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Chiara Lo Re - 28 Marzo 2018

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Il Tempio degli Olandesi Livorno: storia antica, vita nuova.

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Non c’è persona tra noi che sia contenta e soddisfatta della situazione della casa e del luogo che ci serve da cappella; tutte soffrono dell’inconveniente di questa strada sudicia, di un aspetto repellente e dove spesso domina un’aria putrida che accompagna l’ingresso a questa casa. E’ ancora più disgustoso nei giorni feriali, quando i catecumeni e i genitori che li accompagnano e le altre persone che sono invitate ai servizi straordinari come battesimi e matrimoni sono subissati dalla sporcizia che spesso ricopre la casa stessa e le scale tanto da non poter tacere questo dettaglio impuro. Lo straniero che viene a visitare la nostra chiesa è interdetto di trovarla così messa e in tale stato di degrado. 

Infine, questa cappella per la crescita del numero delle persone da 25 anni a oggi è diventata troppo piccola. Quale che sia il nuovo governo è poco probabile che ci venga impedito di proseguire o inaugurare la nostra chiesa, poiché sarebbe un lampo che solleverebbe tutta l’Europa protestante contro di lui.”

Si può solo immaginare come, nel lontano 1854, queste parole del pastore Detroit risuonassero nella città dai mille volti e delle molte Nazioni; egli affermava con forza infatti uno dei diritti fondamentali delle società civili: la libertà di culto. Riteneva perciò oltremodo fondamentale la necessità di costruire un nuovo luogo “Semplice e senza pomposità ma spazioso e con un aspetto decente, tale da rappresentare degnamente un culto che oggi non è più nella necessità di nascondersi”. Nella neonata Italia, dove il culto divenne un diritto e non una concessione, con queste premesse fu inaugurato nel 1864 il “Tempio degli Olandesi”, la chiesa della Congregazione Olandese-Alemanna, che risulta ancora oggi la chiesa protestante più in vista nella città di Livorno. E’ impossibile infatti non notare questa elegante chiesa progettata dall’architetto Dario Giacomelli in stile neogotico: sia che si passeggi per Piazza Cavour o che si provenga dalle vie interne di Piazza Cavallotti, quel colore chiaro e “pastoso”, tipico della pietra arenaria, colpisce e cattura lo sguardo.

Simbolo della rinata Congregazione Olandese Alemanna

Danzando sulla facciata, l’occhio dello spettatore può dilettarsi nel cercare le simmetrie nel rosone centrale, dal quale la Congregazione Olandese Alemanna, rinata nel 1997, ha tratto il suo logo distintivo; scendendo poi verso l’ingresso si trova un portone incorniciato da colonnine che si slanciano verso l’alto, coronate dalle basi delle guglie, dalle quali nasce il timpano traforato che sovrasta il portone di ingresso con disegni geometrici di carattere simbolico.

E’ una storia che narra di luci, di colori e di ombre disegnate, quella che viene descritta da queste decorazioni: catturati dalla cornice in rilevo, lo sguardo si posa sui due pilastri laterali, solidi ed allo stesso tempo eleganti, che svettano verso il coronamento della facciata, purtroppo soggetta alla tirannia del tempo ed all’incuria umana: troncate alle basi, oggi non possiamo più ammirare le tre guglie cuspidate finemente decorate con motivi floreali.

Le ali laterali, in origine costituivano il luogo di ritrovo della Rappresentanza della Congregazione, ed i locali conducevano alla casa del custode ed alla cantoria; la chiesa era corredata anche di una scuola purtroppo andata distrutta, ma, l’eleganza della decorazione esterna si riflette all’interno, caratterizzato da vetrate laterali con motivi ornamentali geometrici di diversi colori: tratto caratteristico risultano il controsoffitto ad archi a sesto ribassato e le semicolonne laterali bianche sormontate da capitelli corinzi che dinamizzano tutte le pareti interne. Coronamento dell’aula è il grande pulpito in legno scuro con scaloni laterali, che spicca sulla grande abside di fondo, in contrasto con i colori degli interni, simili alle sfumature della pietra arenaria. Grande attenzione fu prestata dall’architetto Giacomelli alla musica nella dottrina protestante, come dimostra l’acustica che questa aula era in grado di offrire persino nel dopoguerra, quando la chiesa fu utilizzata come sede per concerti.

Oggi la chiesa, sottoposta ad un lungo processo di restauro, è al centro di una visione a lungo termine che mira alla sua riapertura partecipativa alla vita cittadina: primo passo risulta essere la mostra “Slavery” con le opere di Rachele Carol Odello, realizzata nell’ingresso del Tempio. La mostra, visitabile dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19 fino al 31 marzo, permette di visionare gli interni, riaprendo una grossa questione sulla necessità di recuperare e preservare questo importante monumento, che, prima di tutto è una testimonianza di quel carattere unico e prezioso di Livorno: l’Internazionalità, che da sempre conferisce alla Toscana “un carattere che toscano non è”.


Sabato 31 marzo alle ore 16 presso il Tempio Olandese ci sarà il finissage della mostra, occasione nella quale verranno divulgati i fondi raccolti durante la mostra ed attraverso la vendita delle opere: questi fondi, donati dai cittadini, sono destinati al restauro del Tempio e rappresentano il primo grande passo per un’azione collettiva di raccolta fondi in cui ognuno è importante, anche con un piccolo contributo.

La raccolta proseguirà con una cena presso “La Volpe e l’Uva” , che si terrà giovedì 19 aprile.

Riferimenti bibliografici:

-Panessa Giangiacomo, Del Nista Mauro, Intercultura e protestantesimo nella Livorno delle Nazioni: La Congregazione Olandese Alemanna.

-Santini Aldo, Toscani contro toscani.