11 Dicembre 2019

Ieri, domenica 19 Giugno, si è tenuto il secondo turno delle elezioni comunali, e si può parlare tranquillamente di un trionfo per il Movimento 5 Stelle, mentre di una battuta d’arresto per il Partito Democratico. Tuttavia l’astensione regna da padrona in questa tornata elettorale, in cui metà degli aventi diritto ha disertato le urne.

Sui 20 Comuni in cui era finito al ballottaggio, il M5S vince in 19, tra cui città molto importanti come Roma e Torino. Anche se prevista da mesi, la vittoria di Virginia Raggi (67,2%), prima donna a diventare Sindaco di Roma, colpisce profondamente il Partito Democratico, doppiando il rivale Roberto Giachetti (32,8%). A Torino Chiara Appendino (54,6%), una rivelazione, vince sul Sindaco uscente Piero Fassino (45,4%), grazie alla particolare attenzione al tema delle periferie, ma anche al centrodestra che ha votato in blocco per lei. Portandosi a casa queste due importanti città, i 5 stelle si dicono pronti a essere una forza di Governo, riuscendo ad attirare consensi trasversalmente, e sopratutto presentandosi come un’alternativa vincente al Pd di Renzi. Vittoriosi in tutti questi ballottaggi, e vincenti in qualsiasi simulazione di voto tra Centrosinistra e Centrodestra, l’Italicum potrebbe iniziare a far gola ai grillini, dandoli una reale possibilità di andare al Governo.

Il Centrodestra va male, ma non malissimo, perdendo a Napoli, Bologna e a Milano, dove Stefano Parisi (48,3%) al primo turno aveva fatto sperare in un successo al secondo, e in una ricomposizione della destra al livello nazionale. Le cose a Trieste invece vanno diversamente, grazie all’affermazione di Roberto Dipiazza (52,6%) sul candidato di sinistra, Cosolini (47,4%). A Latina avviene un altro risultato storico, con la sconfitta della destra da parte di una coalizione di liste civiche di sinistra. La Lega esce sconfitta da queste amministrative perdendo a Varese, una roccaforte storica, e non riuscendo a strappare la guida del centrodestra a Forza Italia, che nonostante tutto si è mostrata ancora competitiva. Abbandona progressivamente il territorio lombardo, conquistando però consenso in zone inedite, Emilia-Romagna e Toscana, arrivando al ballottaggio a Bologna, e dando un forte contributo alla vittoria della destra a Grosseto.

Napoli sembra essere una realtà a parte, dove il progetto di De Magistris (66,8%), confermato Sindaco contro Lettieri (33,2%), non può andare oltre la città stessa. Come Zedda, è uno dei pochi sindaci dell’esperienza arancione a guadagnarsi una seconda elezione, però in questi 5 anni sono cambiate molte cose, tra cui lo stile del Sindaco, che ha focalizzato questa campagna elettorale nello scontro tra Napoli e il resto del Paese, cavalcando sentimenti autonomisti.

Passiamo adesso al Centrosinistra, se si doveva aspettare questo secondo turno per stimare l’entità della perdita in queste amministrative, oggi si può dire che le cose sono andate più male del previsto. Iniziamo però dai dati positivi: a Milano, anche se di misura, Beppe Sala vince contro il centrodestra, però ciò che doveva essere l’avanguardia del Partito della Nazione sembra essere limitato all’esperienza milanese. A Bologna viene confermato Merola (54,6%) sulla sfidante leghista Borgonzoni (45,4%), anche se in queste ultime due settimane ha adottato una serie di posizioni critiche verso il suo partito, tra cui la firma di un referendum chiesto dalla CGIL contro il Jobs Act. Sebbene a Torino l’amministrazione di Fassino fosse ritenuta abbastanza buona, durante il voto hanno pesato l’abbandono delle periferie e la disoccupazione giovanile, stimata quasi al 50%. Il PD accolla la responsabilità della sconfitta al Sindaco uscente, ritenendolo un vecchio volto della politica, incapace di suscitare entusiasmo. Fassino, invece, ha dichiarato che l’esito è da leggersi come un messaggio politico al livello nazionale.

Il PD va male pure in Toscana, in cui è riuscito a perdere in 5 ballottaggi su 6. A riguardo il Presidente della Regione ha dichiarato: <<Il risultato elettorale è molto negativo e doloroso. Il PD ha perso la connessione con una parte importante del suo popolo. Io dico che occorre unità, umiltà e ascolto della nostra gente per costruire insieme il cambiamento che è necessario. Voglio una discussione seria>>.

Il Vicepresidente del PD, Matteo Ricci, ha fatto presente che gli atteggiamenti tenuti dalla minoranza del partito, come le critiche quotidiane verso il Premier, e i toni da “congresso perenne” hanno fatto male al centrosinistra, facendo rimanere a casa potenziali elettori.

La minoranza controbatte denunciando l’allontanamento che è avvenuto tra Renzi e il tradizionale elettorato. Essendo concentrato a conquistare i voti dei centristi, ne avrebbe persi molti di più a sinistra.

Il Partito Democratico sembra pagare una mancante classe dirigente sul territorio, e un eccesso di arroganza da parte del suo leader. L’aver denigrato 14 milioni di elettori che si erano recati alle urne per il referendum sulle trivelle, e l’aver varato l’ultimo passaggio di una delicata questione, quale la riforma della Costituzione in una Camera dei Deputati con l’assenza di tutte le forze dell’opposizione, ha dato l’impressione che Renzi stesse lottando da solo contro un mondo. Ebbene questo mondo però adesso gli ha presentato il conto delle sue scelte, e se vorrà ottenere un risultato positivo al referendum d’ottobre, non solo dovrà rinnovare il metodo della comunicazione ma anche la sostanza di alcune decisioni. Forse, dopo oggi, le due cariche di Segretario del PD e Presidente del Consiglio iniziano ad essere dei carichi pesanti per una stessa schiena.

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Giorgio Pacini

Mi chiamo Giorgio Pacini, sono nato e cresciuto a Livorno. Studio presso il Dipartimento di Scienze Politiche a Pisa, poiché la politica è una delle mie passioni più grandi. Tuttavia non è la sola: amo anche la musica e le fiere del fumetto, che cerco di non perdermi mai!

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