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🗣Adesso parlo io: intervista a Giorgio Pacini, candidato al Consiglio Comunale per Futuro

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Continuano le interviste della nostra redazione ai candidati under30 al Consiglio Comunale. Oggi vi facciamo conoscere Giorgio Pacini di Futuro, lista che sostiene la candidatura di Luca Salvetti. Buona lettura!

 

Ciao Giorgio! Presentati e raccontaci com’è iniziato il tuo percorso in Futuro

Mi chiamo Giorgio, ho 25 anni e sono nato e cresciuto a Livorno. Studio Scienze Politiche all’Università di Pisa e sono attivista lgbtqia+, nonchè candidato al Consiglio Comunale per Futuro.

La politica è una delle mie passioni più grandi perchè mi fa sentire connesso con gli altri. Da adolescente rimasi folgorato da un’intervista di Cacciari in cui disse “colui che fa politica deve essere un Ministro. Ministro è la stessa parola di minestra, perciò è uno che deve servire nel senso letterale del termine. Fare politica significa mettere a disposizione le proprie capacità – piccole o tante che siano- per realizzare qualcosa che si ritiene utile ai propri cittadini”; ecco, questa frase per me racchiude il nucleo essenziale della politica, il perchè dobbiamo partecipare tutti e tutte. Il mio percorso in Futuro è iniziato quasi 2 mesi fa, ma mi sono sentito subito accolto come se fossi di casa da sempre. Sono propositivi, costantemente aperti anche a coloro che non sono pienamente imbevuti nel circuito politico. In questa lista ho conosciuto tante esperienze messe al servizio della città, anche perchè molti di noi provengono dal mondo dell’associazionismo.

 

Ci sono molti candidati under30 al Consiglio Comunale. Secondo te, quale contributo può apportare la voce dei giovani alla città?

Sono molto felice che ci siano tanti candidati under 30, sia nella mia lista che in generale. Ci tengo a precisare che per me l’età non è requisito essenziale; Ciò che più mi interessa è la novità, ovvero che nuove personalità si prestino a comporre le nostre istituzioni per un ricambio di idee e competenze. Tuttavia, visto che ritengo che l’Italia di oggi sia davvero sconfortante per noi giovani, tagliati fuori da tutto e non più beneficiari delle stesse garanzie avute dalle generazioni precedenti (basti pensare all’altissimo tasso di disoccupazione giovanile), penso che sia fondamentale che la nostra voce si faccia strada tra i rappresentanti. E ripeto, non per un fatto anagrafico ma sociale.

 

E quale contributo pensi di poter dare tu a Livorno? Di che cosa vorresti occuparti in Consiglio Comunale?

Il contributo che credo di poter dare a Livorno è riportare al centro la questione dei diritti. Dico mio, ma in realtà di tutto Futuro, in particolare del gruppo diritti di questa lista di cui faccio parte assieme a Farhia Adid Aden, Palmira Banchi detta “Mila”, Sveva Basirah Balzini e Simone Marinai. Abbiamo lavorato sodo negli ultimi mesi e dagli sforzi di tutti è nato il progetto della “Casa dei diritti” ispirata all’esperienza milanese ma con le sue peculiarità: per esempio abbiamo pensato ad un assessorato con specifica delega ai diritti e con una propria sede.

La Casa dei diritti sarà il quartiere generale delle politiche di inclusione e coesione sociale e offrirà servizi, punti di ascolto qualificati, sportelli per consulenze legali, programmi e eventi di sensibilizzazione. Si occuperà del contrasto alle discriminazioni per orientamento sessuale, identità di genere, provenienza geografica, credo religioso, disabilità e condizione sociale. Oltre che a lottare le esclusioni, promuoverà diritti e sarà luogo di incontro per tutte quelle associazioni ed enti no profit che già lavorano in questi campi. Considerando ogni individuo nella sua interezza, abbiamo dato rilievo all’intersezionalità, che non solo ci permette di affrontare il tema delle multi discriminazioni, ma ci consente anche di non instaurare una gerarchia tra diritti civili, sociali e politici. Tutti sono basilari per noi, non ci sono categorie isolate e crediamo che sia i bisogni materiali che quelli immateriali siano imprescindibili per lo sviluppo di ogni persona.

E visto che viviamo in un contesto politico e culturale in cui le conquiste del passato sono messe continuamente a repentaglio, troviamo necessario avanzare ulteriormente su questi temi.

Non esistono rivendicazioni a metà; i diritti che sono appannaggio di pochi si chiamano privilegi.

 

A tuo parere qual è la priorità per la nostra città?

Secondo me la priorità è sicuramente occupazionale. È necessario che Livorno esca dall’isolamento che ha subito ultimamente, per tornare ad avere un ruolo strategico su tutto il Paese, ma anche in Europa e nel Mediterraneo. Per farlo dobbiamo adottare una visione più ampia, un approccio a 360° che colga tutte le necessità delle e dei livornesi. E dato che il nucleo della nostra democrazia si basa sulla tutela delle istanze di tutti, anche e soprattutto delle cosiddette minoranze, riteniamo fondamentale contrastare qualsiasi tipo di discriminazione, comprese quelle lavorative. Queste ultime, oltre a devastare chi le subisce, vanno ad indebolire l’intera comunità.

 

Nonostante le affinità su molti temi, la sinistra e il centrosinistra della città risultano frammentati. Come mai Futuro ha deciso di sostenere la candidatura di Salvetti piuttosto che rivolgersi agli altri, in particolare a Bl e Pap?

Futuro non ha avuto atteggiamenti esclusivi, ma al contrario ha lavorato per mesi al fine di arrivare a una coalizione ampia che tenesse assieme tutte le forze che si riconoscono nei valori progressisti che portiamo avanti. L’abbiamo fatto mettendo al centro le idee e i contenuti, i problemi della città e le nostre proposte per risolverli; abbiamo poi accettato la sfida di tenere assieme discontinuità e unità. Il programma presentato pochi giorni fa (disponibile su www.lucasalvetti.it) è la riprova che questa sfida doveva essere giocata e poteva essere vinta, perciò siamo molto soddisfatti. Alcune forze hanno deciso legittimamente di non aderire a questo percorso; non condividiamo la decisione, ma nemmeno la demonizziamo. Per noi in questa fase storica, col rischio di derive a destra molto forti, è necessario rafforzare i legami con chi è disposto a difendere determinati principi fondamentali.