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Dopo un’altra settimana condita da incessanti polemiche, ecco il penultimo episodio di Game of Thrones. La battaglia per il Trono di Spade ha finalmente inizio.

Daenerys tra mille difficoltà è arrivata a Roccia del Drago e Jon la segue a ruota con le truppe del Nord. L’esercito è ormai pronto all’assedio ma il gioco dei troni non si disputa solo sul campo di battaglia perché qualcuno trama nell’ombra. Varys, appresa la verità sulle origini di Jon, vorrebbe che fosse quest’ultimo a salire sul Trono ma il suo tradimento viene scoperto e Daenerys lo condanna a morte.

Le truppe alleate marciano verso Approdo del Re e sotto le mura trovano la Compagnia Dorata ad attenderli. L’attesa è febbrile ma l’apparente quiete viene interrotta da Drogon che squarciando le nuvole incendia tutta la flotta di Euron. Il drago distrugge tutte le balestre a presidio della città e con le sue fiamme abbatte addirittura il cancello e le stesse mura che crollano sui mercenari. Si apre così una breccia e gli Immacolati e l’esercito del nord possono entrare quasi senza colpo ferire.

L’assedio si risolve addirittura prima di cominciare perché di fatto il solo Drogon mette in ginocchio Approdo del Re.

Le difese di King’s Landing cadono e il popolo decide di suonare le campane per dichiarare la resa ma questo non basta a placare la furia di Daenerys. La Targaryen, accecata dalla vendetta, piomba col fuoco sui civili mentre Tyrion e Jon assistono increduli al massacro. Jon tenta inutilmente di fermare la razzia e la violenza gratuita ma gli Immacolati seguono la loro regina trucidando i soldati che si erano arresi.

Così sia allora, che mi temino.

Intanto nella capitale si sono infiltrati anche Arya, il Mastino e Jaime. I primi due entrano con successo tra le mura mentre Jaime si dirige ai passaggi segreti sotto la città ma ad attenderlo trova Euron. I due si affrontano ma più che a un duello assistiamo a una scazzottata da saloon. Nella lotta Jaime viene pugnalato ma approfittando di una mezz’oretta di distrazione di Euron riesce a impugnare la spada e trafiggerlo.

Nel frattempo Arya e il Mastino si aggirano nella Fortezza Rossa alla ricerca della Montagna e di Cersei. Ma poco prima che i due incontrino i loro rispettivi obbiettivi, Sandor convince Arya a desistere dai suoi intenti omicidi. Non solo perché la Fortezza sta crollando sotto i colpi di Drogon ma perché l’ennesimo assassinio l’avrebbe resa sempre più schiava della vendetta.

Intanto Jaime raggiunge Cersei per metterla in salvo mentre il Mastino rincontra il fratello. I due combattono ma la Montagna sembra immortale, Sandor allora si getta su di lui e i due cadono di sotto dalla Fortezza tra le fiamme del drago.

Jaime conduce la sorella nei sotterranei ma l’uscita è bloccata dalle macerie. I due, resosi conto di essere rimasti in trappola, si uniscono in uno struggente abbraccio e periscono nel crollo della galleria. La città è ormai ridotta in cenere e Arya è miracolosamente sopravvissuta all’inferno scatenato da Drogon.

Devo ammettere che quest’ultima puntata di Game of Thrones mi ha lasciato dei sentimenti contrastanti. Non so se il motivo è perché le mie pretese siano scemate a tal punto da non nutrire più alcuna aspettativa ma sebbene alcune cose mi abbiano lasciato l’amaro in bocca, per altri versi, questo episodio mi ha colpito molto. Soprattutto perché nel bene o nel male ha rappresentato l’epilogo per molti personaggi che abbiamo amato o odiato durante tutti questi anni.

E sicuramente una cosa che non può lasciare indifferenti è il definitivo declino di Daenerys verso la pazzia. Una trasformazione scontata ma che non per questo mi ha fatto meno male. Vedere Daenerys tradire tutto ciò per cui si era sempre battuta e divenire lei stessa una spietata tiranna, per quanto me l’aspettassi, è stato duro da sopportare.

Daenerys, come una novella Anakin, diventa ciò che aveva giurato di distruggere e per chi tradisce i propri ideali non c’è mai un lieto fine.

Comunque dopo tanto tempo posso dire di aver finalmente visto un episodio girato bene sia dal punto di vista della regia che della fotografia. Ma la tecnica da sola non può colmare le incongruenze e ciò che della trama non mi ha convinto.

Innanzitutto è curioso notare come le balestre, una settimana fa prodigiosi strumenti di morte, oggi si siano rivelate poco più che fionde giocattolo. Nella 8×04 Euron, sfidando le leggi della fisica, aveva abbattuto Rhaegal con dei dardi che assomigliavano più a dei missili termosensibili. Per questo motivo temevo che l’utilizzo del drago fosse azzardato e assolutamente non sufficiente dinanzi una tale contraerea e invece Drogon non solo affonda la Flotta di Ferro ma distrugge anche tutte le balestre posizionate sulle mura. Ah dimenticavo, in effetti Drogon abbatte anche la Compagnia Dorata.

Daenerys ha passato anni a mettere insieme il più grande esercito che si fosse mai visto ma col senno di poi avrebbe potuto porre fine a Game of Thrones già tre stagioni fa.

Ma discutibili esigenze di trama a parte, la cosa che sicuramente mi ha lasciato più l’amaro in bocca è la dipartita di Cersei. Una morte che non mi ha appagato perché ho avuto l’impressione che il fatto di avercela mostrata così fragile ed impotente sia stato funzionale a suscitare negli spettatori un senso di pietà e compassione. Come se vederla in lacrime tra le braccia di Jaime potesse in qualche modo redimerla dai suoi peccati. Se così fosse sarebbe un messaggio che assolutamente non posso accettare perché non è questa la morte che Cersei meritava. Un personaggio che dopo gli indicibili orrori commessi non aveva diritto a questa sorta di “riabilitazione” ma che al contrario meritava una morte atroce, possibilmente per mano di Jaime.

Lo stesso Jaime che per me è rimasto un personaggio incompiuto. Quando lasciò Approdo del Re per combattere al Nord sembrava che si fosse finalmente distaccato da Cersei e avesse compiuto quel suo percorso di maturazione che tutti aspettavamo. Anche la decisione di tornare nella capitale poteva essere funzionale a far sì che fosse proprio lui a impedire l’ultima follia di Cersei uccidendola. Purtroppo gli eventi in questo finale di Game of Thrones sono andati diversamente e Jaime cade continuamente vittima di se stesso. Un personaggio che torna sempre al punto di partenza e che ormai da diverse stagioni non aveva più uno scopo se non compiere quest’ultimo gesto che gli è stato negato. Oltretutto ciò significa che quel flirt tra lui e Brienne si è rivelato essere solo l’ennesima trovata fancervice buttata a caso per accontentare chi shippava i due personaggi.

Ma sempre a proposito dei Lannister che mi hanno deluso, non può mancare Tyrion. Dopo aver deluso più volte la stessa Daenerys, va a liberare il fratello affinché convinca Cersei a ritirarsi per salvare più vite possibili. Pensiero nobile ma questa purtroppo è l’ulteriore prova dell’involuzione subita da questo personaggio. Un personaggio che si era sempre distinto per astuzia e intelligenza ma che nelle ultime due stagioni continua a cadere negli stessi errori. Sono due stagioni che Tyrion si appella inutilmente all’umanità della sorella e ogni volta viene ingannato. Il fatto che Tyrion continui a credere che Cersei sia recuperabile non solo è un’offesa all’intelligenza del personaggio ma anche al suo passato.

Verrà il giorno in cui sarai convinta di essere al sicuro, di essere felice, ma di colpo la tua gioia si trasformerà in cenere. E allora saprai che il debito sarà stato pagato.

Dopo tutto quello che era successo come poteva credere che i due avrebbero agito per il bene comune? Se Cersei avesse avuto un innesco per l’altofuoco non ci avrebbe pensato due volte a far saltare per aria la città e a quanto pare Jaime non glielo avrebbe impedito.

Ciononostante la prossima settimana uscirà l’ultimo capitolo di Game of Thrones e benché creda che Daenerys, rivelata la sua natura, non siederà a lungo sul Trono di Spade sono curioso di scoprire come verrà gestito il finale. Anche perché l’episodio ha indugiato molto su Arya, molto più su di lei e sulla sua rocambolesca fuga dalla città in fiamme che sui combattimenti. E dopo che la giovane Stark ha visto coi propri occhi e vissuto gli orrori della guerra potrebbe aver aggiunto un ultimo nome alla sua lista.

Alessio Nicolosi