3 Aprile 2020

Innanzitutto chi è Ricky Gervais?

É un comico, attore, sceneggiatore, regista, produttore televisivo e cantante britannico. Di recente ha presentato i Golden Globe 2020.


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After Life è una serie televisiva britannica del 2019 creata, diretta e prodotta da Ricky Gervais. La prima stagione, composta da 6 episodi, è stata distribuita da Netflix l’8 marzo 2019.

La serie segue Tony che dopo la morte della moglie causata da un cancro, cade in depressione. Per far fronte a tutti i suoi pensieri suicidi decide di cambiare completamente atteggiamento, iniziando a fare e dire tutto ciò che vuole senza alcuna inibizione. Anche se per lui questo modo di essere è una sorta di superpotere, la situazione diventa complicata perché tutti intorno a lui provano a renderlo nuovamente una persona migliore.

Guardare After Life è come guardarsi allo specchio.

È la storia di un uomo, Tony, con talmente tanto dolore da rifiutare la vita: cerca di costruirsi attorno al cuore una fortezza di cemento per non sentire più il dolore. Allo stesso tempo porta avanti quell’atteggiamento cinico e critico che, nella sua personalità, fa emergere una vena comico-satirica in grado di rallegrare chiunque, persino se stesso.

Spesso pensiamo che la felicità sia lontana da noi, dalle cose che abbiamo intorno. Viviamo al di fuori del mondo, forse perché crediamo non ci siano ragioni per poter dire: vale la pena vivere.


Anche il titolo racconta proprio questo: After Life, ovvero dopo la vita. Per 25 anni la sua unica ragione di vita, la moglie, è morta e con lei anche il mondo di Tony.

Ma cosa c’è dopo la vita?

Tony ci insegna che non importa se sei inserito nella società, se ridi quando bisogna ridere, se vesti come la moda comanda, se segui le regole per essere al passo con i tempi. L’unica e semplice cosa da fare è conoscere le proprie passioni e portarle avanti, come del resto anche lui fa.

Far ridere gli altri è il suo modo di prendersi cura dell’altro.

Ecco l’altro tema fondamentale: oltre a seguire le proprie passioni che, distaccate dalla totalità delle cose portano la persona a separarsi dal mondo rendendola “esagerata”, l’altro, come “altro da sé”, rappresenta la nostra salvezza.

Appassionarsi significa far entrare l’alterità, accettando con cura e passione ciò che non siamo ma ciò di cui abbiamo comunque bisogno: solo così la felicità può essere reale. Non è un invito ad essere buoni con tutti, a porgere indistintamente l’altra guancia, come insegnano. É un invito a far pulizia di tutto ciò che non sta in questa verità.

È possibile allora scoprire che la felicità si trova anche nella ripetitività di un lavoro non tanto bello e monotono, in amici e compagni di lavoro “limitati” e un po’ strani, come quelli di Tony, nelle passeggiate quotidiane con il cane, nelle battute con il postino un po’ sfaticato, ascoltando un padre ormai non più cosciente, andando oltre l’etichetta “prostituta”, per conoscere la Daphne dietro a quella maschera e comprendere perché, a volte, vale la pena farla finita rispettando la scelta dell’altro, come accade per esempio nei confronti del suo amico tossicodipendente.

Perché trovare la felicità in queste cose?

Amare la normalità significa, come il filosofo E. Severino insegna, buttare giù quei muri che fanno sentire l’individuo come un esser-nulla, che ad un certo punto viene al mondo, vive pochi attimi di luce, per poi tornare di nuovo nel nulla.

After Life vuol significare questo: dopo la vita c’è la vita, non il nulla.

La cultura Occidentale entifica il niente grazie alla complicità del concetto del divenire (cioè la possibilità di poter diventare qualsiasi cosa grazie alla volontà, concetto espresso benissimo dal motto della Nike “impossible is nothing“) e viene accettata l’idea che l’individuo arrivi dal nulla e che, un giorno, ritornerà nel nulla. Tutto ciò che dice è solo un’ipotesi, falsificabile l’attimo seguente, sicché è niente, siamo niente, e con noi le nostre idee, i nostri sentimenti, la fantasia e l’essere unici e irripetibili, tutto questo è niente.

L’invito di questo telefilm è di comprendere una via alternativa, in cui uscire dal nichilismo è possibile, ma solo passando attraverso un confronto con la morte -e il senso del nulla- al fine di giungere ad una sua accettazione. Questa è la vera illusione della nostra società che porta a immobilizzarci fino a non sentire all’interno di noi più niente.

Tony è riuscito a fare questo percorso perché ha perso la sua unica ragione di vita ma tale cammino è la sfida reale di questa società e di ogni persona che ne fa parte. Non solo come conseguenza della scomparsa di una persona cara ma, in generale, come ricerca di un senso da dare alla propria vita.

 

 

“Una società diventa grande quando gli anziani piantano alberi sapendo che non siederanno mai sotto la loro ombra”.

Proverbio popolare, After Life.

 

 

Filippo Bresciani

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Filippo Bresciani

Laureando in Psicologia, studio Psicoanalisi Libera. Mi interesso di Filosofia, scrivo poesie e mi piace molto la satira e la comicità. Sono fondatore insieme a Gabriele Bacci della pagina comico-satirica Livornesity, con più di 25mila follower tra Facebook e Instagram.

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