20 Settembre 2020

unnamed[2]Ho la fortuna di intervistare uno dei gruppi più interessanti dell’intero panorama Toscano: gli Scat Plaza. I giovani membri (Ciona Zend, Mr. Cola, Smocky, Alfis) hanno formato una delle rare realtà funk hip hop dello stivale. Hanno un’esperienza invidiabili con moltissime tappe sulle spalle, fra le dita e nella voce. Se volete scoprire chi sono e se passeranno da voi non vi resta che leggere l’intervista e tenervi pronti con la voglia di ballare, perché loro si, sanno farti ballare.

 

Come vi siete conosciuti? Avevate già esperienza prima degli Scat Plaza? Perché il nome Scat Plaza?


unnamed[1] (5)Nella prima formazione degli Scat militavano ex componenti di una tribute dei Jamiroquai, dei quali però è rimasto soltanto Ciona Zend. Il progetto però non partiva, c’erano un sacco di problemi e allora è il web ha fatto la sua parte. Nasce tutto da una frase su facebook “Stasera non so che fare, se qualcuno vuole suonare una Jam io ci sono”. Così si sono aggregati gli altri tre elementi: Mr. Cola e Smocky, ex-membri di una tribute dei Red Hot Chili Peppers e infine Alfis, trovato per strada. Da lì purtroppo per voi lo Scat rinasce.
Per quanto riguarda il nostro nome, beh, ci sono varie ipotesi: molti ci considerano dei maniaci perché Scat è una pratica sessuale che consiste nell’utilizzo delle feci durante l’atto; noi in verità non conoscevamo questo significato della parola, che è anche utilizzata per indicare la tecnica di canto jazz in cui si imita uno strumento. Plaza voleva indicare quel luogo urbano che accomunava tutti, dai garage scalcinati, da dove proveniamo, fino ai club e alle piazze dove portiamo la nostra musica.
Quando avete iniziato la vostra avventura avevate l’idee chiare?

E’ passato un anno prima di capire la nostra strada. Inizialmente eravamo una sorta di copia mixata tra i vecchi Jamiroquai e Red Hot Chili Peppers, non avevamo identità. Ci eravamo dati troppi vincoli che ci complicavano notevolmente la vita. Eravamo troppo legati ad un’idea di Funk puro. Poi abbiamo capito che noi siamo gli Scat Plaza, che dovevamo dar vita ad un nostro stile e abbiamo deciso di lasciar lavorare il nostro istinto: così è nata la fusione tra più generi senza limiti, dal funk, all’hip hop, al rock, al pop, al reggae al soul e molto altro. Finalmente abbiamo visto la luce, (sì esatto un po’ come quando ti svegli la mattina che non hai chiuso bene le tapparelle), anche se siamo sempre in eraclitea evoluzione.

Il progetto corale sta andando forte, avete mai pensato di portare avanti dei percorsi solisti?

La carriera solista ti permette di fare tutto ciò che ti passa per la testa. C’è una sorta di attrazione quando capisci che da solo potresti fare tutto senza che nessuno del gruppo ti dica, “No dai secondo me questi accordi fanno pena” oppure ” Questo testo lo avrei potuto scrivere in un momento di concentrazione al bagno”. Da un lato attrae, dall’altro spaventa. La solitudine e il peso di fare tutto da soli, senza il tuo gruppo per condividere le bellezze di una vita molto piena di soddisfazioni e sacrifici, rende tutto un po’ meno allettante. Vuoi mettere fare 200 km in autostrada da soli o farli insieme a 4 svitati che urlano alle vecchiette “bella gnocca?”.

Perché avete scelto questi generi da suonare? Non avete paura di essere poco vendibili?

Da dove veniamo noi c’era una massiccia dose di gruppi Rock, Indie e Metal. Noi volevamo portare qualcosa di diverso. Abbiamo pensato a quanti gruppi in Italia facevano funk con testi in italiano. Provate a pensarci e aiutatevi con internet magari e vediamo quanti risultati escono. Ci siamo accorti che la terra era poco battuta e che quindi era lì che dovevamo martellare. Ricordo che alle prime serate il pubblico non ci capiva. Un po’ ce lo aspettavamo, ma abbiamo insistito; in fondo, se non siamo noi i primi a crederci, perché ci dovrebbe credere qualcun altro?
Non abbiamo paura di essere poco vendibili, perché di base ci sono molte influenze pop e ci sono testi molto, molto orecchiabili. Vedi ad esempio “Mama Africa” o “Al funk non si comanda”. Ci classifichiamo Funk Hip Hop ma è solo un bollino di partenza, come abbiamo già detto non ci diamo limiti, misceliamo tutto senza pietà e il bello di fare questo è che nessuno ti potrà dire “Ah ma hanno cambiato stile, non sono più loro”, semplicemente perché ci piace suonare tutto quello che fa muovere i vostri lati B.


La tappa che ricordate con più nostalgia, quella che vi ha emozionato e divertito di più? 

unnamed[1] (2)Ricordiamo molte date con estremo piacere, ma probabilmente quella più divertente è stata quella alla Cava di Pietra. Un pubblico di un migliaio di persone e un palco talmente grande da poterci giocare a calcio. Era un concerto di apertura al Quartiere Coffee, importante gruppo di spessore (inter)nazionale; vedere tutte quelle persone al nostro seguito è stato davvero gratificante. Tra quelle più emozionanti va menzionata sicuramente quella al Soul Side Festival di Pontasserchio (PI): eravamo i pischelli della serata, suonavamo affianco a grandi personaggi della black music italiana, come The Brother Green, Sonalastrana, Dinamitri Jazz Folklore. Un’altra data importante è stata alla Feltrinelli di Pomigliano, a Napoli. La serata era stata organizzata dalla nostra etichetta, ed è stato bello perché mentre suonavamo un artista locale (Walton Zed) eseguiva un live painting. Il pubblico inoltre ha risposto molto bene, non conosceva i pezzi, ma chissene! E’ proprio questo il bello. Non conosci i pezzi, ma puoi ballare, puoi urlare. Grande calore, data nel cuore!

Nel mondo della musica conta più la fortuna o la bravura? 

Non c’è successo senza entrambe le cose, la fortuna è indispensabile per essere notato ma se hai solo quella reggi qualche anno al massimo e poi sparisci. Ti serve anche la bravura ma soprattutto le ossa forti che ti sei fatto spaccandoti a suonare in locali sperduti davanti a pochi ultrasettantenni.
Avete già del materiale, se non sbaglio un EP, addirittura dei videoclip. Dove possiamo ascoltarvi? E soprattutto comprare il cd?
Al momento abbiamo all’attivo due videoclip e quattro brani tra web e materiale in imminente uscita. Tutto questo lo dobbiamo alla nostra etichetta partenopea “La Carestia” di Salvatore Manzi che ha creduto in questo progetto. Entro fine Aprile avremo in mano l’EP in copia fisica e verrà pubblicato il videoclip del singolo “Non c’è più tempo” che è quello che da il nome a EP e tour. Ci potete già ascoltare su Youtube dove nelle scorse settimane abbiamo fatto uscire Mama Africa e Al Funk non si Comanda. Tutti Santi invece è già disponibile sul web da circa un annetto ed è stato registrato Live in Studio presso Casa Lavica, uno studio di registrazione a Napoli. Non rimane che aspettare quindi “Non c’è più tempo”!

Avete in progetto nuovi EP?

EP al momento non sono nei piani futuri. Noi in realtà siamo già con la testa al nostro primo album. Abbiamo in programma di fare serate senza sosta fino alla fine dell’estate e poi chiuderci in garage per raccogliere le idee. Perfezioneremo i brani che già abbiamo e ne metteremo in cantiere altri in modo da poter avere una vasta scelta.

Cos’è per voi una performance live? Conta saper cantare o c’è anche qualcosa di più?

Saper cantare e suonare è importante, ma non basta: oltre alle qualità “artistiche” e quelle emozionali, si deve essere in grado di coinvolgere il pubblico attraverso uno spettacolo completo che preveda gag comiche, ballo e ancora abiti di scena e accessori grafici sul palco. Questa è la nostra politica live e continueremo ad insistere su questo punto.
Per noi le due ore sul palco sono vera e propria linfa. Aspettiamo ogni settimana la prossima data perché è in quelle due ore che ci sentiamo davvero vivi.

Qual è la filosofia che muove i vostri testi?

I nostri testi trattano storie e fatti realmente accaduti ma anche continue provocazioni alla società. Usualmente cerchiamo sempre di avere un linguaggio molto vicino ai giovani. Troviamo inutile parlare di un qualcosa che non ci appartiene in con un linguaggio che non ci appartiene; siamo ragazzi tra i 20 e i 25 anni e secondo noi ogni gruppo ha il suo percorso di maturazione. Noi ora affrontiamo le nostre vicende più o meno spensierate, ci divertiamo a provocare e continueremo così.

Il brano che vi ha fatto soffrire di più? E invece quello tecnicamente più difficile?

Pezzi tecnicamente difficili? Assolutamente nessuno, non sappiamo suonare! Una composizione molto sofferta comunque è stata quella del singolo in uscita, “Non c’è più tempo”. Avevamo la necessità di scrivere un singolo che avrebbe convinto tutti e quattro e un viaggio a Lisbona ci ha dato la giusta ispirazione. Comunque ci sono voluti circa 2 mesi di lavoro per comporla, direi un pezzo soffertissimo!

L’esperienza del tour in poche parole come la potreste definire?

Impagabile. I mesi antecedenti al Non c’è più tempo Tour 2014 erano diventati un inferno. Dopo 50 date fatte nel 2013 ci eravamo abituati a suonare ogni fine settimana. Fermarsi qualche mese per registrare EP e preparare il nuovo spettacolo è stata una tortura. Ora abbiamo ricominciato ad andare in giro a conoscere nuove realtà e a fare la nostra musica. Non c’è veramente prezzo per questo.

Quali sono le vostre tappe? Vi potremo venire a sentire a Livorno?

unnamed[1] (4)A Livorno abbiamo suonato proprio questa settimana, ma ritorneremo il 16 Maggio al Jusbalino quindi se non avete impegni, passate che vi faremo ballare come se non ci fosse un domani. Altre tappe?
-18 Aprile al Work in Progress (Terranuova/Arezzo) – 24 Aprile al Son Out (Settignano /Firenze) – 25 Aprile al Seed (Lucca) -26 Aprile al Big Ben (Piombino) – 01 Maggio alla Festa CGL (Grosseto) – 06 Maggio alla Locanda Blues (Roma)- 09 Maggio al Silos (Ancona) – 16 Maggio al Jusbalino (Livorno) – 02 Agosto Festival Pro Loco (Castel del Piano/ Grosseto) tutte le altre sono in fase di conferma, le confermeremo nel nostro sito appena avremo l’ufficialità.

Un ultima domanda. Perché la gente dovrebbe ascoltarvi? Cos’avete di nuovo da mostrare?

Mmh… non lo sappiamo e forse è per questo non ci ascolta nessuno! Però vorremmo fare un annuncio: qualcosa da mostrare ce l’abbiamo eccome! Basta guardarci in faccia, chi potrebbe rinunciare alla nostra infinita bellezza?

Di seguito le nostre recensioni su 4 canzoni degli Scat Plaza ad opera di Angelica Lo porto:

unnamed[1] (3)• NON C’E’ PIÙ TEMPO
Riguardo questa canzone ho ben poco da dire sul testo che e` divertente e carico, la musica e` molto allegra, forse in qualche parte appesantisce l’insieme che sembra voler dare un senso più leggero all’intero testo, pur rimanendo il fatto che è sicuramente da ascoltare, godere e soprattutto ballare.

MAMA AFRICA
Sulla musicalità non c’è niente da eccepire è un pezzo interessante poiché orecchiabile, ritmata, allegro e originale. Il testo esplode dopo la prima strofa e si trova in sintonia perfetta con la musica, piacevole e intrigante all’ascolto. La parte vocale ha uno stile che piace, deve essere ascoltato perché non è di facile collocazione. La voce ha un che di particolare. La parte di tutta la canzone
che vi invito ad ascoltare più attentamente è “E da parigi, lisbona…fate l’arte non la guerra”, che rappresenta un mix di musicalità e parole davvero particolari.

• TUTTI SANTI
L’idea e il concetto che la canzone vuole esprimere sono peculiari e non possono non piacere, le parole essendo semplici sono comprensibili da tutti, compresi i paragoni e le metafore usate per far capire appunto il concetto da cui nasce la canzone. In quanto alla musica la trovo molto simile soprattutto ritmicamente a “Non c’è più tempo” e alle strofe di “Al Funk non si comanda” hanno dunque una forte carica e molte analogie interconnesse fra queste canzoni.

AL FUNK NON SI COMANDA
Questa è la canzone che a un primo ascolto colpisce meno, forse le troppe analogie con le altre canzoni, come “Non c’è più tempo” e “Tutti santi”, infatti anche se le parole che hanno in comune sono solo due o tre, si notano forti somiglianze, tanto da trovarsi, in alcuni momenti, a dover leggere un attimo il titolo per ricordarsi quale canzone delle tre stiamo ascoltando. Detto questo comunque è un pezzo godibile e che è meritevole di un ascolto e anche due! La parte che ho apprezzato di questa canzone e`: “Non senti come romba, la nave parte e affonda, ti ho fatto una domanda, la risposta dov’e” perché insieme alla parte rap è quella che caratterizza il brano.

Mi raccomando seguiteli sulla loro pagina Facebook, su  http://scatplaza.wix.com/officialsite e su http://www.rockit.it/scatplaza !

Matteo Taccola
matteo.taccola@uninfonews.it
e
Angelica Lo porto

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Matteo Taccola

Sono uno studente della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, curioso, estroverso, mi piace scrivere.
Ho voluto accettare la sfida postami da “Uni Info News”, mettermi alla prova e scrivere quello che penso con l’intenzione di potermi confrontare con tutti quelli che ci leggono.

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2 thoughts on “Un’intervista a una band? Non è proprio una band qualunque!

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