13 Luglio 2020

Qui su Uni Info News, il mercoledì è dedicato agli scrittori: con cadenza settimanale, verranno pubblicati racconti e poesie di giovani autori da tutta Italia, selezionati dalla nostra redazione! Oggi abbiamo con noi Eiko e Kyo, che ci presentano un estratto dalla loro raccolta. Buona lettura!

Scrivi poesie o racconti brevi? Contattaci all’indirizzo giulia.pedonese@uninfonews.it ricevi un feedback dalla redazione e pubblica con noi!

Storie Organiche Vol. 1

di Eiko e Kyo

Latifolia: Una Breve Amnesia 


 

 

“Un minuto intero di beatitudine!

 È forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?”

Fedor  D.

 

Probabilmente sbaglia chi crede che, dopo una dura giornata, che essa sia stata di estenuante lavoro, che si sia svolta con gli amici in città ignote o che sia stata passata a fare lunghe passeggiate sotto le spoglie del più classico dei turisti o del più trasandato dei sognatori, una donna non abbia il potere di donare un po’ di sollievo e quiete al cuore di un uomo.

Non fraintendetemi, lettori, non vorrei mai cadere in frasi sdolcinate o riempire il vostro tempo ed il vostro cervello di vane parole o discorsi melensi, assolutamente! Punirei me stesso con la frusta e con le offese peggiori (se solo avessi l’una e ricordassi le altre!)!Eppure, io mai ho provato un tale sentimento: un’ondata di lieve piacere e positiva rassegnazione al fine di un giorno tanto lungo e faticoso come quello appena passato.

 

L’oggetto del mio desiderio, sappiatelo, era una ragazza non tanto più grande di me, probabilmente aveva due o tre anni in più del sottoscritto, ma che importa al giorno d’oggi? Le mie sono solo vane supposizioni, fatte per perdere tempo prezioso, lo ammetto! In questi anni ho visto tantissime coppie formate da donne di gran lunga più mature degli uomini sia nella mente, nel corpo che nello spirito. Noi uomini siamo troppo ancorati alle tradizioni, siamo troppo putrefatti nel passato e nella superficialità. Si diventa prevedibili, con il tempo.

Ci facciamo prendere dal desiderio, siamo vittime ingiustificate dei nostri istinti e non si riesce mai a separare l’egoismo da noi medesimi in presenza dell’Altro, non arriviamo mai a concederci davvero a chi amiamo, siamo tanto arroganti da pretendere di arrivare a scoprire e persino comprendere il mistero che, silente, alberga in una qualsiasi donna, quel qualcosa di mistico e inspiegabile che per vari aspetti rende irresistibile il sesso opposto, senza capire che in questo modo lei perde interesse per l’ignoto che vive in noi. Silenzioso. Scaricandoci.


Forse non ci comprendiamo nemmeno in fondo. Boccheggianti molluschi arenati sulla spiaggia, in cerca di respiro, sperando invano che quello appena emesso non sia l’ultimo, ma continuamente sperando di giungere alla fine della sofferenza. Indecisi. Siamo un po’ come quella specie di commensali che bramano di arrivare alla fine di un pasto per gustare un dessert che una messogli davanti non riescono nemmeno a mangiare con gli occhi.

 

Io lo sono diventato subito, monotono e poco interessante per gli altri, intendo; ho fatto della mia routine una questione di vita ed ella mi ha risucchiato come una ventosa, non lasciandomi il tempo di pensare, di mettermi a fare una lista di ciò che mi conveniva, di valutare a mente fresca e con razionalità quel che era meglio per me; ha levato l’aria che mi era attorno. Soffocandomi con i suoi artigli. Sono una persona abitudinaria, sono una persona paranoica, come un po’ tutti gli uomini arrivati a questo punto della mia esistenza che non si sentono realizzati. Non sono vecchio, credetemi sulla parola, ma non sono nemmeno più un ragazzino; se mi mettessi a imitare gli animali in mezzo alla strada di sicuro, ne sono convinto, chiamerebbero la polizia e finirei faccia a faccia con un agente grasso, svogliato, con la pelata e seccato di aver preso coscienza, dinanzi a me, che il suo lavoro, in tale città, dopo tanti anni di onorato e faticoso servizio, consista unicamente nel sentire (l’assurdo)“perché” un ragazzo, qualsiasi, abbia cercato di imitare il ruggito di un leone in mezzo ad un vicolo, così dal nulla. Probabilmente me la caverei con poco, qualcuno dei vecchi tempi direbbe: “con una lavata di capo!”.  Per i fulmini, chissà che non sia stata proprio la mia vicina di casa? Quella vecchia vigliacca signora, che vive sui dolori e sulle notizie superflue del mondo, sia stata lei a chiamare le guardie, solo in parte spaventata e terrorizzata dalla mia inusuale voglia di recitare?!

 

Sono un ragazzo grande ormai, sono più di un adolescente, ma non so chi sono e peggio ancora, non so bene chi sia davvero il me stesso che abita in fondo al mio cuore. Quella voce con cui parlo nella notte, durante le ore più impensate, che non mi lascia nemmeno quando cammino o sono in compagnia. Quel petulante chiacchierare che a seconda della situazione cambia persino sesso, pur di sussurrarmi nella mente dolci eccitanti parole. La mia coscienza? Non ho la certezza che un dì lo saprò, non conoscerò mai me stesso, ma se così fosse mi domando, da giorni, cosa mai accadrebbe alla mia mente. L’Essere è fatto per vagare nel buio, come una lucciola di campagna che porta con se una tenue luce e vaga tra gli steli di erba verde, nell’oscurità, e va vanti fiduciosa che un giorno, quando lo vorrà la sorte, in sua compagnia ci sarà una amica che la guiderà verso la fine. La Fine arriva per tutti.

 

Uomini e Donne camminano su queste strade da tanto di quel tempo che la memoria ha sbiadito i ricordi e questi fanno esattamente le stesse cose che si faceva allora. La mia mente abbraccia l’idea di non essere un nessuno, eppure comprende anche il fatto di essere migliore di coloro che non si pongono alcuna domanda, né tanto meno cercano di dare una risposta ai tanti quesiti esistenziali la cui utilità pratica è pari ad un escremento secco di gabbiano sulla finestra di un impiegato che lavora in una città affollata. Sono migliore di altri, posso dirlo? La ricerca di dare una coscienza alla mia anima mi rende estraneo agli altri, mi rende un uomo vittima della solitudine.

 

Quella ragazza, che ci crediate o meno, ha spazzato via ogni mio pensiero di questo tipo, ha rimosso dalla mia mente ogni domanda e ogni dubbio, ha fatto sì che quel pomeriggio, sul tardi, in treno, mentre tornavo a casa, io venerassi lei: la sua bocca e le sue labbra, sottili ma all’apparenza morbide; le sue mani, leggere e delicate, quasi fossero fatte di porcellana; i suoi occhi color nocciola decorati all’interno da una leggera tinta di verde chiaro come l’acqua schiumosa del mare in estate lungo una spiaggia affollata; la sua voce, tanto indecisa e sensuale, con la cadenza spagnola, della quale non avrei mai pensato, in cuor mio, potessi perdere la testa; i suoi capelli raccolti dietro da una pinza, come la più stopposa ed al contempo sensuale pettinatura su cui avessi mai posato le mie pupille. Ho venerato lei al posto di Dio, ho dimenticato chi ero e non ho pensato minimamente a chi sarei stato o chi sarei potuto diventare. Ho ammirato la bellezza e forse ho vissuto veramente. Ho viaggiato nel tempo immobile e indifeso, del tutto schiavo della sua vita e della sua persona e tutt’ora, se la penso, si dipinge in me un sorriso amaro, al pensiero che i miei occhi sul suo volto mai più si poseranno.

 

Non conosco il suo nome. Non so chi sia, né di preciso da dove venga o dove stia in questo preciso istante. Mi lascio solo trasportare dal pensiero e dal ricordo, ma la mia certezza vacillerà un giorno, i suoi occhi svaniranno, le sue mani si sgretoleranno, la sua voce si confonderà con il gracchiare dei corvi ed i suoi capelli cadranno in un terreno nero come la pece finendo per incollarsi adesso e confondervisi. Tutto sarà privo di sensazioni, tutto diverrà grigio come la cenere o bianco come una montagna innevata, una nebbia fitta stregherà i miei occhi e persino quel giorno, tanto faticoso e tanto lieto, infine, sparirà dalla mente. Già adesso.

 

Lei, delicata Latifolia, idealizzata e agognata ragazza, figlia dell’Ovest, che mi donò una leggera amnesia dai miei problemi e dalle mie costanti paranoie, già lasciata da me al suo destino, presto perirà e verrà sommersa dalle sabbie del tempo come la caduta improvvisa e delicata della neve che a lungo andare, con lo scorrere inesorabile delle ore, si impegna a coprire un viottolo deserto cieco ed abbandonato, con i suoi fiocchi nella notte, nel cuore di un Dicembre gelato e incolore.

 

 
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<strong><em>Eiko &amp; Kyo </em></strong>

<em>Fratello e Sorella nati a Pisa, ma residenti a Livorno e cresciuti nelle zone limitrofe di quest’ultima tra “i boschi selvaggi e le colline ondulate” condividono entrambi la passione per il Giappone, la lettura e la scrittura. L’uno fanatico principalmente di racconti horror e fantasy, l’altra grande appassionata di storie legate al mondo dei classici antichi e moderni. Amano la buona tavola, i fumetti, i videogiochi, la natura, ma sopratutto tutti e due condividono un profondo interesse verso il Cinema e la Pittura. Per timidezza e riservatezza sono soliti firmarsi con i due pseudonimi sopra citati affinché organizzazioni segrete non li rintraccino. Non vogliono, per coerenza, rilasciare un indirizzo di posta elettronica, per critiche o (pochi) elogi, chiunque voglia buttar giù qualche idea può benissimo scriverla in loco come commento o spedire un gufo (o allocco) al numero 12 di Privet Drive (Parigi). </em>

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Giulia
Giulia

Giulia Pedonese, classe 1992, ha cominciato a scrivere prima di sapere la grammatica e, visto che nessuno è riuscito a fermarla, studia lettere classiche all'università di Pisa. Ama cantare, non ricambiata, e nel frattempo si è data un nome d'arte con i baffi.

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