20 Ottobre 2020

Recensione di Hugo Cabret 

locandinawvDa un regista come Martin Scorsese ci si può davvero aspettare di tutto e a conferma di questo assioma basterà dare un’occhiata alla filmografia del celeberrimo cineasta, il quale in tanti anni di onorato servizio alla settima arte non solo è riuscito ad imporsi come uno dei registi più apprezzati e di talento degli ultimi tempi, ma anche a rimanere nell’immaginario collettivo grazie a pellicole che sono diventate dei veri e propri cult; parliamo di lavori di assoluta bellezza come Toro Scatenato, Quei Bravi Ragazzi, Taxi Driver o Casinò. Negli ultimi 10 anni l’italoamericano ha girato ben 5 lungometraggi, tutti appartenenti ad un genere diverso (biografico, storico, thriller, noir), ma assieme contraddistinti da quel gusto estetico e da quelle tematiche che lo hanno sempre segnato e rappresentato. Poi nel 2011, arriva qualcosa di diverso, quasi inedito un film che apparentemente sembra indirizzato ad un pubblico più amplio, che coinvolga non solo i suoi fan, gli adulti o gli appassionati, ma le famiglie ed i giovani, esce nelle sale di tutto il mondo: Hugo Cabret.


Hugo figlio di un orologiaio è un orfano che vive in una delle più note stazioni ferroviarie di Parigi. Siamo negli anni ’30 ed il piccolo Cabret non ha alcun posto dove andare se non quella che un tempo era la casa del suo antipatico zio, il quale lo aveva preso “generosamente” sotto la propria custodia, una volta deceduto il fratello in un drammatico incidente, come aiutante. Hugo ha il compito di aggiustare gli orologi, ma al di là dei suoi doveri ed impegni giornalieri, egli nutre il forte desiderio di aggiustare un automa che suo padre aveva trovato in un vecchio museo. Le avventure del giovane orfano partono dalla stazione centrale di Parigi e lo porteranno a conoscere il grande George Méliès (Ben Kingsley) ormai anziano e proprietario di un negozio di giocattoli e sua figlia Isabelle.

Scorsese sorprende tutti con questa pellicola, che solo in apparenza si rivolge unicamente ad un pubblico di giovani e bambini e che in verità si fa manifesto dell’amore che il regista prova verso il cinema ed i suoi padri fondatori. Hugo Cabret non è solo una storia che a volte mescola realtà Hugo-Cabret-gall6a avventure dalle sfumature Disneyane, esso rappresenta il più cristallino testamento, nonché omaggio, che Martin Scorsese fa al mestiere che l’ha portato avanti per tutta la vita. E’ il film più costoso di tutta la sua produzione, dove viene utilizzato un gran numero di effetti speciali, ma al contempo è quello che esteticamente raggiunge un livello di perfezione e bellezza davvero rara al giorno d’oggi, complici anche le stupefacenti scenografie di Dante Ferretti e Francesca lo Schiavo che ben si adattano ad una strabiliante ed incantevole fotografia curata da Robert Richardson. Il valore estetico, in questo lungometraggio, non è fine a se stesso, ma serve ad unire il cinema del passato (o se vogliamo precisare delle origini) curato da Méliès, il quale faceva abbondante uso della sua fantasia creando effetti pirotecnici nei suoi lavori, con quello del presente dove non abbiamo più bisogno di scenografie e teatri per creare mostri o animazioni, ma ci serviamo dei computer e degli effetti visivi più alla gran guardia. Il 3D, qui per la prima volta usato da Scorsese, è indubbiamente essenziale per sottolineare ancora come il tempo abbia portato i cambiamenti (giusti o sbagliati che siano) al cinema e come questo abbia mutato anche la concezione di fare Cinema e raccontare storie davanti ad una macchina da presa.

Sullo sfondo di tutto ciò si anima una Parigi di inizio ‘900 che sotto le incessanti, ma dolci, nevicate post – natalizie regala quel tocco fiabesco che a qualcuno potrebbe far storcere un po’ il naso, ma che  nel complesso ben si adatta a questa storia così Hugo-cabret-05semplice ed al contempo così profonda e personale, la quale, se vista con lo spirito e l’atteggiamento giusto, regalerà le stesse emozioni (magari in proporzione un tantino diverse) che già altri lavori hanno saputo dare.

La pellicola si avvale in oltre di ottime interpretazioni a partire dai giovani Asa Butterfield e Chloe Moretz, qui perfetta ed adorabile fino ad arrivare al magnifico Ben Kinglsey assolutamente adatto nella parte di un Méliès vecchio e vittima dei fantasmi e della gloria del suo passato. Tra gli attori che hanno partecipato alla produzione anche per interpretare piccoli ruoli ricordiamo Jude Law, Christopher Lee, Ray Winstone e Sacha Baron Cohen (qui nel ruolo di un perfido poliziotto). Ottime infine le musiche realizzate dall’ormai noto Howard Shore, già collaboratore di Scorsese in altre produzioni come The Departed.

Con Hugo Cabret, Martin Scorsese rende omaggio al Cinema e a chi l’ha creato,HUGO facendo a tutti noi un ripasso di chi erano i fratelli Lumiere e riportando sullo schermo i grandi capolavori del passato, mettendoci di fronte a quello che è stato il primo film proiettato in una sala cinematografica della storia, quali pellicole sono succedute e come nel tempo questa forma di intrattenimento sia diventata arte e abbia influenzato, nonché condizionato, le persone nella loro vita ed immaginazione. Questo film, oltre ad abbracciare una storia che nella sua non eccezionalità trova una cornice quasi fiabesca e ricca di incanto che può essere vista ed apprezzata sia dai più piccoli, ma sopratutto dagli adulti, è un inno alla vita, al Cinema, dove comicità, leggerezza e narrazione si fondono assieme realizzando un prodotto che ha in se qualcosa di unico, condito da scenografie, regia, fotografia, colonna sonora ed effetti visivi (qui come non mai essenziali e non fini a se stessi) davvero di grande livello. Hugo-Cabret-gall7Scorsese, forse per la prima volta in modo molto chiaro per chi fino ad ora non l’avesse capito, mette a nudo la sua ammirazione ed il suo attaccamento al Cinema. Viene da chiedersi tuttavia una volta finito di guardare la pellicola se lui stesso, in fondo, non sia a conoscenza che i suoi lavori abbiano contribuito a cambiare quest’arte e renderla un qualcosa che rasenta talvolta la bellezza più sublime. Se è vero che Mr. Martin Scorsese ringrazia con completa umiltà, con una storia che vede al centro due bambini di cui uno orfano e che unisce cultura (letteratura, pittura, scultura, illusionismo) e cinema, che stratifica su più livelli di narrazione, è un dato di fatto che noi spettatori dobbiamo altresì avere il buon senso (se non il dovere) di porgere i nostri più sinceri complimenti ad un autore che ha dato un qualcosa in più ad esso rendendolo realmente magico e fuori dall’ordinario, riuscendo a sorprendere tutti con le sue storie ancora una volta!

Claudio Fedele


 

 

 

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Claudio Fedele
Claudio Fedele

Nato il 6 Febbraio 1993, residente a Livorno. Appassionato di Libri, Videogiochi, Arte e Film. Sostenitore del progetto Uninfonews e gran seguace della corrente dedita al Bunburysmo. Amante della buona musica e finto conoscitore di dipinti Pre-Raffaelliti.
Grande fan di: Stephen King, J.R.R. Tolkien, Wu Ming, J.K. Rowling, Charles Dickens e Peter Jackson.

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