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Inchiesta su Aamps: tutto quel che è successo tra colpe, misteri e scenari futuri

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Finalmente è scoppiato il caso Aamps, e nel marasma generale derivante dalla rabbia dei lavoratori e dalle tempestive strumentalizzazioni politiche è venuto fuori con forza, finendo sul blog di Grillo, sulle tv, le pagine di tutti i giornali e sulle bacheche Facebook dei più disparati politici e opinionisti. Opinionisti e politici che per quanto ferrati su Livorno, della sua storia sanno quel che si legge sui giornali locali.

Comprendere la vicenda di Aamps nella sua complessità è difficile, lo è per chi vive da sempre in città, ma a differenza di quel che si pensa nel resto d’Italia, a Livorno nessuno è sorpreso. 

Nessuno è sorpreso perché nel silenzio generale figlio di coperture partitiche del passato tutti sapevano. Sapevano nonostante l’ex sindaco Cosimi e la sua giunta dicessero di stare tranquilli, che tutto andava bene. Invece tutti sapevano dello scempio silenzioso, conoscevano la mancanza di un progetto industriale, qualcuno sapeva dei crediti Tia mai riscossi per anni, meglio lasciarli in pace gli amici, dichiarando successivamente tali crediti inesigibili. Così la tassa sui rifiuti non si riscuote e il debito matura. Eh no mi dispiace, soldi agli amici non se ne chiedono, tanto a coprire il buco ci sarebbe stato Nogarin con un aumento della Tari a danno dei cittadini. Così i cittadini avrebbero pagato i debiti generati dagli scambi illegittimi tra politica e privati; i nuovi politici al potere, Nogarin e giunta, avrebbero pagato i debiti dei vecchi politici, e tutto sarebbe tornato all’ordine, nel silenzio. Una legislatura a Nogarin, una soltanto, aspettate che venga fuori questa storia, la giunta si spaccherà il consiglio pure, un commissariamento, attimi di panico, ci sistemano tutti i conti e poi “a punto e a capo” come lo slogan di Ruggeri in campagna elettorale. Il delitto è perfetto, gli amici sono contenti.

Cosimi e i suoi rassicuravano la cittadinanza, tutto andava bene, ma i sindaci revisori bocciavano i bilanci, qualcosa forse non andava così bene, e qui si insedia Beppe Grillo che giustifica questa divergenza di opinione tra la realtà e le parole della vecchia amministrazione alludendo apertamente a politiche clientelari, e oscurantismo mediatico. Chi abbia ragione dei due non è dato saperlo.

Ma andiamo con ordine ripercorrendo scrupolosamente i fatti.

I fatti

Tutto ha inizio poche settimane dopo il ballottaggio che porta Nogarin a Palazzo Civico, l’allora amministratore unico di Aamps Enzo Chioni nella sua relazione finale sulla gestione di Aamps scrive per la prima volta della necessità di intentare una causa per richiedere indietro alle banche finanziatrici di Aamps 5.7 milioni di euro, parlando esplicitamente di “anatocismo e usura”. Si tratta precisamente 2.8 milioni da Montepaschi (di cui 2.4 su due finanziamenti da 12 milioni totali, e 512mila euro per spese di conto corrente), 1.1 milioni da Banco Popolare Cassa di Risparmi (per conto corrente), 1.8 milioni da Credem. Nessuno lo ascolta, ma qualcosa iniza già a non tornare.

Tra nomine confuse e prese di posizione molto deboli, arriviamo direttamente a giugno 2015. Il collegio dei revisori boccia il bilancio di Aamps: “senza apporti finanziari la società avrà vita breve, non approvate i conti”, stavolta i sindaci revisori non hanno espresso un giudizio negativo solo sul bilancio 2014 -in perdita di 11,7 milioni- ma anche e soprattutto sulla continuità aziendale.

A giugno i sindaci revisori avevano redatto il (vero) bilancio 2014 che si chiudeva con un’incredibile perdita di ben 21,4 milioni di euro (di cui 11 milioni di crediti Tia mai riscossi e dichiarati inesigibili dalla Sorit, la società di Ravenna che si occupa di recupero crediti). Poi ad agosto venne trasformato in legge il cosiddetto decreto sugli enti locali, grazie a questo il comune ha potuto riversare nella Tari le morosità dei crediti Tia, spostando tramite cessione del credito gli 11 milioni di Tia inesigibile sui conti del comune, che a sua volta li preleverà, come peraltro ha già fatto, dalle tasche dei livornesi. La perdita di Aamps è così scesa a 11,7 milioni, e così il comune ha potuto evitare un’erogazione immediata di ben 5,9 milioni per scongiurarne il fallimento.

La reazione dei sindaci revisori

Questa operazione non è piaciuta ai sindaci revisori che hanno parlato di “bilancio non veritiero”, accusando Nogarin di aver falsato i conti con questa operazione di cessione crediti poco prudente.

Fattosta che a torto o ragione dei sindaci o del sindaco, lo svolgimento dei fatti ha portato i sindaci revisori a sostenere l’incapacità dell’azienda ad arrivare a fine anno con la situazione attuale, precisamente non dopo il 14 dicembre.

Il risultato finale è quello di un invito, rivolto dai revisori all’assemblea ordinaria, a non approvare il bilancio di Aamps e scegliere due vie: un intervento tempestivo del Comune oppure l’avvio delle procedure concorsuali.

Il bivio di Nogarin

Ecco che Nogarin si è trovato ad un bivio: approvare il bilancio della municipalizzata oppure aprire la procedura di liquidazione, cioè condurre Aamps verso il fallimento. All’interno della prima, l’approvazione del bilancio, l’unica strada possibile per salvare il futuro dell’azienda, è sembrata fin dall’inizio quella di una ricapitalizzazione di Aamps, richiesta dai sindaci revisori per scongiurarne il fallimento. Il comune avrebbe dovuto infatti iniettare 4 milioni entro il 14 dicembre, altri 4 entro marzo e altri 2 entro giugno, questi sarebbero stati finanziati con un totale di quasi 10 milioni di tagli dilazionati su due bilanci comunali, una misura insostenibile per il comune. Una misura efficace nel breve periodo ma non nel lungo. Infatti dopo due anni ad Aamps sarebbe toccata la stessa sorte. Punto e a capo.

Poi c’è la proposta Pd, che piace al Pd e che ha dalla sua parte una legge, quella che impone alle municipalizzate dei rifiuti la fusione in un’azienda di diritto speciale, una sorta di consorzio privato, se vogliamo una privatizzazione formale (ma non sostanziale). Questa soluzione non piace al M5S che non vuole cedere Aamps a ATO Toscana Costa, meglio conosciuta come Reti Ambiente, i perché di questa scelta sono dettati sia da motivi politici (andare contro al Pd che ne prenderebbe di nuovo il controllo politico) che ideologici (presenza dei privati). Punto e a capo.

Così ecco la terza via made in Nogarin, la via a cui il Pd strizza cautamente l’occhio, che nel silenzio piace a tutti, soprattutto ai lavoratori di Aamps, quella del concordato preventivo di continuità, un accordo per permettere ai creditori di pagare parte dei crediti dichiarati inesigibili in modo da salvare Aamps senza tagli dolorosi ai bilanci pubblici o liquidazioni coatte.

E con tutto questo arriviamo ad oggi.

La resa dei conti

Ha così inizio, lunedì 30 novembre, il consiglio comunale per l’approvazione del concordato preventivo di continuità.

13 ore di consiglio comunale, la sala assediata dai dipendenti inferociti, sindaco e giunta scortati, contestazioni, risse, malori, tutte le tv ed i giornali nazionali nella sala del consiglio, tre dissidenti, la perdita di un assessore, la presidente Cepparello dimissionaria che invoca: “sarò partigiana”, emendamenti ed infine, in tarda serata, la votazione risicata, 17 contro 16, per un formale rinvio di ogni decisione. Una settimana di tempo per discuterne. Quello di cui nessuno si è accorto, e su cui Nogarin ha posto solo blandamente l’accento in un’intervista a Granducato TV, è che il concordato è comunque approvato. Ma questo ai giornali sembra non interessare, le strumentalizzazioni politiche, forse volute, sono partite e c’è tanto di cui parlare.

Potremo parlare dell’inesperienza dei consiglieri di maggioranza: politici che sembrano avere le idee poco chiare, che si trovano a dissentire in sede di voto su questioni prioritarie come Aamps, che vivono la politica dell’uomo qualunque, senza un piano preciso. “In alto i cuori” ed è vero che la politica si fa per passione e si vive nell’incontro con le persone, ma la politica passa per un’attenta pianificazione strategica, con riunioni dove si concordano i voti preventivamente. La politica non si improvvisa, o almeno le motivazioni a certe critiche di così ampio rilievo politico devono essere sostenute da una valida contropartita, stavolta assente, o comunque per niente chiara. La proposta poco chiara e sostanzialmente inutile era quella di rinviare il dibattito di 5, 6 o 7 giorni, proposta realisticamente priva di un qualsiasi spessore politico .

E potremo parlare delle colpe di Nogarin, dei 42 milioni di debiti ereditati dalle precedenti amministrazioni, del tanto discusso concordato preventivo di continuità, dei tagli ai servizi per ricapitalizzare la municipalizzata che il sindaco non vuole fare per evitare il default del bilancio del comunale, dei perché della scelta di ignorare una privatizzazione formale (ma non sostanziale) di Aamps con Reti Ambiente, che peraltro sarà obbligatoria, delle manovre disperate sui bilanci di Aamps, dei crediti inesigibili Tia scaricati sulla Tari e quindi sulle spalle dei cittadini, di tutto quello di cui ho già parlato. Ma tutto questo lo lasciamo alla cronaca, in rapido sviluppo. 

Potremo parlare poi dello “strano” comportamento della CGIL che dopo anni di silenzio su Aamps inizia a sparare a zero sul sindaco e la giunta. Potremo parlare del PD, delle dichiarazioni che ha il coraggio di fare, di come giustamente si stia comportando come forza di opposizione, e di come ingiustamente continui a coprire, senza ammetterle, le colpe dei responsabili al suo interno.  

Potremo parlare di tante cose, ma chi identificherà di chi sono le colpe del passato, i responsabili della situazione esplosa oggi? La magistratura. E infatti al di là di ogni congettura, dietrologia o ipotesi sulla mal gestione di Aamps a far chiarezza ci sarà la magistratura. O forse verrà fuori l’ennesimo capro espiatorio? Verrà fuori qualche nome, farà saltare qualche copertura, qualche pesce piccolo verrà processato, magari li stessi amministratori, e poi? Chi ci assicura che giustizia sarà fatta? Nessuno. 

Ma si sa, come in tutti i casi riguardanti grandi aziende, a fare i conti con questa vicenda complicata, saranno i 500 dipendenti dell’indotto dei rifiuti, alimentando il clima teso che da giorni ormai si respira in città, perché non c’è soluzione alla guerra politica tra Pd e M5S, e non c’è soluzione per questi lavoratori che prescinda da un salvataggio di Aamps. 

E il cuore democratico piange. Piange per un partito che dopo la batosta elettorale continua a fare i propri interessi, a negare le proprie colpe. Piange per la poca lungimiranza dei suoi dirigenti che si ostinano a non capire che non c’è altra via se non quella di ripartire da un atto di onestà intellettuale: ammettere i propri errori per ricostruire la propria credibilità. Piange per un Movimento che rinnegando l’arte politica ha scelto la via del qualunquismo, dell’inesperienza, scegliendo una mancanza di indirizzi politici chiari.

Se vogliamo ricostruire la politica risollevando questa città dalle sue macerie urge la coerenza necessaria a testimoniare i valori in cui crediamo, perché questi non rimangano parole scritte sullo statuto di un partito o sui discorsi dei ghost writers di Palazzo Chigi. Per questo ad oggi occorre mettere da parte interessi di partito per salvare Aamps ad ogni costo, per ridare speranza e fiducia nella gestione pubblica dei servizi, per salvare la credibilità dei dirigenti politici di tutta italia, per far capire a chi agisce nell’illegalità per i propri tornaconti che in Italia non si passa più liscia. E purtroppo in questa fase così delicata non si può prescindere dall’approvazione del concordato.

Ma forse tra qualche tempo tutto si risolverà e sarà messo a tacere, così a nessuno importerà più niente di questa vicenda: punto e a capo. Chapeau!