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Qui su Uni Info News, il mercoledì è dedicato alla letteratura! Con cadenza settimanale, verranno pubblicati racconti e poesie di giovani autori da tutta Italia, selezionati dalla nostra redazione!

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Oggi pubblichiamo il primo capitolo di una storia in sei puntate al confine tra sogno e realtà, firmate Alice Rugai. Buona lettura!

SUNSET

I dolori della giovane Beatrice

di Alice Rugai

 

È molto più facile sentirsi soli in una stanza piena di gente, Beatrice era di questo avviso mentre faceva oscillare il bicchiere mezzo vuoto, seduta sul divanetto. Fra un’ora sarebbe scattato il pomiciamento generale, ma per adesso le ragazze si limitavano a scuotere i capelli e a urtare la barriera del suono con risatine prive di dignità. I regali erano di fronte a lei, la festeggiata non li aveva ancora aperti, presa com’era dal suo nuovo ragazzo. Beatrice non aveva un ragazzo, altrimenti non sarebbe stata sola sul divanetto a rimuginare sulla sua vita, forse. Guardò l’orologio, l’alcol non faceva effetto come aveva sperato, e l’ora X si avvicinava. Si alzò e nessuno fece caso a lei, recuperò la borsa e il giacchetto, posò il bicchiere e partì alla ricerca del suo passaggio. Anna era molto presa. “Anna, io fra dieci minuti dovrei essere a casa” Nessuna risposta. “Anna……” Il ragazzo con i pantaloni più attillati che Beatrice avesse mai visto le propose di passare al piano superiore, e Anna accettò. “Dannazione, dovrò chiamare i miei”. Beatrice pescò il cellulare dalla borsa e chiamò casa sua. Dopo parecchi squilli, la voce squillante di sua madre le urlò che quella non era l’ora di chiamare e che suo padre sarebbe arrivato appena poteva a prenderla all’incrocio. Chiuse bene tutti i bottoni del montgomery giallo e, senza sprecare saluti inutili, aprì la porta e lasciò la festa. “Sarebbe stato meglio rimanere a casa a leggere o scrivere” Fuori faceva un freddo cane, e la strada era buia e deserta. Il montgomery era poco più lungo della minigonna e Beatrice non rimpiangeva di essersi messa i suoi adorati Dr.Martens al posto di quegli strumenti di tortura alti dieci centimetri che portavano le sue amiche. Anna l’avrebbe pagata. Maledetta la gente che ti vuol far socializzare per forza. Beatrice non era una disadattata. Avrebbe anche potuto avere un ragazzo, forse. Gli amici che aveva non la aiutavano per niente. Aveva bisogno di qualcuno con cui parlare, qualcuno con gli stessi interessi, non qualcuno che la obbligava ad andare alle feste e poi la abbandonava al triste destino del divano e bicchiere di superalcolico. Suo padre arrivò dopo un quarto d’ora, quando le sue gambe a causa del freddo a stento la tenevano in piedi. Salì in macchina e non ricevette neanche un saluto, ma ci era abituata. Casa sua era a pochi isolati. Beatrice e suo padre salirono le scale in silenzio e poi la ragazza si chiuse in camera sua. La buonanotte è passata di moda. Gettò la borsa sul divanetto e aprì l’ultimo libro della Radcliffe che aveva preso in biblioteca. La verità è che lei avrebbe voluto un ragazzo, ma aveva un ideale ben preciso, che poteva esistere solo nei romanzi. Dannato Bovarismo! Alto, magro, con la carnagione chiarissima e che magari andasse in giro di notte e non dormisse mai. Abile conoscitore delle arti e dell’universo femminile, un dandy della notte vestito in pelle nera e jeans. Andava a periodi, ma ormai era qualche anno che si era fissata col gotico romantico e coi vampiri. Dopo qualche pagina di lettura intensa, quando la protagonista stava per scoprire l’oscura verità, udì un urlo spaventoso provenire dalla camera dei suoi: “Spegni quella dannata luce!”. Suo padre, carino come sempre.

 

Caro diario, sono appena tornata a casa dopo aver riportato il libro in biblioteca e ne ho preso un altro sempre della Radcliffe. Mi sono scordata le chiavi, ovviamente, e sto facendo passare il tempo scrivendoti sul pianerottolo. Se chiamo papà si arrabbia come al solito, quindi sto aspettando mamma che torna dal lavoro. Non ci sono grandi news, ma che strano! La festa con Anna è stato un tormento come previsto. Oggi le ho detto di lasciarmi perdere e lei ha detto che mi stavo condannando alla “morte sociale”. Credo che sia un nuovo concetto della filosofia delle bimbaminkia cresciute. O forse neanche cresciute. Ha messo come immagine del profilo una foto troppo truzza di ieri sera e il tizio coi pantaloni attillati si è taggato sopra le sue tette. Io non smetterò mai di stupirmi della stupidità del genere umano. Ah ma forse una news c’è. Abbiamo un nuovo tizio in classe, che non è niente male. Potrebbe anche essere il mio tipo, ma non mi fila neanche di striscio. Quando è arrivato io avevo il banchino libero, ma lui ha preferito sedersi in fondo da solo. Ma forse avrei fatto così anche io, no? Opera di autoconvincimento. Oh è arrivata mia madre, devo studiare un sacco per domani! Baci e a presto

“Non sarei mai felice con un uomo i cui gusti non coincidano punto per punto con i miei. Deve condividere tutti i miei sentimenti: gli stessi libri, la stessa musica devono incantarci entrambi”

(Austen, Ragione e Sentimento)

“Ti ho detto di finirla, Anna, falla finita! Sono abbastanza adulta per decidere della mia vita sociale!” “Ma Bea lo capisci che lo faccio per il tuo bene? Dai la prossima domenica torni a casa di Giacomo” “Ma possibile che poi le feste le dobbiate fare quando il giorno dopo c’è scuola? Io avrei una maturità da preparare” “Oemmeggi la parte secchiona che è in te sta uscendo allo scoperto..”. Beatrice si guardava i Dr.Martens scuotendo la testa di lato mentre Anna continuava a blaterare cose senza senso. Stava per suonare la campanella della fine della ricreazione e tutti tornavano nelle proprie classi dopo aver salutato amici e fidanzati vari. Il ragazzo nuovo la urtò, uscendo dal bagno dei maschi all’improvviso. “Scusa” dissero i suoi occhi azzurrissimi, e poi superò le due ragazze. “Adesso pare che tu non abbia più bisogno del mio aiuto” “Cosa cosa?” “Hai fatto colpo, mi pare ovvio” “Chi? Ma cosa ti inventi Anna?” “Thomas, quello nuovo…In effetti vi ci vedrei insieme, avete lo stesso livello di strambezza”. Beatrice non replicò, guardò l’amica con una sorta di disprezzo ironico e poi gettò nel cestino la carta del Kinder, rientrando in classe appena in tempo prima che la prof di chimica iniziasse a segnare gli assenti. Come al solito, non riuscì a seguire la sua lezione preferendo scribacchiare e disegnare su un foglio il suo schema mentale del momento.

1)Chimica è inutile, io voglio fare l’artista bohémienne 2) non vedo l’ora che sia stasera per finire il capitolo 3) Thomas non è affatto male ma devo un attimo capire se è veramente come sembra o fa solo il misterioso per atteggiarsi                                            

“Bevilacqua credo che sarebbe meglio se mi prestasse attenzione di quando in quando, sa, e scendesse da quelle nuvole una buona volta” “Scusi professoressa”. Vecchia maledetta, ho perso l’ispirazione.

 

3 notifiche, 1 messaggio e 1 richiesta di amicizia. Il rito preparatorio alla giornata di studio: facebook e caffè. La povera Radcliffe avrebbe dovuto attendere fino a sera inoltrata. E stavolta avrebbe usato la lucina per libri. Anna l’aveva taggata in una foto orribile della festa di domenica che lei aveva già visto ma dove aveva fatto finta di non riconoscersi, il gruppo VictorianRevival la invitava ad un evento meraviglioso che si sarebbe svolto a chilometri di distanza e un suo compagno l’aveva aggiunta ad un gruppo per giovani Otaku frustrati. Aprì il messaggio e scoprì che era di Thomas, così come la richiesta di amicizia. “Ciao sono Thomas, hai gli appunti di chimica del mese scorso?” Dannazione. Proprio chimica? Magari era una scusa. Dopo aver accettato la sua richiesta di amicizia spulciò fra le sue foto. Come lei, non aveva numerosi album di feste con gli amici. Proprio no. C’era qualche foto della città dove abitava prima ma niente di che. Nessuna foto nel bagno, nessuna squadra di calcio: forse aveva trovato ciò che cercava. Ora tutto stava nel vedere se era attratto da lei veramente o se voleva solo succhiarle il sangue e lasciarla morire nell’oscurità della pineta dopo averle copiato chimica.

“Non-ci-posso-credere…e cosa gli hai risposto?” “ Nulla” “Allora non sei intelligente come appari” “Grazie” “Prego” “Eccolo che arriva…vai!”. Anna spinse l’amica contro Thomas. “Ciao, scusa” “No, scusa te, ah..ehm…hai aperto facebook ieri?” “Ah si, si, te li darei anche gli appunti ma non credo tu ci possa ricavare qualcosa di buono” “Non ti preoccupare. Allora domani?” “Perfetto”. Poi Thomas si diresse verso la presidenza, con grandi falcate leggere che facevano svolazzare il suo giubbetto di pelle aperto. “Sembrava che steste organizzando un appuntamento” commentò sarcastica Anna, mettendosi in bocca l’ultimo boccone di panino al prosciutto. “Falla finita” “Si, ma sai che ho ragione”

 

È giunto un momento da monologo interiore, temo di sentirlo, eccolo lì che pulsa nella tempia e vuole sfogarsi e so già che mi impedirà di seguire anche questa lezione. Mi chiedo se anche la Woolf avesse di questi problemi…. problemi, già, problemi. Il problema è capire chi diavolo sia. Se sia il diavolo, anche. Nel senso, il bovarismo ha un limite e io non sono un ente di una realtà fittizia, questo mondo è dannatamente reale e i vampiri non esistono. Ma ne siamo sicuri? Nel senso, è bianchissimo e pallido, si è trasferito a metà anno e si veste da tenebroso. Mi sembra lecito che dopo tutti i libri che mi sono letta, abbia dei sospetti riguardo i suoi gusti alimentari. Nel senso, no. Boh. Devo indagare ma la sua pagina facebook non mi basta. Domani intanto gli porto chimica. Già. Oddio dovrei studiarla, fra le altre cose, ma non ne ho voglia. Anna mi ha proposto il centro commerciale per oggi e temo proprio che accetterò. Non che abbia molti soldi, già…chiederli ai miei non se ne parla. Ma di dove era Thomas? Non italiano, di certo, visto il nome. Magari è antipatico, sì. Non sarebbe mai funzionata fra noi. Chimica. Domani.

“Ragazzi la prossima volta iniziamo i poeti simbolisti, portate il libro nuovo”.

 

Il centro commerciale aveva qualcosa di rilassante, di calmo, di monotono ma sicuro. Poche persone ben identificabili che spiccavano sullo sfondo bianco e pulito dei negozi. Non c’erano pericoli in quel luogo. Non era magico come la biblioteca, ma sempre meglio di passare il pomeriggio cercando di capire chimica osservando il mondo esterno con invidia dalla finestra di camera sua. Suo padre l’aveva salutata in maniera carina, stranamente, e le aveva pure dato venti euro: non si poteva lamentare. Anna si era vestita in maniera orribile, con quei suoi soliti assurdi top rosa grazie ai quali era diventata famosa . “Non sapevo andassimo ad un funerale” “Anna, è gothic, ma tanto non mi capirai mai” “Io dico che dovresti comprarti qualcosa di più carino, specie adesso che hai un ragazzo”. Era famosa non solo per i top, ma anche perché bruciava le tappe. “Hey, hey, fly down, per adesso gli devo dare solo il mio quaderno di chimica” “Che per uno sfigatello come lui significa averti chiesto un appuntamento” “Non è affatto uno sfigatello” “Non lo sarebbe se non andasse in giro concio come un cantante dark fallito e se non si circondasse di nulla, sempre immerso nei suoi pensieri… Da una parte mi preoccupa” “Cosa?” chiese Beatrice, mentre ammirava estasiata un tubino di pizzo nero in vetrina da Zara. “Potrebbe essere un tipo pericoloso, ha un po’ lo sguardo da serial killer, non trovi? Magari ti violenta e poi ti fa a pezzettini nel bosco” “Io lo vedo più vampiresco come tipo, in realtà” “Già, forse hai ragione, è più da morso sul collo arrrrrrgh” Fece Anna, imitando più un orso con la raucedine che un vampiro sul punto di attaccare la preda. Poi si fermò incantata anche lei dal vestito. “Ti starebbe da Dio, sembra fatto apposta per te, lugubre ma sexy, direi che approvo” “Dici?” “Sì, entriamo?” “Ho solo venti euro” “Beeeeeeeeene, allora meglio dirigerci verso i milkshake” rise Anna, tirando la testa all’indietro facendo ondulare i capelli. “Non pensi che potrebbe essere un vero vampiro?”. Anna guardò l’amica e la sua collana di borchie. “Ceeeeeeeerto” Beatrice la fissò negli occhi. “Secondo me leggi troppi manga”

 

“ Bea è pronto!” Beatrice si sedette a tavola, stremata dopo aver ricopiato in bella calligrafia il suo vecchio quaderno di chimica. Carne al sangue. Fantastico, lei odiava la carne al sangue. Ma forse si sarebbe dovuta abituare a cose di questo tipo d’ora in avanti. Suo padre arrivò ed espresse ad alta voce il commento che lei si era tenuta per sé. “Tutto bene a scuola?” le domandò sua madre servendole dei piselli di contorno. Come se l’unica cosa importante fosse la scuola. “Si, si, abbiamo un compagno nuovo” “E come ti sembra? Simpatico?” “Forse sì, è un po’ strano” “Beatrice dovresti smetterla di giudicare gli altri e cercare di farti degli amici al posto di guardare la gente da lontano e conciarti in quel modo: allontani la gente” commentò suo padre versandosi del vino rosso nel bicchiere. Quel vino rosso la fece subito pensare al sangue. Suo padre era un vampiro, ma di una tipologia particolare: un vampiro psicologico che succhiava via la vitalità con commenti acidi giorno dopo giorno. “Francesco! La nostra bambina cerca solo di esternare la sua personalità attraverso gli abiti” Sua madre, così dolce ma con quella deformazione professionale tipica degli psicanalisti di analizzare la famiglia giorno dopo giorno. “Non è vero, Bea? Poi a me non dispiace la gonna che hai oggi” continuò sua madre volgendo un’occhiata sprezzante al marito che non se ne curò. “Grazie, mamma” sorrise Beatrice e poi si alzò da tavola. “Dove vai?” “Devo finire i compiti perché oggi ero al centro commerciale con una mia A-M-I-C-A” rispose la ragazza guardando suo padre. “Francesco sei proprio insensibile” “E che ho detto?”. Litigarono. Come sempre. Giorno dopo giorno. Mentre Beatrice fissava lo specchio indecisa su cosa mettersi domani per l’importante consegna del quaderno.

“Approvo… Certo il vestito di pizzo sarebbe stato meglio ma ci accontentiamo” Beatrice indossava pantaloni di pelle attillati e una lunga e larga maglia grigia con su scritto “I am a little owl who lost its way home”. “Ho solo una domanda” “Si?” “Che vuol dire la scritta?” “Sono un piccolo gufo che ha perso la sua strada di casa” “Ma sarebbe tipo un doppio senso?” “No, Anna! Si tratta del titolo di una canzone” “Bah..” commentò l’amica dandosi il lucidalabbra. “Torniamo in classe che è appena suonata la seconda campanella e puzzerò già di fumo”. Lasciarono il bagno delle ragazze e rientrarono in classe. Beatrice era emozionatissima. L’avrebbe visto, ci avrebbe parlato e… Chissà… Magari lui l’avrebbe baciata prima che fosse entrata l’insegnante di chimica, davanti a tutti, e lei sarebbe stata bella come nei film, coi capelli svolazzanti e le labbra lucide. “Non è ancora arrivato” osservò Anna facendo tornare alla realtà Beatrice. “Ragazzi al posto, la seconda campanella è suonata”. Dannazione. “Magari entra alla seconda ora” ipotizzò Beatrice.

 

Caro diario, merda merda merda e merda. Non è venuto. Ora, ovvio che non l’ha fatto perché non voleva vedermi ma uffa! Cosa sarà successo? Forse è dovuto andare a caccia perché aveva sete e aveva paura di mordere la prof di chimica. E sarebbe stato meglio: quella vecchia mi ha interrogata, di nuovo. Non si capisce come sia possibile che io debba avere più voti degli altri. Quella donna mi odia per un qualche oscuro motivo. Ho preso l’ennesima insufficienza che mi abbasserò la media generale. Mi dà il debito, questo è poco ma sicuro. Oh Thomas! Thomas! Salvami tu! Portami via per sempre a vivere nel tuo castello infestato. Ma possibile che mi piaccia già così tanto? Dopotutto sono solo due giorni che lo conosco e ad essere sinceri in realtà neanche lo conosco. Adesso ti devo lasciare mio caro, vado in biblioteca a studiare, qui in casa c’è il solito chiasso.

 

Ore 22.30 Beatrice Bevilacqua scrive:

“Hey ciao stai bene?”

“Ciao, sì, normale diciamo, te?”

“Normale diciamo”

“XD”

“Oggi ti avevo portato il quaderno”

“Ah, già, scusa…puoi portarmelo domani?”

“Sì certo, ma ti avverto che io ho preso un’insufficienza oggi”

“Mi dispiace”

“Ci sono cose peggiori nella vita”

“Sono d’accordo…senti questa ti tira su il morale..

( https://www.youtube.com/watch?=I am a little owl who lost his way home)”

“Non ci posso credere”

“Al fatto che il gufo alla fine ritrovi la strada?”

“No, al fatto che tu mi abbia appena linkato una canzone il cui titolo è scritto sulla maglia che indosso al momento”

“Wow, la voglio vedere”

“La metto anche domani, ok? Solo per te”

Ore 22.40 Thomas Ramsauer è offline.

 

Image by Francesca Croci

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Alice Rugai

Alice Rugai

Alice Rugai è una giovane scrittrice fallita della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Pisa. Grafomane da sempre, ha pubblicato Romanticite con la casa editrice Aletti. Responsabile della sezione Arte e Cultura del quotidiano di moda online MIME, adesso è alla disperata ricerca delle parole giuste, se mai ce ne sono, in prosa. Appassionata di letteratura e di arti in genere, scaricatrice pirata compulsiva di film mezzi sconosciuti e period drama della BBC, spera di poter fuggire presto in erasmus nella patria dei teinomani. Come ogni Alice che si rispetti passa, ma non perde, la maggior parte del tempo fantasticando curiouser and curiouser. Convinta che recitare sia sinonimo di vivere, si intrufola nei palcoscenici da più di dieci anni e non sembra intenzionata a smettere.

 

francesca

Francesca Croci

Fracesca Croci, soprannominata Skellington per ovvie passioni, attualmente si dedica alla Grafica D’arte all’Accademia di Belle Arti di Carrara, è appassionata di cinema ed arte, di ogni tipo, i suoi miti sono Kafka, Bosch e Giger.  Il suo principale difetto è la sua nevrosi e la sua compulsività; non si separa mai da penna e fogli.

Ama leggere, adora la cioccolata e gli insetti.