere e a porci delle domande. “Ho scritto questa storia – dice Emma Danteperché ho conosciuto tanti Pietro. Ma non li ho mai visti ballare. Li ho sentiti monchi, stretti dalla morsa delle loro camerette condominiali. Io vorrei vederli ballare, vorrei più spazio per loro”.