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Fabrizia Capanna - 7 febbraio 2017

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Fabrizia Capanna - 7 febbraio 2017

Contro la Mutilazione Genitale Femminile

Fabrizia Capanna - 7 febbraio 2017
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Ieri è stata la Giornata in cui il mondo è stato invitato a ricordare una lotta della quale normalmente si dimentica, ma che qualcuno combatte ogni giorno, quella contro la mutilazione genitale femminile, la Female Genital Mutilation.img_0957

È una lotta questa, che spesso passa in secondo piano, si dice “E allora? In fondo ci sono problemi ben più gravi ai quali pensare, la gente muore là fuori. Ci penseremo poi”.
E invece oggi vorrei spiegarvi quanta importanza ha davvero questa “battaglia minore” per me, e per tutte le donne che l’hanno subìta e per quelle che ogni giorno impediscono che un’altra bambina, anche una sola debba subirla.

Ogni anno su 3’000’000 di bambine (almeno, sicuramente sono molte di più) viene perpetrata una pratica disumana e brutale, che meriterebbe di rimanere confinata nella società che l’ha concepita, e invece è stata tramandata come rituale imprescindibile fino ad oggi.

Ogni anno 3’000’000 di bambine vengono squarciate e rappezzate (sì, non usiamo mezzi termini che rendano più dolce la lettura, non ci sono mezzi termini, vengono esattamente squarciate, e rappezzate), senza anestesia, con mezzi di fortuna, lame, forbici e pezzi di vetro, in condizioni igieniche inesistenti, vengono barbaramente private di ciò che legittimamente le rende donne. Come se l’esserlo fosse una vergogna.

Ogni anno a 3’000’000 di bambine viene inculcata l’idea che una donna non infibulata sia una donna impura, sporca, inferiore. Da emarginare. Le vengono inculcate false credenze, in una logica totalitaria di sottomissione femminile, di passività sociale e sessuale, nella quale l’uomo è soddisfatto davanti all’impotenza e alla sofferenza di quella che non è una compagna di vita, ma una serva, una concubina, che non ha dignità di decidere nemmeno del proprio corpo.

Ogni anno 3’000’000 di spose danno prova ai loro mariti della propria virtù, conservata a pena di atroci sofferenze e di enormi rischi. Ogni rapporto diventa doloroso. Oltre alle infezioni, la rottura dell’utero è una delle conseguenze perfino meno gravi, il rischio di morti prenatali, di bambini rimasti senza ossigeno durante il parto è ancora maggiore.

Ogni anno 3’000’000 di donne sono asservite al proprio marito, umiliate, ridotte all’obbedienza. Le vedove, le partorienti, sono nuovamente sottoposte a questa sofferenza per essere preservate nel proprio onore.

Ogni anno 57’000 donne nel nostro Paese vengono private dei propri diritti.

Ogni 11 secondi un padre acconsente a veder strappata alla sua bambina la vita che ha sempre conosciuto, l’infanzia è finita. Le piccole spose sono scaraventate nella realtà di una società che non ha religione né cultura, solo una tradizione ignobile, che non riesce ad essere sconfitta perché radicata nelle menti non solo degli uomini, ma delle donne stesse, che non vogliono vedersi rifiutare, eliminare dalla società.

Ogni anno milioni di persone chiudono gli occhi davanti all’infibulazione, e lasciano che la barbarie si ripeta.

“You can’t do this to her”

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