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2018 odissea voto all’Estero: quando votare non è più un diritto

Alice Rugai - 6 marzo 2018
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Il diritto politico, come tanti altri diritti acquistati con lotte e proteste e sacrifici, viene spesso dato per scontato. Ma non lo è affatto. Ed è quando sei lì lì per perderlo, che ti rendi conto di quanto sia dannatamente importante che tu faccia una maledettissima croce su un simbolo, anche se tappandoti il naso. Votare è importante soprattutto in un paese con un tasso di astensionismo alto.

Quest’anno tutti i cittadini italiani sopra i 18 anni erano chiamati a votare per la Camera, sopra i 25 per il Senato. Per la prima volta avevo diritto a due schede. Però io sono uno di quei, numerosissimi, italiani all’estero, di cui quasi nessuno parla mai. In questa campagna elettorale, che in realtà era più che altro uno show per idioti dove non si è fatto altro che strumentalizzare fatti di cronaca, i partiti di destra hanno trovato il capro espiatorio di tutti i problemi nell’immigrazione, e i partiti di sinistra si sono dovuti muovere per chiarificare l’ovvio, ovvero che l’Italia è un un paese fondato su una costituzione antifascista che ripudia il razzismo. Tutto quello che mi sembrava ovvio, dall’empatia verso altri esseri umani al mio diritto al voto, in queste elezioni è stato messo in dubbio.

Ho visto molta più polemica che politica e nessuno ha parlato di emigrazione italiana. Perché se c’è tanta gente che arriva, ne abbiamo tantissima che se ne va e le cui storie non vengono narrate perché non fanno una bella pubblicità al Belpaese tutti quei giovani che scappano verso un welfare migliore e dopo mille peripezie hanno il modo di trovare un lavoro decente, con contratto regolare, pagarsi l’affitto e pensare al proprio futuro non come ad una protesta ma come ad un cambiamento.

In Italia se parli di mancanza di futuro, o fai della retorica da bar, o sei uno che protesta. Certo, c’è anche chi arriva all’estero e finisce ghettizzato per la lingua, o si autoinfligge un lavoro a nero in un ristorante italiano, che nella maggior parte dei casi aiuta i connazionali privandoli del salario orario minimo del paese in cui si trovano e del giorno libero.

Ma la storia del laureato in filosofia che va a fare il lavapiatti all’estero, è vera fino ad un certo punto. Ci sono paesi dove le cose funzionano meglio, non perfettamente, ma meglio. E basta con la storia che all’estero se ne vanno solo i “geni da Cern”, perché ormai abbiamo un’immigrazione che copre tutti i gruppi sociali. Se ne va sempre più gente, se ne va tutta la gente che con la cultura vorrebbe campare, se ne va la metà della potenziale industria creativa e i giovani, in generale, i giovani che non vedono i loro diritti rispettati.  E voi, tutti questi li fareste votare o no?

Il diritto di voto all’estero è assicurato. Non è che se uno si sposta, improvvisamente perde i diritti politici o civili, però diventa un cittadino di serie B. Alle politiche, infatti, i circa quattro milioni di italiani all’estero eleggono soltanto 12 deputati e 6 senatori. Quattro milioni di italiani residenti in Italia eleggono invece, in termini di peso numerico, circa 50 deputati e 25 senatori (ovvero il quadruplo).

Se si vive all’estero per più di un anno è consigliabile (diciamo che c’è una legge che però non rispetta quasi nessuno) iscriversi all’ A.I.R.E ovvero il Registro degli Italiani all’estero, così responsabili per i nostri documenti diventano i Consolati sparsi per il mondo. Questo ha un lato pratico da non sottovalutare, ma talvolta il servizio che viene offerto è così scarso che viene più da pensare ai lati negativi dell’iscrizione, come ad esempio la perdita della copertura sanitaria della tessera europea, che in paesi in cui la sanità è privatizzata o quasi, può rivelarsi un notevole problema economico.

Comunque il servizio per il diritto al voto consiste nel ricevere un plico per posta con le schede elettorali. Peccato che i plichi non arrivino quasi mai, basta controllare i post sui gruppi facebook come “Italiani a Berlino”, “Italiani a Londra” e via dicendo. Dovevamo aspettare fino al 18 i plichi, e se non fossero arrivati ci saremmo dovuti recare al Consolato a richiedere un duplicato.

Sembra facile ma c’è un notevole problema: il numero dei consolati. Ad esempio, il consolato di Berlino copre una vasta area e non è che tutti hanno il tempo o i soldi o la voglia per farsi due ore di treno per un errore di qualcun altro. Ma non c’è modo di fare la richiesta online, bisogna sempre andare di persona per fare la maggior parte delle cose, e questa pessima logistica scoraggia la maggior parte degli elettori all’estero.  Lo stesso è avvenuto per la raccolta di firme di alcuni partiti nuovi, come Potere al Popolo che non era presente sulle schede all’estero perché non ha raggiunto il numero di firme necessario ai consolati ( che in quel caso neanche hanno fatto aperture straordinarie, quindi era veramente difficile per un lavoratore normale trovare il tempo di andare a firmare).

Io tuttavia abito a Berlino, quindi impiego solo un’ora per raggiungere il consolato. Ho chiamato il 20 sera perché il mio plico non era arrivato e mi hanno detto che potevo fare solo la richiesta di persona. A causa dei miei orari di lavoro sapevo che potevo andare al consolato solo il 1 marzo, ovvero l’ultimo giorno possibile per votare all’estero. Ho chiesto in giro se ci fosse un’altra soluzione e mi è stato linkato un indirizzo mail dove era possibile fare una richiesta entro la sera stessa. La sera stessa ho fatto richiesta via mail, ma evidentemente troppo tardi perché mi è stato risposto che dovevo andare di persona.

Fu così che il 1 marzo alle ore 14.00, ovvero appena uscita da lavoro, mi sono recata al Consolato per richiedere il duplicato del mio plico. Ci pensate? Richiedere un duplicato di scheda elettorale significa che c’è un’altra copia andata persa da qualche parte. Un po’ terrorizzata per il mio povero plico originale, nelle mani di chissà chi, ma al contempo tentando di non fomentare teorie complottiste basate sui fatti di Colonia e del Canada, entro in ambasciata e chiedo.

A quanto pare il mio plico non è andato perso insieme a molti altri, perché non è stato neanche spedito. La mia iscrizione all’Aire è troppo recente perché io possa comparire nei registri dell’elettorato: devo tornare a votare in Italia. Mi arrabbio, perché non è possibile che nessuno abbia pensato di mandare una mail a coloro che si sono iscritti al’Aire “in ritardo” per avvertirli che dovevano votare in Italia o fare una richiesta al comune di ex residenza. Non è possibile, ma sta succedendo e fanno per mandarmi via.

Mi impunto, dico che io non posso prenotare un aereo per il 4 Marzo adesso, e che tutto questo è irresponsabile e denota mancanza di professionalità e serietà in una materia delicata come le elezioni. Allora mi viene detto che l’unica opzione è riuscire ad ottenere un Nulla Osta dal comune di ex resisdenza entro le ore quattro. Dall’Italia riescono a contattare l’elettorato ma io non risulto più nelle liste, essendo iscritta all’Aire, e il Nulla Osta è solo una trappola kafkiana. Aspetto. Ho venti minuti ancora per votare, deve arrivare una mail dal mio comune di residenza al consolato e devono darmi quelle benedette schede. Comincio ad alterarmi, anche perché se non era per il numero che davo io, il Consolato non era riuscito a mettersi in contatto telefonicamente, e un impiegato mi dice “Certo Signora, lei è venuta all’ultimo, se fosse venuta il 19 tutto questo non sarebbe successo”. La situazione era così paradossale che ho risposto in maniera quasi cortese dicendo che era colpa loro, non dell’impiegato, non del Consolato forse, ma loro, non mia. Loro intesi come sistema organizzativo pessimo, che non rispetta i diritti dei cittadini all’estero o almeno non si impegna abbastanza perché vengano rispettati. Un sistema organizzativo pessimo che non fa altro che rispecchiare lo Zeitgeist della Patria.

“Ragazzi, non vedo l’ora di avere la cittadinanza tedesca, e dimenticarmi di quel paese di idioti”

 “Non c’è la sinistra nelle schede, i plichi non arrivano??? Di che stiamo parlando?”

“A me del voto non è mai fregato un cazzo”

Ho votato, a 5 minuti dalla chiusura dei seggi. Ho votato ed è stata come una vittoria, ma non avrebbe dovuto essere così difficile. Dovrebbe essere una cosa ovvia il voto, ma quest’anno c’è stata la Politica del Dubbio come non mai. E la Politica dell’Astensionismo e del Menefreghismo come non mai.

E in questi casi si sa come finisce. Quelli con meno dubbi si sa chi sono, sin dall’inizio dei tempi.