2 Dicembre 2020

In occasione dei 150 anni dalla morte del celebre compositore Gioacchino Rossini, il Teatro Verdi di Pisa ha ospitato all’interno della Stagione Danza 2017/2018 lo spettacolo Rossini Ouvertures, del danzatore contemporaneo Mauro Astolfi, eseguito dalla sua compagnia Spellbound Contemporary Ballet, in scena lo scorso16 febbraio.

Lo spettacolo, che ha debuttato in prima assoluta a Pesaro in nel 2017, rappresenta il risultato di suggestioni, immagini e simboli provenienti dalle vicende private e dalla personalità eclettica di Rossini, che hanno ispirato il coreografo.


La luce in sala è ancora accesa quando una misteriosa figura nera striscia fuori dal sipario, ancora chiuso, prendendo posto nel proscenio. Con essa appare una grande e vecchia borsa contenente frutta e ortaggi, probabilmente a suggerire la fame dell’Ottocento, ma anche allusiva all’amore di Rossini per la buona tavola. Una fame che non indica solo quella fisiologica, ma anche, in senso lato, quella del corpo, del desiderio umano e dei piaceri, evidenziati per tutto lo spettacolo.

All’apertura del sipario la prima cosa che risalta è il maestoso e imponente fondale: un grande armadio di legno marrone con varie ante dalle quali i danzatori entrano, escono o scompaiono. Alcune parti di esso si scompongono, diventando oggetti drammaturgici, quali un letto o un podio utilizzati dai 9 danzatori.

La vita di Rossini viene messa in scena da un danzatore che sottolinea il suo amore per la gente comune e per gli amici con i quali scherzava e giocava, ma anche i suoi eccessi dall’alcool ai piaceri della vita.

Come ha scritto Astolfi, l’armadio è:

“la parete dei ricordi di Rossini dove nascondeva, archiviava il suo cibo, i suoi vini, la casa dove ospitare i suoi grandi amici e compositori, ma anche la gente comune con la quale amava scherzare, giocare e condividere tutti gli aspetti della sua vita… questa ‘parete’ è immaginata come una proiezione della sua mente”.

 

Assoli, duetti o in gruppo, i danzatori eseguono grandi slanci delle gambe, con grande fluidità e armonia, mentre con gli arti superiori compiono movimenti scattanti, segmentati suddividendo i vari gesti in piccoli movimenti dinamici.

Una danza che segue il ritmo musicale, rapportandosi in maniera dialettica con esso, caratterizzata da una corrispondenza tra suoni, pause, accenti e gestualità, trasponendo in movimento i celebri crescendo rossiniani delle ouverture quali La gazza ladra o L’italiana in Algeri. Le scene si susseguono così come le musiche, con gestualità tra la danza contemporanea ed il teatrodanza, come la famosa scena de il Largo al Factotum tratta dall’opera buffa Il barbiere di Siviglia, atto I, nel quale tre danzatori seduti sopra tre sedie di legno vengono raggiunti dal danzatore protagonista- che interpreta Rossini- il quale riprende le gestualità del barbiere. Un breve e divertente “teatro nel teatro”, che Astolfi adotta per interpretare la celebre opera.


I costumi dei danzatori evocano ottocenteschi cicisbei, con camicie a sbuffo, nella prima parte e poi con semplici maglie a maniche lunghe contemporanee, tra rimandi passati e presenti. 

Mentre le prime sequenze ritraggono Rossini come un gioviale bon vivant, amante della buona tavola e delle belle donne, nelle successive emergono le sue ansie, paure e la nera depressione, messa in scena dalla figura nera presente in apertura dello spettacolo e che ciclicamente lo chiude insieme al danzatore-Rossini.

In Rossini il finale nelle opere assume una grande importanza, imprimendo velocità e ritmo incalzanti: è questo infatti il momento in cui avviene lo stupore dei personaggi dinanzi a una situazione inaspettata. Lo stupore è il fulcro di una situazione davvero caotica e questo è stato restituito tutto d’un fiato in un atto unico di 70 minuti dal coreografo.

La complessa figura di Rossini è stata ripresa e adattata da Astolfi unendo, attraverso la danza, vicende biografiche alle sue complesse opere, che lo hanno reso celebre in tutto il mondo, come una “follia organizzata e completa”, per citare le parole del famoso scrittore Stendhal.

 

 

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Marta Sbranti

Marta Sbranti, classe 1989. Dopo il Diploma presso l'Istituto d'Arte Franco Russoli di Pisa mi sono laureata in Scienze dei Beni Culturali curricula storico-artistico. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Storia delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media, presso l'Università di Pisa. La mia tesi di laurea "Musei e Danza" unisce le mie due grandi passioni la danza e l'arte, che coltivo fin da piccola.
"Toccare, commuovere, ispirare: è questo il vero dono della danza".
(Aubrey Lynch)

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