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I “big” della politica livornese: intervista ad Alessio Ciampini

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Alessio Ciampini, classe ’84, consigliere comunale uscente del Pd, non è ricandidato per le prossime elezioni comunali, ma non si può certo dire che stia abbandonando la politica, anzi.

Ciampini è il coordinatore del comitato elettorale di Salvetti, è quindi la mente pensante dietro tutte le iniziative del candidato sindaco, oltre ad avere un posto nella direzione regionale e comunale del PD.

La sua carta d’identità tradisce in realtà una lunga esperienza all’interno del “partito”, nelle varie forme e nomi che ha avuto dal PCI al PD: Ciampini fa politica da quasi 20 anni, ha iniziato a scuola come rappresentante d’istituto, quando ancora frequentava i centri sociali e criticava la classe dirigente.

Adesso è uomo di partito, una flemma ed un linguaggio che ricordano quella compostezza di tempi passati: mai una virgola fuori posto, discorsi lunghi, complessi, un po’ barocchi ma comunque completi e una conoscenza storicamente articolata del contesto cittadino. Difende a spada tratta il partito, ma non chi lo ha diretto prima di lui.

Ha votato Martina, ma i tanti riferimenti ed elogi a Renzi tradiscono un amore politico ancora non sopito.

Ciampini è politicamente più adulto della sua età anagrafica e questo è per lui certamente un vantaggio.

 

Salve Ciampini, innanzitutto vorremmo affrontare una questione spinosa, che ha fatto discutere qualche mese fa: cosa è successo con Gazzetti? Perché si è autocandidato e poi si è ritirato? Insomma, i soliti personalismi?

Innanzitutto dovresti chiederlo a lui, ad ogni modo c’è stata una lunga discussione di tipo assembleare, Gazzetti si è messo a disposizione ma la sintesi è stata trovata su Salvetti perché candidato “civico” che può intercettare un elettorato più vasto della somma delle singole liste che compongono la coalizione.

Un tempo però certe cose non succedevano, quando i dissidi e le scelte interne rimanevano interne, quando una persona si candidava era perché il partito aveva già deciso, no?

Ma in realtà non è vero, io faccio politica attiva con incarichi dal 2006 e quello che è cambiato è che adesso c’è un’attenzione spasmodica dei media, in tempo reale, riguardo le scelte interne dei partiti. Quello che conta non è il processo con cui si arriva a delle scelte, ma la scelta finale. Salvetti è stato ritenuto il nome più aggregante, non avendo pregressi.

Insomma Gazzetti era troppo targato PD…

Era difficile convergere su quel nome con una coalizione ampia come invece abbiamo fatto.

Non state un po’ nascondendo il simbolo del PD?

Il PD cittadino da dicembre, in maniera unitaria, ha deciso di abbandonare l’idea del partito unico, per rimanere perno centrale di una coalizione con vocazione maggioritaria.

Pensa che sia una schema replicabile anche a livello nazionale?

Mi sembra che stia già accadendo, anche a livello regionale.

Però il PD è nato proprio con l’idea di diventare partito unico delle forza progressiste, in stile americano, non credi che adesso manchi proprio il senso del PD, con il ritorno del proporzionale e, di fatto il ritorno al tripolarismo? Insomma, la fusione a freddo fra le due anime, cattolica e comunista, è stata accettata proprio per l’ambizione di essere forza maggioritaria, non è meglio tornare ad avere ognuno la propria identità e libertà?

Il processo di formazione del PD è stata la risposta del centrosinistra alla fine della prima repubblica, l’assetto istituzionale, caratterizzato da uno spiccato bipolarismo necessitava di unirsi.

Il PD ha avuto varie anime, legate anche ai segretari, con Bersani è stato fatto un lavoro più di ricerca valoriale, che di strategia elettorale, poi c’è stata la stagione di Renzi, che ha dato una svolta in chiave occidentale, proponendo una sorta di partito piglia tutto.

Col referendum ed il ritorno al proporzionale è nuovamente cambiato tutto, però il perno valoriale è sempre quello del centro-sinistra, con le due anime, cattolica e democratica che restano al centro. Mi viene da dire che in alcune stagioni prevale più una sull’altra.

Però alle stagioni politiche i partiti rispondono andando avanti.

E lei di che “area” fa parte, all’interno del PD?

All’ultimo congresso ho sostenuto Martina, però credo che anche questo argomento delle aree sia stato sovraesposto negli ultimi anni. Credo che Renzi abbia fatto molto bene a ricordare che, quando uno viene eletto, deve avere la possibilità di portare avanti la propria agenda politica.

I segretari cambiano e i partiti evolvono, lo trovo molto normale in ogni paese che non sia l’Italia, dove si mettono le etichette. Dieci anni fa parlare di industria 4.0 non aveva senso, ora è un punto importante della nostra linea politica, molto aggiornata.

Tornando su Livorno: Buongiorno Livorno candida Marco Bruciati a sindaco, una persona sua coetanea che si è fatta 5 anni di consiglio comunale, come lei o Adriano Tramonti. Voi invece non siete neanche candidati a consiglio. Parlando di ringiovanimento e del nuovo valore del PD, la competenza, non pensa che abbiate qualche problema?

Guardando l’impostazione generale delle varie liste che sostengono Salvetti, troviamo giovani, anche nelle altre liste e competenze trasversali. Non credo che il fattore anagrafico sia necessario per dare risposte, certo un po’ di coraggio lo avrei apprezzato anche io.

Alessio Ciampini, Adriano Tramonti ed altri compagni di partito alla scorsa festa dell’unità

Ad ogni modo lo spazio per i giovani non è necessariamente quello delle liste per le comunali. La nostra giovanile (i GD ndr) ha deciso di stringersi attorno ad un candidato (Filippo Girardi ndr), perché è forse più importante candidarne uno ed eleggerlo, piuttosto che candidarne 5 che si dividono i voti e non riuscire a portarne nessuno in consiglio.

Andando più nello specifico: Alessio Ciampini, Adriano Tramonti, Valerio (Bred) Ferretti, Giulia Cecchi, solo per fare alcuni nomi, qualcuno in città, con una punta di sarcasmo, vi chiama i “non più giovani”. E’ giunto per voi il momento di prendere in mano il PD cittadino?

E’ giunto il momento per quelli più giovani di noi di farsi avanti con coraggio. Quello che abbiamo fatto noi è stato aggregarci, al tempo delle superiori, quando eravamo quasi tutti rappresentanti d’istituto e ci trovavamo al Godzilla (ex centro sociale livornese), per scrivere gli striscioni contro la Moratti. Così abbiamo formato un nucleo.

Effettivamente non siamo più giovani, anche se in Italia lo sei fino a 40 anni, ben venga la nuova generazione che interpreta i bisogni dei 20enni, a loro dico: rottamateci.

Parliamo adesso della città.

Livorno ha vissuto varie stagioni: nata come città di mercanti è stata un importante centro culturale ed artistico fino ai tempi della belle epoque. Poi nel dopoguerra la scelta politica di convertirsi all’industria, puntando sul porto e su un modello statalista/cooperativista. Con la globalizzazione questo modello è andato in crisi e ancora non si vede la luce in fondo al tunnel: quale futuro per Livorno? Rilanciare l’industria, tornare ad essere mercanti puntando sul turismo oppure sperimentare modelli di decrescita felice?

La crisi più importante della città inizia ad inizio anni ’90 con la fine delle partecipazioni statali nelle industrie. La fase successiva è stata quella delle privatizzazioni verso multinazionali, soprattutto nel settore della componentistica auto, parentesi fallimentare dato che si è conclusa con le delocalizzazioni di aziende come TRW e Delphi.

E’ vero che non è stata trovata una soluzione, ed è l’autocritica che possiamo fare riguardo le nostre ultime stagioni di governo, però è altrettanto vero che anche i 5 anni di Nogarin non hanno cambiato la situazione. La crisi ha poi battuto forte su un territorio già fragile come quello livornese.

Su cosa puntare oggi è l’argomento cardine di cui si è dibattuto in questi 5 anni di consiglio comunale ma devo dire la verità strategie e logiche di rilancio non ne abbiamo ancora trovate, sicuramente non questa amministrazione.

E quindi? Voi che risposta date? Niente?

Noi diamo una risposta articolata, ad esempio sul porto servono degli investimenti infrastrutturali, mentre aspettiamo la Darsena Europa, altrimenti ci arriviamo già spacciati.

Ricordo che la realizzazione nella Darsena Europa dovrebbe essere conclusa entro 6 anni dall’affido della gara di realizzazione e già viene facile dire che in Italia da 6 a 10 è un attimo. Ma se ritardiamo ad iniziare, se quei 6 anni teorici dovessero essere di più ? Come pensiamo di arrivare “vivi” alla conclusione della Darsena?

Sto parlando di opere da fare come lo scavalco ferroviario porto-interporto, la linea ferroviaria direttissima che arriva in Darsena Toscana, l’allargamento del canale di ingresso del porto commerciale, le ordinanze per l’illuminazione del canale per poter entrare di notte, solo per fare alcuni esempi. Opere da fare urgentemente.

Il porto rappresenta tutto un mondo di indotto dato dalla filiera logistica. La vera sfida è evitare la marginalizzazione del porto a livello internazionale.

Ma se l’obiettivo primario riguarda le infrastrutture, di competenza ministeriale, non è allora meglio votare un partito di governo, sperando di ottenere più investimenti?

Il governo M5S-Lega lo abbiamo già da un anno, col sindaco grillino il cui problema è stato credere poco nella valenza strategica di queste infrastrutture.

Ricordo che Nogarin è stato il primo a mettere in dubbio il piano di investimenti internazionali, in un convegno organizzato dall’autorità di sistema portuale, riguardo la Darsena Europa. E qui stiamo parlando di segnali che rischiano di tagliarci dei traffici che attualmente abbiamo.

Alessio Ciampini intervistato da Giovanni Sofia

Se il sindaco è il primo a mettere in discussione l’opera come si può pensare che arrivino gli investimenti da regione e stato?

Se poi mi chiedi se non sia più facile avere fondi se il sindaco è dello stesso colore del ministro (Toninelli, M5S, ministro delle infrastrutture, ndr) io mi auguro sempre che i ministri facciano i ministri e non gli uomini di partito.

Ha fatto autocritica, a nome del partito, per non aver trovato una soluzione alla crisi occupazionale dovuta alle delocalizzazioni. Ma non crede che la sinistra storica di questa città vi possa rimproverare anche di aver accettato troppo supinamente la fase precedente? Quella dello smantellamento di cooperative, a pro dei privati. 

Come ad esempio, il caso del cantiere.

Fare questa domanda a chi, come me, è arrivato a fare politica quando quella fase era già conclusa non ha molto senso. Inoltre, per quanto possa contare un singolo consigliere comunale in queste decisioni, non abbiamo nessun rappresentante di quel periodo, anche se l’età di qualcuno può trarre in inganno.

Abbiamo parlato molto del porto, per il resto?

Livorno non è solo il porto, ma quello è un settore fondamentale ed ho voluto rimarcarlo anche perché negli ultimi tempi sembrava quasi ci si dovesse vergognare del porto.

Riguardo l’industria pesante ci sono problemi, anche ambientali, a livello di sistema paese, e le multinazionali investono solo in territori logisticamente validi, e questo lo abbiamo, però anche ospitali nei loro confronti.

Detto questo, a me appassionano tanto le discussioni sulle start-up, però abbiamo bisogno di lavoro di quantità, a Livorno, oltre che di qualità.

Vorrei anche citare un sondaggio, fatto qualche anno fa, in cui si chiedeva ai livornesi quale fosse il settore che preferivano per lavorare: bene, l’industria era ultima, con circa il 7%, la maggioranza voleva impieghi nel commercio o nei servizi, nel terziario.

Bisogna finalmente fare una riflessione seria sulla conversione al turismo, non parlare solo delle crociere, ma anche di come attrezzare la città.

Vuol dire cedere un po’ della nostra “sovranità territoriale”?

Assolutamente si, vuol dire affrontare una sfida culturale. Ho apprezzato tantissimo le autocritiche fatte ai vari tavoli di lavoro, sul fatto che noi livornesi se vengono i tedeschi a toglierci i posti auto sul Romito non li vogliano più e questo deve cambiare, insieme ai servizi che dobbiamo offrire ai turisti. Non mi sento di dire che a Livorno il turista venga accolto adeguatamente.

In questa ottica il fulcro è il pentagono del Buontalenti, il salotto buono della città deve essere valorizzato, subito, dal sistema dei fossi, alle fortezza, all’area mercatale, al museo della città, per fare qualche esempio.

Sono favorevole anche a pedonalizzazioni, se servono a far ripartire la città.

Insomma bisogna accettare di cedere qualcosa per l’accoglienza del turista, ma credo che le nuove generazioni su questo tema siano molto più avanti rispetto alle altre fasce della popolazione, perché i giovani di oggi vogliono restare a Livorno.

Scelga un punto, del vostro programma, che vuole valorizzare in questa sede.

Voglio scegliere un punto un po’ più leggero, di cui si è parlato poco: installare una prima linea di tranvia in città. Guardiamo l’area del fiorentino, Scandicci è rifiorita grazie alla tranvia.

Eppure il trenino ce l’abbiamo già avuto a Livorno…

Infatti, possibile che guardare la Livorno come era ci fa battere il cuore e quella di oggi ci fa deprimere? Bisogna anche ripristinare ciò che di bello avevamo.

Certo se come punto del programma ci cita Firenze, poi è normale che uno pensi che sia renziano…

Ma ben venga se Nardella ha ottenuto certi risultati ed ora probabilmente verrà rieletto…

In questi 5 anni, succeduti alla sconfitta clamorosa delle scorse comunali, abbiamo assistito a tanti cambiamenti cosmetici, ma non una seria autocritica ed analisi della sconfitta: come pensate di recuperare i voti dei quartieri popolari?

Io credo che ci sia una ventata generale di populismo reazionario, c’è un aspetto ciclico e ho sempre pensato che non sia possibile risolvere questi problemi con uno schiocco di dita come farebbe Thanos.

Il problema è la globalizzazione, quella che abbiamo raccontato, quella delle possibilità, ha lasciato sul campo i diritti e qui dobbiamo agire a tutti i livelli.

Argomento sicurezza, che dire?

Innanzitutto la città deve essere vissuta, presidiata, non è l’ordinanza anti bivacco, come quella di Pisa, che risolve la situazione. Io sono dalla parte di chi vuole che le città siano vissute, non chiuse, un cinema in più, un teatro in più, una libreria in più…

Un kebabbaro in più aperto fino alle 4 di notte?

Non ci vedo un problema, dipende dal contesto in cui si apre, il kebab che sta aperto fino a tardi all’Ardenza è una cosa positiva, vorrei lo fosse anche il mercato centrale, ad esempio.

Per quanto riguarda l’ordine pubblico questo è appannaggio delle forze dell’ordine. Al posto di fare tante chiacchiere il ministro dell’interno Salvini pensi a destinare più uomini e risorse, non con l’autodifesa tanto sbandierata.

Io sono anche favorevole al vigile di quartiere, più calato sul territorio.

Riguardo un eventuale ballottaggio, Salvetti nel dibattito che abbiamo organizzato al Cage ha fatto capire che preferirebbe Bruciati e la coalizione Bl-PaP a Romiti(Lega-Fdi-Fi) o Sorgente (M5S). Bruciati invece, no, come spiega questa asimmetria?

Bruciati ha detto quello che deve dire un candidato sindaco, ovvero “al ballottaggio ci vado io“…

Quindi ha risposto meglio di Salvetti…

Luca ha risposto alla sua maniera, ha dato un segnale di affinità culturale che credo, oggettivamente, ci sia: colgo l’occasione per dire che in questi 5 anni PD, Buongiorno Livorno, Cannito, hanno votato la stragrande maggioranza degli atti di opposizione insieme.

Se invece il ballottaggio fosse fra voi e il Movimento 5 stelle, come convincerebbe un elettore di Bl a votare voi, o comunque a non andare al mare?

Noi abbiamo deciso di fare una campagna elettorale scollegata dal nazionale e deideologizzata, quindi credo che le persona ci debbano votare per quello che proponiamo. Lo stesso credo se dovessimo andare al ballottaggio con Romiti, cosa che ritengo più probabile, riguardo gli elettori del M5S: guardino cosa proponiamo e la nostra idea di città.

Eppure c’è chi dice che questa giunta ha fatto cose più di sinistra di voi, perché voi siete più di sinistra del Movimento? Lo siete?

Direi di si, basti vedere che le discussioni che hanno messo più in difficoltà il Movimento sono state quelle di tipo identitario, penso a via grande intitolato a Che Guevara. Poi sono loro stessi a dirsi post-ideologici. Guardiamo alle cose fatte per dire chi è più di sinistra.

Ma allora a quelle persone che vivono nella torre della Cigna, che hanno trovato una sponda in questa amministrazione, cosa propone?

Loro hanno trovato una sponda in un contesto di difficoltà, di vivibilità e la stessa giunta che semplicemente se ne è lavata le mani, non mandandoli via da li, non ha creato le condizioni per regolarizzare quelle situazioni.

Nuove case, coi piani di recupero, sbloccati qualche giorno fa dalla regione, ad esempio per quanto riguarda la Chiccaia, o più banalmente bastava che il comune i Livorno avesse lasciato a Casalp il contributo economico che invece il comune riporta a se. Cosi Casalp avrebbe avuto i fondi per opere di manutenzione, affitti concordati ecc..

La sinistra non è guardare dall’altra parte davanti a situazioni di disagio.

Chi vuole vivere in situazioni come quella della Chiccaia, sono condizioni subumane, dobbiamo anche ridare dignità a quelle persone.

Questione AAMPS: potete dire voi, almeno su questo punto, che Nogarin ha fatto bene?

No, dico di no perché le percentuali, così alte, con cui si è chiuso il concordato, a favore dei privati lo rendono di fatto un non-concordato…

Vabbè però quello che conta è che AAMPS sia stata risanata, non scontentare per forza i creditori

Lo strumento del concordato, che ha avuto costi notevoli per la città, soprattutto di tipo giuridico poteva essere rimpiazzata con una ristrutturazione del debito stragiudiziale, non coinvolgendo un commissario ed il tribunale, mettendosi al tavolino coi soggetti coinvolti.

Ma soprattutto, perché AAMPS si è trovata in quella situazione di crisi grave?

Il problema non era legato ad aspetti di finanza creativa come qualcuno ha voluto far credere, ma piuttosto al fatto che c’era un grave problema di crediti inesigbili della tariffa. Problema risolto grazie alla legge Madia del governo Renzi che ha permesso di trasformare i crediti inesigibili in tariffa.

Adesso è il comune a farsi carico del debito di AAMPS, fra qualche anno vedremo le conseguenze…

Nuovo ospedale, cosa volete fare?

Per noi serve un nuovo ospedale, non una semplice ristrutturazione, recentemente è stato reso un pubblico un protocollo di intesa con la regione che stabilisce in grandi linee la realizzazione di un nuovo ospedale all’interno della zona attuale, demolendo alcuni padiglioni e realizzando un monoblocco. Su questo noi siamo d’accordo, spero che arriveremo al governo della città per poter vedere i dettagli dell’intesa.

Ultima domanda secca: se lei avesse un cappio al collo, fra Lega e M5S, lei cosa sceglierebbe?

Sono sicuro che non mi troverò davanti questo scenario, sono sicuro che non ci troveremo a scegliere fra il male minore…

Quindi sono la stessa cosa?

Governano insieme, nonostante facciano i divorziati in casa in queste ultime settimane, però di fatto ce l’hanno detto loro che si sono trovati bene a governare, quindi che ora prima delle elezioni facciano questo teatrino è veramente poco credibile…

Intervista realizzata dai nostri redattori: Gigi Annarelli, Enrico Raugi, Giovanni Sofia.