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Libero ozio: una sintesi indispensabile

Alice Rugai - 15 luglio 2018
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Vi presentiamo i Libero Ozio, gruppo che si muove fra Viareggio e dintorni con musica indipendente. Abbiamo intervistato due membri del gruppo, Tommaso e Marco, per invogliarvi a comprare il loro nuovo album “Una sintesi di cose non indispensabili”, o almeno ad ascoltarlo.

Si parte ovviamente dal nome, perché “Libero Ozio”?
É una parola ho trovato in una poesia di Pushkin, dice Tommaso, la voce del gruppo, si intitola “Il Villaggio”, della quale non mi ha colpito troppo il significato generale, ma il senso di iperbole/climax che formano due parole messe accanto come Libero e ozio..altrimenti ci saremmo chiamati “Il Villaggio”

Non fa una piega. Descrivetevi un po’ per i nostri lettori, raccontateci come siete nati, dove siete cresciuti e dove vi state dirigendo.
Siamo quasi tutti Stiavesi (piccolo paesino in provincia di Lucca) , e siamo nati a Viareggio al bar della stazione da un’idea di Jaime (ormai ex chitarrista della band) e Tommaso. Nel 2015 si è aggiunto Andrea Mei e in estate Marco e Stefano. Due anni dopo Andrea Milano e Dalia che ha sostituito la batteria. Siamo in cinque quindi.

“Una sintesi di cose non indispensabili” è l’ultimo album..Perché sintesi?
“Sintesi” perché sono otto piccole canzoni, non un intero libro ecco, una sintesi di quello che facciamo. Abbiamo scritto testi molto ridondanti che creano una sorta di paradosso con il titolo, anche se per certi versi lo fa intuire già “Una sintesi di cose non indispensabili”… è tutt’altro che un titolo sintetico.“Non indispensabili” perché sono argomenti del quotidiano,rivolti a ragazzi come noi e il mondo, di noi, ne può fare a meno. Sono canzoni che non vogliono essere prese troppo sul serio, altrimenti si rischia di somigliare a quelli che credono di avere la verità in tasca. Etimologicamente simile anche all’idea del nostro gruppo: un po’ velleitario, ma con cui vogliamo andare avanti.

Quindi siete indie.
Sì, perché ci riferiamo al vero significato dell’indipendenza dai grandi mercati. Mi piacerebbe dire “Antipop” come termine, più che indie, ma Marco non è d’accordo. Nell’album ci sono tre canzoni pop (Vorrei invitarti al ballo, La notte, Fotografie) mentre le altre sono molto sperimentali e anche i testi sono pieni zeppi di parole, alcune anche poco “digeribili”

Come “Lanzichenecchi”.
Già, ma sappiamo che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, e noi vogliamo arrivare a un pubblico più vasto possibile, e di conseguenza dobbiamo trovare il giusto compromesso con il pop. Nel prossimo album ci proveremo. Per ora siamo un gruppo che fa cantautorato sperimentale.

E da che ambienti e influenze musicali venite?
Rock, punk, jazz, folk. Un po’ di tutto. Andrea Mei è decisamente punk. Punk e New Wave, il secondo Andrea invece è un Jazzista che studia al conservatorio di Livorno. Dalia è l’Hard Rock, infatti non si è presentata all’appuntamento. Un po’ Glam anche. Io e Marco ascoltiamo cantautorato italiano, sia i grandi classici, sia i contemporanei: nomi come Giovanni Truppi, Vasco Brondi, Francesco Bianconi e anche sound che vengono dall’estero, specialmente dalla Francia e dal Belgio. Ci rifacciamo (o almeno ci proviamo) anche al teatro canzone di Gaber e Luporini e forse anche al folk, ma no, folk non lo scrivere.

Va bene, non lo scrivo. Perchè qualcuno dovrebbe sentire il vostro cd dopo aver letto questo articolo?
Ci piace pensare di offrire un’alternativa alla direzione comunque troppo commerciale del mercato indipendente, ma senza troppo distacco. Noi non vogliamo un pubblico di nicchia, abbiamo canzoni orecchiabili, ma neanche vogliamo fare il motivetto dell’estate. Vogliamo vendere ancora altre copie quindi questo potrebbe spronare i lettori, aiutateci, Anche perché vorremmo che la prima sintesi fosse solo il trampolino di lancio per il secondo album.

Il secondo album è sempre più difficile, nella carriera di un’artista, per citare Pirandello.
Eh, ma vogliamo che il primo sia di preparazione al secondo. Vorremmo arrivare a tante persone attraverso la gavetta per dire veramente di essere indipendenti al di là del genere musicale e degli accordi e bla bla. Utilizzare mezzi meno commerciali, fare molta gavetta con sacrificio e passione. L’album è presentato in collaborazione col Gob (Ganz of Bicchio) , un realtà locale che funziona e promuove la musica inedita. Vorremmo uscire dalla Toscana e fare qualche data per farci conoscere fuori.

E se arrivasse un produttore?
Se arrivasse un produttore dipende, siamo sicuramente lontani dal concetto di musica come gara, o musica come prodotto televisivo, ma se e quando arriverà il produttore, vedremo.

Dove vi possono trovare i nostri lettori? E quelli che non vogliono comprare l’album ma in qualche modo sono curiosi?
Ci siamo autoprodotti e siamo su tutte le piattaforme digitali, anche quelle che non conosciamo. Tipo lo Spotify africano. Ci siamo finiti.

Piccolo commento sui testi, visto che fate cantautorato.
Tommaso scrive i testi.

Per chi?
Per me, per diverse persone, per chi le ascolta. Mero vissuto e idealizzazioni.

Adesso devo fare le domande provocatorie. Cosa ne pensate dell’ultimo singolo di Young Signorino?
Non esiste, mai visto.
Musicalmente non vorrei giudicarlo, ma i testi li vedo come uno scherno dell’indie pop di ora. Magari. Non so se è fatto a caso ma vorrei vederci il lato positivo.

Segno distintivo nel look dei Libero Ozio.
Andrea Mei è un punk. Lui è il nostro segno distintivo.

Se fra qualche anno fanno la fiction sul Principe Ozio chi dovrebbe interpretare i vostri ruoli.
La Dalia Scarlett Johanson, al posto di Marco Elio Germano ma non è d’accordo, vuole John Mckingley. Tommaso interpretato da Claudio Bisio o Rocco Papaleo . Andrea Mei Lucio Dalla o John Belushi ma sono entrmbi morti. Andrea Milano quello che fa The Social Network.

Considerate la vostra musica politicamente impegnata?
In questo album c’è poco di politica volutamente, perchè è una sintesi di cose non indispensabili! La politica è una cosa seria mentre la musica è un’evasione. L’intenzione nelle prossime canzoni di esporsi un po’ di più, però, c’è.

Un citazione per il vostro pubblico, per chiudere, un motto della band.
Molto difficile, abbiamo tutti motti con le parolacce.
“La vita è tutta un cesso caro Marco, lo dicevano anche i francesi”