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I due sfidanti: da una parte i Filistei, dall’altra Israele sotto il comando di re Saul.

La guerra sembra andare verso una chiara direzione con i Filistei che tengono in scacco gli Ebrei.

L’arma in più dei Filistei è il gigante Golia, un mastino imbattibile alto più di tre metri e armato fino ai denti. Abitudine del gigante è chiedere provocatoriamente ogni giorno all’esercito di Saul un campione che si sfiderà con lui per decidere le sorti della guerra.

Dall’altra parte c’è Davide. Davide però è troppo giovane per combattere, e quindi ha il solo compito di far pascolare il gregge.

Un giorno però si trova vicino al campo di battaglia e sente la sfida provocatoria del gigante: “io”, risponde.

E’ un pastorello, non un guerriero, e le armi non fanno al caso suo: Davide in battaglia ci va con sassi, fionda ma soprattutto la fede.

Il combattimento neanche inizia: mentre Golia si prepara Davide lo fa stramazzare al suolo con un sasso, si avvicina al corpo di Golia e sfilando la spada dal fodero del gigante mozza la testa con un colpo veloce, portandola poi in trionfo.

Ma questa è la Bibbia, mentre noi siamo qui per parlare di calcio.

Di episodi come questo il calcio ne è pieno: basti pensare al proletario Livorno che al primo anno di Serie A batte 1-0 il Milan di Silvio Berlusconi, al Nottingham Foresr di Brian Clough che nel giro di un paio di anni passa da neopromossa a campione d’Europa, o alla Grecia agli Europei in Portogallo.

Tutte storie che varrebbe la pena raccontare, ma la storia di oggi però ha un altro Davide e molti altri Golia.

Davide prende il nome di Sociedad Deportiva Eibar, squadra della piccola città operaia di Eibar.

L’Eibar ha conquistato per la prima volta in 75 anni di storia la Liga (massima serie spagnola) e insieme a Athletic Bilbao e Real Sociedad va a infoltire la presenza basca tra le reginette di Spagna.

Ma il cammino dell’Eibar non si imbatte in un solo Golia. Il cammino dell’Eibar è pieno zeppo di giganti da sconfiggere.

Oltre a quello “sportivo”, ovvero squadre come Barcellona o Real Madrid (squadra del “re” odiatissima nei Paesi Baschi) che non vedono l’ora di banchettare con le carni del povero Eibar, c’è quello che più spaventava i tifosi: quello economico.

Infatti la legge impone un capitale sociale pari alla media del 25% di quello della società delle prime due divisioni spagnole.

Niente di che, se non fosse che nel calcio degli sceicchi, dei russi e degli assegni staccati con troppa tranquillità c’è anche chi non riesce a mettere su un milione e settecentoventimila euro per l’iscrizione al campionato.

Ma niente paura. Il mondo del calcio non è rimasto indifferente a questa romantica storia e doveva esserci per forza un lieto fine: grazie ad una sottoscrizione lanciata dal club (amministrato da un azionariato popolare) in poco più di due mesi il piccolo club basco ha raggiunto la quota stabilita grazie alla generosità di persone da tutto il mondo (in Italia si sono mossi in particolare i “Pena Leones Italianos”, tifosi italiani dell’Athletic Bilbao) e potrà finalmente partecipare alla Liga.

L’Eibar così facendo si è conquistata la sua prima Liga della storia, e noi una squadra da tifare.

Difendi il calcio della gente, difenda al Eibar.