2 Dicembre 2020

 

“Non è facile la vita del detenuto.
Vita? Diciamo la quotidianità. Vita no.
Lo status di detenuto in alcuni soggetti sembra acuire la cura della persona e del contesto in cui è costretto a vivere mentre in altri provoca una specie di letargo nel quale il senso d’abbandono gioca un ruolo determinante. Del resto è difficile mantenere l’autostima in una situazione come questa: la mancanza di potere decisionale, la convivenza forzata, le limitazioni che diventano l’unica costante. Si rischia di venire meno al principio fondamentale del rispetto di sé stessi e quindi anche degli altri come società.
In questo paese troppo spesso la detenzione non è intesa come rieducazione del detenuto ma, anzi, come una punizione e al contempo un modo per toglierlo dalla società. Un modo di pensare tipo “via il dente via il dolore”.
Però si dimenticano che bisogna pur masticare.”

 

film-carcere2

La prima volta è una docu-fiction girata interamente nella casa circondariale di Livorno.
Quanti di voi hanno mai visto un film interamente girato in carcere con degli attori che sono loro stessi detenuti (ebbene sì, è possibile avere due qualità insieme)?
La maggior parte di coloro che leggeranno questo articolo si renderà conto di non averne mai visto uno.
Eppure “la prima volta” non è l’unico film ad esser stato girato in un carcere (anche se è il primo ad esser stato girato nella casa circondariale di Livorno).


 

Di tutti i problemi che ci sono adesso in Italia le condizioni carcerarie sono l’ultimo argomento di cui (non) si sente parlare.
Questo tipo di film non hanno fortuna per il semplice fatto che non vengono pubblicizzati e, a loro volta, non vengono pubblicizzati per il semplice fatto che il carcere non c’è più.
Il carcere è sparito, non lo vediamo né sentiamo più.
Gli edifici penitenziari sono costruiti lontano dal nostro sguardo, nelle periferie.
Il carcere non è più sulla bocca di nessuno, è solo un altro problema da risolvere. Meglio non pensarci.
L’espulsione dal contesto civile e sociale non consente la riabilitazione della persona né un possibile cambiamento.

Ed ecco che qui ritorniamo alle parole sovracitate del nostro personaggio: “In questo paese troppo spesso la detenzione non è intesa come rieducazione del detenuto ma, anzi, come una punizione e al contempo un modo per toglierlo dalla società. Un modo di pensare tipo “via il dente via il dolore”.

La nostra costituzione, ormai calpestata e ignorata da apprendisti stregoni che si sentono in diritto di pontificare su fatti e concetti di cui non hanno conoscenza come se fossero gli unici depositari della verità, recita nell’articolo 27: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Cosa c’è di rieducativo nel non avere alcun potere decisionale, nel non poter abbracciare le persone che ci vengono a fare visita, nell’avere un wc in cucina accanto ai fornelli, nel lavarsi in una doccia piena di muffa che ci fa uscire più sporchi di prima, nessuno lo sa.
Queste sono solo alcune delle situazioni denunciate dalla docu-fiction.
Ne “La prima volta” si percorre una giornata all’interno del carcere, dall’arrivo del “nuovo giunto” fino alla notte nella cella in cui è recluso insieme ad altri detenuti, attraverso una scansione temporale che tocca i vari momenti della vita di un detenuto
Sul canale Arci Livorno di youtube si trova l’intervista ad Altin, uno degli attori.
“Quando vieni qua dentro e fai una cosa del genere è sempre una cosa bella. Quello che mi è piaciuto di più? Tutto. Abbiamo raccontato una storia vera, abbiamo raccontato come funziona il carcere. La cosa brutta? Tutto l’ambiente è brutto qua.
Mi impegno in più cose possibili perché qua 24/24 h sei sempre chiuso, sei sempre in cella. Il teatro, la cosa che abbiamo fatto sono le cose veramente utili che possiamo fare qua.”

“La prima volta” è una storia vera, guardarlo significa aprire gli occhi.

 

 

 

 

Link della docu-fiction: http://www.youtube.com/watch?v=3MPO7Fuw-Vs

 

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Rosa Caramassi
Rosa Caramassi

Sono nata a Piombino nel 1996 e vivo a Livorno. Solamente tre anni dopo la mia nascita comincio a fare danza, con il passare degli anni arrivo a fare danza contemporanea.
Ho una grande passione per le correnti avanguardiste del novecento, letteralmente, artisticamente e musicalmente.
Da quando sono piccola ho una grande passione per la Francia e Parigi (anche in quanto "ombelico" dei più grandi artisti e scrittori del novecento).
Mi piace viaggiare e vedere nuovi posti, odio restare tutto l'anno nella mia città con cui ho un rapporto quasi di odio amore (come più o meno tutti i Livornesi).
Frequento il liceo classico ISIS Niccolini Palli, ma a dirla tutta studio solo ciò che piace a me, motivo per cui non vedo l'ora di iscrivermi in un' università francese.
Ho un grande interesse verso la politica italiana, soprattutto del 1900 e più di tutti approfondisco sul Partito Comunista Italiano e sui personaggi che lo hannno popolato.

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