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Simone Bacci - 13 Giu 2016

La Politica che non ha niente da dire vola bassa:

Simone Bacci - 13 Giu 2016

Inchiesta sulla crisi di Buongiorno Livorno – Tra fatti, misfatti e scenari futuri

Simone Bacci - 13 Giu 2016
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Quando si parla di scelte di altre persone il concetto chiave della morale cristiana è “non giudicare e non sarai giudicato”. Mi sta benissimo, e sono d’accordo. Tra le varie accezioni di scelta però, ce n’è una che mi mette particolarmente a disagio sulla validità di questo comandamento: la scelta politica.

Eh sì, perché quando si compie una scelta che rientra nell’ambito di competenze del mandato elettorale, dato dai cittadini, è comunque moralmente giusto astenersi dal giudicare? No, e anzi penso che al contrario sia quanto di più doveroso fornire un giudizio nel merito.

La politica, si sa, va ben al di là delle dinamiche consolidate della vita di tutti i giorni, e quando si ha un mandato politico, o una carica pubblica, siamo chiamati a rispondere delle nostre scelte. Per questo è giusto e coerente che un elettore, qualsiasi elettore, possa dire la sua. Il politico dal suo canto può giustificarsi, addurre motivazioni, essere convincente, ma qualora anche di fronte all’evidenza, l’elettore decida di giudicarlo negativamente per la scelta in questione -sancendone un’eventuale morte politica- il politico è costretto ad ingoiare il cucchiaio amaro. Questo perché la politica non sempre tiene conto del vero, fare politica è un mestiere crudele, si sa. E bisogna sempre essere pronti a portare il peso delle proprie scelte.

Questo antefatto è alla base di una scelta, anzi di due. L’uscita da Buongiorno Livorno dei due Consiglieri Comunali Andrea Raspanti –ex candidato Sindaco- e Giovanna Cepparello –ex Presidente del Consiglio Comunale, recentemente dimissionaria pure da questo-.

Entrando nel merito della questione le cose sono ben più complesse di come vogliono apparire. La vicenda è lunga, ma ci racconta tanto sulla realtà politica livornese, proprio per questo merita di essere raccontata.

Le premesse da fare sono due, doverose, e di primaria importanza per comprendere il ragionamento.

La prima: vi ricordate che Buongiorno Livorno fece il suo exploit a Livorno grazie alla campagna “una tessera più del PD”? La campagna faceva leva sul malcontento della città nei confronti della mal gestione PD e prevedeva che qualora entro una certa data Buongiorno Livorno non avesse superato il numero degli iscritti del PD livornese si sarebbe sciolto senza presentarsi alle elezioni. Le tessere le raggiunsero -se non sbaglio più di 2000– e dunque l’antifona è fatta: Buongiorno Livorno nasce come movimento anti-PD. Questo non lo scordate, mai. Poi cresce, diventa autonomo, non più “anti-qualcuno” ma propositivo, e soprattutto come la maggior parte dei movimenti di sinistra, basa la democrazia interna sul famoso organo dell’Assemblea permanente. Anche questo tenetelo presente, sempre.

La seconda premessa è ben più semplice e richiede meno sforzi memonici: Andrea Raspanti è stato eletto con i voti di una coalizione, Giovanna Cepparello invece –auto-soprannominatasi “partigiana” la notte del famoso concordato preventivo per Aamps- è stata eletta con i soli voti di Buongiorno Livorno, movimento che ha appena abbandonato.

E qui si entra nel merito dei fatti recenti.

 

I FATTI

Sabato 23 aprile, Raspanti rassegna le dimissioni da capogruppo di Buongiorno Livorno dichiarando alle pagine del Tirreno di “non sentirsi più né rappresentato né rappresentativo della «sensibilità prevalente» dentro BL”. Banalmente questa dichiarazione indica una cosa sola: l’esistenza di due linee differenti dentro BL.

Passano giorni di indiscrezioni, voci e pettegolezzi sul perché di tale scelta. Un perché che per chi è dentro BL non è mai stato un mistero. Fuori si parla di nuovi membri che abbiano provato a cambiarne la linea, di inciuci. Nascono speculazioni e trame irreali sulle dinamiche interne. Poi un giorno cambia qualcosa.

Mercoledì 18 maggio, Buongiorno Livorno elegge il nuovo Consiglio Direttivo e la nuova Presidente Silvia Giuntinelli.

– Il Direttivo ha il compito di concretizzare l’indirizzo politico proveniente dall’Assemblea-

Articolo 16 dello statuto di Buongiorno Livorno.

In occasione della conferenza stampa Stefano Romboli, membro del nuovo Direttivo, viene intervistato dalla stampa locale rilasciando la seguente dichiarazione sui rapporti tra il Direttivo e il gruppo consiliare: “Talvolta è vero ci sono state delle divergenze, tuttavia non sul piano dei contenuti quanto semmai su quello del metodo. I nostri consiglieri possono continuare a rappresentare Buongiorno Livorno tranquillamente. Non è vero che esistono spaccature come qualcuno ha detto, semmai talvolta diversità di opinione”.

Ma Romboli lo sa che già da qualche settimana girano voci su un’imminente uscita di Raspanti. Nonostante questo scenario, secondo lui tutto procede quasi nell’ordinario dentro BL.

Altra domanda: “Ma al di là di questo mese di “assemblea permanente” – per eleggere il Direttivo – Buongiorno Livorno che fase sta attraversando?

Risposta di Romboli: “Al momento, gli iscritti sono 160, forse perché risentiamo delle difficoltà dei mesi scorsi”.

Ah, -veniva da dire- dunque delle difficoltà oggettive ci sono se da oltre duemila dei primi tempi siete già passati a 160 iscritti. È evidente che c’è altro allora.

Passano i giorni e trapelano nuove indiscrezioni, gli attenti osservatori della politica locale iniziano a capire che non esiste alcun nuovo iscritto a ribaltare la linea, né altri scenari alla “House of cards”. Il Direttivo è composto quasi interamente da buongiornini della prima ora (scusate la citazione politicamente scorretta), e allora qual è il problema? In Buongiorno Livorno ci sono state delle discussioni, come in ogni movimento politico, sono state votate mozioni dall’assemblea, ma ciò che è sfuggito è che a finire in minoranza, è stata quasi sempre la linea di Raspanti e Cepparello. Questo è il problema.

Mercoledì 8 giugno, Andrea Raspanti e Giovanna Cepparello hanno annunciato la loro uscita ufficiale da Buongiorno Livorno, nonché il loro abbandono del gruppo consiliare. Dunque Marco Bruciati – l’altro Consigliere eletto in BL- resta al banco da solo.

L’oggetto della spaccatura è da ricercare tra lo scontro di due ali interne a BL, quella più moderata –tra cui i due uscenti- e quella più a sinistra tra cui Bruciati, il Direttivo e la maggioranza dell’Assemblea.

Un dissidio che passa per una questione fondamentale. Da una parte infatti il nuovo Direttivo sottolinea che il commissariamento del Comune sarebbe il più grande male che possa abbattersi su questa città, e dall’altra le parole di Raspanti, che in conferenza stampa ha inneggiato ad un “giudizio diverso rispetto all’orientamento di voto del ballottaggio”, e ha continuato: “da allora il M5S non si è dimostrato all’altezza del rischio e per quanto ci riguarda abbiamo visto abbastanza, non ha più niente da dare a questa città”.

I due consiglieri si dicono pronti a sostenere una mozione di sfiducia a Nogarin se ben motivata, la maggioranza di BL al contrario no.

LE CAUSE

Quali le ragioni dietro queste due differenti posizioni?

Quelle dell’Assemblea e del Direttivo sono espresse nel comunicato stampa di qualche giorno fa e sono chiarissime: in caso di scioglimento del Consiglio Comunale, il commissariamento sarebbe il male assoluto per tante situazioni ancora aperte.

Quali sono invece le ragioni che hanno portato Raspanti e Cepparello in minoranza dentro BL negli ultimi tempi?

Sembra che Raspanti abbia assunto progressivamente una posizione sempre più moderata all’interno di BL. Moderata, o come ha detto lui stesso progressista e di centrosinistra, fatto sta che Raspanti adotta un distinguo tra una parte del PD –quella buona- di Ruggeri e Ciampini e un’altra parte –quella cattiva- che secondo lui ha contribuito alla sfascio della città. Ed è proprio la parte buona quella che lo ha sfidato due anni fa alle amministrative, la stessa parte contro cui ha ottenuto gran parte dei voti e del mandato elettorale a cui è chiamato a rispondere, seppur secondo coscienza. Ma continuiamo ad andare con ordine senza anticipare temi successivi. Sembra abbastanza palese che il fulcro delle sue ragioni sia un avvicinamento alla linea proposta dal “PD buono”, quella di prendere le massime distanze dal Movimento 5 Stelle, e perché no, una sfiducia al sindaco Nogarin. Infatti Raspanti non solo sostiene la necessità di sfiduciare il M5S, ma anche quella di traghettare la sua esperienza politica verso un’idea di centrosinistra progressista.

A rincarare la dose ci ha pensato Giovanna Cepparello ribadendo l’intenzione di rafforzare il lato istituzionale della politica, soprattutto il ruolo del Consiglio Comunale. Proprio questo loro obiettivo li renderebbe ancora più distanti dai Cinque Stelle, che –sempre a detta della Cepparello- hanno un modo di fare politica giacobino, giustizialista, spesso anti-istituzionale, “un atteggiamento che ha diviso la città in buoni e cattivi”.

Questa è la vicenda per come si presenta: un divorzio progressivo, sofferto, ma comunque covato da tempo.

POSSIBILI RETROSCENA E SCENARI FUTURI

Quello che adesso ci preme di capire è se questo divorzio maturato progressivamente si sia invece innescato su un’intenzione di tradimento. Perché ovviamente a Livorno, quel che si dice negli ultimi giorni è che Raspanti e Cepparello siano ben corteggiati da tutte le parti politiche.

Anche su questo Raspanti è stato molto chiaro, “in Consiglio aderiremo al gruppo misto”, non a quello di Marco Valiani, che dunque resterà capogruppo del suo.

In conferenza stampa, secondo quanto riportato dal Tirreno, Andrea Raspanti ha detto: “Il nuovo gruppo che formeremo in consiglio sarà il seme di un progetto politico che abbiamo per questa città. Un progetto che punta a offrire un soggetto promotore di una logica di confronto più ampia, più inclusiva, che possa riunire attorno a obiettivi concreti e valori progressisti. Non vuol dire fare la rivoluzione, ma creare una città migliore rispetto a quella che abbiamo visto finora”.

E ancora ha continuato: “il progetto parte adesso e si basa sull’attenzione che tante persone, che non sono mai state in BL o che erano in BL e sono uscite, hanno manifestato per il lavoro che abbiamo fatto in consiglio e per i temi che abbiamo cercato di sostenere. Elaboreremo un manifesto politico che dia il senso del nostro impegno e della prospettiva”.

Al netto di quanto annunciato –perché si sa che la politica spesso usa parole giuste per mettersi su vie traverse- si potrebbe pensar male riconoscendo in questo atto di allontanamento dei due un possibile tradimento, cioè alludendo ad un loro possibile ingresso in un altro schieramento.

RIFLESSIONI POLITICHE

Dal punto di vista politico qualcosa di certo in tutta questa storia c’è: ancora una volta un movimento di sinistra è vittima della sua smania più grande: l’assemblearismo. Sì, perché la colpa di questa frattura interna sta proprio nel voler affrontare ogni questione politica con tutta la base del partito, un metodo molto democratico, certo, ma poco utile ai fini della valorizzazione delle singole competenze e del fare politica nella pratica quotidiana e istituzionale. Se non siete d’accordo su queste ultime affermazioni pensate ad un semplice fatto, in assemblea tutti hanno diritto di voto, pure i tesserati meno coinvolti nelle vicende e pure gli incompetenti. Perché la politica su certe questioni richiede competenze specifiche e decisioni tempestive.

Se dunque è vero che l’assemblearismo è garanzia di democrazia, il lato che viene a risentirne è quello della competenza e del buon funzionamento di un movimento politico. È per questo che i grandi partiti prendono le decisioni a diversi livelli nelle segreterie e nelle assemblee per delegati. La democrazia interna ad un partito o movimento politico può funzionare solo per deleghe.

È per questo che la sinistra in questi anni si è spaccata più volte formando fazioni nuove sempre a vocazione minoritaria, perché quello che non funziona sono i suoi organi decisionali interni. Organi incapaci di contenere fratture di questo tipo.

Detto questo non mi voglio perdere ancora in valutazioni personali su questa vicenda orientate dalle mie preferenze politiche -oltre che da voci di corridoio più o meno verificate- ma qualche dubbio con cui vi voglio lasciare c’è. Adesso che la situazione politica è così incerta, cosa succederebbe nel caso in cui dovesse venir commissariata la città come prefigurato dal Direttivo di BL?

In caso di elezioni gli scenari possibili sarebbero tanti e forse troppo imprevedibili per parlane ora, ma in caso di commissariamento sicuramente ci sarebbe un vincitore indiscusso: il PD nazionale, che potrebbe sottolineare il collasso dell’amministrazione pentastellata.

Ma al contempo gli sconfitti sarebbero altri. Chi? Tutti quei cittadini che due anni fa non hanno votato PD poiché speranzosi di un possibile cambiamento che ad oggi ancora non s’è visto. E tra tutti questi, quelli che dovrebbero sentirsi più frustrati sono gli elettori di chi ha voltato la faccia al proprio mandato: Raspanti, Cepparello, e tutti i grillini dissidenti.

Visto che da sempre il cambio di poltrona è stato lo sport –a mio parere lecitamente– preferito da molti politici, e oggi invece più che il cambio di poltrona si predilige l’adesione al gruppo misto, verrebbe da fare un’ulteriore riflessione: è giusto che chi ha ricevuto un mandato elettorale da un partito continui ad esercitare quel mandato una volta cambiata fazione?

Senza perdersi troppo su questioni di filosofia del diritto legate al rapporto tra la libera coscienza dell’eletto e mandato ricevuto dai suoi elettori, va riconosciuto che non rassegnare le dimissioni dalla carica di Consigliere Comunale, più che un atto ingiusto è un atto incoerente. E la coerenza si sa, in politica è tutto. Specie per chi ha costruito una campagna elettorale contro un partito preciso e con una certa coerenza di fondo.

Per questo pur rispettando la scelta di Andrea Raspanti e Giovanna Cepparello, sono convinto che i due debbano dare ulteriori spiegazioni ai propri elettori, specie la Cepparello, che come detto all’inizio, è stata eletta poiché capolista di Buongiorno Livorno.

Parlando di coerenza, penso sia giusto riconoscere una tacita vittoria su questo campo al terzo Consigliere Comunale di Buongiorno Livorno, Marco Bruciati, il solo rimasto fedele al suo banco in Consiglio e al suo mandato elettorale. Si può avere opinioni diverse ma di questi tempi, specie in politica, la coerenza è sempre un gran merito.

E a tal proposito c’è un’ultima domanda, quella che pesa tanto a Marco Bruciati al punto da darne una risposta velatamente provocatoria sul suo profilo Facebook, con tanto di link alla canzone “La Natura” dei Baustelle: quale sarà adesso il futuro di Buongiorno Livorno, privato non solo di due Consiglieri Comunali ma anche di due tra i suoi più autorevoli e conosciuti membri? La risposta come vuole Bruciati la lasciamo ai Baustelle:

“Sai cosa penso di noi due?

Sbagliamo a voler resistere

Alle difficoltà, ai cambiamenti.”