9 Luglio 2020

Nel 1970, esattamente 50 anni fa, nasceva il più importante istituto di formazione del Kosovo.

La nascita avvene in un periodo molto importante, infatti c’era stato poco prima il 1968, dove le rivendicazioni europee si erano sentite pure nel piccolo territorio kosovaro che allora faceva parte dell’ex Jugoslavia.


Il 27 novembre 1968 il Kosovo era stato scosso da violente dimostrazioni studentesche in cui furono agitate parole d’ordine come “No alla colonizzazione del Kosovo” e “Vogliamo essere una Repubblica”.

Belgrado, capitale della Serbia, che allora rappresentava il centro decisionale dell’intera Jugoslavia, inviò nella regione carri armati ed alcune unità dell’esercito, prendendo il controllo di Prishtina.

Superato il momento degli scontri e della prevedibile condanna del movimento da parte delle autorità per le sue “tendenze irredentistiche”, buona parte del pacchetto rivendicativo trovò soddisfazione negli anni successivi.

Nel 1969 il parlamento serbo adottava una costituzione per il Kosovo, che prevedeva la creazione di un sistema giudiziario della provincia, maggiori poteri di autonomia nell’amministrazione, la parità tra la lingua albanese e la lingua serbocroata e la creazione dell’Università albanese di Prishtina, che divenne negli anni seguenti un punto di riferimento anche per gli albanesi della Macedonia e del Montenegro.

Nel 1970 venne riaperto a Prishtina l’istituto di Albanologia, che contribuì enormemente nell’educazione, nell’istruzione della lingua albanese e inaugurò la posizione di Tirana quale punto di riferimento indiscutibile da cui portare cultura albanese, mentre l’Albania “la terra Madre” veniva definita “Piemonte degli Albanesi”, un concetto preso a prestito dalla terminologia nazionalistica serba che voleva la Serbia “Piemonte degli slavi del sud”.

Negli anni ’70 si formava presso l’istituto albanologico quella corrente con a capo l’accademico Rexhep Qosja, da alcuni definita la Rilindja Kosovara (rinascita kosovara), che mirava all’unificazione del Kosovo con l’Albania. Qosja considerava il problema della divisione a livello nazionale, poiché in molti territori dell’ex Jugoslavia ci vivevano tanti albanesi e il congiungimento in un unico stato come quello albanese, era il coronamento di un sogno presente da secoli tra gli albanesi.


Nel periodo successivo al 1990, la Serbia cerca di chiudere in tutti i modi l’Università di Prishtina, riuscendo così a prendere la gestione del sistema educativo kosovaro.

Uno dei giovani che in quell’epoca si mise in mostra era Albin Kurti, l’attuale primo ministro del Kosovo.

La notorietà di Kurti risale al 1997, quando a soli 22 anni diventa uno dei protagonisti delle manifestazioni degli studenti dell’Università di Prishtina contro il regime di Slobodan Milosevic.

Oggi però l’istituto di formazione soffre di gravi problemi. Con il passare degli anni si sono create tante università private che non hanno un riconoscimento a livello internazionale, come il Koleg Fama o anche l’AAb, poiché non hanno ottenuto l’accreditamento da parte del processo di Bologna.

Per quanto riguarda invece gli istituti pubblici, i costi per gli studenti sono più economici, ma allo stesso tempo soffrono di aule in condizioni pietose e di carenza di personale docente.

L’auspicio è che il nuovo governo si impegni a sostenere l’istruzione dalle prime fasi fino all’Università; incentivi gli studenti a svolgere attività di scuola-lavoro (come accade nei paesi europei) e dia un forte contributo al collocamento dei giovani una volta terminati gli studi.

 

Butrint Gllasoviku

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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