7 Dicembre 2019

Prima di leggere questo articolo guardate il video dei miliziani dell’ISIS che abbattono le millenarie statue di Mosul. Non avrei mai pensato di arrivare a dire tanto.

Vi ricordate quando i nazisti bruciavano i libri per cancellare le tracce della cultura contrastante all’ideologia unica?

Vi ricordate quando la Resistenza scelse di difendersi da chi voleva toglierci la libertà in nome dello stato tedesco e della razza ariana?

Ecco ricordatevi di quei tempi e poi pensate a questo video e all’ISIS.

Mi reputo contro la guerra,  a favore della non violenza e della mediazione in ogni caso, ma stavolta la domanda che mi faccio è: con i nazisti avremo potuto trattare? No! Perché l’ideologia aveva pervaso le loro menti e annebbiato il loro lato umano e razionale, tanto che Hitler preferì la morte alla resa.

Da cristiano mi rendo conto che, per esempio, San Francesco d’Assisi andò di persona a parlare con il sultano per far cessare le crociate ma è altrettanto vero che durante la resistenza anche alcuni preti e cristiani laici decisero di imbracciare le armi e scendere in campo contro gli oppressori.

Non trovo alcun controsenso tra una scelta evangelica e l’imbracciare le armi contro chi senza mediazioni e possibilità di dialogo prova a togliermi la libertà.

Quando la religione passa da essere un’ideale totalizzante volto al bene dell’uomo ad un’ideologia parassitaria e oscurante del pensiero, fomentatrice di violenza, è allora che urge agire per riparare.

Ma laddove fosse impossibile agire con mediazione, educazione e linguaggio cosa dovremo fare? Lasciare impuniti i loro crimini? Morire uno ad uno porgendo l’altra guancia? O scendere in campo e respingere il nemico?

La verità è che questi jihadisti, pur annebbiati da un’ideologia, sono pur sempre persone umane e dal mio punto di vista meritano il mio perdono, il mio interesse e tutto il mio ascolto. Mi chiedo però: se un domani venissero in casa mia come reagirei? Reagirei impugnando le armi senza pensarci mezzo secondo, perché la libertà in cui credo la difenderei anche con la vita e se tra tutti i mali uccidere l’oppressore fosse il male minore, allora non esiterei un attimo a combattere in nome della mia e della nostra libertà. Il cristiano o il laico responsabile hanno il dovere di ribellarsi a qualsiasi ingiustizia.

Considerando questo ragionamento estremamente pratico faccio un passo oltre e mi chiedo: i territori già conquistati dall’ISIS non sono anch’essi casa mia? Non è forse vero che tutto il mondo è del genere umano? Che uno viva a New York o in Pakistan per me dovrebbe avere gli stessi diritti. E allora dovrebbe nascere logicamente una conclusione finale: l’occidente e tutti gli amanti della libertà dovrebbero farsi carico di debellare l’ISIS nei territori già conquistati. Possiamo discutere il come farlo, questione non da poco. Ma per come la vedo io, come uomini abbiamo il dovere morale di intervenire contro un’ideologia che affossa quotidianamente i diritti fondamentali.

Dall’altra parte mi ritengo pure contrario ai fomentatori del popolo “armiamoci e partiamo”. Per un’operazione del genere occorre molta pianificazione e soprattutto una strategia politica ben definita per permettere a quei paesi di ricostruirsi politicamente in maniera autonoma nel futuro post-ISIS. Non abbiamo di certo bisogno di una “guerra in Iraq 2”.

Sarebbe bello se l’intervento di cui parlo partisse dalla divulgazione di ideali di libertà e democrazia in quei paesi tramite infiltrati o organizzazioni umanitarie-educative che “addestrino” la popolazione divulgando ideali di libertà, questo sarebbe indubbiamente una prassi giusta e sicuramente meno dolorosa anche se più lenta, ma sarebbe efficace stavolta? Ricordiamoci che l’ISIS è uno stato totalitario fondato su un’ideologia.

Durante il fascismo, per esempio, tanti furono i gruppi clandestini di “resistenza non armata” ma fu impossibile lo stesso riportare la pace senza imbracciare le armi. Questo perché tanto erano annebbiate le menti degli oppressori che fu difficile agire nella clandestinità culturale senza essere controllati, arrestati e uccisi. Ricordiamoci che controllo invasivo e propaganda sono elementi fondanti degli stati totalitari quale ad esempio l’ISIS.

Concludendo ammetto che la situazione è molto complicata e secondo me la vera spinta alla libertà dovrebbe partire proprio dagli stessi popoli oppressi, ricordiamoci tuttavia nel fare questa osservazione che la Germania nazista non si liberò autonomamente, non fu il popolo a liberarsi di Hitler. Hitler fu sconfitto dall’avanzata sovietica e alleata, proprio per questo trovo il silenzio dell’occidente carico di incoerenza e povero di coraggio.

Qui  non si tratta di essere anti-islamici o razzisti, l’Islam moderato non ha nulla a che vedere con i jihadisti e reagire all’ISIS significa essere a favore e a difesa dei diritti umani e della dignità dei veri islamici. Sostenere il contrario è fare dell’utopia-politicamente-corretta.

Simone Bacci

@s.bacci

simo.bacci93@gmail.com

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