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Qui su Uni Info News, il mercoledì è dedicato alla letteratura! Con cadenza settimanale, verranno pubblicati racconti e poesie di giovani autori da tutta Italia, selezionati dalla nostra redazione!

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Oggi pubblichiamo il quinto capitolo di una storia in sei puntate al confine tra sogno e realtà, firmate Alice RugaiBuona lettura!

SUNSET

I dolori della giovane Beatrice

di Alice Rugai

Caro diario, le giornate scorrono sempre più veloce verso l’esame e la maturità. Come se poi dovessero deciderlo loro, se sono matura o no. Bah. Oggi mancava di nuovo Thomas, ma stavolta mi aveva avvertita, quindi ero partita preparata alla noia. Quel vampiro ha cambiato la mia vita e sto diventando dipendente dal suo odore, dalle sue parole, dal suo respiro. Sono io la vampira, in realtà. Non vedo l’ora che venga a prendermi a casa oggi. Forse dovrei stare in casa a studiare, tanto abbiamo tutta l’eternità davanti… Eppure… ho sempre paura di non avere tempo…sono una dannata mortale dopotutto.

Quando Thomas ed il suo giubbetto arrivarono sotto casa di Beatrice, la ragazza era appena uscita dalla doccia. Suo padre era a lavoro, sua madre…. “Mammaaaaaaaaaaaa puoi aprire? Sono quasi pronta!” Driiiiiii.Driiiiiiiiiii. Evidentemente sua madre non era in casa. “Arrivoooo” .Avvolta da un asciugamano Beatrice andò alla porta e non appena il suo amato la vide la baciò appassionatamente. “Tho…Thomas.. Devo finire di prepararmi” “Non ti vestire” Beatrice lo osservò un po’ sconvolta, ai piedi delle scale. Sembrava deperito e doveva essere stato dal parrucchiere, perché aveva degli strani capelli. “Non volevo, Bea, scusa…” La ragazza corse fino a camera sua e Thomas la seguì piano piano. “Girati” gli ordinò, mentre si vestiva con i capelli ancora gocciolanti. “Sei veramente bella e, io, scusa…” “Non è un problema, è l’istinto” commentò Beatrice mentre si allacciava gli anfibi. “Solo che mi hai preso alla sprovvista…..Puoi girarti adesso”. Thomas la guardò dolcemente, con occhi che erano palesemente pieni d’amore e di sete di sangue e la baciò sul collo. Beatrice ebbe un sussulto, quasi una piccola paura, poi copiò il gesto. Iniziarono a baciarsi reciprocamente gli occhi, le guance, la fronte.. senza mai toccare la bocca. Thomas la prese per mano e si sedettero sulla testata di legno del letto. Si sentì il tonfo di alcuni libri che cadevano sul pavimento e Beatrice rise, poi spinse Thomas contro il cuscino. Finalmente le loro labbra si sfioravano, facevano finta di scappare per poi ritrovarsi in un epico idillio. I due ragazzi sorridevano, lasciando intravedere qualche dente fra gli sfuggevoli baci e per un momento Beatrice fu quasi certa di aver visto un canino di Thomas allungarsi. Le mani del ragazzo le accarezzavano dolcemente i capelli bagnati. “Dovrei asciugarmeli” commentò Beatrice. “In effetti qui c’è un lago”. Ma nessuno dei due riusciva ad allontanarsi dall’altro. “Beaaaaaaaa sono a casa!” urlò sua madre. Questo li fece scattare come soldatini.

“Tua madre è simpatica” commentava Thomas, calciando i sassi del vialetto “ed è di un tempismo perfetto”. Beatrice sorrise e lo prese per mano, infilzandolo con le sue affilate unghie viola. “Lo so… Ma comunque..” “No, certo, no, no…non volevo essere insistente..dicevo..” “Fammi finire la frase..Comunque senza lenzuola di seta mi rifiuto… E poi…mi vergogno” “Ma non ti voglio assolutamente obbligare, Bea” “No! No! Ma io lo voglio fare!” Thomas si era fermato nel mezzo della strada, sulle strisce. Beatrice si stava osservando le scarpe. “Solo che chissà con quanta gente sei andato a letto in questi secoli mentre..io…” “Ma quanto sarai scema!” urlò Thomas travolgendola in un abbraccio affettuoso. “Hey ,voi due, levatevi di mezzo” li ammonì un automobilista dal clacson facile. “Bea io non l’ho mai fatto con nessuno” “Non ci credo. Neanche una bella baronessa inglese dell’ottocento?” “No, e neanche una rivoluzionaria francese, se stai per chiedere: nessuno”. Beatrice gioì internamente e un po’ lo dette a vedere.
Beatrice guardava il suo riflesso nella vetrata del ristorante, seduta al tavolo da sola. Non c’erano state storie: cena coi suoi o chiusa in casa per un mese. Thomas ci era rimasto un po’ male ma aveva capito e aveva promesso che sarebbe andato a trovarla nella notte per sentire come era andata. La loro serata romantica era sfumata. Per prima arrivò sua madre e poi, qualche minuto dopo, suo padre, che commentò il suo look così poco adatto ad un ristorante elegante. “Avevo altri programmi, infatti”. “Tesoro, siamo preoccupati, tuo padre vorrebbe sapere…”. Grazie a dio arrivò il cameriere. “Una vodka, per piacere” “Bea!” “E una frittura mista, grazie” “Io…io…per me il vitello tonnato” balbettò sua madre. “Io una bistecca e il vino novello” “Bea, tesoro, da quando bevi alcolici?” “Da stasera” “Beatrice, io davvero non riesco a capire cosa stia succedendo” “Neanche io” replicò la figlia. Il vino e il bicchiere di vodka arrivarono subito. Suo padre guardò con approvazione il giovane cameriere sbarbato mentre sorseggiava il rosso, e questi si allontanò con un sorriso servile. Beatrice bevve metà bicchiere di vodka tutto insieme e iniziò immediatamente a sentirsi male. “Bea!” urlò sua madre che, dalla preoccupazione, non volendo, colpì il gomito di suo marito facendo finire tutto il vino sui suoi preziosi pantaloni anni ottanta. “Vado in bagno” esclamò sconsolata. “Bea sei un danno” “Come va con Eleonora?” “Ele..che?” “Papà mi fa schifo che tu tradisca mamma, ma il fatto che tu la tradisca con la Sforza mi impedisce proprio di avere relazioni umane con te” “Beatrice…. Devi capire che sono un uomo adulto e…” “Ah, si? Se è così essere adulti mi fa schifo. Io non sarò mai adulta” “Sei stata te a mandare un messaggio ad Eleonora? Bea?”. Ma la ragazzina si era già alzata, diretta verso il bagno. Sua madre si stava guardando allo specchio. “Mamma, scusa ma non ce la faccio proprio.. Godetevi voi una cenetta, ti lascio mezzo bicchiere di vodka..Torno con Thomas. Ti voglio bene” e la abbracciò. “Oh Bea, ci sarebbero così tante cose da dire..” “Così tante che è meglio stare zitti” “Ci vediamo a casa?” “Ci vediamo domani mattina, credo che tornerò tardi” “Ti voglio bene” “Anche io mamma, tanto” “Non fare cose stupidee!” Ma Beatrice era già fuori dal ristorante con il cellulare in mano.

“Non ho voglia di andare a casa, si va a fare un giro? Risp subito” “Ci troviamo alla fermata? Vengo col bus” “Ma non puoi venire a corsa?” “Certo…. Ma ci troviamo al bus, ok? Non è ancora troppo buio, vero?” “No, no..OK”

“Biglietti prego” annunciai ma, come sospettavo, fecero finta di non sentire e continuare a dormire. “Biglietti, ragazzi”. Il mio è un lavoro ingrato, ma questa è la legge, non è mica colpa mia. Io volevo fare lo scrittore ma non ho avuto fortuna. Sembrano così innamorati, stretti così vicini, lei con la testa appoggiata sul petto di lui. Mi ricordano quando io e la vecchia Maria si facevano le scampagnate notturne. In effetti è un po’ tardino per girare in bus. “Ragazzi, se non avete il biglietto sono costretto a farvi scendere. Niente multa, ma scendete immediatamente, ragazzi?”. Oh questo giovanotto mi ascolta, finalmente. Dopotutto non si sono neanche opposti, devono essere beneducati. Sarei curioso di sapere la loro storia. Di quella ragazzina che sembra ubriaca e del suo amico con lo zaino pieno. “Avete bisogno di aiuto?” Oddio ma cosa mi prende? Ora l’autista riderà di me, sono certo, eh ma su di lui sì che ci sarebbe da ridere, con tutte le corna che si porta a giro. “No, ormai non c’è più niente da fare”. E che risposta è? Sarei proprio curioso di sapere cosa mai volesse dirmi quel ragazzo che assomiglia così tanto a me da giovane. Sarei proprio curioso di vedere che bel romanzo romantico ci verrebbe fuori. Lo devo anche aver già visto quel tipo.

“E ora che si fa?”. Il buio era arrivato, ma mi trovavo con un vampiro ed era una garanzia di sopravvivenza. La testa mi girava a mille. “Dovremmo essere vicini alla radura” ipotizzò Thomas “ma non mi sembri in condizioni di camminare molto. Magari aspettiamo qui che tu ti riprenda e poi torniamo a casa con il prossimo bus”. Le giornate si erano fatte più calde, così come le serate, forse perché si avvicinava l’estate o forse perché non reggevo l’alcol. Camminammo per qualche minuto mano nella mano e poi Thomas trovò uno spiazzo illuminato dal chiarore di luna. “Adesso ci vorrebbe Chopin” commentai, forse, non ricordo bene. Poi lui tirò fuori un pacchetto e io strappai tutta la carta. Poi non ricordo bene, avevo una voglia pazzesca di baciarlo e baciarlo e baciarlo e anche lui mi baciava, baciava, baciava.. C’erano delle lenzuola, il suo cuore batteva forte e le sue spalle, sopra di me, erano illuminate flebilmente dalla luna…

“Buongiorno principessa delle tenebre”. Il sole batteva forte sulla schiena di Thomas e sugli occhi di Beatrice e alla ragazza ci volle un po’ di tempo prima di rendersi conto del mondo che la circondava. “Buongiorno…” sorrise al suo amato, ma rimase sdraiata. Le sue mani scivolavano sopra qualcosa di estremamente liscio e fresco. “Oddio!” si alzò di colpo e scoprì che si trovava su delle meravigliose lenzuola di seta rossa. “Oddio abbiamo fatto sesso e non mi ricordo nulla!” Thomas si mise a ridere ed iniziò a baciarla sul collo. “Sei tutta vestita, sciocchina, cosa vuoi aver fatto?”. In effetti aveva ancora indosso i suoi vestiti, si sentì estremamente stupida. “E la tua maglia?” “Me l’hai levata ieri sera e l’hai lanciata nel buio, la sto cercando” .Beatrice rise. “Sono proprio scema” “Eri solo ubriaca, non volevo approfittarmene” “Sono bellissime le lenzuola, grazie” “Prego”. Ma dove lo trovava un vampiro così dolce? Dove? Era proprio fortunata. La ragazza si alzò, ripiegò le lenzuola e aiutò Thomas a cercare la maglia. Era finita dietro un piccolo cespuglio assieme al libro che aveva rubato dalla Biblioteca Dimenticata di scuola e.. “Oddio Thomas! Non siamo andati a scuola, di nuovo!” “Calmati piccola secchiona, c’è un autobus fra venti minuti che ci farà arrivare in tempo per il suono della prima campanella” “Ti amo” “Lo so…ma che libro è?” “Quello che ho rubato a scuola” “Fammi vedere”. Thomas prese il libro in mano. “Che gusto c’è a leggere le lettere di qualcun altro?” “Beh è un poeta famoso e le sue lettere d’amore sono così dolci, così perfette…” “Oh amor mio, perché la nostra gioia è così breve e fuggevole? Quanto durerà questo stato di cose? Sai tu, mia adorata Mary, che nella tua assenza mi sento quasi degradato al livello degli uomini volgari ed impuri?” iniziò a leggere enfaticamente il vampiro, gesticolando teatralmente. “Puà” aggiunse infine “posso fare di meglio.. Questa Mary Wollstonecraft non ha avuto il piacere di conoscere Thomas Ramsauer”. Beatrice rise. “Sarai il mio Percy, dunque, attendo con ansia una tua missiva” “Pensavo lei volesse un Dante che la beatificasse, signorina Beatrice” “Non sia sciocco signor Ramsauer, molto meglio un romantico vampiro che mi porta alla dannazione eterna“ “Dunque mi vuole un po’ Shelley e un po’ Baudelaire?” “Andiamo o perderemo il bus” “Le nuvole minacciano pioggia”

“Allora ragazzi qui la tematica fondamentale è il panismo, l’unione fra l’uomo e la natura, questa metamorfosi, questa fusione…nell’Alcyone è molto presente, e la poesia più esplicativa in questo senso direi che è proprio “La pioggia nel pineto” “
“Bea, perché non hai la cartella?” domandò Anna “Storia lunga. Mi presteresti un foglio?” “Il tuo cellulare continua a vibrare” “Mia madre…le rispondo a ricreazione” “Anche Thomas non ha la cartella… Siete tutti bagnati..Avete fatto sesso, lo so” “Oh ma non sai proprio pensare ad altro? ”” Guarda che non sono stupida e…” “Taci”
“Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane” sussurrava Thomas nell’orecchio di Beatrice nella confusione della ricreazione. I loro vestiti si erano quasi asciugati. “La storia si ripete” “Cosa?” “ D’Annunzio, il pineto… Gli innamorati, è sempre la stessa storia, non è un sentimento originale, alla fine le storie sono tutte uguali” “Già, siamo due banali innamorati” Thomas si scosse un po’ i capelli schizzando tutta Beatrice. “Dannato vampiro” “I am only a little owl who lost its way home”. Beatrice non resistette e continuò il testo della canzone, fino al suono della campanella, felice.

Caro diario oggi sono sei mesi che sto con Thomas e vivo nel terrore che possa andarsene. Stare con lui è il paradiso. Mio padre se ne è andato, finalmente, non voglio sapere dove, ma temo dalla sua cara Eleonora che adesso sorride spesso a scuola. Non si parla ancora di divorzio in tribunale, ma si farà presto ad arrivare agli avvocati. Mia madre è distrutta ma è una donna forte, sono sicura che starà meglio. Le sta simpatico Thomas, ovviamente non sa che è un vampiro. Prima o poi si parlerà di vampirofobia come di omofobia o razzismo. Perché discriminarli? Alla luce del sole riescono a stare grazie a uno speciale liquido, che è il contenuto della boccetta, ed ogni tanto vanno a caccia, come un sacco di gente. Thomas è pulito e non vedo perché ci debbano essere problemi nelle relazioni fra un essere umano ed un vampiro. Anzi, è tutto molto normale, credevo sarebbe stato più pericoloso ed avventuroso. Ma di certo non mi lamento. Stasera si festeggia a casa sua. Non mi ha mai portato a casa sua, sono emozionata, è la prima volta stasera.

“Bea, chiudi il diario o perderai l’autobus”

Non appena scesi dal bus c’era Anna che mi fissava con un sorriso enorme, con dietro il solito Giacomo assonnato. Mi tolsi l’ipod dalle orecchie per scoprire cosa ci fosse mai per essere così felici di Lunedì mattina, con un compito di matematica alla prima ora. “Buongiorno, Bea” mi salutò Giacomo. “Oh Bea, Bea, è una sorpresa ma…oddio…passa dalla piazza, secondo me siete due matti ma siete anche dolci”. Fissai per un attimo la mia pazza amica così anni novanta con quel suo solito toppino rosa barbie e poi capii, e mi misi a correre. In Piazza Shelley c’erano state delle modifiche. Il busto del mio poeta preferito sfoggiava uno scintillante collare con le borchie e sotto l’iscrizione c’era un piccolo striscione con su scritto “OWL I NEED IS YOU”. Rimasi lì fissa ad ammirare quel capolavoro, poi arrivò Thomas e il mio cuore balzò come al solito. “Salto il compito, ho da fare, stasera ti vengo a prendere alle otto” “Grazie di essere fuggito dalla Germania. Grazie di essere venuto in questa cittadina di mare ed aver cambiato la mia vita per sempre. Grazie di esistere, Thomas” Lui in risposta mi fece un inchino e fuggì veloce e nero come un pipistrello.

“Hey Bea, Thomas non c’è neanche oggi?” “Ciao, Federico, no, aveva da fare” “Senti, ti volevo dire che io lo so, e se hai bisogno di qualsiasi cosa io ci sono, non so esattamente come rendermi utile ma..” “Sai cosa?” “Del piccolo segreto di Thomas, tranquilla, capisco se lo vuole tenere nascosto” “E tu come diavolo lo sai?” “Mia madre lavora al reparto trasfusioni” “Ah” .Ecco quindi dove prendeva le boccette. “Si è inserito abbastanza bene nella classe, non posso dire di essere proprio suo amico ma di qualsiasi cosa avesse bisogno..” “Grazie, ma non credo proprio che abbia bisogno di nulla” “Certo, certo, non lo voglio trattare come “speciale”, cercavo solo di essere gentile” “Thomas è speciale” “Sì, sì, scusa, non dovevo dirti niente, in effetti io non c’entro nulla, è che non è giusto, ci si sente così impotenti di fronte a certe cose..Tu stai bene?” “Certo, non siamo così diversi… Mi sono sentita più impotente di fronte al compito di matematica”. Federico rise con qualche dubbio sul labbro superiore, annuì e tornò a chiacchierare con gli altri maschi della classe. “Che ti diceva il Giacometti?” “Mah, nulla, è un tipo strano” “Senti chi parla, da che pulpito” commentò Anna.

“I miei non ci sono stasera, abbiamo casa libera tutta per noi” “Dove sono?” “Sono dovuti partire per faccende da vampiri, roba di clan tedeschi” “Wow” Beatrice stava osservando la macchina di Thomas e il suo modo di guidare. Era così elegante il suo gesto nel cambiare marcia, nel girare la testa in contemporanea al volante. “Bea io ti amo ma devi sapere che…” “Che?” Beatrice sapeva grazie ai numerosi film strappalacrime di sua madre che le avversative dopo il verbo amare non promettevano niente di buono, ma fra loro era tutto a posto. “Che sono un pessimo cuoco e allora ho ordinato cinese” “Tutto qui?” “ Già. Odi il cinese scommetto” “Non dire scemate, va benissimo qualsiasi cosa, l’importante è stare assieme” “Già” “Ti percepisco un po’ nervoso” “Sono le curve, casa mia è in cima. Stai bene, vero?” “Certo Thomas e ti amo e rilassati” “Hai ragione”

La cena era buona e la casa era stupenda. Una di quelle vecchie ville così elegantemente vittoriane dal fuori e così high tech dentro. Thomas era evidentemente nervoso mentre Beatrice si gustava gli spaghetti di riso osservando tranquilla il vampiro alle prese con l’apri bottiglia. Brindarono con lo champagne, circondati da quadretti impressionisti e da un mega televisore al plasma. “Adesso potremmo guardare un film” propose Thomas, in camicia nera e jeans sdruciti. “Approvo” disse Beatrice stendendosi sul divano. Thomas sbarrò gli occhi. “Mia madre vuole che la gente si levi le scarpe, scusa”. La ragazza lo guardò con un sorriso divertito, era troppo tenero così, quasi impacciato. Le si avvicinò e iniziò a sfilarle gli anfibi, sfiorandole le gambe. Ad un tratto toccò il ginocchio e Beatrice lo guardò fisso. Lui si avvicinò timidamente alle sue labbra e lei rispose al bacio come attratta da una forza magnetica. Le mani dal ginocchio salirono sulla coscia e Beatrice intrufolò le sue dita affusolate sotto la camicia nera, alla ricerca di quelle spalle che le ricordavano quella notte di luna. Aprì la camicia piano piano e poi gliela tolse delicatamente, mentre lui le alzava il vestito di pizzo nero di Zara comprato grazie alla pietà di sua madre e della sua carta di credito. “Sei ubriaca?” le chiese poi il ragazzo, fermandosi improvvisamente come colto da un dubbio atroce. “Sì, sono ubriaca di te”
“Pessimo topos”
e il vestito scivolò via assieme al pudore e alle preoccupazioni.

“Beatrice apri questa porta ti prego, devi mangiare qualcosa”. Non è possibile che mi abbia abbandonata. Non è il tipo, non posso essere stata ingannata in questo modo, non è possibile, non è possibile.
“Bea ti prego mangia qualcosa e dimmi cosa è successo” Ancora non si è fatto sentire, eppure ero sicura mi amasse. Ne sono certa. Ma dove è adesso? Dovrei preoccuparmi?

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Image by Francesca Croci

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Alice Rugai
Alice Rugai

Alice Rugai è una giovane scrittrice fallita della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Pisa. Grafomane da sempre, ha pubblicato Romanticite con la casa editrice Aletti. Responsabile della sezione Arte e Cultura del quotidiano di moda online MIME, adesso è alla disperata ricerca delle parole giuste, se mai ce ne sono, in prosa. Appassionata di letteratura e di arti in genere, scaricatrice pirata compulsiva di film mezzi sconosciuti e period drama della BBC, spera di poter fuggire presto in erasmus nella patria dei teinomani. Come ogni Alice che si rispetti passa, ma non perde, la maggior parte del tempo fantasticando curiouser and curiouser. Convinta che recitare sia sinonimo di vivere, si intrufola nei palcoscenici da più di dieci anni e non sembra intenzionata a smettere.

 

francesca
Francesca Croci

Fracesca Croci, soprannominata Skellington per ovvie passioni, attualmente si dedica alla Grafica D’arte all’Accademia di Belle Arti di Carrara, è appassionata di cinema ed arte, di ogni tipo, i suoi miti sono Kafka, Bosch e Giger. Il suo principale difetto è la sua nevrosi e la sua compulsività; non si separa mai da penna e fogli.

Ama leggere, adora la cioccolata e gli insetti.