4 Luglio 2020

Grande successo per lo spettacolo “Romeo e Giulietta” firmato dal coreografo e danzatore Davide Bombana con la compagnia Junior Balletto di Toscana di Cristina Bozzolini, presentato giovedì 16 febbraio al Teatro Verdi di Pisa. Bombana ha debuttato, dopo gli studi alla scuola di Ballo del Teatro alla Scala, nella parte principale nell’“Uccello di Fuoco” di M.Béjart con la compagnia del Teatro alla Scala. Nella sua ricca carriera internazionale ha danzato con artisti di fama mondiale come G.Tetley, R.Nureyev, J.Robbins, G.Balanchine e L.Falco. Dal 2015 collabora con la danzatrice e coreografa Cristina Bozzolini, direttrice artistica della compagnia Junior Balletto di Toscana, per la quale ha rielaborato e riletto in chiave contemporanea “Romeo e Giulietta”, balletto classico di repertorio, con i giovani talentuosi ballerini in fase ancora di perfezionamento professionale. Spettacolo che per la sua originalità teatrale e coreografica, ha ricevuto il Premio Danza&Danza 2015 come “Miglior produzione italiana”.

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Avvincente, tragico e poetico, “Romeo e Giulietta” di Bombana racchiude in un unico atto la storia d’amore shakespeariana con una forte connotazione contemporanea, non solo nell’esecuzione coreografica, mimica e gestuale, ma anche per l’accostamento a una vicenda realmente accaduta. L’insanabile rivalità familiare tra Montecchi e Capuleti è qui trasformata e riletta in una nuova prospettiva: un conflitto di natura etnico-religioso e socio-culturale. Admira, una ragazza di fede mussulmana e Bosko, giovane serbo di fede cristiana ortodossa, sono due ragazzi di venticinque anni innamorati che durante la guerra dei Balcani vennero trucidati a Sarajevo il 19 maggio 1993 e li rimasero senza sepoltura per oltre una settimana, esposti come monito sotto gli occhi di tutti.


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I corpi inermi dei due amanti che giacciono distesi l’uno sopra l’altro, fanno da prologo allo spettacolo, mentre le madri piangono i rispettivi figli, unite dallo stesso dolore. L’intolleranza, gli scontri violenti tra etnie, religioni e culture diverse, è ciò che segue nel secondo quadro attraverso l’espediente del flash back. I Montecchi serbi e cristiani ortodossi, entrano in giacca e cravatta, emblema della civiltà occidentale, con movimenti quasi militarizzati, forti, scattanti e veloci. Portano in scena cartelli stradali con il divieto di accesso, simbolo universale e quotidiano che assume una valenza più ampia legata all’incomunicabilità e alla chiusura verso le diversità. Questi vengono poi disposti come linea di demarcazione verso i Capuleti, mussulmani, bosniaci, che entrano in scena con abiti leggeri, morbidi, così come lo sono i loro movimenti, ampi, dinamici, ricchi di giri, salti e release del corpo. Due fazioni che si fronteggiano sfruttando il gioco del fondale scenografico realizzato da Carlo Cerri, con aperture regolari come fossero un lontano ricordo delle logge rinascimentali, che si aprono su pareti rosse, simbolo di violenza, passione e di guerra. I costumi sono realizzati da Santi Rinciari e dall’Opificio della Moda e del Costume.

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La riscrittura drammaturgica di Bombana, oltre alla rivisitazione della storia, coinvolge anche la caratterizzazione dei singoli personaggi, che acquistano maggior forza emotiva e descrittiva, grazie all’originale lavoro di editing sulla musica di Sergej Prokof’ev, utilizzata in senso cinematografico e narrativo. Un forte e virile Tebaldo fronteggia i Montecchi in un’emozionante assolo, con il commento sonoro della famosa “danza del cuscino” o “danza dei cavalieri”, ottenendo una nuova drammaticità e potenza espressiva. Il famoso pas de trois di Romeo, Mercuzio e Bentivoglio del balletto classico, si trasforma qui in uno spensierato gioco d’amore e corteggiamento tra il romantico e sognatore Romeo, impersonato dal danzatore Paolo Piancastelli, lo spavaldo Mercuzio, Giulietta, interpretata dalla timida e talentuosa diciottenne pisana Matilde Di Ciolo e l’amica, che sostituisce il ruolo shakespeariano della balia. Quest’ultima porta con sé un significato più profondo: rappresenta l’umana comprensione e la pietas che aiuterà Giulietta a violare le regole imposte dalla famiglia per difendere il proprio amore fino alla morte.

ROMEO E GIULIETTA - BALLETTO DI TOSCANA JUNIOR - COREOGRAFIA DAVIDE BOMBANA - PH© LUIGI ANGELUCCI

Il conflitto tra le famiglie sfocia nella tragedia che si consuma con la morte di Mercuzio assassinato da Tebaldo e di quest’ultimo per mano di Romeo. Non mancano momenti di forte passione come la scena del “balcone”, in cui i due giovani innamorati eseguono un pas de deux nel quale Romeo libera simbolicamente Giulietta dalle incombenze degli obblighi familiari e dalla costrizione di un matrimonio infelice con Paride togliendole il velo. O ancora la scena dell’amplesso, risolto poeticamente con l’utilizzo di un grande lenzuolo bianco che diventa un abito per Giulietta, mosso sinuosamente quasi a sembrare un’allusione a un abito nunziale, che mai indosserà. I movimenti dei due amanti con cambré morbidi, ampi, fluidi e gesti sospesi, rappresentano l’apice del loro amore, in un escalation emozionale destinato a finire tragicamente.

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Nella scena finale non sono più Romeo e Giulietta, ma Bosko e Admira che cercano di fuggire attraverso il ponte di Vrbanja attraverso una struggente corsa piena di libertà, speranza e voglia di vivere nei sorrisi e negli sguardi che i due ragazzi si rivolgono, quando improvvisamente crollano tutti i loro sogni. Il rumore dei colpi di kalashinikov pone fine alle loro vite sotto gli occhi delle due famiglie schierate ai lati della scena. Giulietta/Admira ferita trascina il suo corpo faticosamente verso Romeo/Bosko, lasciandosi morire sopra il suo amato. Un’immagine struggente che apre e chiude ciclicamente lo spettacolo. Una storia che lascia l’amaro in bocca, con una performance densa di significati e di poesia. Uno spettacolo carico di turbamenti, passioni e drammi che, con efficace immediatezza, ci riporta al presente, ai pregiudizi e conflitti che devastano il mondo, ma anche all’amore che resiste oltre l’odio e la guerra.

 

Prima di “Romeo e Giulietta” è stato presentato un estratto dello spettacolo “Peter Pan, L’isola che non c’è”, una coreografia di Arianna Benedetti realizzata con il gruppo di ricerca e sperimentazione coreografica Antitesi, prodotto dalla Scuola del Balletto di Toscana sulle musiche di Jon Hopkins e Fryderyk Chopin.

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Marta Sbranti

Marta Sbranti, classe 1989. Dopo il Diploma presso l'Istituto d'Arte Franco Russoli di Pisa mi sono laureata in Scienze dei Beni Culturali curricula storico-artistico. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Storia delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media, presso l'Università di Pisa. La mia tesi di laurea "Musei e Danza" unisce le mie due grandi passioni la danza e l'arte, che coltivo fin da piccola.
"Toccare, commuovere, ispirare: è questo il vero dono della danza".
(Aubrey Lynch)

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