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La radioattività nella storia

Lorenzo Innocenti - 12 Ottobre 2014
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Qualche piccola curiosità sull’uso delle radiazioni nei primi decenni del XX secolo, ma prima una delucidazione su cosa essa sia:

“La radioattività è la proprietà dei nuclei atomici instabili, detti nuclidi radioattivi o radioisotopi, di disintegrarsi emettendo radiazioni per raggiungere un nuovo equilibrio”.

Le radiazioni emesse sono di tre tipologie:

– I raggi alfa, che sono nuclei di elio con doppia carica positiva (He++), che viaggiano a metà della velocità della luce, di scarso potere penetrante;

– I raggi beta, elettroni viaggianti alla velocità della luce;

– I raggi gamma, che, a differenza delle radiazioni alfa e beta di natura corpuscolare, sono costituiti da onde elettromagnetiche ad altissima frequenza.

Una cosa è comune a tutte e tre: sono in grado di ionizzare specie chimiche, possono quindi interferire con biomolecole e portare alla formazione di tumori.

L’effetto cancerogeno e teratogeno delle radiazioni è oggi ben noto, ma non è sempre stato così.

 

Nel 1896 Henry Bequerel scoprì la radioattività naturale dell’uranio, due anni più tardi i coniugi Pierre e Marie Curie dimostrano la radioattività del polonio e del radio, elementi da loro scoperti pochi anni prima.

Anche il torio venne riconosciuto come elemento blandamente radioattivo.

Sebbene molti studi sulla radioattività all’epoca vertessero su aspetti di natura chimico-fisica, altri studi, forse meno attendibili, si occupavano degli effetti che le radiazioni avevano sul vivente.

Si riteneva che esse avessero un effetto benefico sulla salute: il fisiologo tedesco Georg Wendt sosteneva che l’esposizione prolungata al radio da parte di un gruppo di topi avesse portato benefici alla loro salute.

Intorno agli anni 20′ si diffusero notevolmente prodotti a base di radio e torio.

Gli articoli in vendita spaziavano da dentifrici al torio e integratori alimentari radioattivi fino a cere per le scarpe e persino profilattici radioattivi! (Anche se in questi ultimi non sono effettivamente state ritrovate tracce di radio).

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Dentifricio al torio.

Il radio era comunemente utilizzato come ingrediente per vernici luminescenti delle lancette degli orologi (ora fortunatamente privi di ogni materiale radioattivo).

Fino agli anni 50′ fu utilizzato per questo impiego. I pittori incaricati di tingere le lancette, che erano soliti fare la punta al loro pennello con la loro saliva (…) moriranno diversi anni più tardi per radiazioni.

Si riteneva in particolare che le radiazioni potessero risolvere problemi di natura endocrinologica.

Il Radiendocrinator, ad esempio, era una piastra dorata contenente grandi quantità di radio al suo interno. Attaccato ad una lunga collana, oppure direttamente nelle mutande, questo dispositivo doveva essere posizionato al davanti dei genitali maschili così che potesse restituire virilità e salute. Una sorgente radioattiva puntata costantemente verso i testicoli era considerato, evidentemente, un trattamento particolarmente corroborante…

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Radiendocrinator, uno degli articoli in vendita più pericolosi di sempre.

 

Di larghissima diffusione, e forse il più rappresentativo dei prodotti dell’ “Era del Radio”, fu il Radithor, un medicinale contenente radio e torio in una soluzione di acqua distillata.

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Il Radithor fu sponsorizzato largamente, si consigliava di berne almeno 2 boccette al giorno!

Tra i più celebri consumatori di Radithor vi era il sindaco newyorkese J. J. Walker ed Eben Byers, un noto industriale americano.

Si ritiene che quest’ultimo in particolare ne facesse largo uso.

Il signor Byers morì nel 1932 di intossicazione acuta da radio ed un terribile osteosarcoma, tumore osseo maligno, devastò il suo volto.

Il Wall Street Journal scriveva il 31 Marzo 1932: «L’acqua al radio ha funzionato bene fino a quando non gli si è staccata la mascella».

Fu questo drammatico evento l’inizio di una lunga serie di controlli sugli effetti dei farmaci contenenti radio e torio, che sfatarono tutte le credenze in merito alle proprietà benefiche di questi due elementi.

Anche la povera Marie Curie morirà in seguito alla prolungata esposizione alle radiazioni. Tutto ciò che era in suo possesso era stato contaminato dal radio. I suoi appunti di laboratorio emettono tutt’ora grandi quantità di radiazioni. Suo marito Pierre Curie non avrà tempo sufficiente per farsi sconfiggere dal cancro alle ossa che aveva sviluppato, finirà investito nel 1906 da una carrozza.

Morale della storia: meglio non giocarci, con la radioattività.

 

Lorenzo Innocenti