15 Agosto 2022

1.Come ha iniziato ad occuparsi di politica?
Per diversi anni ho lavorato fuori città. Poi nel 2002 (a 37 anni) sono rientrato a Livorno e mi sono iscritto all’Italia dei Valori che a Livorno era nata da poco e che (a quel tempo) sembrava sommare i valori di etica e solidarietà ad un approccio non ideologico alla soluzione dei problemi.

2.In cosa è consistita la sua attività politica in questi anni?


La crescita del mio ex-partito ha prodotto una crescita per molti di noi. Io, in particolare, sono stato dal 2004 al 2009 consigliere di amministrazione in AAMPS, poi dal 2009 al 2010 assessore provinciale (con deleghe a trasporti, energia) e dal 2010 al 2011 vicesindaco (con delega all’ambiente). Nel 2011 si è consumata la rottura con il mio ex partito a causa del suo deciso spostamento su posizioni populiste, e questo ha fatto si che io uscissi dalla giunta. Da allora non ho più preso alcuna tessera. Nel gennaio 2012, con altre persone, abbiamo dato vita a “Progetto per Livorno”, una associazione che ha prodotto molte idee sul futuro della città e che a queste amministrative si presenta come Lista Civica. Aggiungo che PpL opera in un ambito esclusivamente cittadino, tanto che somma in se i contributi di persone con provenienze politiche diverse (ci definiamo “né destra, né centro, né sinistra”). Nelle scelte di politica nazionale, cioè, ognuno di noi sceglie come meglio crede. Dico questo perché è stato detto pubblicamente che io sono un “renziano” (anche se non iscritto al PD) ma, come ribadisco sempre, PpL non lo è affatto.

3.Da chi e perché è così composta la lista con cui si presenterà alle prossime elezioni?

La nostra lista è composta da persone che nel corso dei mesi hanno contribuito alle idee che sono riportate nel nostro programma. Crediamo di essere un piccolo spaccato della società livornese, perché si va da un dirigente pubblico (dell’Autorità Portuale) a un imprenditore, una giovane lavoratrice precaria, dei professionisti che si sudano le commesse, un lavoratore esodato, una persona a reddito zero che vive le difficoltà di questo momento e l’inadeguatezza della rete di supporto sociale… Nella nostra lista non trovate invece persone cooptate perché referenti di questa o di quella lobby e quindi portatori o portatrici di interessi (e quindi di consenso).

4.Quali sono i punti più significativi?

Noi abbiamo sintetizzato in tre valori la nostra visione di città. Vogliamo una città “aperta”, cioè che sia parte del mondo, non un mondo a parte. Vogliamo che siano accolti i turisti, ma anche chi vuole venire qui ad investire soldi (mentre ora gli “orticelli” cittadini si chiudono a riccio). Vogliamo che sia fatta conoscere la nostra grande tradizione storica e culturale e che la città inizi a collaborare con il resto del territorio, a partire da Collesalvetti. Vorremmo cioè che l’orizzonte della città fosse ben più ampio di quello che va dallo Scolmatore a Quercianella. Vogliamo poi una città “trasparente”, dove le regole siano uguali per tutti (mentre ora abbiamo, ad esempio, lo strapotere di Coop) e le decisioni siano condivise dai cittadini, mentre oggi poche persone decidono per tutti. Infine, vogliamo una città “solidale”. L’esplosione del disagio sociale è impressionante ma negli ultimi anni l’amministrazione non ha minimamente adeguato all’emergenza i meccanismi di supporto sociale. Il risultato è stato lo scivolare nell’abbandono di intere fette di popolazione, tra cui giovani, anziani o coloro che hanno perso il lavoro, che hanno finito paradossalmente per trovare risposte più nei collettivi antagonisti (vedi il dramma dell’emergenza abitativa) che nelle istituzioni. Vogliamo che l’intera spesa sociale sia messa trasparentemente online, e che sia interamente riallocata in funzione dell’aiuto vero che arriva a chi è in difficoltà. Insomma, noi vogliamo “apertura”, “trasparenza”, “solidarietà”. Attorno a questi tre valori, poi, abbiamo sviluppato il programma di dettaglio.

5.Quanto pensate di prendere in percentuale alle prossime elezioni? E’ un risultato soddisfacente?


Non sappiamo quanto prenderemo, perché in un certo senso sono solo i cittadini che lo sanno. Noi sappiamo di avere delle idee solide e concrete e cerchiamo di farle conoscere. Le nostre, comunque, sono anche proposte “scomode”. Perché Livorno interrompa la via di terribile declino che sta percorrendo e ritorni a crescere, ad esempio, noi proponiamo di smettere di difendere quegli interessi locali che hanno trovato le loro rendite di posizione dal mantenimento dello status quo. Noi diciamo chiaramente che faremmo entrare Esselunga per rompere il “quasi-monopolio” Coop. La nostra non è quindi una posizione politica fatta per piacere a tutti, tutt’altro, e questo può produrre sia consensi che dissensi. Se poi i livornesi alla fine non ci premieranno non avremo rimpianti, perché alla fine, come è giusto che sia in democrazia, sono loro a dover scegliere.

6.Come sceglierà l’eventuale squadra?

Rovesciamo il ragionamento. Niente nomi, perché sarebbe assurdo farli adesso. Però vi diciamo come raggrupperemmo le deleghe, visto che l’essere stato vicesindaco, anche se per un anno, mi ha dato l’esperienza per capire come si dovrebbe operare. Turismo e Cultura devono andare insieme (sotto un unico assessore, cioè), mentre oggi sono assurdamente separate. E’ invece evidente perché devono stare insieme: il Turismo si fa con la Cultura e la Cultura deve essere valorizzata condividendola (e non soffocandola come oggi in un ambito “per soli livornesi”). Anche Sociale ed Edilizia Pubblica devono andare insieme (e anche queste oggi sono separate, perché l’Edilizia Pubblica non è vista come aiuto sociale ma come mera urbanistica). Urbanistica, Porto e Sviluppo devono essere un unico insieme, perché la crescita della città si costruisce con una visione integrata dal porto al territorio. Poi Mobilità e Ambiente (anche queste oggi sono separate), perché le statistiche ci dicono che ben il 40% dell’inquinamento urbano proviene dal traffico veicolare. Infine ci sono Bilancio e Fondi Europei, perché i soldi non vengono solo dalle tasse (…capito, Assessore Nebbiai!?). Ecco le ultime. Scuola e Università (perché siamo una delle città con il più basso tasso di giovani laureati), Sport (ricordiamo che siamo la città più medagliata d’Italia e questo settore deve essere sostenuto) e infine (non certo ultima in termini di importanza) Lavoro (perché le crisi aziendali che si susseguono richiedono un impegno completo di un assessore). In totale sono otto assessori, che sceglieremmo in base alle competenze e alle esperienze, privilegiando quindi i profili tecnici.

7.Cosa farebbe nei primi cento giorni?

Noi abbiamo un “programma delle cento ore”, cioè delle cose da fare immediatamente. Eccole: si cancella l’obbrobriosa scritta sul muro della Fortezza Nuova, si apre la procedura per far autorizzare l’Esselunga ad aprire un punto vendita, si ferma l’orripilante progetto di costruzione di cinque condomini in Piazza del Luogo Pio (che segue la mentalità ottusa secondo cui la Venezia è un quartiere come gli altri e non un gioiello dal salvaguardare e valorizzare). Poi ecco il resto. Vogliamo introdurre un sostegno, anche minimo (in funzione delle risorse disponibili) per chi è a reddito zero, perché oggi gli aiuti arrivano senza alcuna continuità. Si crea poi una cabina di regia tra istituzioni (Comune, Provincia, Autorità Portuale, Camera di Commercio…) con lo scopo di coordinare le azioni per lo sviluppo del territorio. Si apre la discussione con Collesalvetti per un piano
strutturale di area. Si inizia a cercare fondi (“bussando” alla porta delle istituzioni fiorentine e romane) per il progetto della Darsena Europa, cioè quell’ampliamento del porto a mare che è condizione necessaria (non spiego qui perché) per ridare a Livorno una valenza in ambito portuale ed economico. Infine, si cambiano coloro che gestiscono enti e municipalizzate, a partire da Museo Fattori (che incassa un decimo di quello che costa), Goldoni e Porto 2000 (troviamo scandaloso che sia stato prorogato il ruolo di Presidente a Roberto Piccini, che è riuscito quasi a dimezzare l’arrivo di navi da crociera e turisti a favore di La Spezia).

8.Qual è la posizione che assumerete nei confronti di associazioni o gruppi di persone come, ad esempio, l’ex-Caserma e le azioni che essa sta portando avanti?

L’illegalità non deve essere la soluzione dei problemi, ma è indubbio che ci sono illegalità che emergono per colpa indiretta delle istituzioni. Peraltro, molte delle cose che il gruppo Ex-Caserma dice sono sensate e fanno già parte del nostro programma. Insomma, faremmo subito partire un lavoro trasparente sul sociale, anche con la partecipazione dei collettivi, per individuare il miglior modo di rispondere all’emergenza sociale. Proporremmo al gruppo Ex Caserma di trasformarsi in cooperativa con il compito di ripristinare di edifici pubblici non utilizzati e quindi ne sosterremmo il rientro in condizioni di legalità. Crediamo che alla fine di questo percorso, che va fatto in totale apertura e trasparenza da parte dell’Amministrazione, sia possibile tornare ad una situazione normale e quindi che le azioni illegali messe in atto possano essere spontaneamente ritirate.

734550_241354546052262_8335523240958554921_n[1]9.È fra quelli che vogliono modificare alla macchina amministrativa?

Decisamente si. Devo dire prima di tutto che nella mia esperienza nell’Amministrazione ho conosciuto persone molto brave e competenti, a vari livelli, quindi ciò che si fa deve valorizzarle. Ho visto infatti persone che avrebbero voluto fare di più ma che erano frustrate da un’organizzazione fatta più per tutelare i posti ad alcuni dirigenti che per produrre azioni efficaci. Serve quindi una riorganizzazione completa, che valorizzi il merito e premi quei dipendenti (e sono tanti) che danno un contributo fattivo. Ad esempio, occorre smettere con la logica dei premi “a pioggia”, in particolare nei confronti dei dirigenti. I premi devono essere meritati e i criteri per assegnarli devono essere valutati dalla giunta, cioè dall’organo politico. Niente meccanismi “oggettivi” che guarda caso finiscono per far avere regolarmente il 100% di risultato a tutti. Poi, siamo in un momento di grave difficoltà. La sobrietà nelle istituzioni deve essere una regola assoluta. Anche se alcuni ruoli dirigenziali
sono di indubbia criticità e responsabilità, non va nascosto, negli ultimi tempi abbiamo visto premi di ammontare troppo elevato che hanno costituito uno schiaffo ai tanti cittadini che tirano la cinghia. Va infine aperto un canale di comunicazione con i cittadini più efficace dell’attuale URP, perché è assurdo che le segnalazioni dei problemi arrivino prima ai giornali che al Comune. Questo accade perché i cittadini non hanno fiducia di ricevere una risposta. Serve allora migliorare il contatto con la città. In somma, alla fine sobrietà, competenza ed efficacia devono essere le chiavi di una riorganizzazione completa della macchina amministrativa. Allo scopo di migliorarla, non di distruggerla.

10.Il porto e l’Autorità portuale sono punti nevralgici per la vita della città. I livornesi si aspettano delle risposte! Non sarebbe l’ora in cui la politica pressi con determinazione per giungere più celermente a obiettivi ambiziosi? Sarà sempre Gallanti alla guida dell’Authority? Il sindaco non è l’unico a indicare il presidente, ma se toccasse a lei cosa deciderebbe?

Il porto è la chiave dello sviluppo della città. Non esiste solo quello, certamente, ma se il porto ricominciasse a crescere si porterebbe dietro un indotto formidabile, a partire da quel settore industriale che in assenza di un forte asset locale è stato falcidiato dalla globalizzazione. Dobbiamo dire che l’attuale gestione della Port Authority ha portato avanti temi di grande importanza, a partire da quel Piano Regolatore (oggi in fase di approvazione) che il nostro scalo aspettava, bloccato dai veti degli orticelli, dal lontano 1953! Poi c’è il terminal ferroviario in Darsena Toscana, il dragaggio del Molo Italia e della Bocca Sud, il via all’appalto per il “microtunnel” e l’allargamento del Canale di Accesso… Detto questo credo che nella scelta del prossimo Presidente ci sia un criterio da non considerare prioritario: la livornesità! In passato questo ha significato mettere alla guida della Port Authority una persona che fosse più il garante degli equilibri interni che non delle esigenza di sviluppo. Noi invece diciamo che non deve essere la città al servizio del porto, ma il porto al servizio della città. Serve quindi una persona dinamica, competente e soprattutto con un mandato e un interesse forte a favorire lo sviluppo dello scalo, seguendo l’interesse generale, non la somma di quelli particolari. Se poi questa persona sarà livornese, tanto meglio, ma se non lo è, la cosa non ci preoccupa. Del resto, basta vedere quanti pochi presidenti delle Autorità Portuali italiane sono espressione diretta della città.

11.E i dirigenti al vertice delle società partecipate come Aamps e Asa? Non crede che serva un’idea di partecipate con vertici nuovi, motivati?

A Livorno serve un cambiamento forte e questo vale anche per le municipalizzate. Le società partecipate sono, appunto, “società”, per cui occorrono competenze manageriali, non appartenenze politiche. Noi sceglieremo i vertici (privilegiando ove possibile la formula dell’Amministratore Unico) attraverso una ricerca di figure sul mercato, appoggiandoci a servizi moderni di “head hunting” e non alle segreterie di partito! Inoltre, ai vertici devono essere dati obiettivi misurabili, assegnati dalla giunta in base agli indirizzi del consiglio (quindi, trasparenti).

12.La Sua posizione riguardo l’Ospedale?

La polemica non si è ancora placata fra i concittadini labronici! Il nostro attuale ospedale è stato inaugurato nel 1933. Da allora il concetto di sanità si è trasformato più volte. La struttura di Viale Alfieri è distribuita su un’area molto ampia con padiglioni a stanze collettive di ampie dimensioni, un concetto totalmente superato. Inoltre richiede molta manutenzione per essere tenuto a norma. Quindi riteniamo che una struttura nuova e più moderna, magari salvando solo una parte del vecchio nosocomio, sia un necessario passo in avanti. Quel che però non condividiamo del progetto approvato del Nuovo Ospedale è l’ubicazione. Per scelte del passato (tra cui l’esistenza dell’Ospedale di Cecina), la struttura di Livorno è comunque destinata a servire solo la città, tanto che a Collesalvetti già si guarda a Cisanello. Quindi per Livorno l’ubicazione migliore resta quella baricentrica alla città, cioè l’attuale. Una nuova struttura a Montenero finirebbe secondo noi per essere snobbata dai livornesi stessi, viste anche le difficoltà di accesso (la Variante in alcuni tratti è stretta e si intasa facilmente, per non parlare di Via Mondolfi). Insomma, noi pensiamo che la soluzione migliore sia la realizzazione del Nuovo Ospedale nell’area attuale, tra Viale Alfieri e Viale Carducci (basta guardare le mappe dall’alto per rendersi conto che lo spazio c’è), riutilizzando i servizi già rinnovati dell’attuale struttura (senza quindi buttare via i soldi già spesi). IN questo modo si recupererebbero risorse da impiegare per, ovviamente, migliorare i servizi sanitari, realizzare il sottopasso alla Stazione (che faciliterebbe l’accessibilità della struttura attuale dalla Variante) e (con quel che avanza) recuperare le Terme del Corallo (che sarebbero finalmente liberate dall’orrendo cavalcavia).

13.Come vuole gestire il rapporto con i comuni della costa per il gestore unico dei rifiuti?

Mi capita di fare sempre un esempio. La società HERA, anche essa a controllo pubblico, gestisce il servizio integrato tra Emilia-Romagna e Toscana in 140 comuni. AAMPS in uno solo. Basta questo per capire quante poche economie di scala esistano oggi, con il risultato che a Livorno si paga una TIA (o TARES, TARI…) alta. Il gestore unico è quindi una strada obbligata. Vorremmo ovviamente salvaguardare la sede operativa a Livorno oltre che l’occupazione, si capisce, però è necessario rompere quegli obsoleti municipalismi che impediscono di dare ai cittadini un servizio più efficiente a prezzo più basso. Quindi, se fossi sindaco diventerei motore di questo percorso, stimolando gli altri sindaci e la Regione a dare il massimo supporto.

14.Un altro punto caldo che la ormai passata amministrazione non è riuscita ad affrontare adeguatamente è sicuramente Piano Strutturale. Cosa intende proporre?

E’ assurdo che Livorno continui a farsi un piano strutturale “autarchico” per il solo territorio comunale. Già da molti anni i comuni della Val di Cornia ne fanno uno aggregato e così avviene nell’area pisana. Invece qui, seguendo una mentalità ottusa e arcaica, si considera Collesalvetti poco meno che “un paese estero”. E’ fondamentale che la pianificazione urbanistica sia di area livornese e che anzi guardi verso Pisa e Pontedera. Dobbiamo pensare ad una rete di mobilità ferroviaria che integri i due territori (in particolare il porto con l’aeroporto), a rendere quel che oggi è un inutile interporto un più efficace retroporto, a collegare le potenzialità in termini di ricerca della piana pisana con quelle economiche della logistica livornese. Una delle prime cose che faremo sarà quindi buttare via l’assurdo lavoro che l’amministrazione uscente stava facendo, finalizzato solo a “cementare” le tante varianti che si sono susseguite dal piano del ’99, per guardare ad uno strumento con una visione urbanistica più ampia che sia veicolo di sviluppo industriale e turistico e di mobilità sostenibile.

15.E’ favorevole alla pedonalizzazione del centro cittadino?Potrà, a suo parere, essere una tattica per valorizzarlo?

La questione del centro cittadino è molto delicata. Noi abbiamo sottoscritto il manifesto “10 Minuti” della FIAB, quindi siamo favorevolissimi allo spostamento graduale della mobilità in senso maggiormente sostenibile. Temiamo però che una pedonalizzazione “tout-court” finirebbe per far spostare i livornesi a Porta a Terra o nei nuovi centri commerciali (tutti targati Coop). Il Centro già oggi rischia una desertificazione commerciale, quindi occorre fare delle analisi tecniche accurate per le quali la politica deve sapersi fermare alla sua funzione propria di indirizzo. Diciamo allora che vorremmo prima di tutto un recupero urbano del Centro con una
azione di contrasto al degrado iniziando, ad esempio, con nuovi arredi. Poi serve un piano della mobilità che consenta l’accessibilità al centro con mezzi diversi, sia pur incentivando lo spostamento del traffico verso forme più sostenibili. Le aree pedonali non devono essere come oggi delle semplici strade chiuse (vedi Via Cairoli), ma delle vere zone vivibili a piedi, quantomeno con giardini. Daremmo ai mezzi pubblici delle corsie preferenziali protette per offrire un servizio più efficace rispetto al mezzo privato, a cui sarebbe dedicata una rete di parcheggi perimetrali serviti, risorse permettendo, da navette. Insomma, vorremo un Centro che tornasse ad essere elemento di vita pulsante della città.

16.Quali sono le azioni che applicherà per far ripartire il commercio del centro città? E’ difficile avere una competizione genuina con le grandi distribuzioni quando queste sono più facilmente raggiungibili e hanno parcheggi gratuiti. Non crede?

E’ evidente che le scelte del passato che prefiguravano la cosiddetta “città policentrica” hanno finito per far cannibalizzare la città stessa dalle nuove aree commerciali. Peraltro, in una Livorno che si sta spopolando, le nuove offerte commerciali finiscono per sottrarre al resto della città, invece di aggiungere. Questo è ad esempio il problema della Porta a Mare, che doveva essere un punto con cui attirare nuove presenze che avrebbero portato ricadute positive anche sul Centro e sui Borghi, ma che invece ora sembra proprio che ne diventerà il colpo di grazia. Abbiamo saputo che ci sono addetti Coop che girano il Centro proponendo ai commercianti l’acquisto di spazi a Porta a Mare, il che evidentemente significa uno spostamento delle loro attività. Invece il Centro può e deve mantenere una sua specificità commerciale. Basta andare a Pisa di domenica pomeriggio per vedere Corso Italia pieno di persone, mentre a Livorno si assiste solo a desolazione. Il dato positivo è che l’offerta dei centri commerciali è inevitabilmente standard e non può rivaleggiare con le centinaia di punti vendita di una area urbana diffusa. Valorizziamo allora la diversità del Centro, come avviene in molte altre città, e rendiamolo più bello.

17.La mobilità pubblica sta cambiando. Spesso non sono più sufficienti le tratte coperte dal servizio dei mezzi pubblici. Come intende provvedere a questa mancanza?

Sono stato per un anno assessore ai trasporti in Provincia e so bene che le risorse pubbliche sono drammaticamente in calo e che questo mette a rischio la possibilità
di offrire dei servizi efficaci. Un dato preoccupante ad esempio è la vetustà del parco mezzi, che ha un’età media di oltre 10 anni. A Livorno poi abbiamo, per così dire, il “problema” di un ottimo clima che favorisce la mobilità individuale (in gran parte con scooter, che qui raggiungono un numero record). Detto tutto questo, quindi, va riconosciuto che la creazione del gestore unico inter-provinciale superando le aziende municipali è stato un percorso doloroso ma necessario, però che adesso non si può pensare di raggiungere economie riducendo il servizio o, peggio, tagliando gli stipendi ai dipendenti. Serve una politica della mobilità che aiuti il mezzo pubblico creando corsie preferenziali protette che aumentano la cosiddetta “velocità commerciale”, cioè la velocità media dei mezzi. Questo produce un servizio più efficiente, che quindi sarà scelto da un numero maggiore di utenti. Serve poi la possibilità di pagamento del biglietto via SMS (una cosa del tipo “manda un messaggio e salta su!”). Serve il pagamento del biglietto al conducente con tessera bancomat (senza inserire il PIN, come avviene sulle autostrade)… Insomma, serve un servizio migliore che porti più utenti sui mezzi e quindi più risorse.

18.Riguardo la discarica del Limoncino i comitati non vogliono arrendersi. E’ un progetto che deve essere portato avanti? Utile o dannoso?

Il Monte La Poggia è stato escavato dalle attività di cava per oltre ottanta anni, e per procedere ad un ripristino ambientale non si possono che usare rifiuti, perché nessuno avrebbe le risorse per riempire la cava con materiali pregiati. Quindi l’alternativa alla discarica (che alla fine verrebbe ricoperta di terra ed alberi veri) sarebbe il tenere l’area in perenne degrado (e pericolosità), oppure urbanizzare la zona con villette (e noi non vorremmo). Senza contare che una discarica non “produce” rifiuti, tanto che senza essi andranno… in una discarica più lontana (ricordiamo che parliamo di rifiuti industriali, per i quali il recupero avviene in modo diverso da quelli urbani). Va riconosciuto anche che è un principio di sostenibilità ambientale che ogni territorio smaltisca i propri rifiuti, invece di spedirli lontano (sempre in una discarica), inquinando di più a causa del trasporto. Teniamo poi conto che c’è stata un’azienda che ha avuto dalle istituzioni delle autorizzazioni valide, ha investito, è stata abbandonata al sorgere delle proteste, ha rischiato il fallimento (e i suoi lavoratori il licenziamento) e dopo tutto questo la magistratura ha detto che il progetto rispetta le normative (anzi, è più restrittivo), quindi oggi l’azienda ha il pieno diritto di realizzarlo. Va detto, però, che le condizioni in cui l’impianto fu pensato, nel 2008, erano molto diverse da oggi. C’è stata una crisi economica mondiale e le esigenze di smaltimento delle aziende locali sono molto
probabilmente cambiate. Secondo noi, allora, c’è il margine per dialogare con l’azienda e rimettersi al tavolo per rivedere la tipologia dei codici conferibili nella discarica (pur se tutti sono comunque non pericolosi e prodotti in ambito locale), cercando di tornare alle sole tipologie inerti in senso stretto. Insomma, si può rivedere il progetto in senso migliorativo.

19.Quali sono gli altri problemi che dovrà affrontare il nuovo sindaco di Livorno?

Cito il problema della conservazione dei beni culturali della nostra città, ad esempio. I beni culturali che testimoniano la nostra bellissima storia sono in molti casi in abbandono e ignorati dagli stessi livornesi. Noi eravamo la “Livorno delle Nazioni”, un meraviglioso crogiolo di razze e religioni che vivevano e lavoravano insieme in armonia. Siamo stati il primo “meltin’ pot” della storia, peraltro in piena controriforma, quando l’intolleranza religiosa comandava nell’occidente cristiano. La storia della nostra comunità ebraica lo testimonia ed è un patrimonio di tutti. Deve essere un dovere recuperare e trasmettere alle generazioni future quel patrimonio di storia e cultura. Citiamo però altri due elementi fondamentali se vogliamo che Livorno risorga. Va cambiata una mentalità oggi troppo chiusa. Dobbiamo liberare la nostra creatività ed aprirci al mondo e la cultura e lo strumento per farlo. Infine, oggi a Livorno manca una cosa importantissima, il senso del vivere collettivo. Siamo diventati una città individualista, dove ognuno pensa per se o poco più. Lo testimonia lo scadimento del senso civico che produce, ad esempio, i tanti rifiuti abbandonati per strada. Recuperiamo quel “noi” che è stato sostituito da tanti “io”. Dobbiamo ricostruire il senso di appartenenza ad una comunità. Perché questo è il modo per tornare ad essere una città come le altre. Perché siamo livornesi e non siamo secondi a nessuno.

Ringraziamo il candidato Sindaco Cristiano Toncelli del gentile tempo concessoci! Non ci resta che aspettare il voto!

Matteo Taccola

matteo.taccola@uninfonews.it

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Matteo Taccola

Sono uno studente della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, curioso, estroverso, mi piace scrivere.
Ho voluto accettare la sfida postami da “Uni Info News”, mettermi alla prova e scrivere quello che penso con l’intenzione di potermi confrontare con tutti quelli che ci leggono.

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