7 Ottobre 2022

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Il figlio, olio su tela, 70X100, Maggio 2010
Uni Info News apre una lente di ingrandimento non solo per i giovani, spesso artisti di gran talento, ma trascurati, ma anche per coloro che si sono affermati o si stanno affermando. I loro insegnamenti e il vissuto che hanno attraversato possono essere importanti valori a cui i giovani possono affacciarsi per crescere come persone e come artisti.
Per questo abbiamo deciso di intervistare Lara Leonardi, nata a Livorno il 21-12-1968, qui vive e opera. Ha conseguito il Diploma Superiore al Liceo Scientifico Sperimentale indirizzo Artistico a Livorno nel 1976 ed ha studiato filosofia all’Università di Pisa, estendendo i suoi esami soprattutto alla parte relativa all’Estetica, senza però conseguire la laurea perchè ha dovuto intraprendere fin da ragazza un’attività imprenditoriale familiare.
Molte sono le personali in varie parti d’Italia: a Milano, a Rimini, a Castagneto Carducci, nella stessa Livorno.
Non solo, nel curriculum troviamo anche delle collettive: a New York, Firenze, Treviso, Lucca.
Di lei hanno parlato in molti cito fra i tanti: Beatrice Buscaroli, Alessandra Redaelli, Davide Rondoni, Maria Gloria Riva, Mariella Carlotti, Roberto Filippetti, Giuliana Matthieù, Edoardo Rialti, Lucia Satta.

 

Quando ha iniziato a interessarsi al mondo della matita, del pennello e dei colori?


Fin da bambina disegnavo sempre, segretamente, e anche quando non disegnavo guardavo il mondo come se stessi disegnando.
La pittura è nata successivamente, in età adulta: io non la volevo, ma essa è entrata nella mia vita come un’esigenza dalla quale non potevo prescindere per esprimere quello che non potevo più tenere solo per me.

Tutti i quadri che ha dipinto sono volti. Perché questa scelta? Quale significato hanno quei volti, quegli occhi, quei lineamenti?

Io sono assetata di un volto; dipingo il volto ma esso non mi basta mai e ne ridipingo un altro, poi un altro ancora. Gli occhi mi attaccano, mi attraggono, mi incollano a quel volto talvolta sconosciuto che mi perseguita. I lineamenti contorti e allungati, talvolta deformati dicono della sofferenza e del cammino che occorre fare per scorgere un punto di luce.

Il poeta, olio su tela, 70X100, Febbraio 2011

Un volto maschile e uno femminile suscitano emozioni diverse? Con quale criterio sceglie un volto?

Uomini e donne affollano la mia mente; l’essere umano mi parla sempre e per me è mistero che non si esaurisce mai. Ognuno mi si presenta con un carattere ben definito. Mi accade di desiderare di dipingere un volto di una persona amica, o di un altra incontrata per strada perché quel suo particolare che ho intravisto (una cicatrice, una ciocca cadente di capelli, dei denti malandati…) rimane in me, si ingigantisce e rinasce nel quadro con una novità dentro; oppure mi accade di avere delle visioni: il mio compito, quindi, è quello di dipingere la persona che mi è apparsa di fronte agli occhi e di rimanere fedele ai suoi tratti.

Sembra che nei quadri che Lei ha dipinto vi sia un’evoluzione non soltanto nei colori, ma nel tratto, nelle pennellate, nelle espressioni dei soggetti? Se la policromia nelle prime opere è abituale, nelle ultime i colori scelti sono pochi, c’è un motivo?


La pittura è un cammino, un cammino che scava nella profondità dell’essere: occorre sporcarsi le mani di terra (di colore) per poter scoprire, vedere. In un primo passaggio amavo il colore puro, pur temendolo, perché il rosso, il blu, il giallo, sono come lame che tagliano. Successivamente ho
compreso che i colori possono convivere insieme. Adesso ho l’esigenza di impastare il colore in modo da formare, con tanti colori, un colore capace di mostrare il riflesso unico ed irripetibile di ognuno di essi.

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Beniamino, olio su tela, 80X120, Febbraio 2012
Le ultime opere sembrano potersi accostare a Modigliani, è da lui che ha preso ispirazione? Chi sono i pittori che la hanno influenzata maggiormente?

Le opere del 2011-2013 hanno un’impronta “modiglianesca”. Amedeo Modigliani è stato un maestro per me, soprattutto nella formazione del disegno da dipingere. Tale disegno, se non ha una forte struttura, nel momento in cui si tocca col colore ad olio, svanisce. Pertanto “Dedo” mi ha insegnato a concepire il disegno come una scultura: si estrae un punto (il primo tratto) da un niente apparente (la tela bianca), ma esso già lì sotto, era presente fin dall’inizio.
Tutta l’arte del 900 mi ha sempre interrogata perché parla dell’uomo come protagonista della storia.
Nell’ultimo anno 2013-2014 la mia pittura sta cambiando perché i miei occhi guardano la realtà in un modo nuovo, e le mie mani seguono fedeli ciò che gli occhi fissano. I quadri di questo periodo non appaiono ancora sul sito perché io preferisco, quando possibile, esporre le opere dal vivo in anteprima. Così è successo nella personale alla galleria Previtali di Milano 08 Maggio -28 Giugno e nella mostra alla Casa dei Carraresi, Treviso 21-29 Giugno. A Settembre farò invece un’altra personale a Pisa dove esporrò sia le opere precedenti che quelle di quest’ultimo anno.

Qual è la sua opinione riguardo l’ambiente pittorico livornese per un’artista che come Lei ha già avuto diverse affermazioni non solo in Italia, ma anche all’estero?

L’ambiente pittorico livornese per me ora è stanco, poco curioso verso ciò che accade e che è accaduto; non c’è un luogo vivo che valorizzi il passato e che dia spazio ad un confronto costruttivo tra i vari artisti. Io credo che ognuno di noi possa impegnarsi a testimoniare a tutti, attraverso il proprio lavoro ciò che di bello vive. Infatti nel 2010 ho esposto presso l’Istituto Mascagni dove ho organizzato insieme a degli amici un evento culturale “Chi sei tu che mi guardi” dove musica, pittura e scultura dialogavano insieme.

Marta con un nastro fra i capelli, olio su tela, 50X70, Aprile 2013

Qual è stata la personale che più l’ha impressionata e che Le ha regalato emozioni maggiori?

Ogni personale mi ha dato sempre l’opportunità di incontrare le persone e dialogare con loro di fronte ai miei quadri. Tali occasioni rappresentano per me una ricchezza dalla quale attingere: la domanda di un altro mi costringe a riguardare i miei quadri, che pensavo di conoscere, fino a percepirli in maniera diversa e vedervi “dentro”. La compagnia alle persone che vengono alle mie mostre è una dinamica che ha in sé un grande valore perché genera familiarità.

Lei ha fatto anche delle mostre all’estero. C’è una mentalità diversa rispetto a quella italiana per quanto concerne la pittura e l’arte in generale?

Ho notato, partecipando al Forum Internazionale delle arti a New York una curiosità vivace verso la persona, e questo fatto mi ha colpito. Gli organizzatori mi hanno fatto molte domande sul mio percorso pittorico ed erano perfino desiderosi di vedere anche il luogo nel quale dipingo. Non si sono accontentati di avere delle mie opere al Forum, ma erano assetati di una storia. E’ nato così, un video, girato dal regista Claudio Piccolotto mostrato in anteprima durante l’evento.

Cosa si sente di dire a quei giovani pittori che spesso si sentono scoraggiati e sviliti dalla società, dalle famiglie, dalle istituzioni?

Ai giovani pittori vorrei dire di guardare dentro al loro cuore per capire lealmente se ciò che gli arde nel cuore è una passione da coltivare o una vocazione da seguire fedelmente. La risposta a questa domanda determinerà l’impegno, l’energia, la responsabilità che potranno essere messe nell’affronto delle difficoltà poste dalla società, dalla famiglia e dalle istituzioni.

Inoltre vorrei dire loro quello che mi è stato insegnato e cerco di realizzare ogni giorno: concepire l’arte come un lavoro che non si esprime soltanto nel momento dell’ispirazione ma mettendosi all’opera sempre. Vorrei dire anche di verificare il proprio operato con chi è più grande, con qualcuno che si possa riconoscere come maestro, per non rimanere attaccati al proprio giudizio. Il lavoro, per me, è sempre rivolto a qualcuno, a qualcuno che ha un volto che mi aspetta e mi guarda; non è mai uno sfogo personale dei miei pensieri.

Per conoscere ancora meglio l’artista vi invitiamo a visitare il suo sito.

Matteo Taccola

matteo.taccola@uninfonews.it

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Matteo Taccola

Sono uno studente della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, curioso, estroverso, mi piace scrivere.
Ho voluto accettare la sfida postami da “Uni Info News”, mettermi alla prova e scrivere quello che penso con l’intenzione di potermi confrontare con tutti quelli che ci leggono.

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