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Il nuovo anno in Italia sembra iniziare positivamente. Già a fine gennaio il FMI ha previsto un aumento del PIL italiano del 0,4% e altri istituti hanno previsto rialzi perfino superiori. Ma è bene non sbilanciarsi. Il fatto che “la luce in fondo al tunnel” non venga vista solamente da persone di discutibile competenza per affermarlo con tanta sicurezza, ma anche da organi influenti sovranazionali, è un’ottima notizia per gli italiani; non dimentichiamo però che le previsioni, per quanto accurate, non sono altro che argomenti fondati su ipotesi spesso claudicanti e per questo infatti, a volte non verificatesi.

Segnali positivi nei mercati si possono comunque cogliere in questi mesi. Ciò di cui ci si deve rendere conto, come opinione pubblica è che, se davvero usciremo da questa crisi, il merito non sarà di chi, per ovvie ragioni, è destinato a prenderlo, ossia il governo italiano. Con ciò non voglio entrare nel merito delle riforme che sta attuando il governo Renzi, ma constatare la loro completa ininfluenza in ambito economico, almeno per ora. Non ci si stupisca di ciò, dal momento che una parte della sovranità politica ed economica italiana, come risaputo, è stata ceduta per perseguire l’encomiabile progetto europeo.

Tornando quindi al punto centrale della questione, cosa sta cambiando positivamente per noi italiani, sulla scena mondiale? Innanzitutto vorrei parlare della tanto dibattuta “questione petrolifera”, ossia del brusco calo del prezzo del petrolio dovuto al “petrolio da fracking” americano che ha raggiunto il 3% della produzione mondiale di oro nero costringendo l’OPEC a non farne diminuire l’offerta dei paesi aderenti al cartello, facendone appunto calare il prezzo. Questi avvenimenti favoriscono paesi come il nostro che sono grandi importatori di “barili”. Si può discutere poi anche del deprezzamento dell’Euro rispetto al Dollaro, per il quale si possono ringraziare indubbiamente le politiche monetarie della BCE, oltre alla recente crescita degli Stati Uniti, che avvantaggerà i paesi esportatori come l’Italia. Sempre le politiche monetarie della BCE, in particolare il taglio dei tassi di interesse, dovrebbero incoraggiare i prestiti a famiglie ed imprese, anche se le banche potrebbero non essere ancora abbastanza fiduciose nei confronti della buona salute finanziaria di queste e, col Quantitative Easing, si immetterà liquidità nel sistema finanziario per far risalire (si spera) la fiducia dei consumatori e la conseguente domanda interna, nonostante le problematiche legate alla ben comprensibile per certi versi tendenza “bancocentrica” dell’imprenditorialità italiana, il cui panorama è costellato da piccole e medie imprese non quotate.

Tutti questi avvenimenti ovviamente non indicano che avremo un boom economico nel breve periodo, o che riusciremo a diminuire, in maniera significativa, la disoccupazione italiana (anche se quella sembra già diminuire, secondo le ultime rilevazioni ISTAT), ma, per com’è la situazione attuale e ragionando nella pur deprecabile logica del “meno peggio”, sarebbe se non un traguardo, già comunque un buon punto di partenza.

Ci sono però molte voci che non concordano sul dirsi di questa ripresa, poichè, allo stato attuale, la pressione fiscale e la disoccupazione rimangono molto elevate. Vorrei prendere, come esempio di queste, una voce tra quelle meno accreditate dall’opinione pubblica, come quella di Maurizio Landini, leader della FIOM-CGIL. Questi sostiene che, a suo parere, non si possa parlare di ripresa, in Italia, per via dell’ancora gravosa mole di disoccupati e cassintegrati che, come risposta dal governo, ottengono solamente meno tutela del lavoro e aumento delle ore di lavoro e dell’età pensionabile. Un paradosso, secondo il sindacalista, che sostiene che siano manovre dettate solo dalla volontà di “far quadrare i conti pubblici”, infatti diminuendo entrambe si creerebbe un maggior fabbisogno di forza-lavoro, andando quindi a diminuire la disoccupazione. Per quanto si possa o meno essere d’accordo, in linea di principio, con quanto dice, bisogna però rendersi conto che, in realtà i segnali di ripresa, intesa come futuro aumento del PIL, ora ci sono, per tutti i motivi spiegati sopra, anche se giustamente Landini, in qualità di sindacalista, fa riferimento soprattutto alla sua esperienza lavorativa personale, nella quale vede il governo dare delle risposte che a coloro che egli rappresenta non piacciono.

Nonostante queste critiche, è bene capire di chi sarà il merito effettivo di questa fantomatica ripresa, se ci sarà, e per fare ciò suggerisco di rileggere gli eventi favorevoli elencati sopra. Essenzialmente sono il deprezzamento del petrolio e le politiche monetarie della BCE. Quindi si potranno forse ringraziare gli Stati Uniti, che sono i principali responsabili del prezzo attuale dell’oro nero, per i motivi sopra spiegati, e la BCE di Mario Draghi. Con buona pace dell’ego di Renzi.