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I manga sono davvero privi d’insegnamenti?

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In questo mio articolo vorrei parlarvi di un argomento molto intrigante quanto spinoso, ossia l’ignoranza verso i manga e i valori che essi contengono. Infatti, al contrario del Giappone, in cui i manga sono una vera e propria cultura popolare, da noi, in Europa, sono considerati una sotto-categoria del fumetto classico, adatti giusto a un pubblico di fascia di età bassa. Questo perché, a detta di molti “esperti”, i manga hanno dei temi che sono troppo fantasiosi, senza alcun nesso logico e insegnamenti, come potrebbero averlo i fumetti, invece. Bene, questo è quanto di più sbagliato ci possa essere. Effettivamente ci sono moltissimi manga che non hanno un senso logico, che hanno solo fan service al loro interno, trame sconnesse e così via. E’ impossibile negarlo. E’ anche impossibile negare che ci siano talmente tanti di quei manga da cui trarre insegnamento, che ci formano, che ci insegnano cose che possono esserci utili nella vita reale, per rapportarci con le persone e chi più ne ha più ne metta.

Io adesso vi voglio fare degli esempi, citandovi tre dei manga che, secondo me, sono assolutamente da prendere come esempio poiché hanno così tanti valori e cose da insegnarci, che non farveli conoscere sarebbe un delitto.

Il primo di questi tre manga è GTO – Great Teacher Onizuka, un manga di Tōru Fujisawa, pubblicato dal 1996 al 2002 su Shonen Magazine, edito in Italia da Dynit. La trama di GTO riguarda prevalentemente il giovane Eikichi Onizuka, un ex-teppista di Shonan, alle prese con la sua nuova vita da insegnante in una scuola media. Il nostro caro Eikichi, partito con pensieri poco adatti alla professione, quali il divertirsi e, magari, riuscire a “farsi” qualche bella ragazzina della scuola (giacché, come lui spesso ricorda all’interno del manga, è ancora vergine a 22 anni), si troverà di fronte ad una classe di ragazzi veramente terribili, pieni d’odio per i professori e la scuola in generale, con mille difficoltà familiari ed un passato turbolento, pur essendo così giovani. E’ allora che il giovane professore, a colpi di gag e scene che sembrano uscite dai migliori film di Hollywood, prenderà per mano ognuno di questi ragazzi, li aiuterà a superare tutti i loro problemi, rischiando anche la sua stessa vita per questi studenti a cui tiene così tanto, per fargli capire i valori della vita, di quanto essa sia importante e non vada assolutamente sprecata, per nessun motivo. Nel mezzo della trama ovviamente non mancheranno colpi di scena sul passato di Onizuka, sulle difficoltà che affronterà per portare a termine l’anno scolastico con la classe, i problemi di un Giappone in continua evoluzione, ai cui ritmi talvolta è difficile star dietro, oltre che alle relazioni umane tra i personaggi, le storie d’amore che nasceranno all’interno della classe e non solo. Questo manga si potrebbe tranquillamente catalogare come uno dei migliori in assoluto, per quanto riguarda gli insegnamenti che riesce a dare, a tutte le cose positive che sprigiona, alla voglia di lottare dei personaggi, al non arrendersi al sistema. Tutto questo è GTO – Great Teacher Onizuka.

Il secondo manga invece è Death Note, scritto da Tsugumi Ohba e disegnato da Takeshi Obata, pubblicato dal 2003 al 2006 su Shonen Jump, edito in Italia da Panini Comics/Planet Manga. La trama di Death Note vede come protagonista un giovane studente delle superiori, Light Yagami, dotato di un’intelligenza fuori dal comune, stanco perciò di stare ogni giorno a sorbirsi delle noiosissime lezioni, oltre che inorridito dal mondo che lo circonda, fatto di criminalità e corruzione, trova una mattina, per puro caso, guardando fuori dalla finestra della sua classe, un diario nero per terra, con la scritta “DEATH NOTE” in copertina. Incuriosito da questo diario, aprendolo scopre che ci sono delle regole scritte nella prima pagina, le quali asseriscono al fatto che, se si scrive il nome di una persona sul diario, essa morirà di arresto cardiaco entro 40 secondi (ciò avviene nel caso in cui non siano scritte l’ora e la causa del decesso). Credendo che sia tutto uno scherzo, Light prova a scrivere il nome di un criminale visto in tv, scoprendo che è tutto vero, quando il criminale muore in diretta tv. Da quel momento Light avrà a che fare con la sua sete di potere che, pur agendo secondo i suoni buoni propositi, in altre parole quello di liberare il mondo dalla feccia, lo porterà a commettere crimini atroci, uccidendo persino persone a lui care, fino al drammatico finale, che, per ovvie ragioni non vi svelerò. Il tutto ci riconduce a pensare agli insegnamenti che questo manga ci vuole dare, ossia che non sempre il fine giustifica i mezzi, che pur avendo un’idea precisa di cosa sia giusto o sbagliato, nella propria testa, non significa che lo sia veramente, ma dobbiamo anche saperci confrontare con diverse realtà e pensieri, oltre al fatto di dover convivere con il peso delle nostre azioni sulle spalle, consapevoli del fatto che niente e nessuno potrà mai far tornare indietro la lancetta dell’orologio. Questi sono solo alcuni degli insegnamenti che il mangaka vuole darci, ma leggendo il manga, immersi nella sua profondissima ed intrecciata trama, scoprirete che c’è ben altro, oltre a queste poche cose che ho citato.

Il terzo e ultimo manga che citerò è Dragon Ball, scritto e disegnato da Akira Toriyama, pubblicato dal 1984 al 1995 su Shonen Jump, edito in Italia da Star Comics. Ora, parlare della trama di Dragon Ball sarebbe un insulto verso tutti quelli che leggeranno l’articolo, poiché è un manga talmente famoso in tutto il mondo (anche se maggiormente conosciuto grazie all’anime, mandato in onda continuamente su Mediaset), che non conoscerlo sarebbe davvero una bestemmia! Parlando invece degli insegnamenti che il mangaka vuole darci, è facilissimo pensare subito al valore dell’amicizia, infatti, in Dragon Ball ci sono molte scene in cui i protagonisti, pur di aiutare un compagno in difficoltà, oppure una persona bisognosa, non esitano un solo secondo ad adoperarsi per far sì che si risolva tutto per il meglio, o addirittura sacrificandosi per salvare una vita. Poi abbiamo tantissimi esempi di come questo mondo sia sì circondato da tantissima tecnologia, ma anche da moltissimo verde, il che lascia intendere un amore smisurato per l’ambiente e la sua tutela, tanto che moltissimi scenari del manga e dell’anime sono immersi nel verde, per confermare questa tesi. Oltre a queste cose nel manga possiamo trovare anche un valore molto importante, ossia la redenzione. Infatti, in Dragon Ball, moltissimi personaggi che originariamente erano malvagi, si ritrovano, dopo varie vicissitudini, a combattere dalla parte dei buoni, o quantomeno a cercare di rifarsi una vita pacifica, lontano dal loro passato di malvagità. Un esempio su tutti potrebbe essere Vegeta, partito inizialmente come il super cattivo che vuole uccidere Son Goku e distruggere la Terra, arriva persino ad avere un rapporto di amicizia/rivalità con lo stesso e a farsi una famiglia sulla Terra. Potrebbe essere questo anche il caso di Piccolo (Junior nella versione italiana), che, partito come antagonista con un profondo odio verso Son Goku e tutti i terrestri, ereditato dal padre Al Satan, si convertirà alla causa dei buoni, prendendosi addirittura la briga di allenare Son Gohan, il figlio di Son Goku, arrivando ad instaurare un rapporto paterno con lo stesso.

Riassumendo quanto scritto, è impossibile pensare che, davvero, ai giorni nostri, ci siano ancora persone che possano anche lontanamente pensare che i manga non abbiano cosa da insegnarci, poiché non potrebbe esserci niente di più sbagliato, come appena dimostrato.

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Simone Leonardi