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Simone Bacci - 29 Aprile 2015

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Simone Bacci - 29 Aprile 2015

L’amore nella società dei consumi (Parte 1/2)

Simone Bacci - 29 Aprile 2015
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L’amore è sempre stato l’ambito più complesso delle dinamiche sociali umane e uno dei temi più dibattuti nella storia del pensiero: generatore di tutti i benesseri e malesseri che ci portiamo dietro, ispiratore di grandi capolavori artistici e letterari.

Oggi tutti desideriamo capire che posto abbia l’amore nella nostra vita, quale sia la relazione giusta per noi e soprattutto dove sia la persona che ci completa; per dirla in termini platonici: “la nostra metà mancante”.

Per fare un discorso davvero significativo sull’amore è impossibile slegarlo dalle dinamiche dei rapporti sociali che caratterizzano la società e il momento storico in cui viviamo. Di tutti i grandi pensatori della modernità secondo me quello che ne ha dato una lettura più coerente e attinente alla realtà del nostro tempo è il sociologo Zygmunt Bauman nel suo libro “Amore Liquido – Sulla fragilità dei legami affettivi”.

In breve Bauman asserisce che la modernità è definibile come “liquida” per via del sistema economico consumista che ne influenza anche i rapporti sociali. Nella “modernità liquida” l’uomo si trasforma da produttore a consumatore, i rapporti sociali sono costruiti sullo stesso modello su cui si basa il modo di fare del consumatore medio. I rapporti umani si sviluppano allo stesso modo e con la stessa velocità con cui si consumano le merci: i contatti sono veloci e volatili, tutto è precario e nulla è stabile, si preferisce buttare via piuttosto che riparare, ci si sente soli e si pensa solo a sé stessi e al proprio benessere, cadono i valori morali, tramontano le grandi ideologie e i grandi ideali. L’uomo vede le relazioni come merci: quando portano vantaggio si tengono, quando non portano più utilità si “buttano” in cerca di qualcosa che possa funzionare meglio per noi. Nasce“l’homo consumens“, caratterizzato da una forte instabilità relazionale ed emotiva. Tutto ciò che è duraturo opprime, si preferiscono contatti superflui e veloci. Scrive Bauman “negli impegni duraturi la razionalità liquido-moderna ravvisa oppressione; nel rapporto stabile, una dipendenza incapacitante“.

Per Bauman “amore liquido” significa “un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame”. Mi preme soffermarmi prima su quest’ultimo concetto: l’amore come “desiderio di emozioni”.

Quando parliamo di amore e desiderio subito pensiamo al sesso, tuttavia il sesso non trova senso senza lo stretto legame con l’amore, ed è proprio in questo legame che si esplica il nostro desiderio di emozioni. L’intimità amorosa che si crea tra due partner non ha eguali ed è diversa per ciascuno, chi ha conosciuto una persona intimamente sa un qualcosa di lei che nessun altro sa. Chi ha fatto sesso con una persona non la conosce come chi ci ha fatto l’amore. Le due cose sono ben diverse. Il sesso è l’appagamento di un istinto animalesco, è ricerca del piacere. Fare l’amore invece è la ricerca della perfezione irraggiungibile, è superare la nostra individualità, la nostra finitezza. L’uomo ricerca nell’amore una risposta all’inquietudine di fondo della sua vita. Quante volte ci sentiamo inquieti? Quante volte cerchiamo freneticamente risposte alla nostra brama di vivere? Fare l’amore con la persona che amiamo è la spinta naturale della nostra anima e del nostro corpo a superare la nostra individualità, per non sentirci più soli. Nel coito ci sentiamo illusoriamente in due, non più uno. Ci sentiamo tremendamente uniti, vicini, un tutt’uno con l’altra persona. L’orgasmo amoroso, di chi si ama, va al di là del piacere, va al di là della vita stessa, è un atto di unione, l’atto per eccellenza. Quando l’amplesso svanisce, passato l’impeto e la sua forza ci sentiamo nuovamente soli. Ci si sente felici, amaramente felici. Questa amarezza è data da una misera consapevolezza inconscia: siamo ancora due persone fisicamente distinte e imperfette.

Ma questa inquietudine di fondo, questa “spinta” che non riusciamo a colmare ma che cerchiamo di realizzare, più o meno inconsciamente, nell’amore, è la “spinta evolutiva” che è nell’uomo. Questa spinta per quanto sottile, e ai più quasi impercettibile, caratterizza la nostra vita sin dall’inizio, e non è un caso che ci porti a ricercare l’atto orgasmico in maniera frenetica e periodica. Perché l’orgasmo dell’atto amoroso pur rimanendo una soluzione fittizia a questo nostro bisogno di abbattere l’individualità, ci porta a ricercare l’unione con l’altro e nel farlo ci spinge a procreare per far proseguire la nostra specie. Questo è certamente uno stratagemma della natura, ma il fine a cui tende l’uomo quando ama non è la procreazione, questo è un artifizio posto di mezzo dalla natura, il nostro bisogno di amore non si appaga quando si placano gli ormoni. Questo dovrebbe farci pensare, dovrebbe farci riflettere su quanto l’animo umano in realtà abbia bisogno di divenire, come direbbe Aristotele, “sostanza in atto”, ricercando nel desiderio amoroso la perfezione che non riesce a trovare in altro. Ma di questo aspetto così trascendente e così complesso non ho intenzione di parlarne; è mia intenzione lasciar intendere che l’amore non è un mero artifizio biologico, è qualcosa di più; si lega a qualcosa che per noi uomini è difficile da capire e forse impossibile. Sicuramente è questa forte inquietudine che ci spinge per tutta la vita “a desiderare l’amore”.

Se il “desiderio di amore” è dato dall’inquietudine, è evidente che inquietudine ed instabilità non possono lasciare spazio ad un amore stabile.

Soffermiamoci allora sull’altro punto dell’amore liquido: l’instabilità che genera la paura dei legami.

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