26 Novembre 2020

11149361_891949747533753_8160509800826090639_n[1]UIN ha intervistato Eleonora Caselli, livornese di nascita, studentessa internazionale di adozione, che presso la Hankuk University of Foreign Studies ha portato avanti un importante progetto in cui vede la stessa università Coreana legarsi a studenti di varie nazionalità tra cui tanti italiani. Eleonora ha rivestito il ruolo di ambasciatrice della cultura e in questa intervista ci spiegherà in cosa è consistita la sua attività e ci ha parlato della Corea del Sud.
1-Allora iniziamo in dettaglio a parlare della tua attività! Più concretamente cos’hai portato avanti nel ruolo di ambasciatrice?
Fondamentalmente è stato creato un gruppo di studenti internazionali, (tutti ambasciatori del progetto presso le proprie università di “casa”), e uno staff di professori e studenti coreani dell’università Hankuk University of Foreign Studies(HUFS) dove ho studiato fino a fine Febbraio. Questo gruppo fa riunioni settimanali dove si discute su come portare avanti il progetto, organizzare un festival universitario che lo riguarda, ma anche presentare i lati del proprio Paese che solitamente non sono ben conosciuti agli altri studenti.
Dare insomma la possibilità di poter mostrare una cultura, una società e una comunità al di fuori degli stereotipi generali.
10420045_776691249059604_8497897019883161801_n[1]2-Come è andato questo festival?
Il festival è ancora in fase di preparazione, si svolgerà approssimativamente verso Luglio-Agosto.
Ancora non posso dirti molto perché ben poco è stato deciso
3-Come è stato rapportarsi con un mondo, quello orientale e nello specifico della Corea del Sud, così diverso dal nostro? Sia con le persone che con le istituzioni?
Per quanto riguarda gli stereotipi, abbiamo parlato soprattutto su come l’Italia sia in realtà un agglomerato di diverse culture e personalità. C’è una varietà di personaggi, lingue e aspetti culturali, mischiati tra loro ed evoluti in qualcosa di così particolare come l’Italia, da poter essere definiti molto difficilmente e che sono, sicuramente, più lontani dai preconcetti di quanto si pensi.
Questo comunque non è stato per me il primo approccio con la Corea del Sud.Ci sono stata la prima volta nell’estate del 2013, dopo aver vinto una borsa di studio per un programma speciale di 5 settimane.
Non direi che sia stato difficile, perché già conoscevo quantomeno in teoria cosa avrei trovato là ad aspettarmi, ma non posso nemmeno dire che sia stato tutto così facile. Rimane comunque un Paese sotto alcuni aspetti molto lontano dal nostro, ma pur sempre particolare e interessante, soprattutto in questi anni.
11119711_891950437533684_8785702322368785639_n[1]4-Vorrei approfondire se possibile le particolarità della Corea del Sud. Cos’è che più ti ha meravigliato e impressionato?
La sua stessa particolarità, scusate il gioco di parole. Soprattutto, come dicevo prima, in questi anni.
La Corea è un paese molto giovane. Dopo aver vissuto sotto dominio cinese e giapponese, aver vissuto il dramma della divisione, la Guerra Fredda e anche anni di regime militare, la Corea ha iniziato a svilupparsi e ad aprirsi al mondo internazionale.
Ha vissuto crisi economiche e sconvolgimenti storici
E’ passata dall’essere un Paese dove le persone vivevano in capanne a una società estremamente globalizzata e basata, (se non dipendente), dalla tecnologia. Trovo interessantissimo vedere come persone appartenenti a quel periodo convivono con i loro nipoti ultra tecnologici in una società che in qualche modo è stata costruita sulle loro spalle e che a loro è devota. Inoltre, l’aspetto che più mi piace della Corea e che maggiormente mi ha spinta ad avvicinarmi a questa cultura che ben amalgama tradizione e progresso, è la meritocrazia.
10405547_787433724652023_1452944408082410649_n[1]5-Proprio per quanto riguarda la globalizzazione e la dipendenza tecnologica, la tua esperienza concreta può dirci se un tale utilizzo dell’una e l’invasione dell’altra possono far dimenticare le tradizioni e le radici o se invece questi elementi riescono a sopravvivere e anzi a convivere?
Per esperienza posso dire che i coreani stanno molto attenti a non dimenticare le loro origini.
Esempio concreto di ciò è il fatto di come le loro tradizioni siano sopravvissute sia alle invasioni e al dominio straniero, sia all’incremento di tecnologia e globalizzazione.
6-Durante il tuo lavoro presso l’università coreana hai avuto ovviamente delle relazioni anche con professori. Quali differenze esistono in confronto alla tua esperienza con i professori che lavorano in Italia?
10626656_776693869059342_484108734905139955_n[1]La professionalità, la dedizione e l’attenzione che viene messa nel lavoro. Gli orari delle lezioni vengono rispettati al secondo, così come le scadenze dei lavori e la valutazione degli esami. Tutto molto statico, poco fantasioso. Col mio disappunto, trovo tutto molto tecnico e preciso, poca creatività e poco spazio di libertà di espressione personale. Uno studente che impara un intero testo scolastico a memoria è più avvantaggiato rispetto a un ragazzo meno tecnico ma non per questo meno geniale. La possibilità di progresso creativo è purtroppo il prezzo da pagare in cambio di una meritocrazia quasi perfetta.
Questa attenzione estrema ai dettagli e alle regole è, secondo una mia personalissima teoria, (che affronterò anche nella tesi), frutto di mera falsità. Tutto è una facciata costruita sul rispettare le regole e i canoni prefissati, costituita di persone che si costringono e si limitano a essere chi non sono pur di accontentare un’aspettativa sociale che in realtà si allontana da quella che è veramente.
7-Quindi in parole semplici possiamo definirlo un sistema limitante che appiattisce l’individuo?
11026340_891928190869242_7287834211928482093_n[1]Sotto alcuni aspetti sì.
Esempio, tutti i docenti sono ogni tanto controllati e giudicati, (riprese delle lezioni con telecamere il cui contenuto viene successivamente analizzato e giudicato da chi di compito), e pure agli studenti viene dato a fine corso un foglio da compilare attraverso il quale possono “valutare” i docenti sotto diversi criteri. Ti lascio immaginare quanto cambi l’atteggiamento dei docenti dalla fase “lezioni in corso” a quella invece della “valutazione effettuata”.
E tale “doppia-facciata” si nota in tanti altri aspetti della cultura, in primis nelle relazioni personali.
A loro difesa posso dire che, ovviamente, è ingiusto e intellettualmente disonesto fare di tutta l’erba un fascio e soprattutto che tali eventi sono in genere frutto della cultura portata all’estremo.
Personalmente penso che la cultura coreana sia ben direzionata, di base.
Purtroppo è l’esasperazione che porta tutto, anche i buoni propositi, a creare più danni che benefici.
8-Quindi è meritocratico ma fino a un certo punto? Fino ai limiti che lo stesso sistema si è posto? Pensi che possa comunque esistere un sistema meritocratico ma anche creativo o il primo valore inficerà sempre e comunque sul primo?
Sì, penso che sia possibile far coesistere i due aspetti. E penso anche che questo nuovo aprirsi della Corea del Sud nei confronti del mondo possa portare a un miglioramento della situazione. I contatti con punti di vista diversi dal proprio aiutano sempre, a mio avviso.
9-Passiamo a una domanda più simpatica e leggera di natura per così dire antropologica: come ti sei trovata a rapportarti con ragazze e ragazzi coreani? Il loro modo di pensare, di vivere, di correlarsi alla società in quanto e cosa differisce dai tuoi coetanei italiani?
La differenza principale consiste nel fatto che i coreani non sanno divertirsi e coetanei italiani invece sembrano non pensare ad altro. I coreani, soprattutto a quest’età, sono concentrati fino allo sfinimento sullo studio, (avere ottimi voti, entrare in un’ottima università, laurearsi, essere assunti da un’ottima 11046513_891950190867042_8654555290029065416_n[1]azienda, crearsi uno stile di vita stabile e sicuro e farsi una famiglia), e qualche volta escono a ubriacarsi fino a sfiorare il coma etilico. Gli italiani sono invece troppo impegnati a lamentarsi e a perdersi in cazzate, perdonatemi il francesismo.
Le mie risposte non hanno la pretesa di verità assolute o di etichette ufficiali. Parlo per esperienza e per una visione delle cose personale e soggettiva, forse pure sbagliata, e sono cosciente del fatto che non tutto vada a finire nella solita cartella. Per esempio non sto dicendo che l’intera gioventù italiana sia solo una massa di pecore imbevuta di sottocultura, vanità e superficialità; ho avuto la fortuna di incontrare molti ragazzi italiani degni di rispetto e stima, ma non posso nemmeno negare che la maggioranza… beh, in generale non aiutano a coltivare chissà quale grande opinione di sé stessi.
10-Ti è stato fatto pesare il fatto di essere italiana? Ha avuto un peso la tua provenienza?
Sì, come ho già detto prima, ci sono persone, soprattutto i più anziani, che vivono in un mondo che non è più quello al quale erano abituati.
1509316_891950274200367_8250737505613955189_n[1]11-E quindi in che modo sei diciamo stata discriminata?
Per tanti è ancora strano vedere occidentali in Corea, soprattutto italiani. E, un po’ come in qualsiasi altro Paese straniero, quando scoprono che sei italiano, le loro prime parole sono “pizza, mafia, mandolino” sommate a nomi di svariati giocatori di calcio. Però in generale hanno paura di essere etichettati come irriverenti, quindi cercano di evitare.
Mi è capitato di vedere gente spostare lontano i loro bambini che stavano seduti accanto a me. Oppure una volta ho sentito una giovane madre dire in coreano al figlio di cambiare posto perché “quella è una straniera”. E’ rimasta sconvolta quando le ho risposto per le rime in coreano. Ovviamente non si aspettava che parlassi bene la sua lingua e che potessi anche comprenderla perfettamente.
12-Nel profondo però credono in quello che dicono? O è solo paura di ciò che non conoscono?
Secondo me è solo paura dettata dall’ignoranza, così come accade anche in Italia.
13-Torneresti in Corea?
Certo, il prima possibile.
In realtà mi piacerebbe vivere un po’ qua e un po’ là.

(Foto di Eleonora Caselli)


Matteo Taccola

matteo.taccola@uninfonews.it

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Matteo Taccola

Sono uno studente della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, curioso, estroverso, mi piace scrivere.
Ho voluto accettare la sfida postami da “Uni Info News”, mettermi alla prova e scrivere quello che penso con l’intenzione di potermi confrontare con tutti quelli che ci leggono.

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