31 Marzo 2020

Dopo il nostro articolo sul Witchtek, il rave party di Halloween alla ex Trw di Livorno, ci ha contattati una ragazza che frequenta normalmente i rave party, una ragazza che si auto-definisce “normale”. La sua storia ci ha colpiti, così abbiamo deciso di intervistarla sotto uno pseudonimo da lei scelto: Iside. In questa intervista a Iside abbiamo cercato di capire meglio cosa sia e come funziona il mondo dietro ai rave party. Lo abbiamo fatto nel tentativo di andare oltre ai luoghi comuni, provando ad indagarne la filosofia di fondo e i perché dietro alla passione che anima le migliaia di raver da tutta Italia.

Normalmente quando si parla di rave party, le persone sono portate a pensare che siano frequentati da tossicodipendenti, ragazzi ribelli ed emarginati, tu invece chi sei?


Purtroppo viviamo in una società piena di pregiudizi e limiti creati dalla disinformazione. Piacere, io sono Iside, ho 27 anni e sono fiorentina. Sono laureata in scienze della formazione; attualmente sto ancora studiando per prepararmi ai concorsi pubblici e sperare di intraprendere la carriera di insegnante, ma ho ancora in ballo altri progetti, magari prendere in considerazione un piccolo master conclusivo di un ciclo di studi. Nella vita, oltre che studiare, lavoro da quasi otto anni nella ristorazione: cameriera e barista sono state le mie principali mansioni fino ad oggi. Ho lavorato anche come babysitter, visto anche il titolo di studio conseguito.

C’è altro che pensi sia importante affrontare riguardo alla tua storia? (A questa sollecitazione Iside risponde cambiando espressione, sembra restia a proseguire, poi sorride quasi imbarazzata e continua).

Sì, c’è un’ultima cosa, ma non meno importante del resto. Sono mamma di un bellissimo bimbo di 5 anni che ho deciso di far nascere senza la presenza del padre. Viviamo con i miei genitori che mi aiutano moltissimo e mi permettono di studiare ancora e di creare un solido futuro per me e per il mio “cucciolo”.

Questo secondo me ti fa onore, sei una persona coraggiosa e forte… (Mi ringrazia e prosegue)

Al di là di questo amo viaggiare, anche se purtroppo ho poco tempo a disposizione. Sono una ragazza solare e socievole, amo passeggiare nei boschi le domeniche, soprattutto quelle di primavera, in cui porto con me anche mio figlio; mi piace anche visitare borghi medioevali, andare al cinema, guardare le stelle nelle notti d’estate e sì, nonostante i mille impegni da un paio d’anni o poco meno frequento i famigerati e denigrati rave party. Ma spero che tu lo abbia capito: non sono una tossicodipendente, ma una ragazza dai mille impegni e dai mille ostacoli giornalieri, un po’ come tutti al giorno d’oggi.

Quando e come sei entrata nel giro dei rave party?


Avevo iniziato a sentirne parlare anni fa, per lo più sul telegiornale o citati da qualche conoscente, ma non avevo ben capito di cosa si parlasse. Incuriosita però ho cominciato a spulciare sul web e a indagare a fondo, e ho trovato un mondo che fino ad allora disconoscevo totalmente, un mondo fatto di curiosità e animo libero da dogmi, limiti e catene. Tutto questa “magia” raccontata mi ha incuriosita così tanto che un giorno, parlando con un ragazzo su Facebook di varie feste e free party che organizzava da anni con la sua crew, mi ha invitata a partecipare. Ricordo ancora il giorno e ogni sensazione magica provata. Era il 26 giugno 2017.

Fino ad oggi a quanti rave party hai partecipato e in quali posti?

Da quel giorno ho partecipato ad altri otto o nove rave party organizzati tra la Toscana e il Piemonte, uno ricordo che era nel Lazio.

Che filosofia c’è secondo te dietro ai rave party? E in particolare perché occupare abusivamente un posto piuttosto che pagare i permessi e mettersi in regola?

Da quello che ho letto sul movimento rave e dalla breve, ma intensa, esperienza vissuta, posso dire che ripensando a quelle cruciali caratteristiche originarie [della filosofia rave] come l’estrema libertà di partecipazione e l’assenza di codificazioni, mi sono accorta di come ci fossero nei cuori di chi aveva “dato vita” al movimento rave dei valori e dei punti fermi. Cos’è un rave? Affronto alla proprietà privata attraverso l’occupazione di spazi abbandonati delle grandi città e la loro autogestione temporanea, da qui vorrei citare un altro movimento secondo me strettamente legato al movimento rave ed è quello delle TAZ “zone temporaneamente autonome”. Dove il suono della musica, i bassi ritmici che riecheggiano all’interno di quel luogo abbandonato, un luogo che durante il suo ciclo di produttività di stampo capitalista ha sfruttato milioni di lavoratori per poi finire come inutili macerie, che però restano da sfondo alle grandi città, senza dare spazio ad altre strutture. Noi, e più di noi i fondatori di questi magici movimenti, ballando a ritmo all’interno di quei luoghi occupati riusciamo a dare nuova vita temporanea a ciò che è rimasto tristemente abbandonato dai danni della globalizzazione.

Quindi in poche parole cos’è rave?

Voglio dirti la verità: per risponderti al meglio voglio prendere spunto dal testo di Reynolds, “Energy Flash”, perché voglio arrivare dritta al punto. Rave è un attacco alle forme di produzione commerciale delle discoteche, al valore del denaro, negazione del dj visto come «star» dell’evento; autoproduzione come concetto di massa, dalla produzione stessa della musica alla creazione di una vera e propria microeconomia alternativa, compreso il baratto; approccio allo sconosciuto con empatia, estrema empatia nel mio caso; sperimentazione di stati di coscienza diversi da quello tipico della quotidianità lavorativa (con o senza l’uso di sostanze); ricerca di una consapevolezza comune, grazie alla messa in rete e alla condivisione di conoscenze su un uso creativo e sovversivo della tecnologia; uguaglianza nelle diversità, al di fuori, e, dalla politica tradizionale.

Raccontaci, se lo sai o se ne hai sentito parlare, chi sono le persone o i gruppi che organizzano queste feste e come viene diffuso un evento? Ho visto che per esempio non vengono utilizzati i social network tradizionali…

Gli organizzatori sono ragazzi e ragazze che reputo meravigliosi. Ogni volta che vado mi congratulo con loro di come riescano dal niente più totale a mettere su tante casse, tanti fili, tante persone e trasmettere così tante emozioni in poche ore. Sono semplici ragazzi e ragazze di varie età. Molti lavorano durante la settimana e dedicano il loro tempo libero e i loro soldi a suonare e registrare nuove tracce per farci saltellare. Hanno spesso furgoni che prendono in affitto per trasportare il necessario. Sono persone anticonformiste, spesso con passati difficili, ma che hanno trovato un hobby che li porta a sorridere ancora. E grazie a loro anche una parte di me è più sorridente! L’evento poi viene diffuso attraverso un passaparola telefonico cercando di non diffondere troppe informazioni sui social. Purtroppo su questo non credo di poter dire di più, non voglio violare questa filosofia in cui credo, scusami.

È più che legittimo, anzi cambiamo argomento: che musica si ascolta ai rave party e che band, dj, crew vengono invitate a suonare?

Principalmente tekno, acid, drum & bass o psy-trance, generi caratterizzati dal ritmo incalzante della musica e dai giochi di luce. Ritmo che ti coinvolge con suoni disposti bene, e chi suona riesce creare melodie ipnotiche che stimolano la danza e liberano la mente.

Per te che ruolo e significato ha quel tipo di musica?

Per spiegati il significato della musica all’interno dell’evento purtroppo dovrei aver partecipato a più rave, quello che posso dirti con certezza però è che amo ballare e sentire il basso nella cassa toracica che rimbomba forte. In quei momenti esiste solo la musica, il resto sta fuori.

Che ne pensi della diffusione delle droghe ai rave party? Tu ne hai mai fatto uso oppure conosci gente che lo fa?

Inutile negare che ai rave party  si consumi droga, ma che sia il promotore e l’unico motivo della festa non è vero. Conosco molte persone che ne fanno uso, ma non le definirei tutte tossicodipendenti, per rispondere bene dovrei, purtroppo, aprire una grande parentesi sui vari stadi e i vari modi di utilizzare le droghe.
Personalmente vista la vita che conduco mi spaventa utilizzare droghe, mi spaventa per i risvolti legislativi legati al bambino, mi spaventa perché ho sempre paura che possa prendere il sopravvento sulla mia vita e rovinarla. Però voglio essere sincera: due volte ho provato, tutto controllato, prima da alcuni volontari che analizzano la sostanza e consigliano le giuste dosi per un utilizzo consapevole e controllato. Però devo ammettere che ero in ansia per paura di sentirmi male, e per questo motivo ho deciso di evitare, ma ti posso garantire che anche senza l’uso di sostanze è veramente magico poter partecipare ad un rave party con la musica ad altissimo volume, i bassi che rimbombano nella tua cassa toracica, le luci che illuminano a tratti i sorrisi empatici di chi come te è arrivato da chissà dove per godere di tutto questo. In quei contesti ti posso giurare che la droga è l’ultimo dei motivi per andare fuori di testa, perché è tutto talmente magico e surreale che anche da sobrio tutto sembra strano e “metafisico”. Il limite con la legalità poi mi mette adrenalina, per una notte senza catene e senza freni mi lascio attraversare dalla musica e dalla festa!

Secondo te come viene portata o gestita la vendita dei vari tipi di droghe a queste feste: c’è di mezzo la criminalità organizzata, oppure “ognuno fa per sé”?

Non so rispondere a questa domanda in modo esaustivo, credo che la criminalità organizzata sia a monte della questione droga, ma non vive all’interno del rave! Il rave non è nato come punto vendita della criminalità organizzata, penso infatti che ognuno possa sia acquistarla prima di partire, quindi nella propria città, ma anche in loco durante la serata.

Eri presente al Witchtek 2019 alla Trw? Se sì raccontaci com’è stato.

Si ero presente, ma sono stata poco purtroppo. Sono arrivata sabato mattina e sono rientrata la sera prima di cena. Sono andata solo per salutare alcuni amici, ballare per qualche ora e a incoraggiarmi ad andare è stato anche il richiamo del luogo, che adoro nonostante sia così fatiscente. Penso si sia capito che non amo ciò che è usuale.

Avrai letto dai quotidiani e dai commenti di politici e autorità la considerazione che ha l’opinione pubblica di tali feste, specie del Witchtek ala Trw, tu dal tuo punto di vista cosa hai da dire? Da raver “normale” che messaggio vorresti passare ai nostri lettori?

Mi piacerebbe poter dissipare le cattive voci sul movimento, su di noi che partecipiamo e su chi li organizza… Ma purtroppo è quasi impossibile, mi dispiace vedere tanta ignoranza scagliata contro un movimento che in fondo, almeno in teoria, non dovrebbe nuocere a nessuno, al massimo può incrementare lo sporco presente in un luogo. Mi rendo conto che questo mondo interessa soltanto una piccola parte della popolazione e che non tutto deve piacere a tutti per essere compreso, però vorrei che le persone smettessero di vedere i rave come centri di spaccio e luoghi di aggregazione di tossicodipendenti, perché non sono solo quello ma molto di più.

Personalmente penso che quello dei rave party non sia un tema banale, e anzi mi sono interrogato molto sul perché le persone partecipino ai rave, magari abusando di tante droghe diverse fino a stare male. Le risposte che mi sono dato sono che da una parte il loro sia un tentativo di ricercare una forma di piacere nell’esaltazione data dal mix: musica, libertà e droghe; però dall’altra parte credo che alla base ci sia il problema dell’identità personale. Spesso molte di queste persone hanno avuto dei vissuti famigliari particolari, oppure hanno difficoltà nell’accettare se stessi o nel conoscersi, altre volte pur avendo una famiglia normale sono cresciuti senza valori o punti di riferimento, così non capendo chi sono e non sapendo come orientare la propria vita, molti giovani o meno giovani percorrono la via dell’illegalità, libertaria, trasgressiva, talvolta anche passiva e autodistruttiva, e lo fanno perché in questo mondo trovano un modo di identificarsi in un qualcosa ed esprimere se stessi. Secondo me il tema andrebbe trattato sotto molti punti di vista diversi: educativo, sociale, culturale e spirituale. Il tuo però è sicuramente un caso particolare e interessante, per cui rispetto a questo mio pensiero vorrei sapere cosa ne pensi e qual è invece il tuo punto di vista.

Ti dico la verità, su quello che dici tu mi piacerebbe mandare un messaggio ampio a tutti, perché vorrei che passasse l’idea che la droga è ovunque e che dovremmo fare prevenzione consapevole tra i giovani (tutti) non soltanto tra i frequentatori di rave. Questo perché l’utilizzo delle droghe sintetiche è diffusissimo in molti ambiti sociali e non solo in quello dei rave. Dunque il problema non è nei rave party, ma nella società in generale, e sarebbe opportuno smettere di concentrarsi solo su questi e iniziare a pensare in termini macro-strutturali. Rispetto al problema dell’identità credo che una persona che trova se stessa e la propria identità, oppure il proprio posto nella società non si farà mai “mettere i piedi in testa” dalla droga.

Però vorrei che fosse chiaro almeno un concetto: una cosa è il problema della droga, un altro quello dell’identità, ma i rave party non sono causati dalla droga, al contrario la droga permea anche i rave party in quanto problema strutturale della società. È chiaro che poi in un contesto che nasce con una filosofia legata all’illegalità e all’abusivismo sia più facile la sua diffusione e più difficile controllarla, ma credetemi, legare la diffusione della droga con la diffusione dei rave party in quanto due ambiti conseguenti l’uno all’altro, è profondamente sbagliato.

Show Full Content
Previous Libera all’interno della mostra Coop, intervista a Cristina Del Moro
Next Netflix The Witcher – La nostra recensione (no spoiler)
Close

NEXT STORY

Close

Witchtek, viaggio nel rave alla ex Trw di Livorno su cui è stato detto di tutto

5 Novembre 2019
Close