7 Ottobre 2022

Uni Info News è un progetto gestito unicamente da giovani e, naturale conseguenza, prova da sempre una certa simpatia nei confronti delle altre realtà labroniche.

Oggi conosceremo insieme Alessandro Raffaele, Federica Castellano, Riccardo Massidda e Diletta Anselmi, i fondatori del Centro Studentesco Arrigoni, uno spaccato sociale impegnato sul versante della cultura attraverso varie iniziative ed eventi.


  1. Ciao a tutti! Raccontateci un po’ di voi, di com’è nato questo progetto e perché avete scelto proprio il nome di “Arrigoni” (N.d.R. Vittorio Arrigoni era un attivista umanitario morto in Palestina in circostanze poco chiare.)

    Nel Settembre 2014 abbiamo risposto ad un appello di raccolta farmaci per la Palestina lanciato dall’associazione genovese “Music For Peace Creativi della notte” , che ha attivato durante questi anni numerose missioni umanitarie all’estero. Ci siamo subito dati da fare, visto il breve tempo a disposizione e la completa assenza sul territorio di qualsiasi risposta sia da parte delle istituzioni che da parte delle associazioni, riguardo il dramma che si stava consumando in Palestina in quei giorni. Il punto di raccolta farmaci per la Palestina più vicino si trovava presso Empoli, così abbiamo deciso di crearne uno a Livorno, allibiti -ripeto- dal torpore che avvolgeva la nostra città. L’unica realtà pronta ad accoglierci è stata l’Ex Caserma Occupata, che ci ha dimostrato piena disponibilità, aiutandoci materialmente nella fase iniziale di raccolta. La raccolta ha ottenuto un risultato che andava oltre le nostre aspettative, nonostante i brevissimi termini e la pubblicizzazione frettolosa che siamo riusciti a svolgere, sono state tante le persone che si sono recate a dare il loro piccolo contributo e abbiamo ricevuto grandissimo sostegno dagli infermieri e dai medici di base. E’ stata questa la scintilla, accompagnata dalla voglia di voler vedere Livorno come una realtà viva e ricca di fermenti culturali, che ci ha portati all’idea di auto recuperare uno spazio per ricavarne un’aula studio, che fosse luogo di incontro e confronto, di iniziative culturali giovanili, di dibattiti e presentazioni riguardanti tematiche attuali, storiche e socio-politiche. Per quanto riguarda la scelta del nome della nuova aula studio e della piccola biblioteca non abbiamo avuto alcun dubbio, non poteva che essere omaggiata attribuendole il nome di Vittorio Arrigoni. Per noi Vittorio è un eroe contemporaneo, un esempio da seguire, un attivista che è morto ingiustamente per aver avuto il coraggio di schierarsi apertamente dalla parte dei più deboli. Le circostanze della sua morte in verità sono molto chiare e deducibili facilmente dalle posizioni politiche che tuttora il governo di Israele continua a mantenere, anche in ambito internazionale, violando frequentemente le norme in materia di diritti umani e di diritto internazionale umanitario. Meno chiara a nostro avviso è la posizione tenuta dallo stato italiano, che della morte di Vittorio ha preferito tacere. Ai funerali di Vittorio nessun rappresentante del governo italiano era presente e l’assenza di un riconoscimento pubblico in sua memoria ha causato sdegno e polemiche in tutto il mondo.
  2. Come mai avete deciso di aprire questo spazio proprio all’interno della Caserma Occupata?Tutto accadde un anno fa, mentre organizzavamo la raccolta farmaci per Gaza citata sopra .
    L’ExCaserma, oltre ad essere stata l’unica realtà pronta ad accoglierci, si è dimostrata subito disponibile alla collaborazione; ricordiamo con piacere l’aiuto concreto di militanti, simpatizzanti ed organizzazioni vicine all’ambiente autogestito che hanno donato farmaci alla causa. Ma i nostri legami con l’ExCaserma Occupata partono molto più indietro nel tempo, vanno ricondotti agli anni delle superiori durante i quali frequentavamo attivamente l’ormai disciolto Coordinamento Studentesco Livornese, di cui il Centro Studentesco Vittorio Arrigoni si propone come continuum, nell’attesa della rinascita di un’assemblea politica degli studenti autonomi.

 

  1. Da Centro Studentesco vi occuperete senza dubbio del mondo delle scuole e dell’Università, cosa credete che manchi a Livorno? E come state cercando di colmare questi eventuali vuoti?

    Noi crediamo che a Livorno come nel resto d’Italia il problema maggiore in questo senso sia la mancanza di offerta culturale per gli studenti. Spesso le scuole vengono utilizzate come dei “contenitori” dalle associazioni di turno: l’immagine che si ha e si vuole avere degli studenti è quella di soggetti passivi, pronti ad ascoltare un messaggio a senso unico, all’interno del quale cui non c’è assolutamente spazio per momenti  di sviluppo di pensiero critico.
    La nostra idea è quella di vedere gli studenti recuperare la centralità che meritano, per questo siamo favorevoli e ci impegniamo per promuovere progetti e attività autorganizzate che provengano dagli studenti stessi. Riteniamo quindi che una possibile soluzione a questa assenza di offerta culturale possa appunto venire dal riappropriarsi degli studenti di una coscienza e di una criticità che non vengono attualmente spronate. Sappiamo benissimo che la situazione in cui la scuola versa non sia favorevole a tutto ciò, per questo cerchiamo sempre più di relazionarci con gli studenti e con le scuole, e intendiamo in questo anno essere noi stessi in primis promotori di un processo di sviluppo culturale più partecipativo possibile. Per quanto ci riguarda, la nostra volontà è quella di favorire momenti di aggregazione, di incontro e di circolazione di idee tra studenti, di modo che, nella maniera più naturale possibile, siano loro stessi, da soli, ad organizzare le iniziative che preferiscono.
  2. Una delle domande che più spesso poniamo ai nostri interlocutori è la situazione Culturale a Livorno, da molti ritenuta in crisi mentre da altri, come da Marco Bruciati in questa intervista, descritta come presente anche se un po’ “Under Ground” . Voi cosa ne pensate a tal proposito? 

La situazione culturale Livornese è preoccupante non solo a causa del disinteresse voluto o imposto ai cittadini ma anche e soprattutto a causa della concezione elitaria della cultura che è e deve essere “bene per pochi”.
La poca cultura che vive, infatti, non riesce ad emergere o non vuole emergere, ed è questo ultimo punto quello che ci preoccupa di più. E’ inutile negare, del resto, che l’intellettuale livornese medio è colui che cerca la cultura e gode del fatto che essa gli appartenga, appartenga a lui e ad altri pochi eletti, e che essa rimanga in questa piccola cerchia chiusa entro netti confini non oltrepassabili se non in rarissime occasioni. E’ proprio così che si va a creare questo movimento del sottosuolo, che si muove nell’ombra e che, soprattutto, non vuole aprirsi alle altre realtà, etichettate come non all’altezza e viste quasi come una minaccia gravissima, la più pericolosa: la perdita del primato.
Si preferisce restare in pochi ed elevarsi dalla massa omologata ed omologante, spesso denigrata e allontanata perché, lo sappiamo bene, senza ignoranza nessuno sarebbe meglio di alcuno.

E’ troppo facile individuare un unico colpevole nella volontà dei poteri pubblici di mantenere la situazione inalterata, così come lo è darla al cittadino. Possiamo quindi, come nella maggioranza dei casi, collocarla a metà: da una parte troviamo, l’indifferenza della popolazione che sempre meno s’interessa di politica, arte, letteratura, dall’altro una totale assenza di risposta dai piani alti, muti e immobili, troppo interessati al guadagno -perché non fare la mostra di Modigliani a Livorno, se no?- per rieducare la popolazione livornese alla cultura.

Non scordiamoci che Livorno, oltre ad essere ultima nella graduatoria toscana per le iniziative culturali, è una delle poche città a non avere una biblioteca (pubblica) aperta la sera -esclusa la nostra. Ma è inutile stare a chiedersi adesso se sia nato prima l’uovo o la gallina, l’urgenza è quella di uscire da questo stato di disinformazione e disinteresse, che si espande a macchia d’olio, con un graduale processo che offra nuovi stimoli e porti ad un maggiore interesse, in primis per ciò che ci circonda, ma soprattutto che si smetta di pensare che a Livorno, parafrasando un giornalista di un noto quotidiano, l’unico modo per vendere giornali è informando maldestramente e grossolanamente, a causa, appunto, dell’ignoranza anche linguistica dei livornesi.

  1. Esistono altre realtà labroniche studentesche organizzate come voi? E che rapporti siete riusciti ad intrattenere?Forse per causa della cattiva comunicazione tra le realtà livornesi non ne siamo a conoscenza, ma al momento riteniamo di essere l’unica associazione studentesca autonoma e completamente orizzontale. E’ però da ricordare la nascita, tra questo ed il passato anno, anche a Livorno di una sezione della Rete Degli Studenti Medi grazie ad un forte appoggio sindacale. Poco prima della loro assemblea fondativa abbiamo avuto un incontro dove sono sorte divergenze sia nel modello organizzativo che nei metodi di azione, anche per questo ad oggi non ci sono stati altri confronti, ma ci dichiariamo senza dubbio disponibili ad aprire nuovi eventuali dibattiti
  2. Pensate che tutto il comparto della Cultura, comprensiva della scuola e dell’istruzione, possa essere valorizzato meglio in città? Che consigli pensate di dover dare alla Giunta Pentastellata in quest’ambito?Sicuramente il problema preminente è la cura degli spazi culturali. Non basta assolutamente aprire uno spazio, ma è necessario farlo “vivere”. Questa è un po’ la nostra idea di base sulla questione. L’amministrazione attuale non dovrebbe in questo senso ripetere gli errori della precedente amministrazione, ci viene in mente l’esempio palese della Fortezza Nuova, riaperta e inaugurata con grandi fanfare, per poi tornare ad essere un luogo aperto sì, ma abbandonato e assolutamente non valorizzato. Ovviamente anche la città dovrebbe rispondere agli stimoli che di tanto in tanto vengono inviati, a noi sembra che quel poco di dibattito culturale esistente sia oltretutto “vincolato” e non attento a questioni importanti, come quella del Palazzo Mauro Gordato. Il complesso di palazzi situato lungo gli scali d’Azeglio e rimasto chiuso per bene sette anni, è stato occupato lo scorso Aprile per far fronte all’emergenza abitativa da un gruppo di famiglie sfrattate; al suo interno sono stati ritrovati numerosi dipinti, non valorizzati per tutti questi anni e dei quali si è ritenuto dover mettere a conoscenza la cittadinanza livornese organizzando dei giri esplorativi del palazzo. Tuttavia il tempo ci ha dimostrato quanto scarso interesse abbia avuto la questione nelle discussioni pubbliche e quanta poca voglia di cambiamento colpisca allo stesso modo della vecchia, purtroppo, la nostra vigente amministrazione.

Arrigonii

Ringraziamo calorosamente Alessandro, Diletta, Riccardo e Federica e ricordiamo a tutti che i fondatori del Centro Studentesco Arrigoni saranno presenti come ospiti alla nostra prossima iniziativa “La Livorno che verrà”.

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csarrigoni@libero.it

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Giulio Profeta

Dottorando, abilitato alla professione forense, livornese.
Sono uno dei fondatori del progetto "Uni Info News", nonché attuale presidente dell'associazione; ho avuto l'idea di buttarmi in questa avventura per promuovere uno stile di vita attivo fra tanti miei coetanei, all'insegna del confronto come motore di crescita personale.

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