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È innocente – Lettera di una sua ex studentessa a difesa della docente del Cecioni accusata di Fascismo e xenofobia

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In seguito agli articoli del Tirreno sull’insegnante del Liceo Cecioni, che avrebbe parlato agli studenti  di “geni diversi degli extracomunitari che porterebbero loro a delinquere”, pubblichiamo per ‘Posta dei Lettori’ una risposta a difesa della docente a cura di Carlotta Vannucci, sua ex studentessa. Come riportato nei giorni scorsi, la posizione della docente e la ricostruzione dei fatti è adesso al vaglio del Provveditorato Agli Studi della Provincia di Livorno, il quale sta valutando l’invio o meno di ispettori ministeriali. 


Arrivai dunque alla conclusione che dovesse necessariamente esistere un problema di fondo, una causa prima dalla quale derivassero comportamenti sempre più insani, deviati e meschini da parte delle nuove generazioni…atteggiamenti a dir poco abietti, mai manifestatisi prima. Ritrovai quindi la causa nell’educazione (o meglio, nella totale mancanza di educazione). È triste vedere come oggi, i genitori, interamente privi di capacità nel farsi rispettare, inneschino nei loro figli un meccanismo per cui ogni azione sia lecita, ogni bugia sia verace ed ogni capriccio sia conquista.

Ciò che vorrei discutere in queste righe che vo scrivendo, è un fatto ben preciso, avvenuto pochi giorni fa (per non incorrere in un’eventuale accusa di “diffamazione” racconterò tutto in forma quasi puramente metaforica, omettendo nomi o quant’altro di specifico riguardo i soggetti coinvolti nella questione).

La nostra protagonista è una professoressa d’italiano, una persona a dir poco meravigliosa, che custodisce in cuor suo tanta di quella bontà da poter rendere magnanimo il mondo tutto.

Costei condivide la sua cultura ed i suoi valori (prettamente umanitari) tra gli alunni che, da decenni, popolano le classi del Liceo Cecioni.

Inutile dire quanto, in quelle lezioni di letteratura italiana, aleggiassero docili come piume i sogni ed i pensieri, infinito come il tempo l’amore per la poesia e accesa come un fulmine a ciel sereno la meraviglia durante i dibattiti.

Ah! Lieto diveniva il pensiero di mettere lo zaino in spalla quando, durante le prime luci del giorno, entravi in classe e trovavi lei: non una semplice professoressa d’italiano, bensì anche una madre, una confidente, una donna da un grandissimo bagaglio culturale…Insomma, una creatura rara come un occhio di Santa Lucia in milioni e milioni di granelli di sabbia.

Ma come in ogni racconto, i cui sentieri dorati siano attraversati con passo mansueto da una rara creatura che gode d’un animo gentile, non può di certo mancare che questa s’imbatta in spiriti tutt’altro che amabili… .

Quest’animi grigi l’accusano di intolleranza, discriminazione e apartheid  nei confronti di altri esseri viventi, venuti per cercare riparo sotto una foglia d’acanto, lontana dai loro boschi d’origine.

E qui, ecco che le menzogne si trasformano in vere e proprie calunnie verso la nostra fata.

Le parole delle malelingue hanno attraversato, nel giro di poche ore, prima tutto il mondo virtuale Facebookiano, dopodiché, visto lo scandalo sollevato, sono addirittura divenute inchiostro nel noto veicolo di notizie: il Tirreno.

È a questo punto della questione che invoco l’aiuto ed il sostegno da parte di tutti gli allievi (o come me, ex allievi) della magnifica N. Questo poiché, per chi appunto la conoscesse, sa bene quanto fragile possa diventare quando la si pugnala…talmente da finire le lacrime che le innaffiano ininterrottamente le rosee guance.

È inammissibile che, per atteggiamenti accompagnati da un forte e patetico moralismo (ormai sempre più frequenti quando si tratta di temi sociali), una professoressa non possa imbattersi in dibattiti riguardanti il razzismo, specialmente se necessario che essa spieghi un tema argomentativo ai suoi studenti (guarda un po’: il testo parlava proprio di immigrazione!), spiegando loro che debba essere presente una tesi, seguita da un’antitesi, per giungere poi ad una conclusione.

Il fatto è semplice: fra le varie ipotesi, l’insegnante, ha dichiarato che tutt’oggi ci si ritrovi (purtroppo) a confrontarsi con persone che vedono negli stranieri la causa della mancanza di lavoro. I ragazzi (di seconda, tengo a specificare), si sono lasciati andare a qualche risata, preceduta da varie battute “black humor” (e, badate bene, ripeto: si parla di adolescenti 14/15enni…davvero vogliamo farne una questione morale? Davvero ci saremmo aspettati una reazione di spietata avventatezza verso bambini di 14 ANNI da parte di un’insegnante di italiano, presente nell’ambito scolastico da più di 40 anni? E se sì, chiedo: se così avesse fatto, sarebbe stata accusata di infliggere violenza psicologica agli innocenti pargoli? “Scandalo a Livorno: Prof. di italiano imputa di peccare di razzismo i suoi studenti”…Commenti: “Hanno solo 14 anni, neanche sanno cosa sia il razzismo!”).

Io mi sento di concludere affermando che l’unica cosa di cui abbia peccato la nostra condottiera, sia di troppa bontà.

La domanda è: bisognerebbe dunque ritornare ad un sistema scolastico coercitivo, di vecchio stampo, dove vigono esclusivamente rapporti verticali nella relazione insegnante/alunno?

Forse, così facendo, si eviterebbero situazioni in cui insolenze puerili, (talvolta) alimentate dalla totale mancanza d’autorità genitoriale, divenissero causa di rovina e crollo della carriera di persone giuste in ambito didattico.

 

Carlotta Vannucci