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La vittoria di Syriza in Grecia era scontata. Ciò che era più difficile da prevedere era se il partito guidato da Alexis Tsipras avrebbe raggiunto la maggioranza assoluta nel parlamento ellenico. Infatti questa è stata sfiorata appena (mancavano solo due seggi) e quindi il giovane leader della sinistra greca è stato costretto a comporre una maggioranza parlamentare di governo con il partito AN.EL. Proprio su questo fronte è bene chiarire una questione; infatti, quando si è saputo della nascita di quest’alleanza, molti sono inorriditi sostenendo che Tsipras si sia alleato coi fascisti ovvero che coloro che plaudono a questa manovra politica siano gli stessi che condannarono “l’inciucio” tra il PD e l’allora PDL. Premesso che la seconda critica è più retorica che politica e quindi preferisco tralasciarla, è bene invece discutere della prima per chiarire l’assetto politico greco uscito dalle ultime elezioni. Come già detto sopra, Syriza non ha ottenuto la maggioranza assoluta e quindi, per formare un governo, doveva allearsi con qualcuno. Ma con chi? Con un partito che potesse condividere i suoi valori anti-Troika e anti-Austerity. Non è così ampia la scelta, in effetti. Procedendo per ordine i partiti che sono arrivati in coda a Syriza sono:

  1. Nuova Democrazia, partito del premier uscente Samaras e scartato quindi per via della campagna elettorale di Syriza, nella quale il ruolo dell’ex premier come fautore delle politiche della Troika in Grecia è centrale
  2. Alba Dorata, partito di estrema destra che, nonostante le sue posizioni anti-Austerity, sarebbe stato sicuramente poco adatto come alleato di governo per Tsipras per via della loro storia politica legata anche ad ambienti paramilitari. Inoltre escludo che AD avrebbe accettato una proposta di governo con Syriza
  3. Il Fiume, partito di centrosinistra neonato che è stato paragonato al Movimento 5 Stelle italiano per le sue lotte contro la partitocrazia, ma, a differenza di quest’ultimo, To Potami (questo è il nome originale del partito) è fortemente europeista, infatti, candidatosi alle scorse elezioni europee, ha eletto due rappresentanti per il gruppo parlamentare europeo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (lo stesso gruppo del PD, tanto per intenderci). Proprio per questo non era adatto ad essere alleato di Tsipras, infatti è improbabile che i loro eletti si sarebbero spesi contro la Troika
  4. Partito Comunista di Grecia, partito di estrema sinistra che, nonostante le sue posizioni anti-Troika, non avrebbe mai accettato di allearsi con Syriza

Procedendo sempre in ordine decrescente di consensi, escludendo quindi i partiti sopracitati dalla lista dei papabili alleati di Tsipras, troviamo proprio AN.EL. che è un partito di destra ed eurocritico che ha una storia politica molto diversa da altre forze come Alba Dorata, infatti nacque nel 2012 da una scissione del partito di centrodestra Nuova Democrazia e quindi non è un manipolo di rivoluzionari/reazionari, ma piuttosto una forza politica chiaramente critica nei confronti dell’Austerity e disposta ad accettare un’alleanza con Syriza. E sono questi gli unici requisiti che doveva cercare, ragionando in maniera pragmatica, un politico nella situazione di Tsipras.

Analizzando poi i motivi della vittoria di Tsipras in Grecia saltano subito agli occhi i dati di crescita e occupazione che sono miseramente crollati, durante questi ultimi anni di crisi, e che la classe politica greca non è riuscita a far risalire. Ma non basta che un greco su quattro sia senza lavoro per spiegare la rapida ascesa di Syriza nei sondaggi, infatti avrebbe potuto benissimo fare le sue veci un partito di destra o anche un partito estremista (di destra o di sinistra che sia). Quello che bisogna chiederci è: perchè proprio Syriza? Perchè proprio Tsipras? Il discrimine si trova proprio sulla moneta unica e sulle istituzioni europee, infatti, secondo recenti statistiche, i greci si ritengono poco fiduciosi sul futuro dell’UE, ma gradiscono molto, al contrario, la moneta unica. Possiamo quindi dire che il popolo greco sia fortemente europeista, ma teme che, allo stato attuale di cose, l’Unione Europea non abbia possibilità di sopravvivenza, in futuro. La spiegazione di un voto alla sinistra rappresentata da Tsipras, che non è un estremista rivoluzionario, ma nemmeno un “servo di Berlino”, può trovarsi nella combinazione di questi dati statistici con la forte crisi rimasta insoluta anche dopo gli interventi europei. I greci hanno voglia di Europa. I greci non vogliono semplicemente soccombere sotto politiche giudicate evidentemente insensate o inadeguate dall’elettorato greco. Questo va capito, per comprendere le prossime mosse che il Governo Tsipras sta facendo e farà prossimamente. Le manovre appena varate riguardano il reintegro di 3500 dipendenti pubblici licenziati dal precedente governo, il blocco delle privatizzazioni e l’aumento del salario minimo. Operazioni in netto contrasto con i precedenti governi che dovrebbero portare, in sede europea, alle trattative con la BCE per rinegoziare il debito, al fine di continuare seguendo questo percorso appena intrapreso che, secondo l’elettorato di Syriza, potrebbe risollevare l’economia greca. Ed è proprio qui che si giocherà la sfida più grande che dovrà affrontare, almeno per ora, il nuovo premier greco. Tsipras infatti, con il supporto di validi economisti come Yannis Varoufakis, propone varie soluzioni per la rinegoziazione del debito od una proroga dei termini di saldo con la costituzione di una sorta di mega-bond sottoposto ad una clausola di crescita del 3%, ma la Merkel, Juncker e altri nomi autorevoli come Jens Weidmann sembrano non volere mettere in discussione l’entità del debito greco, nonostante abbiano espresso il loro gradimento per la volontà del leader di Syriza di aprire dei tavoli con la BCE. Il problema però è che Tsipras potrebbe avere un potere contrattuale maggiore rispetto alla Merkel, infatti, anche se lei minaccia di far uscire la Grecia dall’UE, non è una strada percorribile. Uno dei motivi per cui l’Unione Europea non è ancora ceduta sotto le pressioni delle formazioni euroscettiche, che stanno ottenendo sempre più consensi in tutta Europa (vedasi Front National in Francia, ad esempio), è probabilmente la forte incertezza di un futuro al di fuori della moneta unica. Se la Grecia uscisse dall’unione monetaria, daremmo agli occhi di tutti la certezza di un futuro, più o meno roseo, percorribile da tutti i paesi europei. E comunque anche se così non dovesse accadere (ossia la Grecia non si riprenda in tempi ragionevoli), è improbabile che i vertici UE vogliano rischiare così tanto. Per questo è ragionevole credere che, se Tsipras si renderà conto di questa sua posizione, potrà vincere la battaglia sulla rinegoziazione del debito. L’unica cosa che, per ora, può essere detta però è che intanto il leader di Syriza ha vinto le elezioni grazie alla speranza dei suoi elettori che hanno deciso, nonostante tutto, di avere fiducia nel progetto europeo, a patto che questo “cambi verso”. Si può davvero dire quindi che “la speranza ha vinto” come è stato scritto dalla pagina twitter di Syriza, subito dopo i risultati delle elezioni.