La pittura del maestro Andrea Cerrai

Farmacia Letteraria - 8 Novembre 2014

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Rimedi letterari contro i malanni di stagione

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L’anno moriva, assai dolcemente”, direbbe D’Annunzio, ma, spesso questo canto del cigno si rivela tutt’altro che dolce. Ed ecco che la città, spogliatasi dell’abito più bello, si popola di tetre figure che paiono prive di collo, tanto sono infagottate nei loro scuri cappotti, stagliati contro un cielo ancora più fuligginoso. Contrastante con questa atmosfera solennemente lugubre, coloratissimi pacchetti, dai quali, al momento opportuno, viene tratto con forza un fazzolettino bianco, così ripiegato su se stesso da far tenerezza, per sottrarre a sguardi arcigni qualche sconvenientissimo naso gocciolante. Non resta che affidarsi alle cure di un buon libro.

 

 

Ode al vento dell’Ovest, Percy Bysshe Shelley

“ S’io fossi una foglia appassita che tu portare potessi;images
s’io fossi un’agile nube per volare con te;
un’onda a palpitare in tuo potere e dividere
di tua forza l’impulso, solo me libero
di te. O incontrollabile!”

Nubi cineree si trascinano pesanti all’orizzonte e venti ululanti scuotono terre e pensieri, seguendo un rassicurante clichè annuale. Ma per percepire quei venti energici e quelle nubi prepotenti fin dentro l’epidermide e assaporarne il primordiale mistero, il nostro consiglio è di lasciare per un attimo da parte aerosol e fazzoletti e di farvi guidare dai versi di P.B. Shelley. Dotata di una forte capacità evocativa, quest’ode si presenta come un’invocazione pagana al vento autunnale, capace di svegliare “dai suoi suoi sogni estivi/ il blu Mediterraneo” con la sua forza ancestrale. Il vento è una divinità preposta al compimento di misteriosi cicli di morte e rigenerazione, in grado di distruggere rinnovando non solo la Natura stessa, ma anche l’Uomo e le sue convinzioni politiche e sociali. Perché, in fondo, “ Se Inverno viene, può Primavera essere molto lontana?”.

 

 

Il Piacere, Gabriele D’Annunzio.copertina

“L’anno moriva, assai dolcemente. Il sole di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di Roma. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di maggio. Su la Piazza Barberini, su la Piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorìo confuso e continuo, salendo alla Trinità de’ Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato.”

Se non soffrite proprio l’aria autunnale, il nostro consiglio è di gettarvi nel caleidoscopico mondo di Andrea Sperelli, in modo da trovare una più che dignitosa occupazione in attesa della bella stagione, o più verosimilmente, in attesa che l’aspirina assopisca il ruggente fastidio del vostro raffreddore. Il protagonista non è nient’altro che un alter ego dell’egocentrissimo D’Annunzio, che vive al ritmo del mantrico “Habere non haberi”, nel costante sforzo di rendere la propria vita un’opera d’arte. Inglobati nel raffinato mondo di Andrea Sperelli, travolti dai fiumi di citazioni e di descrizioni degli scenari così come della ricercata oggettistica, finirete con il dimenticarvi dei vostri malanni di stagione e della pesante aria autunnale.

 

La lupa, Giovanni Verga.

 

“ […] la gnà Pina era la sola anima viva che si vedesse errare per la campagna, sui sassi infuocati delle viottole, fra le stoppie riarse dei campi immensi, che si perdevano nell’afa, lontan lontano, verso l’Etna nebbioso, dove il cielo si aggravava sull’orizzonte”.corrente_fauvismo_005_matisse_view_of_collioure_1904

 

Se per voi l’autunno è principalmente un battere i denti e un frizionarsi le mani, allora il nostro suggerimento è di avvolgervi in questa afosa novella del Verga. Non stupitevi se, leggendola, la gola vi importunerà con una secchezza fuori stagione e se, passandovi per caso una mano sulla fronte, la scoprirete avvolta da un sottile, ma fastidioso, velo di sudore. Forti e prepotenti appaiono i richiami alla torrida estate siciliana, in perfetto accordo con la feroce e tracotante passione che anima i personaggi, riflessa nella ricorrenza della consonante “r” all’interno del racconto. L’arsura, la calura, la siccità si faranno per voi molto più tangibili di quanto non lo siano mai stati in un arido pomeriggio di metà agosto.

 

Melissa Aglietti