26 Settembre 2020

Nell’elegante e raffinato Teatro Verdi di Trieste è tornata in scena un’opera lirica che per molti anni è rimasta nell’oblio e che è stata riscoperta soltanto nella metà del secolo scorso: e si tratta di uno dei lavori più famosi e celebrati di un maestro assoluto dell’ottocento musicale italiano come Gioacchino Rossini. L’opera in questione è la “Cenerentola”, un melodramma giocoso che Rossini, su libretto di Jacopo Ferretti, compose in sole tre settimane, prendendo come soggetto quello della celebre fiaba di Charles Perrault, eliminando però gli elementi magici e favolistici e trasferendo la condizione di una donna “Cenerentola”, vessata e angustiata a causa delle sue umili origini, in un contesto tipicamente borghese, caratterizzato da gerarchie sociali e differenze di classe, nonchè da desiderio di riscatto sociale.

Il direttore d'orchestra George Petrou
Il direttore d’orchestra George Petrou

Considerando il lungo periodo di assenza di tale capolavoro, e grazie anche ad una maggiore sensibilità in materia di proposte culturali che hanno permesso ad un’opera un tempo negletta di tornare a rifiorire, per tale allestimento si è scelto di puntare su un gruppo di giovani e affermati professionisti di nazionalità greca, per la prima volta in Italia, diretti dalla regia vibrante e risoluta della talentuosa Rodula Gaitanou, di origini ateniesi. Giovane e dall’indiscutibile bravura anche il direttore d’orchestra George Petrou, che ha anche accompagnato i cantanti al fortepiano durante i recitativi. Orchestra del Verdi che, a parte un inizio dal suono un po’ più dirompente rispetto ai recitativi e qualche trascurabile errore nel finale, è apparsa eccellente e ritmicamente vivace, in pieno stile rossiniano. La scelta registica è stata quella coraggiosa di calare la storia nei nostri tempi, ambientandola in un teatro in decadenza dove i protagonisti sono tutti lavoratori dello spettacolo: Angelina, la Cenerentola, un’attrice dotata di talento che deve fare i conti con Don Magnifico, il patrigno, nonchè il custode del teatro, e le due sorellastre, Clorinda e Tisbe, due attrici prive di talento che giocano da divastre tra gli abiti di scena dei camerini. Il proprietario di questo edificio in rovina è il principe Ramiro, che dopo anni di vita dissoluta ritorna al teatro di famiglia per portare cambiamenti e scegliere qui la sua futura sposa. Inizia quindi il conflitto, che caratterizzerà tutto lo spettacolo fino alla risoluzione finale, tra le due sorelle, che si contendono il posto di futura sposa del principe incentivate dal padre Don Magnifico, e la povera Angelina, che, nonostante le difficoltà e la posizione di netta inferiorità e sottomissione, riesce a non perdersi d’animo e a rimanere sè stessa, conservando i suoi sentimenti e la sua bontà d’animo e riuscendo alla fine a rapire il cuore del principe. “La bontà in trionfo” è infatti il sottotitolo di quest’opera lirica.


E’ importante notare la connessione tra gli stati d’animo dei protagonisti e il periodo in cui la Gaitanou ha deciso di calare la Cenerentola. Siamo infatti negli anni della Grande Depressione del ’29, periodo di grande crisi in stretto legame con l’incertezza della Grecia degli ultimi tempi. Le due sorelle Clorinda e Tisbe, che fanno emergere i lati peggiori della loro personalità, sono l’esempio di un mondo in crisi: un mondo che con la caduta di valori, di identità e di umanità contribuisce ad alimentare cattiveria, egoismo ed arrivismo, a discapito del mondo, ritenuto inutile, dei sentimenti, dell’altruismo, della fraternità, della bontà. Tutta una serie di qualità che vengono fuori dal personaggio di Cenerentola, che alla fine risulta la vera vincitrice: un modo questo per esprimere la volontà di coltivare sempre la speranza e il diritto a sognare, anche quando tutto sembra precluderlo.

Josè Maria Lo Monaco, nei panni di Angelina, la Cenerentola
Josè Maria Lo Monaco, nei panni di Angelina, la Cenerentola

Per rendere al meglio un personaggio di siffatto valore era opportuna un’interpretazione che sapesse contenere una certa grazia senza finire nel mellifluo, una certa dolcezza senza perdere quella agilità e quella consapevolezza di ciò che si vuole. E Josè Maria Lo Monaco riesce in maniera ottimale a condensare queste qualità, sia dal punto di vista dell’interpretazione attoriale, sia dal punto di vista canoro. E’ d’altronde particolarmente vasta la sua esperienza nel repertorio rossiniano: oltre ad essere stata diretta da maestri del calibro di Muti e Abbado, di recente ha interpretato sempre il ruolo di Angelina sotto la regia di Emma Dante. Al suo fianco, il tenore Leonardo Ferrando è stato un Don Ramiro dalla voce non così eccelsa ed entusiasmante, ma corretta ed educata. Tra gli altri personaggi ne spiccano due in particolare. Fabio Previati, nei panni di un Dandini disinvolto e comico, riesce a interpretare un personaggio pienamente rossiniano nella sua stravaganza, spiritosità, maliziosità, insolenza e vanità.  Altra punta a brillare è quella di Filippo Polinelli, impeccabile nei panni di un personaggio, Alidoro, che rappresenta un vero e proprio snodo per la vicenda: il deus ex machina degli eventi; colui che, con il suo il mondo è un gran teatro”, è come se ponesse un giudizio esterno, onnisciente alla storia, pur vivendola in prima persona. Eccellente anche la sua voce, dal timbro e dalla musicalità che hanno saputo mettere insieme forza e qualità.

La regista Rodula Gaitanou
La regista Rodula Gaitanou

Un’opera quindi che rappresenta una pietra miliare della musica classica italiana, ma che è stata adattata rendendola una tipica vicenda del mondo contemporaneo. “La vedo come un anello di congiunzione con la nostra epoca”, dice la regista Rodula Gaitanou ,”sono in crisi i valori dell’Illuminismo e l’identità europea basata su questi valori. Abbiamo bisogno di più Cenerentole, di persone che vadano incontro con simpatia e umanità al fratello o alla sorella che soffrono e che si trovano in condizioni di vita difficili“. Diretto riferimento ad un’Europa a cui manca una reazione collettiva, una decisione ufficiale per trovare una soluzione a questa enorme crisi umanitaria: una soluzione che solo con spirito di fraternità e bontà può essere trovata. E anche se questo spirito sembra essersi smarrito e nascosto chissà dove, una Cenerentola, con tutta l’arte che ne segue, può farcelo riscoprire con tutta la sua bellezza.

 

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