Ai margini

La Redazione - 18 Febbraio 2019

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Trashpoli 10: Che il #Salvivoto abbia inizio e che si concluda (?)

La Redazione - 18 Febbraio 2019
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Amici di Trashopoli e delle manine, dopo una prolungata “pausa natalizia”  siamo tornati in azione! Gli argomenti in questa settimana non sono mancati e ve li  descriveremo uno ad uno, partendo da quelli più recenti fino ad arrivare a quelli “più vecchi”. Si introdurrà quindi il numero con l’argomento di oggi (“il web voto” dei  5  Stelle sull’immunità di Salvini)  per andare poi a ritroso su  quello che è  successo in settimana: la bagarre alla camera sul referendum propositivo,  l’editoriale di  Feltri e la sconfitta del M5S in Abruzzo. Partiamo con l’episodio 1 (ep. 1): il  Salvivoto!

Ep. 1: Il Salvivoto: Gesù o Barabba? La domanda della consultazione online dei 5  stelle,  se impostata in maniera provocatoria, potrebbe essere proprio questa. Volete mantenere “l’anima del M5s” e restare fedeli ai principi del partito (Gesù), o volete salvare una persona da un processo (“Barabba“)? Il dilemma  è forte e segnerà un processo irreversibile per il Movimento di Beppe Grillo,  ma fortunatamente, a stemperare gli animi e la tensione, ci pensano le persone vicine all’Inner Circle del Vicepremier . Non tanto Di Maio  che è tornato in un assordante letargo (= silenzio stampa), ma il suo potentissimo staff, che ieri ha fornito agli elettori un quesito contraddittorio e caldeggiante una sola risposta.  Ma se questo aspetto è già stato ampiamente criticato  e commentato (si veda l’editoriale di oggi sul FQ), di meno lo è stato l’intervista al Capogruppo del M5s nella Giunta per le Autorizzazioni a Procedere, Michele Mario Giarrusso.  Al Giornale  infatti si è confidato di aver preparato un discorso nel caso  in cui vinca il sì su Rousseau ed uno se vincerà invece il no.  Come egli stesso ha affermato  la sua “mano  potrà  essere di fero o di piuma” a seconda degli esiti. Ma per i parlamentari  non sarebbe prevista l’assenza del vincolo di mandato?  È normale che una  pronuncia ufficiale di un capogruppo venga determinati da terzi?

Ep. 2:  Forti coi deboli e deboli coi forti.

“Prima gli italiani”, più che uno slogan un mantra assoluto.
Il messaggio sfonda, lo ha capito la “Bestia” di Morisi, lo hanno capito i sondaggi.
Lo ha capito Luca De Marchi, consigliere comunale di Fratelli D’Italia nel comune di Mantova.
E non importa se l’oggetto della discriminazione sono i più deboli, i bambini.
L’audace consigliere ogni anno distribuisce frittelle di riso ai bambini, una pratica di accattonaggio elettorale che ricorda più una scena di Gomorra, che non la vita politica di una composta città del nord Italia.
Ma quest’anno, prima gli italiani, e così le frittelle sono state date solo ai bambini italiani, promuovendo l’iniziativa con orgoglio.
La limitata intelligenza del consigliere non gli ha però permesso di capire che, in questo caso, ha esagerato.
E cosi, l’indignazione popolare nazionale, e locale (la cgil ha distribuito le frittelle a tutti il giorno dopo, per protesta) ha scosso il paese arrivando fino al vertice massimo, la Cleopatra di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “Mi dissocio nella maniera più categorica dall’iniziativa presa dal consigliere de Marchi a Mantova, che lede l’immagine di Fratelli d’Italia”.
L’audace Marchi, impavido nei confronti dei bambini figli di immigrati, è costretto a cospargersi il capo di cenere, annunciando di andare di persona a portare le frittelle ai figli dei migranti, e rispondendo così alla Meloni: “Davanti al mio segretario nazionale mi metto sull’attenti, mi comporto come un soldato, mi prendo la manganellata sulla testa e via”.

Me ne frego, finché la capa non mi mette in riga.

Non ci sono più i fascisti di una volta.

Ep.3: Volano stracci(e non solo) alla Camera, 5 stelle: San Valentino di fuoco alla Camera dei deputati. Giovedì mattina il Presidente della Camera Fico, durante la discussione parlamentare sulla riforma del referendum, ha dovuto affrontare dei momenti di tensione. Tutto comincia, secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, quando il deputato del Movimento 5 Stelle Giuseppe D’Ambrosio fa il gesto delle manette rivolgendosi al deputato del Partito Democratico Gennaro Migliore.

Questo omaggio a Josè Mourinho non viene però apprezzato dal gruppo parlamentare del PD, che chiede l’espulsione di D’Ambrosio e minaccia di uscire dall’aula tramite le parole di Enrico Borghi. D’altronde Mourinho fu espulso dall’arbitro Tagliavento per quel gesto, per quale motivo D’Ambrosio se la dovrebbe cavare con un cartellino giallo? Ma la decisione di Fico è quella del richiamo formale, e in questo caso non c’è VAR che tenga. Da lì una catena di eventi si sussegue. Il PD esce dall’aula salutando cordialmente Fico, che si lascia andare ad un educatissimo “arrivederci”. Scoppia il caos. Fico prova a scusarsi, un deputato del PD lancia dei fogli addosso al presidente, Marattin(PD) prende a schiaffi Zolezzi(M5S) mentre stava riprendendo col cellulare. Fico alla fine, avendo perso completamente il controllo dell’aula, sospende la seduta. Quando i lavori in aula riprendono, Fico puntualizza le sue scuse per il fuori luogo(ma forse liberatorio) “arrivederci”, ma gli strascichi sono evidenti. Delrio accusa Fico di inadeguatezza al ruolo che ricopre, Fiano si scaglia contro il M5S, i pentastellati denunciano l’aggressione subita da Zolezzi, i Dem minimizzano e Marattin nega alcuna violenza. Alla fine l’unico gesto maturo di tutta questa vicenda sono le scuse rivolte a Fico da parte del deputato colpevole di aver fatto volare dei fogli verso la postazione del Presidente. La giornata degli innamorati ha riservato, in aula, ben pochi biglietti d’amore. Tutto è partito da delle manette, poi sono volati saluti, fogli, schiaffi e accuse reciproche, ma la sensazione è che tutto sarebbe dovuto finire con delle camicie di forza.

Ep. 4: Cosa NON fare quando si perdono le elezioni: Come dopo le Europee del 2014, uno stanco e logoro Beppe Grillo ci ripropina la battuta del Maalox dopo una sconfitta elettorale; stavolta si tratta delle regionali in Abruzzo che hanno visto il Movimento terzo classificato. Beppe, quale “comico di regime” (parole sue), non sa con chi prendersela: con i suoi che al governo si lasciano divorare da Salvini? Certo che no, è risaputo che quando si perdono le elezioni è il popolo a sbagliare, reo di non aver capito quale fosse la parte giusta. Ancor più colpevole se non ha riconosciuto la bontà dei consiglieri 5S uscenti che avevano appena donato, in apertura di campagna elettorale, ambulanze e spazzaneve per un valore di 700mila euro, soldi risparmiati autotassandosi lo stipendio.
Anche se rinunciare a una parte del proprio stipendio per donarlo alla comunità è encomiabile, se non fosse che chi lo fa ha ruoli istituzionali ed è sul punto di ripresentarsi agli elettori: l’odore è quello di una mancia elettorale che copre il puzzo stantio e dis-honesto del voto di scambio.
Comunque: “ridateci soldi e ambulanze”, è la frase rivolta agli abruzzesi che sintetizza il grillo-pensiero: noi vi aiutiamo, voi ci votatei. Ovviamente confidiamo nel fatto che sia stata pronunciata per scherzo nello spettacolo di un comico.
Per la cronaca, spettacolo interrotto da una protesta no-vax con striscioni anti-grillo. Forse è solo il giusto contrappasso per chi sui vaccini ha speculato e costruito una buona fetta di consenso.