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Aforisma 125: La Sinistra è morta

Fabrizia Capanna - 6 marzo 2018
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Dedicato a un uomo che, a più di 80 anni, ha sfidato un ascensore rotto e otto piani di scale perché il suo voto cambiasse qualcosa.

Perché la nostra Democrazia è la cosa più bella del mondo, ma i giovani non hanno memoria, e non possono capirlo

Ho aspettato a pubblicare questo pezzo in attesa di smaltire l’amarezza, credendo di aver scritto qualcosa di troppo ideologico, per la suggestione della delusione. E forse è così, ma il day after mi ha solo confermato quello che era l’unico pensiero possibile alla luce dell’apocalisse post-elettorale.

La Sinistra? Non pervenuta.

Le prime pagine dei quotidiani in patria evidenziano la crisi politica, l’incertezza di una situazione in cui vincere non è stata cosa di nessuno e la sinistra è capitolata, ha fallito, condannata ad una umiliazione perpetua con Renzi legato al carro del vincitore da mostrare alla folla giubilante.

Nel resto del mondo invece la prospettiva è rivolta ad analizzare le conseguenze reali di questo risultato. Il pensiero comune va alla pericolosità della minaccia dell’ascesa delle forze antisistema, degli eurofobici, dei nazionalisti xenofobi che spostano l’ago della bilancia proprio nel momento in cui l’Europa è maggiormente vulnerabile.

Forze che vanno a indebolire il blocco dall’interno, unite alle sempre più prepotenti pressioni esterne, ma soprattutto alla deriva destrista che sta nutrendo l’insoddisfazione dei miserabili di tutta Europa.

 

E così è stato, dunque: ignoranza e disagio sociale hanno sfamato lo smarrimento e la suggestionabilità dell’elettorato, facendo in modo che tutti quei voti che nel 2013 erano stati del Pd convergessero ai contrapoder.

Lo strumento di protesta è stato cercato (e l’uomo si illude, sì!, di averlo trovato) nella demolizione del sistema-nemico in favore del “cambiamento”.

Un cambiamento vestito da rivoluzione che nella realtà non solo è incerto, ma anche destabilizzante e destinato al sicuro fallimento. Così la maggioranza è un miscuglio radioattivo di populismo e intolleranza, frutto del disorientamento, dell’angoscia di un’epoca storica senza precedenti, che ha come previsione stimabile solo quella di poter peggiorare. Originato da una situazione oramai ingestibile, da un peggioramento senza uguali delle condizioni di vita, in cui il lato economico trascina a fondo quello sociale e viceversa.

L’elettore medio vive una realtà quotidiana fatta di disagio sociale, non occupazione, incertezza, fomentato dalla politica ad individuare il colpevole di tutto ciò in un solo nemico comune. Possiamo quindi veramente dargli la colpa di questa deriva?

 

Possiamo ammettere che in questo assassinio popolare sia stata la Sinistra stessa ad armare la mano della folla. E lo ha fatto dividendosi, annacquandosi nel disperato tentativo di sopravvivere raccattando voti di simpatia. Virando al centro (se non più in là) e pescando alla cieca in un elettorato che aveva già idee chiare per proprio conto. Purtroppo per lei però, l’ideologia non è contrattabile.

Non è una coincidenza che nel cimitero del post-elezioni la maggior quantità di pietre sulla tomba della sinistra sia stata posta dalla working class.

La classe lavoratrice in miseria ha preferito voltare le spalle alla propria casa e guardare a destra senza voltarsi indietro. Chi nel momento del bisogno ha sempre guardato a Mamma Sinistra si è fatto sedurre dalle sirene delle velleità.

La Sinistra operaista non esiste più, è morta da tempo, ed è questo il più grande dei fallimenti della gauche: l’essersi allontanata (trascinata dalla deriva della storia) dallo strato sociale che per natura era chiamata a difendere.

Il voto a sinistra è ormai un privilegio che si possono permettere in pochi.

So che tutto ciò suona profondamente ideologico, ma questo è sempre stato il gran male della sinistra. O forse è stata proprio la settarietà ad averla salvata per tanto tempo.

 

La verità è che per la prima volta nell’Europa moderna, quella post secolo breve, possiamo vedere il volto del fallimento. Ma non è un fallimento politico, è un fallimento storico. Un fallimento sociale. Un fallimento culturale.

Si può fare pulizia, si può mandare a casa Renzi, si possono rottamare tutti i dinosauri, gli invischiati, i renziani ormai compromessi nella affidabilità. Si può fingere che l’ultima legislatura non sia stata solo un capro espiatorio. Si possono dire cazzate da campagna elettorale, si può raccontare del bisogno di far fronte comune per rinascere, di superare le divergenze e focalizzarsi sulle fondamenta per tornare nel cuore degli italiani. Ma il problema è molto più grande di ciò che si vuol vedere.

Una percentuale pesantissima ha votato qualcosa che del centrodestra non ha più nulla. Mai come adesso il vento aveva soffiato così a destra, e lo 0,7% ottenuto da chi nell’arco politico non dovrebbe proprio essere ammesso, per onore della nostra tradizione costituzionale, per la memoria della nostra storia e dei nostri morti, dovrebbe allarmare più di quanto non faccia in realtà.

C’è chi dice che chiamare “populismo” qualcosa che ha raggiunto più del 50% dei voti non sia più coerente. E forse non è così difficile da capire, poiché ciò che l’elettorato italiano ha dimostrato Domenica è che non è nella classe dirigente della Sinistra che non ripone più fiducia, ma nei valori che l’hanno sempre distinta, nei valori sociali che hanno fondato la nostra Repubblica e che decenni di benessere hanno evidentemente fatto dimenticare alle coscienze nazionali.

È tutto così spaventosamente già visto, come un incubo dejà-veçu, ma di cui ci ricordiamo i contorni troppo labilmente: al popolo non interessa più l’uguaglianza, né la giustizia sociale. È disposto a sacrificare la propria libertà di coscienza in cambio di un salvacondotto per la comodità. Preferisce tapparsi gli occhi e abbandonarsi nelle mani dei sicari che agiranno al loro posto facendogli credere di aver lasciato le loro mani pulite.

La Sinistra come garanzia democratica ha perduto ovunque il suo significato e il suo ruolo. Ha perso la propria identità, e la lezione storica che ci è stata concessa è la scomparsa dell’ordine guadagnato in questi decenni di costruzione del modello più bello di Stato democratico. Non è Renzi la causa della crisi di senso di tutta la Sinistra del mondo.

La crisi dell’ideologia di sinistra rompe l’equilibrio, sfonda l’ultimo baluardo a difesa dell’ordine, e tutto cade. Saremo più capaci, in questo nuovo ordine del terzo millennio, di credere in qualcosa? Esisterà ancora un ordine, e a che prezzo sarà ottenuto?

Perciò immagino il folle aggirarsi oggi per i seggi vuoti urlando: “Che altro sono ancora queste urne, se non le fosse e i sepolcri della politica?

Cosa sono, se non la fine della nostra amata Repubblica.