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Una semplice riflessione in merito all’invasione dei turchi ai danni del popolo curdo.

Ѐ la prima volta che mi cimento in un articolo scritto, scegliendo peraltro un tema  tantocomplesso quanto dotato di molteplici sfaccettature, prego di non volermene se non sarà del tutto chiaro.

Credo che sia necessario partire dall’inizio, per capire le cause, ma soprattutto i risvolti di quello che oggi sta accadendo sotto gli occhi di tutti.

Siamo in Siria, terra bellissima e maledetta per la sua posizione strategica nel Medio Oriente.

Otto anni di guerra civile l’hanno portata ad essere divisa e frammentata,un “failed-state” come direbbero gli americani.
Questo paese rappresenta uno snodo geografico nel gioco di Russia e America all’influenzare una o l’altra specifica area di territorio. Da sfondo a questo conflitto non armato vi sono paesi come Iran, Israele, Turchia e Arabia Saudita (perché proprio i sauditi? Lo vedremo più avanti) e l’invasione turca non è altro che il proseguimento di questo conflitto.

Il Medio Oriente ormai ha perso l’importanza strategica che aveva un tempo per le potenze occidentali, a causa anche dell’industria petrolifera stessa che ha fatto mutare gli interessi politici ed economici in ballo.

Dovremmo osservare in merito alla Turchia, protagonista di questo momento, come abbia cambiato alleanza in vista di facilitare i propri interessi politici.

L’alleanza con i russi non è altro che un mero calcolo derivato dall’interesse politico, non tenendo nemmeno conto che fino a ieri i due paese si consideravano nemici,vedi il caso dell’abbattimento “accidentale” del jet russo nel 2015, emblema di come i turchi sappiano essere abbastanza viscidi in merito di diplomazia politica.

Citando l’episodio del jet e seguendo il corso degli eventi, mi salta all’occhio quanto sia frequente che l’esercito turco si sbagli nel colpire un bersaglio, mi riferisco al recente bombardamento del contingente USA a Kobane, talmente serrato che gli stessi USA stavano per aprire il fuoco sui turchi.
Mi sembra chiaro ed evidente che i due episodi non siano altro che un pressure test che Erdogan ha condotto sui due paesi per constatarne le reazioni, che nel caso degli americani ha portato ad un fuggi-fuggi generale.

Ciò che forse salta meno all’occhio è quanto la Russia di Putin sia l’unico beneficiario di questa crisi tra Turchia e coalizione, che con una paziente e continua influenza ha portato pian piano ad avvicinare il nostro alleato. È risaputo come l’amministrazione Erdogan sia malvista da parte dell’Occidente, anche se in modo poco evidente. Opportuno segnalare che il tentativo di colpo di stato ai danni di Erdogan sia stato patrocinato dalla mano degli USA al pari di quanto la Russia abbia preso posizioni a favore dell’attuale leader fornendo dati di intelligence a favore dell’amico Recep.

Questo reciproco interesse da parte di Russia e Turchia non è altro che il tentativo da parte di Putin di parcheggiare – come ha già fatto con gli S300 in Siria – i sistema d’arma S400 in Turchia e puntarli sull’Europa come deterrente per la NATO; d’altronde Idlib non è altro che il luogo delineato per le negoziazioni con Erdogan interessato a mezzi militari di avanguardia come jet e tecnologia ad uso bellico che sono stati negati dagli USA.

Sistemi d’arma sull’Europa? Sì perché gli Usa e l’Unione europea stanno portando avanti un conflitto contro la Russia su due fronti: l’Ucraina e la Siria. Tutti sappiamo quanto siano andate di merda le cose in Ucraina e quanto ancora peggioreranno col passare del tempo; la Siria è soltanto “un’Ucraina” più fredda, più incasinata e con più contendenti, che cercherò di analizzare adesso.

Parto dal ruolo dell’Arabia Saudita che altro non è che un pupazzo utilizzato dagli Usa per coprire i propri interessi senza esporsi direttamente (non a caso appoggia varie milizie arabe anche di matrice qaedista e le forze curde condannando sempre il regime di Assad).

Altri “big” in ballo sono i russi, che, fregandosene di apparire politicamente scorretti, hanno scelto di scendere “boots on the ground” appoggiando direttamente Assad e al tempo stesso definendosi “vicini ai Curdi”; è grazie al loro supporto se il regime ha praticamente schiacciato l’opposizione dei ribelli ottenendo nuovamente il controllo della quasi totalità del territorio nazionale.

Questa presa di posizione ha permesso ai Russi di posizionare i sistema d’arma S300 in Siria rendendo impossibile a Israele qualsiasi intervento e facendola limitare all’uso di Twitter in favore del Rojava. È proprio in questo scenario che la Turchia di Erdogan, ha ormai smesso di perseguire gli interessi Nato ed ha iniziato a fare i propri in favore dei russi.

“Amici soltanto delle montagne”

il PKK, la Turchia e tutti gli altri.

I curdi sono un popolo fiero, idealista e difficile da piegare. Hanno subito genocidi, deportazioni e numerose oppressioni. Ogni volta si rialzano e tornano a combattere per quell’idea di stato libero e democratico con il sole come stemma, sono la testimonianza storica di come non si possa piegare un ideale.

In Turchia il PKK è stato messo al bando e bollato come organizzazione terroristica. I suoi esponenti vivono in esilio o in uno stato di latitanza. Nonostante i colpi subiti, resta un partito politico, ma col passare del tempo il costo in termini di vite umane lo porterà a mutare la sua natura verso una organizzazione dedita alla guerriglia come le FAARC o l’IRA.

Finita “Peace Spring” la Turchia si ritroverà con 25000 miliziani arabi islamisti che vedranno la distruzione da parte dei russi (Cercatevi le operazioni antiterrorismo dell’FSB nel Daghestan per capire di cosa parlo) o verranno dismessi in quanto non riassorbibili come organico, da ciò ne conseguirà che le organizzazioni militanti sotto i turchi inizieranno ad operare in Turchia, radicalizzandosi sempre di più in un terreno già fertile alle matrici di tipo qaedista.

Erdogan o il suo successore si ritroveranno a capo di un paese vicino alla Russia in un futuro con una economia più debole e con un clima interno di agitazione a causa dei problemi che verranno fuori direttamente all’interno dei confini turchi.

Riguardo ai curdi, questi perderanno la loro terra in Siria, gli americani si saranno già ritirati per pensare ad una nuova possibile strategia. La Russia avrà aiutato il governo di Bashar al-Assad a riprendersi tutto il paese.

Il Medio Oriente continuerà con i suoi caratteristici conflitti a carattere etnico senza che le potenze occidentali possano farne parte per mediare.

L’Iran continuerà a scegliere opportunisticamente come sta già facendo da anni a trarre sempre più vantaggio vuoto di potere nella regione e Israele sarà sempre più concentrato sulle mosse dell’Iran.

E noi e l’Europa?

Resteremo a guardare, impotenti, mentre il mondo va in merda.

Di Michele Scateni