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Uni Info News incontra Oimmei: 3 ragazzi Livornesi al vostro servizio per applicazioni e siti web.

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In una giornata lavorativa, passiamo il 40% del tempo a studiare l’avanzamento tecnologico e i problemi che continuamente dobbiamo affrontare. La nostra ultima vittoria infatti non nasce a caso…

Tre liberi professionisti, che sono rinchiusi in un ufficio a Porta a Terra a Livorno e sono molto esperti d’informatica, cosa potrebbero fare insieme? Semplice! Potrebbero unirsi e dare vita ad Oimmei! Si presentano come un digital creative studio che si oimmei_logooccupa di branding, app design & devolp, web design e graphic design. Tutto questo, però, potrebbe sembrare molto riduttivo, se non li conoscete. Sono Andrea Fastame, Luca Finocchiaro e Simone Figliè e sono tutti e tre dei veri e propri Livornesi che hanno un enorme bagaglio di competenze e di talento in questi campi. Non ci credete, bene, leggete la nostra intervista, ma non stupitevi se hanno vinto, a Manchester, un evento al quale partecipano i diversi esperti d’informatica (sviluppatori di software, programmatori e grafico web) che si chiama Hackaton.

1)Da oggi l’espressione “Oimmei” ha un nuovo significato per Noi di Uni Info News! Perché avete scelto proprio questa espressione per descrivere la vostra attività? Forse perché è la classica espressione di una persona, quando prova a fare delle applicazioni?
Siamo abituati a questa domanda, ma ci sono essenzialmente due motivi per cui abbiamo scelto questa parola. Il primo motivo è legato al fatto che la parola è molto conosciuta in Toscana e che, nel linguaggio quotidiano, possa essere utilizzata con vari significati. Questa esclamazione viene, infatti, spesso usata per descrivere sia le cose positive che negative che ci capitano. Per questo, essa è molto usata nel linguaggio quotidiano, però l’abbiamo scelta anche per ricordaci che ci dobbiamo divertire in quello che facciamo. Inoltre, ci serve anche per differenziarci da tutte quelle altre società con nomi inglesi – solution, enterprise o qualcosa del genere – richiamando così anche le nostre origini livornesi. Certo, a noi Livornesi, resta facilmente in mente!
2) Siete nati da più o meno due anni e dal vostro sito (http://www.oimmei.com) ho visto che avete già lavorato per numerose imprese nel nostro territorio; ma, perché un azienda, o altro, si dovrebbe rivolgere a Voi? Di che cosa vi occupate in particolare?
Siamo attivi da un anno ed un ‘azienda si dovrebbe rivolgere a Noi per le nostre peculiarità. Noi mettiamo passione in quello che facciamo ed abbiamo tutti delle elevate competenze tecniche. Il progetto che noi sceglieremo per l’azienda sarà il nostro e il suo progetto, così che cureremo questo nei minimi dettagli, non lasciando nulla al caso.
3) E’ stato difficile partire con un attività del genere a Livorno? Quali difficoltà, all’inizio, avete incontrato? Come le avete superate e come avete fatto a farvi conoscere sul territorio?
Le difficoltà ci sono ovunque, perché è difficile far percepire il valore aggiunto di un certo prodotto a tutti. Per fortuna, ci sono delle piacevoli eccezioni; il trend si sta spostando grazie alle nuove generazioni, inoltre, le nuove attività si rendono conto della qualità che porta la mera presenza sul web.
Per fronteggiare il rischio che un utente promuova la sua attività utilizzando solo Facebook, noi ci dobbiamo concentrare sulle applicazioni e sui siti che possano offrire un valore aggiunto rispetto ai Social Network. Abbiamo due progetti di app che vogliamo far uscire sul mercato, perché la nostra idea finale è quella di staccarsi dal lavoro sotto commissione per produrre dei prodotti nostri. Certo, siamo stati un po’ fortunati, ma lavoriamo in questo campo da quindici anni ed abbiamo delle conoscenze, così molta gente c’è venuta a cercare. Il nostro percorso è stato graduale e questo ci ha evitato di avere l’assillo di trovare dei nuovi clienti.
4)Realizzate siti, brochure, logo ed applicazioni con ottimi risultati. Quando tempo ci mettete per i vostri lavori? Dove e come avete imparato queste abilità? Perché avete scelto un attività del genere?
Abbiamo tutti elevate competenze informatiche e siamo appassionati di informatica sin da quando questa è nata in Italia. Non è facile invece stimare il tempo, perché dipende dall’entità del progetto: per un sito web si può parlare di 30 giorni al minimo, ma dipende dalla qualità. Per le app ci può volere un mese, come un anno. Abbiamo acquisito le capacità con tanta passione, gli studi ti danno la base minima, ma poi ci devi mettere del tuo passandoci le serate e le nottate a studiare. L’università ti fa pensare in un certo modo, ma poi devi applicare le tue conoscenze: non è che uscendo da Informatica puoi dire di essere un programmatore. Quando esci di lì, devi incominciare a ‘sporcarti le mani’ ed a ‘battere la testa sul tavolino’.In una giornata lavorativa, passiamo il 40% del tempo a studiare l’avanzamento tecnologico e i problemi che continuamente dobbiamo affrontare. La nostra ultima vittoria infatti non nasce a caso: studio dell’hardware applicato al contest e via. Tu, in pratica, non sai quello che accadrà stasera, perché c’è sempre un trabocchetto da affrontare, ma te ti devi buttare su quello che stai facendo.
5) Oltre al sito internet avete anche un blog (http://www.oimmei.com/blog/) che parla di tecnologia. Come mai avete scelto di affiancare il vostro sito internet ad un blog? Il vostro blog ha il sottotitolo “sviluppo di nuove idee”, forse è proprio questo lo scopo del vostro blog?
Per far conoscere questo mondo a chi non lo conosce, per farci conoscere, per fare rete: questi sono i principali motivi per cui lo facciamo.Postiamo talvolta delle soluzione a dei problemi, così chi va sul blog, è facile che entri in contatto con noi. Tutto questo processo ci fa così crescere di visbilità.
6)Quanto costa per un privato richiedere i vostri servizi? (applicazione, sito internet o quant’altro)
Tanto: si chiede sempre tanto [economicamente] e si riscuote sempre poco (ridono).Come con i tempi, così anche i costi sono difficili da stabilire preventivamente. Questi variano secondo il progetto e non c’è un tariffario: non siamo d’altra parte un super mercato! Comunque, si parte dal presupposto che in Italia questo lavoro è sottostimato, ma noi crediamo in quello che facciamo e per questo cerchiamo di farlo nel migliore modo possibile. Un anno fa, avevamo l’idea di andare a Londra e lasciare l’Italia, ma noi non l’abbiamo fatto perché crediamo, nonostante la situazione, di poter fare qualcosa di buono.
7) Che consigli daresti a dei ragazzi che vogliono aprire un’attività sul web? Quali caratteristiche deve avere secondo te un azienda che lavora principalmente su Internet?
Non ti possiamo dare un consiglio sicuro, ma voi dovete esprimere al meglio le vostre potenzialità per evitare di restare nella galassia dei siti internet. Dovete dare qualcosa in più, offrire qualcosa di più che vi faccia notare rispetto agli altri. Dovete Individuare le vostre peculiarità e saperle evidenziare, sennò uno rischia di essere un genio e restare rinchiuso nella sua stanza: servono contenuti e metodi. Dovete avere la costanza che permetta di trasformare le idee in qualcosa di pratico ed avere la costanza di portare avanti un progetto con tanto duro lavoro. Anche noi abbiamo dei momenti in cui ci mettiamo a testa bassa e lavoriamo molto. Facciamo questo per non fermarci all’ordinario, perché fare l’ordinario è normale, dato che ora in pratica sono tutti blogger. Voi dovete fare di più e non accontentarvi mai. Quello che oggi fai è migliorabile domani, ma questo miglioramento lo puoi fare anche oggi e col tempo dovrete capire dove migliorare.
8) Secondo te, è essenziale per un’attività od un impresa al giorno d’oggi avere sufficientemente curato il proprio sito internet? Quando puo’ essere potenzialmente utile creare un applicazione per i propri utenti?
Dipende dall’impresa. Al ristorante serve ad esempio a poco avere un applicazione, il sito di quel ristorante può risultare più efficiente se è affiancato da un buon motore di ricerca. I siti dovranno essere sempre adeguati al contesto, ad esempio al ristorante non servirà a nulla tenere un sito internet per mettere delle foto del locale ed un numero di telefono, perché queste cose ora si possono vedere benissimo su Tripadvisor. Il servizio che viene proposto nelle applicazione o nei siti deve intercettare il bisogno degli individui di ottenere qualcosa … Nel caso del ristorante si potrebbe avere un sito internet per prenotare un tavolo o per ordinare un take away o per avere una visione aggiornata dei menù. Se hai le foto di due piatti e del pizzaiolo che impasta la farina alla fine salvo il numero del locale e non ci vado più sul sito internet
9) A Livorno, a mio parere, non c’è un elevato numero di attività che decide di puntare su Internet per attrarre oimmei_logo_altnuovi clienti. Secondo te, col passare del tempo, che cosa succederà? Come giudichi il fatto che sul territorio di Livorno ci siano pochissime applicazioni gestite da delle imprese?
Spero che questo campo si allarghi. Non è corretto pensare ad un app localizzata su un territorio. L’applicazione va pensata inizialmente come un servizio e, dopo, come qualcosa che sia localizzato sul territorio; non ha molto senso che esistano le applicazioni verticali. Le applicazioni, secondo noi, dovranno riunirsi in contenitori di applicazioni.
10) Cosa pensi del sito di Uni Info News? Come lo giudicate dal punto di vista grafico (siate buoni :-p)? Ci consiglieresti di creare un applicazione per il nostro sito?
Per l’applicazione dipende dal bacino di utenza. Può essere utile per leggere le notizie, ma l’applicazione deve dare dei servizi in più rispetto al sito internet, deve dare, in pratica, dei vantaggi. Mi potrei iscrivere ad un servizio di notifica che mi avvisa sulla presenza di un articolo di una determinata categoria, oppure mi potrebbe fornire delle interazioni maggiori, magari creando la possibilità di salvare un promemoria per un evento, oppure inserendo delle foto o dei video che siano più facilmente visibili.
11) Ora che vi abbiamo conosciuti parlateci del vostro successo all’ Hackaton di Pisa.
L’ Hackaton è un tipo di competizione che viene dalla parola haker. L’Hackaton nacque come una maratona “fra haker” per metterli in competizioni su un progetto da fare in un intervallo di tempo determinato. Recentemente, una società europea che gestiva i metadati delle opere d’arte ha indetto una serie di hackaton, tra cui quello di Pisa, per avere delle idee interessanti su come sfruttare le banca dei dati. Il nostro progetto partiva dall’idea dei bikon. I bikon sono dei trasmettitori bluetooth che sono posizionabili ovunque e che trasmettono un informazione all’utente che si collega a questi con un dispositivo mobile: i bikon si identificano automaticamente con un applicazione dell’utente e ricevono dalla sorgente dei dati autonomamente. In un museo, il trasmettitore trasmetterebbe delle informazioni sulll’opera d’arte, quando una persona passa vicino col cellulare. Il nostro prototipo è stato fatto per la città di Siena: mi avvicino alla torre del Mangia, il bikon riconosce il segnale e da informazioni su quell’opera. Questa nanotecnologia sta prendendo forza negli ultimi 6-7 mesi, perché la tecnologia bikon è stata promossa da Apple nell’ultimo anno per riconoscere questi dispositivi. La nostra differenza è nell’idea. La prima applicazione era simile al badge per gli uffici (dato le dimensioni grandi degli uffici, ride) per riconoscere le nostre presenze, ed era un gioco. Successivamente, siamo stati contattati per questo hackaton a Pisa dove si parlava di beni culturali e noi abbiamo deciso di fare questo prototipo. La nostra applicazione si chiama europeana bikon e sfrutta il fatto che il bikon si accorge della presenza nostra, se uno si è avvicinato a quell’opera. Potrebbero essere realizzati dei quiz ad hoc,oppure si potrebbe fare una caccia al tesoro con il bikon. Il servizio funziona senza login, ma, se ci sarà un applicazione, ci sarà anche un discorso vero e proprio di analytics.
Dunque, avendo vinto a Pisa, potremmo portare il nostro progetto a Manchester a Febbraio.

@paologamba10

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