21 Ottobre 2020

Recensione di Gangs of New York 

Lo Scorsese del nuovo millennio distrugge il Mito della genesi dell’America moderna rivelandone i suoi orrori in un film carico di pathos e citazioni” 


TramaGangs_of_New_York_Poster

Five Points, New York; negli anni della guerra di secessione, un giovane di origine irlandese affronta il tiranno malavitoso William “il macellaio” Cutting per vendicare il padre, ucciso sedici anni prima in una battaglia tra gang di strada.

Recensione

Con l’aprirsi del nuovo millennio, con l’entrata in scena degli anni che passeranno alla storia come la decade dai doppi zeri, Martin Scorsese decide (non a caso) di tornare a parlare di New York, la propria città natale, la metropoli che come si suol dire “non dorme mai” e dove, l’11 Settembre del 2001, un attacco terroristico cambiò, proprio nella Grande Mela, le fondamenta della storia recente degli Stati Uniti d’America.

Scorsese, tuttavia, al contrario di tanti altri registi, con Gangs of New York preferisce narrare non tanto la situazione odierna, se non attraverso metafora, ma ammiccando al passato di quest’ultima, cerca di mettere in luce quelle che furono le origini di una delle più grandi colonie Olandesi sul suolo “Americano”. Si apre, dunque, una storia ambientata nella seconda metà del 1800 dove il regista gioca essenzialmente con due universi appartenenti alla stessa medaglia, amalgamati l’un l’altro, tanto distanti quanto uniti dagli eventi storici e dalla guerra di secessione. 015-gangs-of-new-york-theredlist

Il mondo che emerge da questa pellicola è di fatto un grande minestrone di razze, dialetti, lingue (?!), usi, costumi e tradizioni, costretti a convivere tutti su quella che è la terra denominata “Nuova York”, abitata dai “nativi”, tra i quali emergono coloro che fanno parte della banda di Bill “Il Macellaio”. I Five Points, punto focale dell’intero lungometraggio, sono, per certi aspetti, il micro cosmo nel quale la storia si concentra interamente, ma se da una parte le vicende tra Amsterdam Vallon e William Cutting si evolvono in una sola “piccola” zona della metropoli, dall’altra Scorsese rammenta sempre allo spettatore che nello stesso preciso momento, assieme alle guerre intestine tra Gang, si devono sommare anche le rivolte Newyorkesi di coloro che si rifiutano di prendere parte alla leva per la guerra di Lincoln ed è essenzialmente questo aspetto a fornire immediatamente un particolare interessante della pellicola, che raffigura la guerra di secessione da parte degli stati nordisti non come un atto patriottico e umano, ma quasi come una sottomissione,Gangs-of-New-York una costrizione da parte del governo a partecipare ad un conflitto verso il quale molte persone (rammentiamo che si parla sempre di poveri e non nobili) non nutrono il minimo interesse, poiché troppo occupate a sopravvivere e sbarcare il lunario in una “terra estremamente selvaggia”.


Questo è per certi aspetti una sfumatura inedita, che il regista italo-americano riesce a inserire con la giusta naturalezza e coerenza nel suo lavoro, stroncando in tal modo quella visione manichea (e retorica) che troppe volte la storia regala a coloro che leggono o si documentano su gli eventi passati; a scanso di equivoci, però, Gangs of New York non vuol muovere una critica contro Lincoln o gli ideali di cui quest’ultimo si faceva portavoce e promulgava, ma si prende comunque il disturbo di mostrare tutte quelle situazioni e quei momenti scomodi di una guerra che gli Americani del Nord non sentirono veramente propria e che, a quanto pare,gangs-of-new-yorkefwq più e più volte risposero ad essa o con la violenza o con il razzismo attraverso le parole ed i fatti.

New York è dunque una città malata, un insieme di uomini e donne tutti di origine diversa e tutti costretti a vivere nel terrore, che nella zona dei Five Points non ha l’aspetto del nobile con annessi i suoi modi melliflui, ma i crudi e spietati gesti e movenze di Bill Cutting, colui che raffigura il marcio di un mondo ancorato troppo alle sue tradizione, (che poi prenderà posto, in un secondo momento, tra le file dei Repubblicani al momento dell’elezione di un nuovo sceriffo) e insensibile ad una qualsiasi forma di dialogo con persone che non si identificano come “veri americani”Gangs-of-New-York-stills-leonardo-dicaprio-4605012-400-294

L’animo poliedrico e misto della Grande Mela lo si vede anche grazie a quel campionario di personaggi messi in scena dal regista, ove ognuno appare ben differente l’uno dall’altro, spinti all’unisono dalla primordiale necessità di sopravvivenza, ma costantemente animati da una rabbia cieca e da un sordo egoismo.

Ci sono infatti, come era lecito e giusto aspettarsi, le persone come Amsterdam, coloro che cercano vendetta per un torto subito in passato; ci sono le borseggiatrici e i politici ruffiani che cercano un aggancio con i capi della malavita o con coloro che instillano la paura nella gente per procurasi voti; ci sono le bande sempre rivali tra loro e poi ci sono gli Irlandesi, coloro che vengono costantemente presi di mira dai nativi e che, arrivati al porto, si lasciano prendere a botte o vengono persino lapidati. Una pagina, questa, che getta un’onta indelebile sull’immigrazione e sul concetto di città aperta che più volte l’America, con lo slogan de “il paese della libertà”, rivendica e del quale si vanta.gony882

Immaginate, a questo punto, come sarebbe vivere in una città del genere, dove la povertà ed il caos hanno sempre più potere e dove i ricchi signori invece vivono nel lusso sfrenato, permettendosi, di tanto in tanto, di fare una visita nei bassi fondi per capire meglio le condizioni di vita dei poveri quasi fossero ad uno zoo di animali. Tutto questo, per quanto ormai appartenne al passato, dovrebbe far suonare qualche campanello nella nostra testa e apparire incredibilmente attuale.

Per quel che riguarda il punto di vista tecnico la pellicola è come sempre impeccabile, anche se stavolta la mano di Scorsese decide di affiancare al Kolossal una messa in scena carica di citazioni, sopratutto verso il cinema italiano, dove i numerosi omaggi a Leone saltano all’occhio nell’immediato. Il montaggio, come per i tanti altri lavori realizzati in passato, è efficace come può essere solo quello della collaboratrice storica del regista di Toro Scatenato, Thelma Schoonmaker, incapace di appesantire la pellicola o caricarla di un eccessivo dinamismo. Paradise_Square_n

L’ottimo lavoro per quanto riguarda alla messa in scena è stato fatto anche da Ferretti per quel che riguarda le scenografie, i set e le ambientazioni in generale, tutte quante ricostruite a Cinecittà, scelta presa dal regista stesso di voler girare gran parte del film in Italia. Ottima anche la colonna sonora, curata da Howard Shore, che vanta un gran numero di ballate, canzoni da pub o da taverna dell’epoca davvero suggestive e coerenti con la messa in scena.

Parliamo infine degli attori, i quali, come per molti altri film del regista, si sono lasciati coinvolgere anche per piccole e brevi parti. Il Cast vanta nomi di alto livello come ad esempio, Stephen Graham, Gary Lewis, John C. Reilly, Liam Neeson o Brendan Gleeson,fee6b929-853e-4005-9f4c-84a01b039cd2_cameron_diaz_gangs_of_new_york occupati in ruoli secondari che tuttavia ricoprono con maestria e rispetto.

Ancora una volta si assiste ad una collaborazione tra Scorsese e DiCaprio, il quale riesce sempre a stupire per il talento e per la poliedricità, non donando (magari con il senno di poi) la sua miglior prova, ma rimanendo sempre eccellentemente legato nel corpo e nello spirito al personaggio di Amsterdam Vallon. Il vero “peccato”, o rammarico, è che DiCaprio, per quanto sia pieno di potenziale, sembra quasi sparire quando in scena vi è Daniel Day-Lewis che nelle vesti di William (Bill) Cutting detto “Il Macellaio” regala a noi tutti un’interpretazione (accompagnata da un ottimo doppiaggio a cura di Pannofino) eccezionali e da antologia, capace di far mettere in ombra qualsiasi cosa ogni qual volta che questi appare sulla scena e viene inquadrato dalla telecamera. Lezione di recitazione e grande prova da attore per un uomo che ormai, con 3 Oscar nelle sue tasche, pur rimanendo poco popolare si dimostra essere uno dei miglior attori su piazza in assoluto.

Commento Finale 

Gangs of New York è per molti critici l’anello debole della filmografia di Scorsese e forse, per certi aspetti, il film risulta davvero imperfetto e mostra qualche lacuna, ma nel complesso questo rimane un lavoro ottimo, per certe sfumature gangs-of-new-york-2002-43-gdi significato eccezionale, curato sotto ogni minimo dettaglio e diretto (ed interpretato) in maniera eccelsa. Martin Scorsese decide di parlare della sua New York dopo l’11 Settembre mostrando al mondo le sue origini e il luogo da cui (solo in parte) proviene e dove è cresciuto, mettendo in luce le tante ombre della città e le conseguenze nefaste della guerra. Una pellicola, questa, che di certo avrebbe meritato molti riconoscimenti, scansata agli Oscar quell’anno dal musical Chicago, ma che al contrario di quest’ultimo, riesce ancora a conquistare, rimanere tremendamente attuale e smentire coloro che la etichettano come una delle pellicole minori del regista. Scorsese sa che l’America non è nata sotto la bandiera della pace, non è nata sotto buoni propositi, ma è stata creata con il sangue, con le lotte e la violenza, ennesima manifestazione della vera natura umana2431_4 e nel mettere a nudo l’anima vera del popolo che “l’ha adottato”, il regista italo-americano è riuscito a confezionare un film imperdibile, privo di retorica e con un finale coinvolgente, eccezionale, emozionante e (banalmente) magnifico seguito dalle note della canzone degli U2 : The Hands That Built America.

Perché se da un lato la storia ci insegna a ricordare i grandi eventi del nostro passato con una coscienza accademica, essa stessa il più delle volte, ci porta a dimenticare le “semplici” storie degli uomini e delle donne che l’hanno “costruita”, rendendoci (quasi) insensibili e “per quelli che vissero e morirono nei giorni della Furia, fu come se tutto quanto avevano conosciuto fosse stato spazzato via e qualsiasi cosa sia stata fatta per costruire la città, per il tempo a venire, sarebbe stato come se nessuno di loro fosse mai esistito.” 

Claudio Fedele

 

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Martin Scorsese, Leonardo DiCaprio, Daniel Day-Lewis,
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Claudio Fedele
Claudio Fedele

Nato il 6 Febbraio 1993, residente a Livorno. Appassionato di Libri, Videogiochi, Arte e Film. Sostenitore del progetto Uninfonews e gran seguace della corrente dedita al Bunburysmo. Amante della buona musica e finto conoscitore di dipinti Pre-Raffaelliti.
Grande fan di: Stephen King, J.R.R. Tolkien, Wu Ming, J.K. Rowling, Charles Dickens e Peter Jackson.

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