Il signore delle mosche: ragione vs. istinto

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Credo fermamente che prima di cominciare qualsiasi discorso, la prima cosa da fare sia sempre definire. Nello specifico, definire anzitutto cosa sia un “invasore”. In secondo luogo ci soffermeremo sul “bastardo”.

Se per esser proprio precisi andiamo a guardare in quella che è la Fonte Suprema, la Carta Costituzionale delle fonti lessicografiche, il manuale delle giovani marmotte dei linguisti – il Vocabolario della Crusca – “Invasore”, è colui che “prende per forza d’armi, ed improvvisamente”.

(Sallusti potrebbe dissentire, ma a noi – al momento – poco importa).

Bene, la disputa qui sta tutta nella questione puramente politica dell’an – “ci stanno invadendo?” – e in quella puramente soggettiva del quis. Chi ci sta invadendo? I bastardi islamici? Ma soprattutto, “bastardo” come Benito Dalser, o come Benito Mussolini?

Perché sono sottigliezze, ma sia mai partissero querele.

Beh, per la linea politica seguita dai nostri eroi le risposte sono consequenziali o meno (immaginatevi un grafico x= bastardo, y= n° di querele temute):

  • Sì, ci stanno invadendo
  • Gli immigrati musulmani
  • Che essendo musulmani sono terroristi
  • E ci uccidono.

Dunque, la correlazione tra gli eventi è manifesta, è chiaro.

Non so voi, ma io, onesta donna somala, o io onesto pastore del Kurdistan, o anche io, onesto nigeriano non rifugiato politico – con la morte nel cuore per aver dovuto lasciare la mia casa, la mia famiglia, ed aver dovuto sopportare un viaggio che fosse un attimo più scomodo dei sedili stretti della Ryanair – ci sentiamo un po’ offesi.

…accostare il termine bastardo al termine islamico è come accostare il termine mafioso al termine siciliano, né più né meno. Questo Belpietro non lo sa?” (Morena Zapparoli)

Non ho saputo trovar parole migliori.

 

Tanto è scontato cosa ne scaturirà adesso.

Gli xenofili diranno: “Brava! Accogliamoli tutti, li porto a casa mia e gli faccio sposare le mie figliole.”

I buonisti accenneranno un: “Fosse per me li farei venire anche tutti, ma sono troppi, non c’è più pane nemmeno per noi.”

Gli unici rimasti sbraiteranno: “Arrivano qui pagando, i soldi ce li hanno! Mangiano e bevono a sbafo, schede telefoniche, 30 Euri al giorno, poi si riuniscono e stuprano le nostre donne!”.

La cosa buona è che almeno stavolta ‘ste poracce non se la sono cercata, perché il maschio straniero ha istinti talmente primitivi che salterebbe addosso anche ad una vecchia col pastrano. Ma questa è un’altra polemica.

Comunque…adesso? Come facciamo a decidere chi ha ragione?

È semplice, non si può.

Se il signor Gino – agricoltore del Brenta, o Claudio – studente di scienze politiche, o Maurizio – giornalista a caso, avessero la soluzione del problema in tasca, state pur certi che farebbero un altro mestiere.

E quindi prima siamo tutti buonisti, poi siamo tutti Charlie, poi siamo tutti Salvini. Poi muore Aylan. Ma poi “Colonia”. Eh ma poi torna Charlie. Ma ha colpito Aylan.

Aiuto. Tilt, mo’ che si fa?

Torniamo buonisti, tranquilli.

 

Quello che era cominciato come un semplice tentativo di ricordare che quando diciamo “i tedeschi erano proprio cattivi, Mussolini aveva solo cattive compagnie” e “quelli dell’ISIS sono dei barbari”, dovremmo prima farci un po’ di cultura nazionale, alla fine si è trasformato nella solita tirata polemica e prolissa, me ne scuso.

Però è bene ricordare.

È bene ricordare, perché le parole “evirazione”, “esecuzione”, “deportazione”, “sterminio” le associamo ad altri contesti, ad altre persone. Ma invece i nostri bisnonni, trisnonni, probabilmente le avranno conosciute.

E proprio il 20 Gennaio di tanti anni fa, durante la campagna di Libia, la storia ci ha dato prova che la malvagità dell’uomo non conosce nazione, né religione.

Chissà quanti padri di famiglia, a massacrare innocenti.italian_prisoners_resized

Gli stessi padri di famiglia che la Domenica si presentavano in Chiesa a battersi il petto in pentimento.

Chissà quanti bravi cristiani, brave persone, hanno fucilato chi ha cercato di scappare.
Quanti hanno incendiato villaggi, eco troppo barbaro di passati evidentemente non così lontani.

Quanti hanno legato il filo spinato, o negato il pane a un morente.

Chissà che bravo italiano era chi ha deciso di abbandonare bambini nel deserto, dopo una marcia di migliaia di chilometri.

 

Beh, bravo italiano sì, lo ha fatto per la sua patria. La nostra patria aveva bisogno di nuovi territori da non saper sfruttare. E si sa, in questi casi mors tua, vita mea.

 

Che poi di crimini di guerra i bravi italiani ne hanno commessi a iosa, dalla Cina, all’Yprite in Etiopia, alla Jugoslavia. E probabilmente non c’è differenza nella loro crudeltà.

Ma mentre leggendo si cerca di giustificare disperatamente ognuno di essi perché “l’italiano è povero, è ignorante, esegue gli ordini”, davanti al racconto della presa di Kufra si depongono le armi.

È come la sintesi di tutta la ferocia mai usata in una guerra, dove tutti i crimini commessi vengono rievocati, ed esasperati.

Perché lo stupro non è un ordine.

Sventrare donne gravide, infilzare i feti. Che ordine potrebbe eseguire?

…giovani indigene violentate e sodomizzate (ad alcune infisse candele di sego in vagina e nel retto), teste e testicoli mozzati e portati in giro come trofei; torture anche su bambini (3 immersi in calderoni di acqua bollente) e vecchi (ad alcuni estirpati unghie e occhi).” (G. Ottolenghi, Gli Italiani e il colonialismo. I campi di detenzione italiani in Africa).

 

Non credo che abbia senso leggere da ora in poi, tutto ciò che all’uomo civile serve per giudicare è stato detto (troppo poco, rispetto a quello che è stato).

In tre sole righe si è dimostrato che l’italiano non solo è stato invasore (che poi, se vogliamo giocare al gioco di chi ha cominciato e chi ha scatenato cosa, accomodatevi), ma anche un “bastardo”.

Ecco, se andiamo a cercare un significato autorevole della parola “bastardo”, i grandi dizionari non ci vengono in aiuto (e su questo Maurizio – giornalista a caso – basa la sua tesi difensiva): il bastardo è un figlio illegittimo. Ma è anche un gran fijo de ‘na mignotta.

Ecco, l’italiano nelle campagne coloniali, nelle guerre di conquista da invasore, è stato un invasore proprio Bastardo.

E bastardo due volte, oltretutto, per aver censurato il film che ha osato raccontare le atrocità di questa guerra di occupazione – “Il leone del deserto” – censura durata trent’anni, come se dopo 7 decenni non fossimo ancora riusciti ad espiare la nostra colpa.

 

Bastardi Italiani! dunque?

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«Noi chiediamo ai signori italiani, i quali ora si gloriano di aver catturato cento donne e bambini appartenenti alle poche centinaia di abitanti male armati di Cufra che hanno resistito alla colonna occupante: “Che cosa c’entra tutto ciò con la civiltà?”.» (Nation Arabe)