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Fact checking sul Consiglio europeo di Giuseppe Conte

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In questi giorni l’Italia è stata investita da  una forte propaganda sullaferrea posizione del Governo Conte al Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno, ma la verità non è fatta di slogan e conferenze stampa, ma di fatti, vediamoli. Va riconosciuto che dal suo punto di vista il Premier ce l’ha messa tutta, anche con qualche gaffe, ma lo perdoniamo, perché l’interesse italiano e europeo viene prima del “tifo politico”, e lo stesso dovrebbe valere per le vite delle persone, di qualsiasi etnia, nazionalità o religione. Tuttavia siamo nel periodo storico della post-verità, e questo è un gran problema, perché la propaganda e il tifo politico alla prova dei fatti contano di più della realtà. E questo lo si capisce bene considerando che la realtà, così come la questione dell’immigrazione (o altre questioni chiave del dibattito pubblico), non hanno una lettura unica, ma sono fenomeni complessi, che come tale richiedono soluzioni complesse.

Allora per cercare di vedere le cose nel modo più oggettivo possibile dobbiamo fare un fact checking  su quello che è successo, cioè sul cosa abbia ottenuto effettivamente il Premier Conte al Consiglio Europeo. Partiamo dal documento finale dell’accordo, e cerchiamo di rispondere ai punti più caldi: cliccate qui per visualizzare il documento in italiano.

Il superamento del Trattato di Dublino c’è stato?

No, tutto è rimasto uguale, c’è soltanto un impegno indefinito a “rinegoziarlo quanto prima” su principi di responsabilità e solidarietà, ma visto il peso politico dei paesi del blocco di Visegrad, e con queste sono premesse, sarà facile che in seguito passi la linea-Visegrad, che va contro l’interesse italiano e la linea di solidarietà europea. Su questo è opportuno citare il punto specifico del documento: “È necessario trovare un consenso sul regolamento Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso.

L’apertura di tutti i porti europei ai barconi e la distribuzione obbligatoria di tutti i migranti, richiedenti asilo ed economici (illegali) è passata? 

No, è passato però l’impegno uno “sforzo condiviso” tra nazioni europee a prendersi carico dei migranti, che però verranno trasferiti in “centri controllati” negli stati che volontariamente si offriranno di costituirli. Come ben sappiamo senza un obbligo scritto non otterremo nessun aiuto concreto. Tuttavia se il principio di volontarietà è fallace, il fine è pragmaticamente nobile: e dovrebbe essere quello di una rapida identificazione al momento dello sbarco. Sul “come fare” il documento non dice niente ovviamente, ma sul Trattato di Dublino non lascia spazio a dubbi: “Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino.”

Aiutiamoli a casa loro?

Conte ottiene una magra consolazione, cioè l’impegno dei paesi UE, a aumentare di 500 milioni il Fondo fiduciario di emergenza per l’Africa (Trust Fund Africa). Anche se qui l’accordo sembra contraddirsi, perché pur sostenendo che servano più aiuti ai paesi poveri dell’Africa, i fondi serviranno soprattutto a finanziare la Guardia costiera libica, un corpo formato soprattutto da milizie armate locali, e noto per non rispettare i diritti umani dei migranti che “soccorre”.

Per rendere onore ai fatti tuttavia dobbiamo dire che i leader hanno dato mandato alla Commissione europea di esplorare la possibilità di creare “piattaforme” Onu in Africa, dove sbarcare i migranti, come chiesto da Austria, paesi di Visegrad e Italia, anche se non si parla espressamente di Libia, come chiesto da Roma, e non si indica in quali paesi saranno installate. Insomma, si è aperto ad un negoziato che però è ancora tutto da costruire.

Abbiamo avanzato concessioni alla Germania?

Sì, Conte e gli altri leader europei hanno concesso ad Angela Merkel la negoziazione degli accordi sui movimenti secondari, l’obbligo cioè di riprendere i migranti registrati sul nostro territorio ma lasciati fuggire in Germania. Questo passaggio potrebbe permettere alla Merkel di evitare la crisi di governo fomentata dal falco bavarese Horst Seehofer, il ministro dell’interno della Csu.

Le sanzioni alla Russia, come chiesto da Conte, sono state ritirate o vincolate a condizioni?

No, perché le sanzioni sono state rinnovate, e senza condizioni: totale buco nell’acqua di Conte.

I fondi alla Turchia?

Poi c’è la vicenda del rinnovamento dei fondi europei alla Turchia, ma la vicenda è così complessa e geo-politicamente sensibile che parlarne seriamente meriterebbe una trattazione a parte.

In definitiva in sede di Consiglio Europeo il governo italiano, rappresentato da Giuseppe Conte non ha “vinto” niente, e Matteo Salvini che è una persona intelligente lo sa, così ha preso le distanze a modo suo, con quel: “non mi fido, aspetto i fatti”. Ci sarebbe da chiedergli, viste le premesse con cui si è aperto questo Consiglio Europeo, cosa si aspettasse di più.