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Qui su Uni Info News, il mercoledì è dedicato agli scrittori: con cadenza settimanale, verranno pubblicati racconti e poesie di giovani autori da tutta Italia, selezionati dalla nostra redazione! Oggi vi presentiamo La Telefonata, un racconto breve di Marco Bonavia, viterbese di nascita, rugbista per passione e intenso, fulminante scrittore. Buona lettura!

Scrivi poesie o racconti? Hai un romanzo nel cassetto? Contattaci all’indirizzo giulia.pedonese@uninfonews.it ricevi un feedback dalla redazione e pubblica con noi!

La telefonata

di Marco Bonavia

Una ragazza risponde al telefono.
“Pronto?”
“Ciao cara, ti disturbo? Ti devo dare una notizia orribile, sono tutta sconvolta. Non faccio altro che piangere.
Guglielmo non ce l’ha fatta… Il mio Gu… Non riesco a smettere di piangere. Lo so che ci eravamo lasciati, però… e poi è passato così poco tempo. Per me era ancora mio, e lo sarà per sempre.
No, ti prego, non piangere, sto già piangendo tanto io! Lo so: il mio Gu!
Me l’hanno detto i suoi poco fa per telefono e mi è crollato il mondo addosso. Però mi sono presa il carico di fare qualche giro di telefonate, così ho pensato di dirlo anche a te. Anzi, se volessi anche tu avvisare qualcuno, fai pure. Mi faresti un bel piacere. Sento la testa scoppiare. Mi sento malissimo. Cioè, stavamo insieme e adesso… tra l’altro, i suoi mi hanno detto una cosa sconvolgente! Cioè, oltretutto, in questo frangente devo scoprire certe cose!
Tutte a me… Tutte a me.
Comunque, lo sai cosa? Scusa se ne parlo con te, forse mi prendo troppe libertà, ma sono troppo sconvolta. Sai, eri quella un po’ più esterna al gruppo, non ci siamo mai conosciute a fondo, ma devi sapere che io e Guglielmo eravamo molto legati. Intimamente legati, anche da prima di metterci insieme. Poi quando ci siamo messi insieme…
E ora! Vengo a sapere da sua madre che lui si vedeva con un’altra ragazza recentemente!
Pensa io come ci sono rimasta.
Si, sono proprio sconvolta. Guarda, come se non bastasse tutto il resto. Che vita.
Che avrò fatto per meritarmelo; eravamo una così bella coppia, mi ero così impegnata con lui, così esposta… Non ci posso credere: il mio Gu!
Ci amavamo, anche se lui aveva avuto uno sbandamento, io lo sapevo che ci saremmo rimessi insieme. Questa ragazzina, questa storiella, non sarebbe durata mai. Ma la cosa che mi sconvolge è che mi ha detto la madre – lui gliene aveva parlato – che questa qui era una della cerchia, della nostra cerchia. Oh, ma guarda, adesso ho altro a cui pensare. Veramente di questa non me ne voglio occupare, non ancora. Ma scoprirò chi era, e come si è permessa. Lui, va bene, ha sbagliato, non doveva mettersi con una del mio gruppo, come gli è venuto in mente? Ma lei ad accettarlo? Che persona sei? Sul serio, se non fossi sopraffatta dalla disperazione, lo sarei dallo schifo. E dopo così poco tempo! Come fai ad andare avanti? Come fai a lasciarmi e dopo metterti con un’altra? Oltretutto, l’altra viene dal nostro stesso gruppo! Vorrei sapere chi è stata capace di pugnalarmi così, di farmi questo… anzi, ancora non ho la forza di chiedermelo, non ancora: sto troppo male.
Dopo tutte le cose che mi sono successe… dopo tutto quello che ho passato… dopo tutte le difficoltà che ho incontrato, questa è proprio la mazzata finale. Non so come farò ad andare avanti. Non solo il mio ragazzo è morto – il mio Guglielmo, ancora non ci posso credere! – ma stava anche con un’altra, un’altra del gruppo, quindi una che conosceva, e dopo così poco tempo. Hanno fatto tutto alle mie spalle, sì, doveva essere tipo una storia segreta. Lui l’aveva detto giusto da poco alla madre. Tutte a me… poi, lo strazio di sentire la madre ridotta in quel modo. Uno straccio, ti giuro, uno straccio.
Sì, lo so, è terribile: dobbiamo farci forza; chissà che questo non ci avvicini un po’ di più. Io andrò avanti, ce la farò, ma se vorrai aiutarmi e starmi vicina, te ne sarò grata.
Ti ho avvisata tipo per prima perché so quanto eravate amici e del vostro ottimo rapporto. Magari sentiamo pure gli altri del gruppo, che in tanti aspettavano notizie. Dio, staranno malissimo. Speriamo mi stiano vicini. Speriamo che tutti ci sosteniamo un po’.
Non faccio altro che piangere. Non riesco a fare altro.
Su, forza, non piangere più cara.
Comunque niente, volevo solo avvisarti, visto che anche tu lo conoscevi abbastanza bene. Magari diciamolo un po’ in giro. Sì, spargiamo la notizia.
Sì, io ce la farò, sono una roccia. Ma non mi dimenticherò mai di lui. Il mio Guglielmo, tutte le cose belle nostre. Alla fine quell’altra sicuro non contava niente. Eravamo noi…
Dai, non continuare a piangere, ti prego.
Su, su.
Ora scusa, ma magari continuo a fare telefonate. Era giusto per avvisarti.
Ciao ciao.”

La ragazza attacca. Riprende a piangere. Stava piangendo già da prima.

 

telephone lines

foto profilo rid  Marco Bonavia, classe 1992, nasce a Viterbo. Studia lettere antiche all’università di Pisa. Ama i libri e il rugby, che però non ricambiano e gli hanno chiesto di rimanere amici. Attualmente gioca nel Rugby Livorno 1931, dopo essere cresciuto nell’Union Rugby Viterbo.