1 Giugno 2020

Giulia ci porterà per mano nel viaggio solidale in India, raccontandoci i suoi momenti piu’ intimi di tristezza e frustrazione a contatto con la povertà e la disperazione di queste famiglie ma anche la gioia di portare speranza e di sapere che questa esperienza cambierà il suo sguardo nei confronti del mondo.

Parte II

31/10 CENTRO DI TAJPUR

Mercoledì 26 ottobre, dopo aver salutato Francis, ci dirigiamo verso Tajpur, dove l’associazione sostiene bambini provenienti da famiglie di lebbrosi, che stanno isolati rispetto ad altri bambini, altrimenti rischierebbero di contagiare. Qui ci sono circa 74 fra bambini e bambini dai quattro ai sedici anni. Siamo immersi nella natura e, appena arrivati, andiamo nella sala da pranzo dei bambini dove, essendo le 13,30 sta per consumarsi il pasto. I bambini sono tutti in fila nel centro della strada che fanno la preghiera, cantando tutti super concentrati con le mani raccolte sul petto. La preghiera finisce e il clima di calma diventa un via vai di bambini con le ciotole che corrono qua e là. Ognuno infatti prende il proprio piatto di acciaio e si mette in fila per ricevere il cibo. Oggi riso con pollo. È bello vedere che da soli eseguono questa operazione per poi sedersi al proprio posto e mangiare di gusto la propria pietanza (chiaramente con le mani che rende di più ). Alcuni sono anche molto piccoli! Finito il pranzo, ognuno provvede al lavaggio del piatto che avviene in una zona aperta, in grandi lavandini. I piatti poi vengono riposti, pronti per essere utilizzati a cena.
Nel pomeriggio inizio a fare qualche intervista ai bambini, ma non è facile. Molti sono davvero piccoli e timidi, e poi chissà cosa penseranno di noi che siamo piombati lì a fare loro tutte quelle domande! Stanchi dal viaggio ceniamo e poi andiamo a dormire. I bambini ci sono sembrati tranquilli e sereni e ci risulta difficile pensare alla loro vita prima di entrare in questo centro, alle difficoltà che, soprattutto i loro genitori abbiano dovuto, e tuttora stiano affrontando. Il giorno seguente capiamo che la chiave per il buon funzionamento del centro è la programmazione. Tutto sembra eseguito al minuto, probabilmente l’abitudine di orari e attività é una carta vincente per creare un ambiente sereno e organizzato con più di 70 bambini piccoli. Vi voglio illustrare quello che è il programma giornaliero che ogni giorno i bambini di Tajpur affrontano. Sveglia alle 6:00, (le camere da letto sono lunghe stanze in cui ci sono 30 letti circa), segue la preghiera, il vestirsi (tengono gli abiti e i giochi tra materasso e rete del letto) e l’andare in bagno. Una ragazza più grande tiene il dentifricio e davanti a lei si crea una gran fila per riceverne un po’: chi lo prende con lo spazzolino e chi direttamente col dito. Sciacquata di denti e faccia in bagno e pipì (bagni alla turca). Altra fila per “ingelatinamento” di capello, per passare poi ad un’altra fila accanto per spazzolamento ed infine ultima fila, per burro cacao appositamente messo da una bambina di 7-8 anni. Sono circa le 6:30: un’oretta prima della colazione che avviene con la stessa modalità del pranzo (piatto più servizio stile Self – Service), si mettono a studiare. Alle 8:00 si entra a scuola, ma prima di entrare a lezione c’è una sorta di pre scuola: è come un saluto iniziale, con canti e poesie, che abbiamo trovato in quasi tutte le scuole visitate. Si esce da scuola alle 13:30, si pranza e poi si fa il pisolino fino alle 15:00 in cui c’è il momento della doccia! Nel solito spazio in cui vengono lavati i piatti, si preparano dei secchi pieni d’acqua e le bambine più grandi provvedono al lavaggio e all’insaponamento dei più piccoli che poi provvedono da soli a rivestirsi. Segue il momento di studio, poi un po’ di pausa per giocare. Preghiera, cena e nanna. Ecco la giornata tipo di un bambino che vive nel centro di Tajpur. Non hanno possibilità di uscire spesso da questo posto, solo quando vengono organizzati dei picnic all’aperto per alcune festività. Mi ha stupito molto come bambini così piccoli facciano tutte queste cose da soli, senza storgere la bocca. Questa istruzione permette loro di essere indipendenti a 5 anni; stendono i loro panni ad asciugare, si rifanno il letto, lavano i propri piatti, aiutano nelle pulizie. Mi viene da pensare a quanto sia differente l’esperienza infantile che hanno questi bambini rispetto a quelli italiani, che alla domanda: “cosa ti piace fare?” sicuramente non rispondono “studiare”, ma pensano ai propri giochi. In India, il più delle volte i giochi sono condivisi oppure vengono inventati ed improvvisati e nonostante tutto si respira un bellissimo clima di gioia e serenità. Portiamo un po’ di pepe nelle loro vite, mentre loro arricchiscono le nostre.
Sul tardi abbiamo tempo per fare un giretto al mercato e, accompagnate dalle suore, facciamo shopping. Acquistiamo dei terribili poster super pagani degli dei hindu, Vishnu, Shiva, Ganesh per pochi centesimi. Questa zona non è certo affollata di turisti e tutti ci guardano dalla testa in giù, chiamano gli amici per dire che ci sono tre belle livornesi in giro per il mercato. Nemmeno fossimo le stelle nascenti di Hollywood! La sera i bambini ci fanno un delizioso spettacolino con vari balli e canzoni. Poi a loro è concesso mangiare seduti dove vogliono, e io mi unisco a loro, mimetizzandomi nella folla 🙂 Adesso che ci eravamo ambientati è già il momento di ripartire.. Ci aspetta una giornata di viaggio fino ad arrivare al centro di Karangabahla, che non ho la minima idea di dove sia. So che dobbiamo prendere un aereo e fare un bel po’ di ore di macchina. Namaskaar, Giuliana (come mi chiama la maggior parte delle suore!) 🙂


Tajpur - India

24/10 CENTRO DI TANDA

Lunedì 24 ottobre,  nel cuore e la malinconia di lasciare il centro di Loni, che ci ha regalato tante belle emozioni e momenti, partiamo di buona mattina in direzione Tanda. Le suore salutandoci regalano ad ognuna di noi il tipico vestito indiano, in quanto per loro è tradizione far dei regali ai loro ospiti e non c’è modo di poter rifiutare. Il viaggio è piuttosto lungo e per strada ne vediamo di tutti i colori, gente sopra i tetti degli autobus, bufali che trasportano carretti pieni di canne di bamboo, cammelli con alle spalle enormi sacchi di fieno, barbieri improvvisati in mezzo alla strada, venditori di banane, santoni e chi più ne ha più ne metta. Pausa pranzo in una specie di autogrill dove spendiamo 2 euro a testa circa. Ripartiamo subito e dopo un bel pezzo di strada sterrata arriviamo al centro di Tanda. La struttura è bella, c’è un bel prato curato e si vedono i primi bambini che, vedendoci arrivare, ci corrono incontro. Questo centro è tenuto da suore e dal prete Marcus. Il clima che si respira è piuttosto rigido e organizzato. Ci fanno accomodare nella sala d’accoglienza, ci fanno sedere e inizia lo spettacolo con tanto di programmazione. I bambini ballano, cantano e fanno delle scenette. Come sempre, senza inibizione, ci buttiamo anche noi in sfide di ballo con i bambini che sono veramente bravi! Fra i bambini che fanno lo spettacolo cerco Francis ma non lo vedo. (Francis è il mio figlio fratello che da giugno ho iniziato a sostenere a distanza e che per il momento visto solo in foto.. mi piaceva anche solo l’idea di poter scambiare lettere e informazioni con lui ed invece ho potuto incontrarlo e conoscerlo!). C’ è forse un bambino che potrebbe assomigliargli un po’, ma non mi convince e chiedo alla suora. Francis non c’è, arriverà in serata! Quando meno me lo aspetto infatti, qualche ora dopo, ecco che mi si presenta davanti questo nano tutto timido ma con l’aria furbetta.. Francis! La foto che vede sotto è proprio con Francis 🙂 Purtroppo non parla molto inglese e quindi cerco di rompere il ghiaccio provando a farlo giocare a “filo filetto” e poi scrivo il mio nome  (un po’ alla Tarzan e Jane) e lui scrive il suo in hindi sul mio diario. Facciamo anche il saluto, che qui conoscono tutti i bambini, con le mani che partono con le corna fino a finire in una stretta di mano. È ora di cena e Francis raggiunge i suoi compagni. Anche qui le suore ci riempiono i piatti e non riescono molto bene a capire il concetto di celiachia, povera me! Provo a spiegare che non posso mangiare cibi con la farina e, dicendo di aver capito, mi offrono la pasta. Non c’è speranza ahah.

Dormiamo su dei comodi letti di mogano, nel senso che non c’è il materasso! Il mio è una tavola con sopra lenzuolo e coperta. Ma va bene, rinforza il corpo e la mente, unito alla classica doccia ghiaccia col secchio. La mattina seguente facciamo tutti insieme il giro di visite alle famiglie. La zona è un po’ spersa, non vicinissima alla città e i bambini per andare a scuola impiegano un’ora con la bicicletta. Immaginate di chiedere a Livorno ad un bimbo di uscire alle 6,30 di mattina da casa per andare a scuola, oltretutto in bici! Ci sembra impensabile! Le case di queste famiglie sono un po’ più grandi rispetto a quelle che abbiamo visitato a Loni e, a primo impatto, ci sembrano più ricche. Ma entrando vediamo che le stanze sono molto spoglie e che gli oggetti e gli utensili utilizzati sono gli stessi e pochi. Cosa che ci colpisce e ci fa anche un po’ ridere sono i bufali tenuti come animali domestici nei piccoli giardini delle case. Quasi tutte le famiglie ne hanno almeno due. Abbiamo anche visto delle specie di depositi in cui vengono messi gli escrementi seccati a forma di disco che poi la famiglia utilizza come combustibile. Vi lascio immaginare che aromi fluttuano nell’aria! Molti dei padri di questi bambini fanno lavori giornalieri, il che significa che non tutti i giorni hanno possibilità di guadagnare qualcosa, mentre le madri in quasi tutti i casi restano a casa. Finite le visite torniamo al centro dove facciamo le interviste ai bambini che sono molto simpatici e disponibili, balliamo e cantiamo mentre facciamo le riprese! Dopo badminton (o volano) e nonostante il poco allenamento tengo testa ai bimbi super allenati. Cerco di conquistare Francis, che sembra un bel bulletto e lo pedino ahah, stanotte ha perso anche un dente! È sdentato adesso! Dormiamo e la mattina ci svegliamo presto perchè ripartiamo! I bambini ci aspettano prima di entrare a scuola per salutarci. In questo centro abbiamo avuto meno tempo per poter stare con i bambini e infatti sentiamo un po’ meno il distacco. Saluto Francis e chissà se magari ci rivedremo fra qualche anno. Intanto ci prepariamo al prossimo centro, a Tajpur, in cui troveremo una situazione un po’ particolare in quanto i bambini ospitati sono tutti figli di lebbrosi, che non possono vivere in famiglia per evitare il contagio. Speriamo di trovare un bel clima e conoscere un sacco di bambini. Da Tanda è tutto!

AdozioneADistanza

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FAGGIO VALLOMBROSANO ONLUS è un'associazione fondata nel 1995 e porta avanti la sua missione attraverso il sostegno a distanza di bambini in Brasile, India, Honduras e Angola. Il nostro obiettivo è migliorare la vita dei bambini tra i 4 e i 18 anni che vivono in situazioni di povertà e disagio sociale, attraverso un contributo economico che permetta loro di fruire di beni di prima necessità e dell’istruzione opportuna perché diventino adulti indipendenti.

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