12 Agosto 2020

È l’opera in due quadri Salvo D’Acquisto di Antonio Fortunato a chiudere il ciclo delle Opere da Camera del Teatro Verdi di Pisa. L’ottimo livello dello spettacolo ha rappresentato il giusto coronamento per un ciclo di opere raffinato e intelligente e che ha saputo coinvolgere molto pubblico, ottenendo sempre ampi consensi e così è stato anche ieri sera.

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Natalizia Carone nel ruolo di Maria

Il compositore Antonio Fortunato ed il librettista Claudio Forti hanno saputo creare un prodotto vicino al pubblico contemporaneo e al suo gusto ma anche di valore artistico, unendo mirabilmente la drammaturgia dell’opera allo spirito della tragedia greca, legame enfatizzato dalla regia di Marcello Lippi; il pubblico non è passivo spettatore, ma partecipa attivamente alla rappresentazione e della rappresentazione: l’insolita disposizione della platea (divisa in due gruppi frontali e attraversata da un corridoio, “supplemento” del palcoscenico) fa sì che lo spettatore sia proiettato all’interno dell’opera stessa e ne diventi elemento effettivo per l’attiva partecipazione emotiva all’azione scenica e per la propria presenza, letteralmente a pochi centimetri dai cantanti. Questo profondo legame tra pubblico e artisti, unito alla funzione didascalica e morale dello spettacolo – come hanno ricordato il colonnello Andrea Brancadoro dell’Arma dei Carabinieri e l’assessore alla cultura Andrea Ferrante – si può dire che ieri sera è stato resuscitato lo spirito della tragedia greca, che si proponeva di elevare culturalmente lo spettatore attraverso la catarsi. Un’illusione particolarmente potente e suggestiva rafforzata dalla presenza di un coro che, oltre a partecipare attivamente all’azione, commenta gli avvenimenti a volte quasi profeticamente, come era uso presso i drammaturghi greci.


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Il Coro Laboratorio Lirico San Nicola e William Hernández Ramírez (Il partigiano)

Naturalmente per sostenere questa splendida “illusione” era necessario un cast dall’innegabile bravura e così è stato, iniziando proprio dal coro: il Coro Laboratorio Lirico San Nicola, diretto dal M° Stefano Barandoni, ha fornito un apporto fondamentale alla buona riuscita dello spettacolo, sia per la professionalità e la preparazione sia per la credibilità nella recitazione. Molto buoni i sei solisti del Coro, in particolar modo Federica Nardi Virginia Puccini.

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In primo piano Roberto Cresca (Salvo D’Acquisto), al centro Veio Torcigliani (Ufficiale tedesco)

Ottimo il baritono William Hernández Ramírez, che interpretava un Partigiano: la sua bella voce, piena e limpida, l’ha imposto all’attenzione degli spettatori. Il ruolo che ha rivestito è piuttosto breve nell’economia dello spettacolo, ma Ramírez ha saputo caratterizzarlo con una bravura tale da renderlo di fatto uno dei personaggi più riusciti e convincenti dell’intero spettacolo.
Parlando di “parti piccole” (ma solo per numero di entrate) è d’obbligo citare il basso Veio Torcigliani che rivestiva il non facile ruolo di Ufficiale tedesco. A prescindere dal timbro, scuro e ricco, è interessante la naturalezza con cui Torcigliani si esibisce e l’indiscutibile padronanza dell’ars canora che gli permette di spostarsi con grazia in ogni regione del proprio registro vocale.

Il soprano Natalizia Carone, invece, ha saputo conquistare immediatamente il pubblico non tanto per per proprie qualità vocali quanto per la mimica e la recitazione, veramente straordinarie. Con questo non intendo dire che vocalmente lasci a desiderare, che non è assolutamente vero, ma che il ruolo di Maria richiedeva una particolare cura più nella recitazione che nel canto e la Carone è stata eccezionale nell’individuare questo aspetto e nel renderlo il proprio punto di forza. Ci sono stati diversi momenti che le hanno permesso di esprimere al meglio la propria professionalità nel canto, ad esempio i due meravigliosi duetti con Salvo D’Acquisto, ma il connubio tra canto e recitazione che ha mostrato ieri sera sono d’esempio per ogni studente di canto.

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Natalizia Carone (Maria) e Roberto Cresca (Salvo D’Acquisto)

Buona l’interpretazione del tenore Roberto Cresca, che ricopriva il ruolo del protagonista Salvo D’Acquisto. Onesto nel canto, non pretendendo dalla propria voce più di quel che è in grado di dare, ha puntato molto sulla recitazione e devo dire che ha centrato in pieno il tormentato personaggio del Carabiniere ventitreenne, riuscendo a trovare equilibrio tra fatalismo, paure e determinazione nel compiere fino in fondo il proprio dovere.

Solo nel sostenere l’intero cast era il pianista Eugenio Milazzo, sulle cui spalle gravava l’intero apparato strumentale. Oltre ad accompagnare mirabilmente la compagine canora, Milazzo ha fronteggiato con sicurezza e perizia anche difficili passi pianistici come l’Intermezzo tra i Quadri I e II con notevole sensibilità e gusto estetico. A suggellare il successo dell’allestimento, la già citata regia del M° Marcello Lippi, interessante non solo per quanto già detto sopra, ma anche per il sapiente utilizzo delle luci (ad esempio, nello splendido momento in cui Salvo D’Acquisto – per così dire – entra nei Campi Elisi) e per aver saputo tirar fuori dagli interpreti quella drammaticità e quel realismo che la partitura necessitava.

Dopo un simile ciclo cameristico, le aspettative per la prossima Stagione sono molto alte, ma confido nella sensibilità e nell’intelligenza dello staff del Teatro Verdi che sarà senz’altro in grado di regalare al pubblico nuovi spettacoli nel segno della consueta qualità e professionalità.


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Luca Fialdini
Luca Fialdini

Luca Fialdini, classe '93: studente di Giurisprudenza all'Università di Pisa e di pianoforte e composizione alla SCM di Massa e sì, se ve lo state chiedendo, sono una di quelle noiose persone che prende il the alle cinque del pomeriggio. Per "Uni Info News" mi occupo principalmente di critica musicale.

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